Risposta a un pesce assolutista della pescitudine

 

Pescitudine è la dinamica virtuale di una condizione di vitalità

confinata nel relativismo di un isolamento senza prospettiva”!

(http://forum.wineuropa.it/forum/read/75.html)

 

Sull’universalità dell’idea steineriana della triarticolazione sociale - Le obiezioni del NERD

 

Da parecchi anni esiste nel web una combriccola di detrattori assoluti della concezione del pensare in quanto universalità dell’umano.

 

Occuparsi di questi detrattori equivale a occuparsi del fenomeno della sfiga o del nerd, infatti li ho denominati da anni DODI&C, ovvero Combriccola (o Compagnia di “Compagni”, o Corporativismo) Dove Ogni Deficiente Impera, per caratterizzare le manchevolezze, le incongruenze, e le debolezze del loro sedicente “pensiero debole” (sedicente ed altezzoso, in quanto anche sedicente pensiero unico nonostante la propria insufficienza di ragionamento).

 

Occuparsi di questo fenomeno è allo stesso tempo anche denunciare un altro fenomeno, consistente nell’appiattimento e nel livellamento che la democrazia comporta quando non è equilibrata. Che significa democrazia non equilibrata? Significa che fuori dai propri argini, che sono esclusivamente quelli del diritto, la democrazia cambia la propria essenza e diventa diritto di Stato sostituendo così lo Stato di diritto, e qualcosa d’altro: diventa arbitrio, sostituendo ogni libertà di pensiero, e diventa aggregazione per il debito e la frode, sostituendo la fraternità per il credito e il risparmio.

 

L’avvento di internet ha infatti favorito questo livellamento in un miscuglio di valori delle cose, non solo nel campo della libertà e dell’uguaglianza (diritto) ma anche nel campo della solidarietà (fraternità): grazie a questa tendenza a mettere in un unico calderone la materia di ogni cosa (anzi l’immaterialità di ogni questione sociale) è possibile avere nel web rapporti virtuali con tutti, cioè con qualsiasi categoria di persone, artisti, politici, economisti, ecc., dai più celebri e famosi ai più brocchi e sfigati, appunto.

 

Il fatto che tutti si possano relazionare a tutti è certamente un bene, e lo è anche quando genera squilibrio, dato che tale squilibrio segnala all’organismo sociale che qualcosa non va, e che deve essere cambiato.

 

Per esempio: se io amo il mio lavoro di musicista e lavoro 24 ore al giorno e guadagno più di te, non puoi obiettare in nome della democrazia che devo guadagnare come te che lavori otto ore al giorno (oltretutto da sfigato) e che non ami per nulla il tuo lavoro perché non soddisfa i tuoi veri talenti.

 

Allo stesso modo - altro esempio - se dedico tutta la vita a studiare non per un diploma o per una laurea ma per amore di conoscere le cose del mondo, non puoi obiettarmi in nome della democrazia che il materialismo sul quale dici di fondarti è “uguale” ai miei risultati culturali in quanto per te non esistono verità. Infatti se mi chiedi spiegazioni in merito ai risultati di quanto conosco, posso darti spiegazioni (pur sapendo che esse non saranno mai esaustive e che la loro perfezione è sempre perfettibile). Sai tu invece darmi spiegazioni se ti chiedo ragioni del tuo nichilismo assoluto? Per esempio, con l’affermazione che nega ogni assoluto alla dimensione politica, tu relativista esprimi un’idea a sua volta relativa o invece un assoluto? In altre parole, la democrazia per quanto relativista, anzi,  proprio per mantenere il suo relativismo antiassolutista, non deve forse avere in sé un nucleo di verità non negoziabile? Non è ciò che fa la Costituzione italiana quando vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del partito fascista? Senza un assoluto, neppure il relativismo, a me pare, sta in piedi (cfr. V. Mancuso, “Disputa su Dio e dintorni”, Milano, 2009).

