Votali ancora (A. Anti - N. Villa)

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Caro Antonio,
ho aggiunto al brano "Votali ancora" un recente pezzo di litigi televisivi fra i politicastri per caratterizzare ulteriormente la protervia e la tronfiaggine che contraddistingue l'attuale pensiero debole dominante. In tal modo il brano rimane una testimonianza ancora più reale di questi tempi balordi.

VOTALI ANCORA SAM
LI HAI VOTATI ANCORA
ANCORA LI VUOI
A GUIDARTI
A LIMITARTI
A FREGARTI SAM
PERCHÉ SEI TU
SEI COSÌ
SEI COME LORO
 

FALSO E STUPIDO
IGNORANTE E TRONFIO
 

SEI COME LORO

ARRAFFONE LI HAI VOLUTI ANCORA
PERCHÉ SEI IL LORO SPECCHIO
L'ANIMA MARCIA
 

IL NON UOMO

 

IL NON UOMO SEI TU
TU COME LORO
 

NIENTE TU IL NIENTE L'IPOCRISIA!

 

PROVACI ANCORA SAM

VOTALI ANCORA DAI!

 

ANCORA LI VUOI

PERCHÉ SEI TU

 

SEI COSÌ

SEI COSÌ
SEI COME LORO

 

FALSO E STUPIDO
IGNORANTE E TRONFIO

BESTIA!

COME LORO ARRAFFONE

LI HAI VOLUTI ANCORA
PERCHÉ SEI IL LORO SPECCHIO

 

L'ANIMA MARCIA

 

IL NON UOMO SEI TU
 

E NON CAMBIA

 

È INUTILE, NON CAMBIA

 

Finale: tecnologica autodistruzione per pensiero debole...

 

Perché non cambia? Non cambia semplicemente perché si ragiona secondo pregiudizi, e in questo caso secondo il pregiudizio anti-umano in merito al principio di autorità. Cercherò di mostrare ciò che intendo dire attraverso considerazioni scientifico-spirituali tratte da un articolo di I. Hoppe pubblicato su "Info3" n° 11,  novembre 1999, sul n° 84 di "Tournant", febbraio 2000, e su "Kairòs, giornale per la fraternità nell'economia, il vero incontro dell'altro e la spiritualizzazione della cultura" n° 22, luglio - agosto 2000.

 

L’espressione “Voi siete dèi” del vangelo di Giovanni (10.34), premessa secondo cui l'elemento divino entra nella natura umana, è l'esortazione alla pratica ad un individualismo coerente. La mancanza di tale individualismo porta l’esemplare della specie animale uomo a permanere specie uniformandosi bestialmente alla massa ed al conformismo istituzionale cosiddetto democratico. Il mancato rovesciamento del rapporto tra individuo e istituzione porta alla fiducia cieca nelle istituzioni e nei riti elettorali, cioè a cose che erano giustificabili in passato, mentre oggi sono appropriate solo nei bambini, che devono essere educati da genitori e insegnanti…

Eppure con l’incarnazione dell’io nell’umanità la "guida" esterna dell'autorità si interiorizza sempre più e viene fatta propria dall'individualità dotata di una ragione autonoma. Però questa dinamica, che inizia con i presocratici, trovando la sua fioritura nell’anno zero e portando i suoi primi frutti a partire dal XV secolo con lo sviluppo della scienza, è molto lenta, e può avvenire solo su iniziativa della libera volontà dell'io umano.

Per tempi immemorabili la divinità ha guidato l'essere umano dall’esterno. Ora, invece, l'interiorità umana coglie, per mezzo di un io - di una scintilla divina che comincia ad irradiare dall'interno - la verità e la bontà per realizzarle. E in questo modo l'io va incontro al proprio processo di "divinizzazione".

Ecco perché l'elemento divino oggi non si trova più nell'istituzione, ma solo nell’interiore attività umana.

D’altra parte le istituzioni portano sempre più in se stesse - e spesso in forma non cosciente - una rappresentazione di sé secondo la quale spetterebbe loro il compito di "guidare la coscienza" dell'individuo. Le istituzioni sono perfino diventate raffinati strumenti di lotta contro il divino, in quanto oggi questa battaglia è quella condotta contro l'individuo o i gruppi di individui che mirano alla conquista della libertà.

Diventa perciò necessario che ogni individuo sviluppi un atteggiamento allo stesso tempo critico e circospetto nei confronti di tutte le istituzioni.

Bisogna ricordarsi continuamente che Stato, chiesa, guru, università, scuole di pensiero, luoghi di formazione ideologica secondo modelli di pensiero, ecc., non hanno più il compito di dirigere l'individualità umana dall'esterno, neanche nel senso "migliore" della parola...

