Quando la libertà fa rima con civiltà

Risposta a Comfort e a Tony sulla civiltà volontaria

 

Nel 1950 Alex Comfort (1920-2000), psichiatra e biologo di fama mondiale, dimostrò che il potere politico non solo corrompe, ma seleziona positivamente, nell’ascesa della sua scala gerarchica, personalità psicopatiche e sociopatiche (1). Nel 60° anno dopo l’uscita del suo libro "Potere e delinquenza", divenuto un classico della psicologia sociale, tale psicopatologia del potere, esaminata quasi come una scientifica protesta, ha finalmente la sua risposta, che è una proposta. Proposta di liberazione dal protezionismo statale, attraverso una visione nuova del mondo civile e cittadino. Si tratta del volume “La città volontaria”, scritto da autori diversi e stampato dalle Edizioni Facco.

 

La risposta a Comfort è anche la risposta alla domanda di un amico poeta, Antonio Anti (Tony), che anni fa si chiedeva nel web come è possibile uscire dal baratro in cui siamo caduti in questa organizzazione cinica anziché civica della nostra società. Come è possibile fare a meno del welfare o della difesa, ecc.?

 

Credo che la risposta a Tony e la risposta a Comfort siano appunto presenti in questa nuova opera di costruzione di una città voluta da noi, vale a dire di una civiltà voluta da noi, che il libro “La città volontaria” indica con molti esempi pratici della storia, mostrando che ciò non è impossibile. Si tratta solo di abbattere i pregiudizi della civiltà della menzogna…

 

Sono convinto che ciò avverrà. Magari ci vorranno altri 50 o 60 anni perché qualcosa incominci a muoversi. Ma tutto avverrà per l’attuazione del sabato per l’uomo…    

 

Prima che si imponesse il “Welfare State”, esisteva una fitta rete di associazioni di mutuo soccorso che prestavano assistenza quando un capofamiglia, che spesso era il solo membro della famiglia a guadagnarsi il pane, si ammalava. I significativi esempi illustrati a tale proposito nel quinto capitolo del volume citato riguardano Australia e Gran Bretagna. Ne emerge un dato interessante: “il fatto che i capi delle organizzazioni di lavoratori si opposero risolutamente all'introduzione delle pensioni pubbliche. Essi, infatti, temevano che ciò avrebbe distrutto lo spirito di solidarietà che aveva contraddistinto le società di mutuo soccorso dell'epoca. Queste associazioni avevano addirittura fondato ospedali e assunto medici a tempo pieno al fine di offrire un'assistenza gratuita ai membri che si fossero ammalati. Le quote di associazione versate dai lavoratori erano molto basse e quindi era facile permettersi di pagarle. Inoltre i servizi ricevuti erano, per l'epoca, perfettamente adeguati” (“La città volontaria”, op. cit., prefaz. di V. Tanzi).

 

Nel capitolo sul diritto, curato da Bruce Benson, emerge invece un pregiudizio di cui la maggior parte dei giuristi di oggi deve ancora liberarsi: dare per scontato che la legge è rispettata solo in quanto sostenuta da una qualche autorità assoluta. In base a questo pregiudizio, abbiamo ancora scribi che suppongono che l’ordinamento giuridico ed il potere statale coercitivo debbano andare di pari passo. Questa visione però “contraddice l'esperienza storica. Già da molto tempo gli antropologi e gli storici hanno documentato l'esistenza di ordinamenti giuridici in assenza di uno Stato fra gruppi che variano dai clan irlandesi prima della conquista dell'Irlanda da parte dei Normanni alle tribù indiane nordamericane. Al contrario gli studiosi hanno prestato relativamente poca attenzione a un esempio più moderno di diritto senza Stato: il diritto commerciale, o "lex mercatoria". In una forma o in un'altra, la "lex mercatoria" è stata continuamente in vigore per almeno un migliaio di anni” (“La città volontaria”, B. Benson).

 

D’altra parte, la cosiddetta antica questione sociale, che divise la gente nei secoli diciottesimo e diciannovesimo su problemi come le cause del crimine, il modo migliore di contrastarlo e la natura e lo scopo della pena, è ancora attuale (oggi le persone più troglodite arrivano perfino ad auspicare l’inserimento della pena di morte negli ordinamenti civili!). Inoltre, gli ultimi anni hanno visto una rinascita in tutto il mondo della polizia privata in risposta alle insufficienze percepite del sistema pubblico esistente (cfr. ibid.). Di fronte a tale problema, “l'evidenza empirica proveniente dal passato mostra che esistono alternative spontanee al tipo di polizia pubblica che comparve nella metà del diciannovesimo secolo. Il genere di polizia che abbiamo oggi non è l'unica forma inevitabile per le società urbane e industrializzate. È semplicemente la forma che è stata scelta in un particolare periodo di tempo, preferendola ad altre. Dato che tutti ammettono la vitale importanza del ruolo delle persone che compongono la società nella creazione dell'ordine e nell'applicazione del diritto penale, il confine tra Stato e società civile in questo settore non dovrebbe essere considerato fisso e determinato, né oggi né dal punto di vista storico” (op. cit., Stephen Davies).

 

La trattazione giuridica di Benson è così completata nel libro di Facco da quella storica di Davies sulla produzione privata di polizia nella Gran Bretagna del diciottesimo e diciannovesimo secolo. In tal senso l’apporto storico di Davies mostra l’esigenza di un pensare immaginativo, che con l’avvento del pensiero debole è completamente morto. La mancanza di immaginazione dei convinti sostenitori attuali del pensiero debole è infatti un chiaro segno della crescente imbecillità di coloro che ci governano e di coloro che li vanno a votare. La maggior parte delle persone rimane infatti  incredula quando si sente dire che “a Londra non esisteva alcuna forma di polizia pubblica fino al 1829 e che il resto della Gran Bretagna fu protetto da polizia e sistemi giudiziari privati almeno fino alla fine degli anni Cinquanta dell'Ottocento” (op. cit., Alexander Tabarrok). Infatti i dubbiosi, i sospettosi, i diffidenti, e i pessimisti, cioè tutte le categorie del pensiero debole, immaginando solo condizioni di anarchia bombarola, vanno subito in confusione “quando scoprono che la

prima polizia pubblica - i “bobby” di Sir Robert Peel - era detestata dalla maggior parte dei cittadini, i quali la vedevano come un danno alla vita politica e sociale inglese” (ibid.).

 

Credo pertanto che la lettura de “La città volontaria”, libro di grande speranza per la risoluzione degli attuali problemi sociali, sia un vero e proprio toccasana rimedio anche e soprattutto per questi pensatori deboli.

 

NOTA

(1) Una chiara percezione di ciò oggi è possibile solo grazie ad internet, dato che i massmedia ordinari si guardano bene dall'informare gli italiani su fatti di meschinità come quello ripreso nel video seguente:

 

http://www.youtube.com/watch?v=8L-e5Cvm-wQ&feature=player_embedded