 

Invece i sostenitori del pensiero debole (la DODI&C) grazie al fatto che possono relazionarsi “democraticamente” con tutti, diventano un vero e proprio manipolo di sfigati, o nerds appunto, caratterizzati da mera volontà di apparire, anche e soprattutto nel web, dicendo sciocchezze. Mi pare che in tal senso DODI&C e NERDS siano sinonimi.

 

Quanto segue è la principale caratterizzazione dell’universalità del pensare, data da Rudolf Steiner, filosofo della libertà, seguita dalla contestazione di un nerd con relative risposte mie fra le righe. Si vedrà come questo nerd parli esclusivamente mosso non dal pensare ma da avversità, cioè emotività, sentimento o risentimento, creduti pensare, nei confronti dell’universalità che in questo caso riguarda l’idea della triarticolazione dei poteri (economico, politico, culturale) che Steiner propose nella sua straordinaria attività di conferenziere e di scrittore, al fine di scongiurare la seconda guerra mondiale.

 

Oggi che siamo vicini ad una terza guerra mondiale (questione sociale iraniana-musulmana-americana) di cui fra l’altro accennai già nel 2005 nell’articolo “Un premio per chi sa calcolare il Pil”, e che ci avviciniamo sempre più a tale pericolo per il medesimo vuoto di pensiero che causò ogni precedente conflitto, e che sempre è causa di conflitti, credo sia urgente accogliere le prove scientifico spirituali dell’universalità del pensare, e dell’io umano come suo involucro, e come unica verità in grado di essere fondamento ad ogni altra eventuale certezza.

 

 

Sull’universalità dell’idea steineriana della triarticolazione sociale

 

 

La triarticolazione sociale è di tutti... È un’idea ma è anche un fatto, appartenente a tutte le società del pianeta e al pianeta stesso. Occorre solo percepirlo. La triarticolazione è destinata, in quanto consapevolezza, a cambiare il volto dell’attuale società e ognuno può accorgersene, partecipando ad essa ed aggiungendovi ogni punto di vista personale come tassello in modo da integrarla e vivificarla in sé, nel proprio pensare, nel proprio sentire e nel proprio agire quotidiano.

 

Infatti, queste tre essenziali qualità umane, il pensare, il sentire e il volere, sono già una triade articolata che caratterizza peculiarmente l’“unità uomo” nei suoi rapporti col suo mondo interiore ed esterno.

 

La triarticolazione è una veggenza, è una percezione scientifica. Non è un’invenzione “sociale” a scopo politico, religioso o del tipo “bricolagistico domenicale” della “new age”, bensì la rivelazione della sua concretezza.  Come tre dita bastano per sostenere orizzontalmente un piatto, perché un piano orizzontale ha bisogno di poggiare essenzialmente su tre punti nello spazio, allo stesso modo si può parlare di triarticolazione in termini fisico-matematici.

 

Per poter portare con noi tale impostazione scientifica dobbiamo però disfarci prima di tutto di un mastodontico errore, e cioè di un pregiudizio che, per il suo sovrastare ogni intendimento umano ingiustificatamente, io chiamo “superstizione” (quod super stat): la superstizione dell’astrattezza e del soggettivismo del nostro pensare.

 

È straordinariamente importante comprendere bene questo pregiudizio, che da secoli oramai l’uomo porta in sé come generale considerazione del pensare.

 

Portiamo infatti profondamente radicata in noi l’opinione che il pensare sia astratto, senza alcun contenuto concreto, o che potrebbe tutt’al più fornire una controimmagine “ideale” dell’unità universale, ma non l’unità stessa.

 

Chi giudica così - scrive Steiner nel suo principale libro “La filosofia della libertà” - non ha mai avuto ben chiaro che cosa sia un oggetto senza il concetto. Se si osserva il mondo del percepibile, esso appare un mero accostamento di cose nello spazio e nel tempo, un aggregato di singole cose sconnesse. Nessuna delle cose che entrano ed escono dalla scena del nostro percepire ha direttamente a che fare con le altre che vengono percepite. Tale mondo è una varietà di oggetti di per sé equivalenti. Nella struttura di tutto il percepibile, nessuno di essi ha una parte maggiore di un altro (cfr. Rudolf Steiner, “La filosofia della libertà”).