L'uomo odierno può benissimo uscire da qualsiasi situazione se impara a dirigersi da solo - con l'aiuto salutare del proprio discernimento - e certamente opponendosi all'asserzione di autorità. Le vecchie istituzioni che continuano a svolgere compiti “indispensabili” non possono essere rinnovate dall’oggi al domani, e a lungo andare sono mere espressione di anacronismo.

Certo, i problemi si fanno sentire "senza l'autorità". Cercando infatti di applicare un’impostazione antiautoritaria come principio di formazione pedagogica, sorgono subito problemi sul fatto che, ad es., gli studenti debbano rispettare un orario giornaliero dei corsi fissato in precedenza. Ma la questione potrebbe benissimo essere risolta.

Il filosofo Rudolf Steiner, autore de “La filosofia della libertà”, diede sempre importanza al fatto che lo studente dovesse essere in grado di impegnarsi in un percorso che sentisse suo. "Nessuna regola deve essergli imposta dall'esterno nella sua formazione. In questo contesto c'è qualcosa di "barbaro" negli Stati che hanno l'audacia di definire il percorso di formazione e la durata dell'insegnamento. Con tali misure lo Stato mortifica e distrugge l'individualità. Di fronte all'infinita diversità delle individualità, è appunto dar prova di un comportamento barbaro anche voler esigere da studenti più dotati che studino medicina per lo stesso periodo di tempo di quelli meno dotati. Bisogna assolutamente tener conto del caso che uno studente possa concludere in due anni un insegnamento che ne richiede cinque per un altro" (R. Steiner, “Università et vie publique”, Dornach, 1970).

 

Che tali misure barbare siano imposte dallo Stato non cambia molto. Una formazione che definisca con precisione in anticipo "il corso di sudi e l'impiego del tempo dalla mattina alla sera, per quattro anni, e che non possa riconosce studi alternativi condotti in modo autonomo (a volte alla meno peggio) finisce per calpestare e perpetrare la stessa barbara distruzione che l'individuo deve subire da parte dello Stato. Si tratta di un prolungamento inammissibile della pedagogia ben oltre l'infanzia" (cfr. ibid.)
 

Steiner rivendicava per lo studente la possibilità di organizzarsi come meglio credeva il proprio corso di studi (cfr. ibid.).

 

Perché allora ritenere pregiudizialmente inammissibile per lo studente organizzare il suo programma di apprendimento in modo perfettamente autonomo e giudizioso sotto la guida amichevole di specialisti da lui stesso scelti? Ragionare così, cioè ritenere che il principio di autorità non possa estendersi dai settori di competenza degli insegnanti a quelli che dovrebbero essere di pertinenza della libera iniziativa dello studente, non è altro che conservatorismo poggiante su un pregiudizio.

 

Rispetto a questa possibilità di autonomia individuale dello studente si crede ancora oggi illusorio che lo studente possa basarsi su se stesso in merito a certe questioni. In altre parole si è conservatori anacronistici del principio d'autorità che risale agli antichi tempi dell’aristotelica anima razionale e affettiva, impedendole di essere anche anima cosciente, come vorrebbe lo spirito del tempo!
 

Io conosco un bambino di quattro anni che sa già leggere e scrivere perché ha imparato da solo giocando col computer!

 

Che significa questo?

 

Significa che lo spirito del tempo comporta nuovi stili di vita per l’uomo, come aveva intravisto Giovanni Papini nel 1912!

 

Perché dunque ostinarsi all’antica avversione per il divino o al materialismo, o al giustizialismo neotestamentario di oggi?

 

Non è forse paradossale costringere gli esseri umani a piegarsi alla fede nell'autorità, ostacolando perciò lo sviluppo della consapevolezza del divino nell'essere umano (“anima cosciente” per la scienza dello spirito di Rudolf Steiner)?

 

“Sotto l'influenza di un simile potere autoritario gli esseri umani diventano sempre più incapaci di sbrogliarsela da soli” (R. Steiner "Come si può superare l'angoscia animica del presente", Milano, 1988).

La formazione di una facoltà oggettiva di giudizio su tali tendenze anti-umane, in noi e intorno a noi, è molto più importante che dedicarsi a speculazioni astratte su complotti invisibili ordito da chissà quali "cattivi" di sinistra o di destra.

Il seguente esempio mostra come il pregiudizio anti-umano in merito al principio di autorità sia determinante in merito a questioni importanti come quelle del lavoro, dei licenziamenti, della precarietà e della flessibilità, termini dietro ai quali ci si nasconde per non volerne sapere di ragionare liberamente.

