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Lo scherzetto
Quanto qui racconto è un fatto realmente
accaduto.
Nel 2004, scrissi in un forum pubblico di filosofi della miseria, cioè di sedicenti filosofi proni al Marx de "La miseria della filosofia", per rispondere ad uno di loro che mi aveva appellato "lemure liberista". Ed attuai un comico scherzetto oramai noto nel web in quanto citato anche da utenti di altri forum (1).
Quale fu dunque la birichinata?
Servendomi delle parole originali di Marx come se fossero mie - cioè fingendo fossero la mia opinione in merito alle problematiche sviscerate allora in quel forum - inoltrai un messaggio copiaincollando le pagine 817-818 di Karl Marx dal libro “Il Capitale” (Libro I, Editori Riuniti, Roma 1974).
Mi si rispose immediatamente che tali contenuti erano la solita “plutocrazia” di stampo mussoliniano, e che ciò non c’entrava nulla con Marx! Dunque mi si dava del fascista!
Svelai allora che quelle parole erano di Marx, non mie!
Svelavo così - cioè smascheravo - tale cultura d'accatto del forum, che in verità si dimostrava assolutamente ostile a chiunque non fosse marxista o comunista, Marx compreso! E qui sta il comico!
Morale: nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è veramente un atto rivoluzionario, diceva George Orwell.
Ed ecco le famose parole di Marx che scandalizzarono così tanto il marxista perché credeva fossero mie! :)
“Fin dalla nascita le grandi banche, agghindate di denominazioni nazionali, non sono state che società di speculatori che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipare loro denaro. Quindi l'accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui sviluppo risale alla fondazione della Banca d'Inghilterra (1694). La Banca d'Inghilterra cominciò col prestare il suo denaro al governo all'otto per cento, contemporaneamente era autorizzata dal Parlamento a battere moneta con lo stesso capitale tornando a prestarlo un'altra volta al pubblico in forma di banconote. Non ci volle molto tempo perché questa moneta di credito fabbricata dalla Banca d'Inghilterra stessa, diventasse la moneta con la quale la banca stessa faceva prestiti allo Stato e pagava per conto dello Stato gli interessi del debito pubblico. Non bastava però che la Banca desse con una mano per averne in restituzione di più con l'altra, ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua verso la nazione, fino all'ultimo centesimo che aveva dato”.
NOTE
(1) Cfr. http://www.czeta.it/forum/134398-post100.html
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