 

Se infatti anche per una volta soltanto sgranassimo gli occhi su un ago o su di un elefante, escludendo davvero il pensare, non potremmo vedere né ago né elefante, consistendo già, questi ultimi, in immagini di pensiero, psicologie di forme, forme concettuali, ecc. Ciò che potremmo dire di aver guardato non potrebbe che essere chiamato un insieme di  colori, di chiaroscuri, elementi puntiformi, non molto dissimili dai cosiddetti “pixel” di un programma di grafica computerizzata, il cui “ingrandimento” all’infinito mai trasformerebbe il rivolgere lo sguardo in vedere.

 

Se però dobbiamo capire, vedere appunto, quando un fatto ha una maggiore importanza di altri, dobbiamo interrogare il nostro pensare. Senza il pensare attivo, l’organo rudimentale di un animale o della minima importanza vitale, come ad es., un’unghia, ci appare dello stesso valore della parte più importante del corpo, come ad es., il cuore. I singoli fatti appaiono nella loro importanza, in sé e per le rimanenti parti del mondo, solo quando il pensare tira le sue fila da essere a essere.

 

L’attività del pensare è piena di contenuto, e solo mediante un ben determinato e concreto contenuto io posso infatti sapere perché la chiocciola sia a un gradino di organizzazione inferiore del leone.

 

Insomma, il mero sgranare gli occhi su qualcosa non mi da’ alcun contenuto che possa istruirmi in merito alla perfezione del suo organismo.

 

In genere non ci rendiamo conto dell’importanza del pensare perché il pensare ci sfugge. Infatti nel nostro quotidiano dirigiamo la nostra attenzione solo all’oggetto sul quale pensiamo, e non contemporaneamente anche al pensare.

 

Con ciò, siamo soliti trattare il pensare come qualcosa che non ha niente a che vedere con la realtà dei fatti, e le immagini che ci facciamo di questi non appaiono appartenere a questi, ma le reputiamo esistere solo nella nostra testa. Crediamo il mondo completo anche senza quelle immagini. Crediamo cioè che il mondo sia completo e finito in ogni sua sostanza e forza. Crediamo che l’uomo si faccia solo un’immagine di esso (ibid.).

 

Questo credere è pregiudiziale ad ogni tipo di ragionamento.

 

Infatti con quale diritto si può dichiarare il mondo completo senza il pensare? Non produce forse il mondo con la medesima necessità il pensare nella testa dell’uomo e i fiori sulla pianta? Se si mette un seme nel terreno, il seme getta radice e fusto, sviluppa foglie e fiori. Se ci poniamo di fronte a quella pianta, essa si lega nella nostra interiorità con il suo corrispondente concetto. Si crede che questo concetto non possa appartenere all’intera pianta come invece vi appartengono foglia e fiore, semplicemente perché il concetto appare solo quando io mi pongo dinanzi alla pianta, mentre la foglia e il fiore esistono indipendentemente da me che li percepisco. Certo, ma anche fiori e foglie sorgono sulla pianta solo quando vi sia una terra in cui possa comprendersi un seme, quando vi siano luce e aria in cui possano svilupparsi foglie e fiori. Ed è proprio così che sorge il concetto della pianta, quando cioè ad essa si avvicina una coscienza pensante che la comprenda in quanto pianta (ibid.).

 

La veridicità di un pensare “asettico” rispetto alla presunta completezza di un mondo in sé risulta pertanto essere una superstizione, una vacillante nonché dogmatica credenza di un conclamato materialismo.

 

Ciò che rende tollerabile questo pregiudizio mi sembra poi un'altra fede preconcetta, e cioè che il pensare umano sia qualcosa di meramente soggettivo o individuale come il nostro percepire o il nostro sentire. Ma non è così.

 

Il nostro pensare non è individuale come il nostro sentire. È universale. Esso acquista un’impronta individuale in ogni singolo uomo solo perché riferito ai suoi individuali sentire e percepire. I singoli uomini si distinguono fra loro mediante quelle particolari sfumature del pensare universale (ibid.).