Se oggi si parla dello spirito del tempo in merito all’esigenza del Reddito di Base si è infatti avversati tanto dalla destra quanto dalla sinistra, in quanto si ragiona solo astrattamente, ideologicamente, e secondo pensiero debole. Ci si chiude gli occhi, le orecchie e la bocca, come le tre scimmiette di fronte ad un "nuovo spettro" che si aggira da tempo nel mondo: è il RdB (Reddito Di Base).

 

Purtroppo a causa dell’astratto materialismo, cioè di gregari vocianti pappagallescamente nelle piazze idee non loro ma dei loro capi partito, in Italia sono ancora pochi coloro che sostengono l’idea del RdB.

 

Ma la concreta realtà dei fatti sconvolge da anni l'operato di tutta l'intelligenza umana dell'ultimo secolo: la tecnica ha fatto e continua a far diminuire il lavoro in tutto il mondo cosiddetto sviluppato, e nonostante i costosissimi palliativi dell’interventismo statale per i cassaintegrati, portatori di precarietà e incertezza esistenziale, nonostante le interessate e reiterate menzogne che la civiltà della menzogna produce - dalla razionalizzazione della produzione alla delocalizzazione ed alla informatizzazione, il lavoro diminuisce.

 

È ovvio. Se lo fanno le macchine non lo fa l’uomo.
 

Il popolo degli onesti-cittadini-che-pagano-le-tasse, cioè degli imprenditori di se stessi, che sanno come fare per legalmente deresponsabilizzarsi tramite società per azioni a responsabilità limitata, costituisce una formula di schiavitù che sancisce l’autosfruttamento dei più. Tale formula si chiama “flessibilità padronale”.


Eppure la ricchezza c’è. La produzione c’è. E c’è una ricchezza, in primis finanziaria, enorme! Anche se sempre più concentrata in poche famiglie, mentre il resto finisce nel calderone del precariato psichico... dei gregari di partito. Questo resto, che una volta si chiamava piccola borghesia e classe lavoratrice, oggi è marmellata governata dalla paura della perdita di lavoro, e accecata dai lustrini del mediatico TV-pubblicitario che imbesuisce, imbarbarisce, e incanaglisce.


Ovvio dunque che si faccia strada nell’individuo ancora capace di ragionamento autonomo (non di sinistra, né di destra), cioè nell’uomo meno venduto al potere, l’idea di un RdB concepito come diritto fondamentale in un sistema paese, che produce e che i soldi li ha, ma che purtroppo non li da’ a chi lavora o vuole lavorare, bensì solo a chi già li ha, e/o vi specula.
 

Certo, dalla cassa integrazione al RdB il passo non sarà brevissimo, ma non sarebbe nemmeno così lungo. Lo fa più lungo l’impero dell’economia, dato che la debacle della politica, strangolata dal miraggio quotidiano imposto dai media, che fa del paese una telecrazia burocrato-mafiosa, impotente anche al buon senso ed in una condizione di neo-barbarie!

 

Questo non cambiamento del passo riguarda, appunto, il principio di autorità!

 

È propria di questi giorni (inizio aprile 2010) per esempio la notizia del movimento libertario che giustizia non è stata fatta a proposito della sacrosanta questione Fidenato! Una mostruosità giuridica? Oppure, è ancora tutto da decidere? Va da sé che dando autorevolezza a chi non se la merita in quanto è notoriamente autore di perenni truffe non si può pretendere altro che un procrastinare della giustizia, cioè anacronismi su anacronismo. Gandhi non si appellava di certo a Londra per far valere i suoi diritti. Disubbidiva a Londra e basta. Fino alla morte. Quindi la sensazione amara di Giorgio Fidenato all'uscita dall'aula del tribunale di Pordenone, mentre teneva in mano la sentenza (ordinanza) del giudice Angelo Riccio Cobucci, non è altro che la prova che dopo tutto si crede ancora al medesimo principio di autorità medioevale che invece dovrebbe diventare parte dell'io individuale.

 

Ecco perché Steiner tuonava contro la fede cieca nell'autorità, ed in ciò ragionava esattamente come Nietzsche: "Dite che credete in Zarathustra? Ma che gliene importa a Zarathustra? Credete in me: ma che importa ai credenti? Non vi siete ancora cercati: per questo non mi avete trovato. Fanno così tutti i credenti: per questo è così poco questione di fede. Ora vi ingiungo di perdere me e di trovare voi stessi. E solo quando mi avrete del tutto rinnegato tornerà. In verità sarà con altri occhi, fratelli miei, che cercherò allora coloro che ho perduti; e vi amerò allora di un altro amore" (F. Nietzsche, "Così parlò Zaratustra").

 

Insomma, trova totale certezza di conoscenza e di autonomia solo chi trova in sé le fondamenta che gli permettano di prendere semplicemente in considerazione la veracità o meno delle cose. Finché nei nostri giudizi su ciò che riconosciamo come vero, siamo dipendenti dalle affermazioni di una personalità insegnante restiamo esemplari della specie animale uomo, cioè esseri umani dal pensiero debole e dalla personalità debolmente sviluppata.

 

Non siamo ancora individui se non siamo noi all'opera nel processo di conoscenza e ci abbassiamo al rango di portavoce di individualità estranee, considerate onnipotente.

 

Questo genere di oppressione della personalità può operare appunto presso i sedicenti libertari di destra, di sinistra e di centro, come presso i sedicenti antroposofi, al punto che il più delle volte si sostituisce l'individualità autonoma nella sua attività con la Scuola Austrica o con l'Opera Omnia di Steiner. Lo stesso dicasi dei neomarxisti con l'opera di Marx o di qualsiasi altra ideologia con le opere libresche che ne determinano il pensare conservato.

 

Questo sapere "conservato" può rivelarsi allora nel fatto che chi è chiamato a giudicare questa o quella situazione, non è più (o non è ancora) in grado di mettere in campo il proprio pensiero o sentimento ma pensa automaticamente quello che ha letto in questo o in quell'autore, o nella Bibbia, ecc., o quello che ha sentito dire sull'argomento da gregari come lui, anche se ciò che è stato detto o riferito sembra contraddire le sue idee e i suoi sentimenti. Il suo giudizio è quindi semplicemente soffocato da ciò che è stato tratto da citazioni o dall'opera di un determinato autore e spesso egli non ne è nemmeno cosciente, dopo anni di addestramento in tal senso... Diventa uno scimmiotto... O un pappagallo... Non esce dall'animalismo...

 

Chi voglia osservare concretamente questo processo che si svolge a diversi livelli, può farlo nel modo migliore osservando se stesso. Si tratta di un processo che parte dal momento in cui si hanno come riferimento le autorità più diverse (i media, l'educazione scolastica, la cosiddetta "scienza" , i guru, gli uomini politici, il nozionismo antroposofico stesso, ecc.). Non è superabile neanche per il fatto che tutti disponiamo di un'"opinione del tutto personale", dato che un'attenta osservazione di sé smaschererà tutti quei giudizi arbitrari che sembrano nascere spontaneamente da noi ma che in realtà sono il risultato di una cattività interiore in cui il vero io è precipitato a causa delle emozioni che ci assalgono. Ed è solo per mezzo di un'osservazione precisa ed esatta di se stessi, nell' ambito dei processi interiori dell'atto conoscitivo (come vengono descritti nella Filosofia della Libertà di Steiner) che possiamo rendere manifesta la differenza che esiste tra una conoscenza autentica e una conoscenza ricevuta o, al limite, ripresa dall'opinione di un altro. Chi procede in questo modo nota rapidamente che il proprio apprendimento interiore è pieno di conoscenze tratte dalla scienza, dai media, dall'educazione scolastica o dai pettegolezzi, che non si basano minimamente su una conoscenza acquisita in modo realmente autonomo.

 

Sono innumerevoli dunque i giudizi mai verificati che ci portiamo dietro: "il mondo è formato di atomi", "il mondo è formato di entità spirituali", "il mondo è nato dal big bang", "il corpo umano è determinato dai geni", e così via. Tali giudizi, che pensiamo come fossero pensieri nostri, non sono altro che opinioni riprese che provengono dall'autorità o "voci" che niente hanno a che vedere con una conoscenza o con un sentimento di verità autentici.

 

Tutti questi vincoli interiori che si collegano a "qualcosa" che è fuori dall'essere umano impediscono uno sviluppo sano dell'individualità. Che prendano la forma della cosiddetta scienza, delle dottrine totalitarie dello Stato, delle suggestioni mediatiche, del fanatismo religioso, di un programma di partito, o anche delle letture antroposofiche, non cambia assolutamente nulla.

 

Un esempio di queste influenze autoritarie è il carattere incondizionato con cui si prendevano come dogmi, fino al XVII secolo, gli scritti di Aristotele, considerandoli verità incontestabili, anche se osservazione sperimentali della natura manifestamente li contraddiceva! Forse che siamo rimasti al XVII secolo?

 

Sì. È così. Per questo andiamo ancora a votare...