 

Il  nostro pensiero pensa sempre con la personale autorità della verità. Ed è ben giusto che così sia: perché, pur manifestandosi individualmente, in realtà scaturisce da un’essenza fondata su se stessa in quanto universale (cfr. Massimo Scaligero, “Guarire col pensiero”)

 

La situazione contraddittoria del pensiero moderno è il suo essere privo di coscienza di tale universale e tuttavia attribuire, con autorità, valori universali. Voglio esprimermi ancora più semplicemente. Se per esempio il sostenitore del nullismo (nihil-ismo, o nichilismo) prendesse coscienza del fatto che la sua enunciazione “non esiste verità” è di fatto l’enunciazione dell’esistenza di qualcosa che la contraddice, si accorgerebbe che il detto “tutto è relativo” è altrettanto contraddittorio. Egli, e con lui tutti coloro che peccano di tali inconseguenze dovute a mancanza di autoconsapevolezza, si accorgerebbero che le loro dichiarazioni sono molto meno intelligenti di quelle di Pilato, che almeno si chiedeva: “Che cos’è la verità?”.

 

Un triangolo ha solo un singolo concetto. Per il contenuto di quel concetto è indifferente se lo afferra il portatore della coscienza umana A oppure il portatore della coscienza umana B. Ma viene afferrato in modo individuale da ognuno dei due portatori di coscienza (cfr. Steiner, op. cit.).

 

Contro quest’idea sta dunque un pregiudizio difficile da superare. Esso non permette di vedere che il concetto del triangolo, afferrato dalla mia testa, è lo stesso di quello afferrato dalla testa del mio prossimo. L’uomo semplice si ritiene il creatore dei suoi concetti. Egli crede quindi che ognuno abbia concetti suoi propri. Superare questo pregiudizio è dunque una delle esigenze fondamentali del pensare. L’unico concetto del triangolo non diviene una pluralità per il fatto di venire pensato da molti, perché il pensare dei molti è esso stesso un’unità (ibid.).

 

Il giudizio ha sempre in ogni uomo la forza dell’autorità, anche quando sbaglia. Non è l’universale del pensiero che sbaglia, bensì il suo mancare di coscienza della propria scaturigine, cioè dell’universale, indipendente dall’organo mediante cui si manifesta (Scaligero, op. cit.).

 

Queste sono dunque le premesse necessarie alla comprensione dell’idea della triarticolazione sociale promossa da Steiner.

 

A differenza di tutti gli altri argomenti,  per i quali Steiner era solito attendere sempre una richiesta, per il problema sociale egli prese tre volte l'iniziativa di cercare di risvegliare la coscienza dei contemporanei: una prima volta nel 1907 con un articolo sulla rivista "Luzifer-Gnosis", una seconda volta con l'"Appello del 1917, e una terza volta nel 1919 con la pubblicazione del libro "I punti essenziali della questione sociale", al quale seguirono poi gli articoli intitolati "In margine alla triarticolazione dell'organismo sociale".  

 

In merito a questi documenti, ho recentemente scritto la pagina “Sulla triarticolazione dei poteri sociali” al fine di evidenziarvi oltre ad una sintesi degli scritti citati, anche la mia collocazione nella triarticolazione steineriana l’odierna corrente libertaria della Leonardo Facco Edizioni. Tale movimento infatti dimostra di essere, nei fatti, l’unica corrente in linea con l’idea di economia liberata espressa dal fondatore dell'antroposofia Rudolf Steiner. Credo di essere il primo studioso italiano delle opere steineriane, che considera in tale modo questo importante movimento libertario, culturale, rivoluzionario, e non violento, ritenendo il  massimo filosofo della liberà, Rudolf Steiner, il suo antesignano per eccellenza maestro. Che l’opera di Steiner sia poco conosciuta nel movimento libertario stesso, è proprio testimonianza del fatto che l’idea della triarticolazione si fa strada oggi da sé, anche senza Steiner, e ciò è quanto Steiner stesso ripeteva in merito ad essa: è qualcosa di naturale che si attua al di là di qualsiasi programma politico. Infatti il movimento di Facco, il movimento libertario non è un movimento politico. Magari lo fosse... Ma è necessaria molta più maturità negli uomini per essere svezzati da madre chiesa o dalla madre patria...  

 

 

Le obiezioni dell'assolutista (NERD)

 

 

In merito alla pagina “Sulla triarticolazione dei poteri sociali” (http://www.nereovilla.it/091227-sulla_triarticolazione_dei_poteri_sociali.htm), ho avuto le seguenti obiezioni da parte di un nerd-pensatore della DODI&C.

 

Nerd: Già parlare di "organismo", in riferimento alle sfere culturale; giuridico-politica ed econonomica è una arbitraria forzatura.

 

Nereo Villa: Perché arbitraria? E poi, non parlava forse del corpo, Gesù per indicare il tempio? Ora, poiché il tempio nostro non è solo l’istituzione culturale (spirituale, culturale, religioni, ecc.) come era quella ebraica, ma comprende l’economia e la politica come altrettante istituzioni, dove starebbe la forzatura?

 

Nerd: Parlare di organismo è già fare dell'ontologia.

 

Nereo Villa: No. È fare un semplice paragone, poggiante sulla realtà dell’organismo fisico. Se io ragionassi come te, penserei che anche il dire “fare dell'ontologia” senza spiegarne il motivo è fare dell’ontologia. Perché presume che una cosa abbia in sé un’altra cosa come incapsulata dentro. L’ontologia del Wolff, che fece la fortuna del termine “ontologia” è appunto questo fatto dell’incapsulamento. Ma “fare dell’ontologia”, come presumo tu voglia dire, è un peccato o è qualcosa da non fare IN QUANTO è qualcosa che non si deve fare e basta. Se quell’“IN QUANTO” non ti basta come spiegazione, allora chiediti perché quella cosa è “da non fare e basta”. In ogni caso c’è differenza fra il “fare ontologia” e l’osservarla in noi. Per osservare ontologicamente in noi per esempio la differenza fra pensare e volere, anzi fra pensare e consumo di ATP (perché intendo il volere non come intenzione a volere, che è ancora pensare, ma come volere in atto) basta mettere in bocca una mandorla senza masticarla e ti accorgi che vi è da un lato il pensiero intenzionale di non masticare e dall’altra l’istinto che vuole trasformarsi nel movimento incosciente del muovere la mascella. In tal modo sperimenti che vi è costante lotta interiore fra il pensare e il volere, anche e soprattutto quando si diventa pigri e non si ha “voglia” di muoversi. Questo va detto perché l’osservare l’ontologia delle cose non dovrebbe rappresentare un tabù o una specie di peccato da non fare. L’accezione negativa con cui il materialismo assoluto caratterizza l’ontologia è come un boomerang per il materialismo stesso. Non occorre essere credenti nell’ontologia per accorgersene. Ma neanche avversari di essa. Perché, per es., l’ontologia del cuore umano ha in sé il ritmo. Perché considerare peccato questa osservazione? Idem per l’ontologia dei nervi per la riflessione mediante trasmissione (sinapsi) dei dati, o per l’ontologia dei muscoli per muoversi liberamente.  

La concezione di Wolff era basata sul presupposto che l'attività interiore umana, cioè l’anima, potesse formare in sé pensieri aventi valore anche per ciò che sta del tutto fuori di essa. Questo, sì casomai, che mi sembra discutibile. La validità dei pensieri geocentrici di Tolomeo scomparve nel nulla di fronte alle nuove percezioni dell’eliocentrismo copernicano. Questa casomai è vera evoluzione, che contraddice l’ontologia wolffiana.    

Eppure l'idea wolffiana delle nuove “formazioni" fu usata proprio da Feuerbach! Proprio per creare una conoscenza dello spirito in grado di reggersi da sé anche senza assolutamente occuparsi di spirito, Feuerbach generò una corrente di pensiero impotente (pensiero debole) di fronte all'autocoscienza stessa, per cui l'autocoscienza veniva dichiarata non solo incomprensibile, ma incomprensibile per il semplice fatto che appare incomprensibile, per cui parlandone non ci si occuperebbe proprio del suo vero aspetto, e la si tratterebbe erroneamente come fattore della natura, cioè come ciò che non è. Dunque si nega l’esistenza di ciò che non si comprende?

Ma queste congetture materialistiche non c’entrano con l’idea della triarticolazione sociale di Steiner, dato che questa è già percepibile nella realtà. Perfino nell’analisi logica vi è soggetto, predicato verbale e oggetto, che sono le tre cose essenziali del discorso.

 

Nerd: Infatti lo sbocco "pratico", cui quest'idea malsana giunge…

 

Nereo Villa: Perché malsana?  Questa, sì, che è un’affermazione di chi ama “fare dell’ontologia”. Si percepisce il malsano come incapsulato in un’idea, senza distinguere minimamente fra l’istinto di avversione ideologica e l’osservazione spregiudicata dei fatti. Rispondi a questa domanda per favore: perché dici “malsana”? Perché se non rispondi, allora anch’io poi sono legittimato a non risponderti.

 

Nerd: è sì una distinzione di queste sfere; ma contemporaneamente è anche l'affermazione della loro armonia.

 

Nereo Villa: Non può esserlo. L’armonia è una cosa. L’elemento armonizzato è un’altra cosa. Se la distinzione delle note musicali fosse già armonia, non esisterebbero libri di armonia musicale. Nell’uomo, l’armonia è qualcosa che si stabilisce solo se il pensare, il sentire, ed il volere generano insieme felicità, gioia. Ma solo saltando dei passi logici si può credere (e questa è fede) che la distinzione sia l’armonia. Distinguere le parti di una triade non è affermarne l’armonia. Se lo fosse, basterebbe osservarla per avere armonia. Però se si osserva l’obbrobrio, l’obbrobrio non muta. Ecco perché occorre la lotta per arrivare all’armonia. Ma non di certo la lotta di classe. Bensì la lotta interiore fra pensare, sentire e volere.

 

Nerd: Vediamo infatti come essa (quest'idea di armonia universale), nell'ambito sociale, non riesca ad andare oltre una retoricissima riaffermazione dello stantio motto "libertè; egalitè; fraternitè".

 

Nereo Villa: Stantio quanto irrealizzato! E questo la dice lunga sull’“armonia”, confusa con la “distinzione”. Ecco un caso di logica meramente formale che conduce alla cecità. “Vediamo”! Non vediamo che la triade del motto della rivoluzione francese non si è mai realizzata. In luogo di ciò vediamo che essa è stantia, cioè vecchia, e quindi passata di moda. Questa è appunto cecità volontaria.

 

Nerd: Come se quel che "dovrebbe essere" fosse (nei fatti)...

 

Nereo Villa: Appunto, ma questo chi lo dice? Lo dice chi continua nell’errore della cecità volontaria, vale a dire chi interpreta il pensiero altrui per poi contestare quell’interpretazione. In tal modo si contesta solo se stessi,  ogni volta non accorgendosi dell’autoinganno.

 

Nerd: Non è difficile rendersi conto di come tutto questo sia intimamente legato, come dicevo, all'idea di "organismo".

 

Nereo Villa: No. È difficile percepire qualsiasi collegamento senza applicare spregiudicatamente la ragione all’osservazione. Chi confonde l’idea di “organismo” con quanto è pregiudizialmente detto “stantio”, o con l’illusione attribuita non a sé ma ad altri che quanto “dovrebbe essere” sia, anche se (nei fatti) non è, dimostra a quanto pare, di non avere capito, e che nonostante ciò, ne vuoi discutere, oltretutto facendo il maestro a chi gli sembra “fare dell'ontologia”!

 

Nerd: Questa concezione filosofica nasce dall'innesto, operato da H. Spencer, del darwinismo sul "tronco secolare" dell'empirismo anglosassone. Ed avrà la sua massima espressione nelle teorie di F. A. Von Hayek.

 

Nereo Villa: Nasce dalla dicotomia mercato-Stato, che è la più noiosa contraddizione di oggi quando si parla di  questioni sociali. Ma le radici sono ben più profonde. Steiner non ha certo il primato dell’idea della triarticolazione, ne della libertà, anche se ne ha espresso le reciproche filosofie. Prima di lui, che consigliò l'imperatore di tripartire l'Austria-Ungheria per risolvere il problema delle nazionalità, anche St-Yves d'Alveydre, e molti altri si erano accorti della triarticolazione, e ciò è dimostrabile, come, se si vuole, è possibile considerare le prime tracce perfino in Platone (mi riferisco qui a “Repubblica”).

Invece le affermazioni ex cathedra senza alcun di riferimento, sono dogmatismo, che in questo caso salta forse fuori per mettere in ombra ciò che evidentemente si teme: il fatto che l’idea della triarticolazione sia universale, e che proprio per questo essa è riscontrabile a partire dai presocratici fino ad oggi. Questo è segno che non si vuole riconoscere il buono nella lunga evoluzione della filosofia, compresa la bontà della natura umana. Se invece di fare i sapienti si fosse davvero sapienti, si amerebbe l’homo sapiens in via di sviluppo, proprio in base alle sua opere migliori! Invece si odia tutto ciò. Perché? Bisognerebbe chiesi questo. Allora si vedrebbe che la frase di Gesù di Nazaret “Non resterà pietra su pietra” significa che tutti i partiti, i dogmi e tutti i centri di potere istituzionale sono destinati a scomparire dalla faccia della terra in quanto lo spirito da essi imposto ex cathedra non è spirito ma ricatto morale; ed anche perché - diciamolo francamente - uno spirito siffatto non interessa più nessuno. E ciò si vede dall’imperante nichilismo assoluto esistente oggi fra i sapientini.

 

Nerd: È però evidentissimo come tutto ciò nasconda una concezione evoluzionistica (darwinismo sociale)

 

Nereo Villa: Questa frase testimonia l’avversione all’evoluzione, dato che la si vede come qualcosa da nascondere. Innanzitutto l’evoluzione non è qualcosa da nascondere, e se non si vuole davvero essere meramente retorici, bisognerebbe dimostrare dove starebbe tutto quell’“evidentismo”! Oppure è l’idea di evoluzione a spaventare? Il coronamento di quello che Darwin e Haeckel costruirono per le scienze naturali è per Steiner l’individualismo etico (teoria dell'evoluzione spiritualizzata e trasportata nella vita morale), che Darwin ed Haeckel non seppero vedere. Non vedo in ciò dove stia il male.

 

Nerd: che parte da una base metafisica. Una base che consiste nel credere che tutto "evolva" nel migliore dei modi possibili (vedi il necessitarismo anglosassone).

 

Nereo Villa: Non è possibile alcuna affermazione senza il pensare. Ed il pensare è sempre metafisico in quanto è antimateria. Il concetto di “immateriale” come “materia culturale” è infatti un’esigenza della neolingua del materialismo per non essere costretta ad affermare universalmente che ogni affermazione poggia sempre su base metafisica, che il materialismo ha in abominio! Quanto al “necessitarismo anglosassone”, anche questa è un’affermazione priva di riferimenti, tipico del credente, che dimostra ad ogni pié sospinto di essere tale.

 

Nerd: Dunque basta lasciar liberi gli uomini affinché vi sia progresso e giustizia:

 

Nereo Villa: Appunto, qui vi è un credente che non vuole lasciare liberi gli uomini! Come ogni credente.

 

Nerd: >> Solo in questa comprensione l’economia può diventare realmente fraterna: nel senso della solidarietà tra il tutto e la parte!  > È evidentissimo come queste tesi si avvicinino al comunismo (in virtù del suo sostrato hegeliano) descritto da Marx nella "Critica al programma di Gotha":

 

Nereo Villa: Evidentissimo? Non mi sembra. La solidarietà tra IL tutto ed una parte non è lo stesso che la solidarietà fra UN tutto ed una sua parte, o fra un partito (considerato un tutto o addirittura Dio) ed un tesserato. Più che di solidarietà si parla qui di gregarismo, e precisamente di un gregarismo molto simile a quello dell’adagio “Proletari unitevi”, sottinteso: contro i non proletari, nostri nemici! Ogni tipo di partitocratrica solidarietà esclude infatti la solidarietà tra IL tutto ed una parte, che l’idea della triarticolazione qui intesa esige.    

 

Nerd: Le affinità con certo pensiero (quello metafisico) marxiano

 

Nereo Villa: Qui addirittura si attribuisce a Marx pensiero metafisico, facendone un idealista, ed andando contro la consolidata tradizione secolare poggiante sull’autocertificazione soggettiva dello stesso Marx, e nelle sue venerate “Tesi su Feuerbach”, cioè tesi sul materialismo di Feuerbach. Forse che il pensiero metafisico marxiano stia per pensiero metafisico marziano (abitante di Marte)?

 

Nerd: si spingono fino alla riproposizione del celebre: "da ognuno secondo le sue possibilità, ad ognuno secondo le sue necessità": >> Ed apportare ognuno le proprie idee costruttive e correttive a seconda dei propri talenti e della propria esperienza di vita

 

Nereo Villa: E perché mai non si vuole ciò? Forse perché si fa un lavoro lontano mille miglia dai propri veri talenti, un lavoro trovato grazie al proprio partito, ma senza i 40 mila euro al mese che percepiscono i capi politici di esso?

 

Nerd: In conclusione: certe tematiche sono state fritte e rifritte dalla critica contemporanea

 

Nereo Villa: Dove sta scritta tutta questa frittura? Solo qui! Chi di fatto dimostra qui di non conoscere per nulla tali tematiche, ne trae mera voglia o mera necessità ideologica di calunniarle.

 

Nerd: e solo una persona poco informata

 

Nereo Villa: Dire che una persona è poco informata senza offrirle l’informazione necessaria, è mera maldicenza poggiante su avversione, e proiezione nel mondo esterno della propria reale ignoranza, capace solo di formulare giudizi negativi circa quello che non si conosce.

 

Nerd: (e con poca voglia di sapere...) potrebbe non tenerne conto.

 

Nereo Villa: Idem come sopra.

 

Nerd: Non parliamo poi del "reale" (del tutto trascurato da queste teorie);

 

Nereo Villa: Anche qui vi è mancanza di lucidità: si parla generalizzando di teorie per avversare una sola idea (l’idea della triarticolazione dei poteri è Una idea; non sono due idee o due teorie).

 

Nerd: dimensione in cui la libertà individuale trova nel mondo globale quella terra di nessuno (senza stato) nella quale dovrebbe sviluppare tutte le sue presunte virtù. Le vediamo, tali virtù, tutti i giorni all'opera...

 

Nereo Villa: No. Innanzitutto la parola “globale” non fa parte del mio linguaggio. Così dicasi di “globalizzazione”, che in neolingua è per me maschera di sovietizzazione dell’economia. I talenti che sono messi in ombra non sono altro che - spiega Steiner nei Punto essenziali della questione sociale” -  un sintomo, nonché l’istanza sociale che richiede l’attuarsi dell’idea della triarticolazione. Quanto allo Stato, io non sono anarchico. Dico solo che se lo Stato non va e non ne vuole sapere di andare, significa che è uno Stato che sta a gabbare tutti senza minimamente muoversi secondo lo spirito dei tempi. Dunque  se così è, esso NON è il mio Stato. Per esempio se la salute dello Stato è la guerra, io dico: crepi lo Stato! Perché quello Stato è  qualcosa d’altro. Io dico che è mafia.

Nell’esempio fisiologico della triarticolazione di Steiner lo Stato è analogo al cuore umano in quanto Stato di diritto, capace di ritmo coi tempi. In Italia invece si hanno leggi tributarie davvero stantie, e simili a quelle del tempo di Verre. Ecco perché questo Stato crollerà se continuerà così. Non è che ci vuole Mises, Rothbard, e nemmeno Steiner, per accorgersene.