Pesci pescati da pescatori malati

 

Non vi è alcuna differenza fra abusante ed abusato,  fra carnefice e vittima, nell’attuale rapporto deresponsabilizzante fatto di transazioni virtuali in cui i soggetti sono nicknames. La I.A.D. (Internet Addiction Disorder) è una psicopatologia oramai notoria, “dovuta all'abuso di Internet che mostra gli stessi sintomi dei tossicodipendenti” (http://www.anagen.net/internet.htm).

 

Accennerò qui al sesso virtuale, vera e propria dipendenza come da droghe, dove la masturbazione individuale si accompagna alla condivisione e “la possibilità di essere espliciti e diretti, nell’anonimato, porta a scoprire forme di eccitazione ignote e all'inserimento nelle proprie perversioni con potere seduttivo. In tal modo ci si allontana dai rapporti sessuali reali i quali appaiono insignificanti e troppo limitati” (ibid.).

 

I giochi transazionali di tipo sessuale servono infatti a sfruttare o combattere impulsi sessuali. Sono tutti, in sostanza, perversioni di istinti sessuali, dove la soddisfazione viene spostata dall'atto sessuale alle transazioni fondamentali che costituiscono la posta in gioco. Di solito si giocano in privato, perciò l'informazione clinica è di seconda mano e non sempre si possono valutare, come si dovrebbe, le inclinazioni personali dell'informatore. La concezione psichiatrica dell'omosessualità, ad es., è notevolmente pregiudicata dal fatto che i "giocatori" più aggressivi e più fortunati si rivolgono di rado allo psichiatra, che si trova così a disporre di un materiale che riguarda soprattutto partners passivi.

 

La sessualità diretta rende la gente felice in modo diretto. I giochi sessuali soddisfano altri bisogni oltre a quelli sessuali o al posto di quelli sessuali, e sono praticati soprattutto dai nerds (sfigati) e dai cosiddetti psicolabili: odio, rancore, vendetta, collera, paura, rimorso, vergogna e imbarazzo, oltre all'amor proprio ferito, all'inadeguatezza e a tutti gli altri sentimenti negativi su cui certa gente non può fare a meno di fissarsi respingendo l'amore. Con l'uso della loro sessualità come esca oltre che per il loro piacere, i giocatori possono placare le loro fissazioni e i loro desideri ed in tal modo mantenersi ragionevolmente soddisfatti anche se si avviano ad essere degli sconfitti e dei solitari. Questo è il “vantaggio” psicologico interno di un gioco: allenta la pressione e impedisce che la persona impazzisca. Ma quasi sempre la pressione diventa così forte che questi sports da nerds, per quanto intensamente praticati, non possono mitigarla. De Sade, per esempio, continuò a far soffrire sua madre finché fu rinchiuso nel manicomio di Charenton, lasciandosi dietro un certo numero di ragazze avvelenate e percosse, e guadagnandosi l'ammirazione di Baudelaire, Swinburne, Dostoevskij, Kafka ed altri che ancor oggi lo esaltano.

 

L'odierno esaltatore di De Sade opera - soprattutto nel web, che gli consente di agire inizialmente solo virtualmente, e quindi senza ricevere alcun "no" dalla sua "preda" - come un vero e proprio pescatore. Ma è egli stesso un pesce della pescitudine, pescato da un suo simile, cioè da uno psicolabile simili a lui.

 

In tal modo si verifica lo stesso gioco per entrambi: il pescato può solo sottostare alle perversioni del pescatore o viceversa, dato che entrambi possono sempre dire all'altro: te l'avevo detta la mia ammirazione per De Sade (o per il porno, o per l'eros, la violenza, ecc.)!

 

Questa è in fondo la base della cosiddetta magia sexualis (religion of darkness), finalizzata al godere del male altrui, ultimo stadio dell'imbecillità umana (dodi&c, ovviamente; acrostico da me inventato per caratterizzare la Compagnia Dove Ogni Deficiente Impera, che non riguarda solo il mondo politico di cocainomani e trans, ma anche quello del web, depravato al medesimo livello).

 

In altre parole, ricorrono a tali giochi le persone che temono l'intimità, sia in generale che nella vita a due. I giochi permettono loro di accostarsi agli altri e di avere significative transazioni senza quella capitolazione richiesta dall'intimità. Quindi i giochi sessuali possono essere o una barriera contro l'amore, o un passo nella sua direzione, un modo per saggiare il terreno. Per le persone che hanno abbandonato la speranza di amare o di essere amate, possono diventare giochi fini a se stessi, per i vantaggi che ne possono essere estorti.

 

Il tipico gioco di questi individui senza speranza è chiamato dal Berne “Violenza carnale del 3° tipo”. È un gioco a tre, avente lo scopo di rendere l'uomo infelice mediante la rivelazione del misfatto a terzi: madre, padre, avvocato, medico, polizia, ecc. È l'opposto della violenza carnale vera e propria, che si propone di far soffrire la donna, specie se essa gode contro la sua stessa volontà (questa è la possibilità più terrificante). Ma l'autentico stupratore può non interessarsi molto alla donna, la quale è per lui un semplice oggetto di piacere, e quando l'atto è consumato egli si appassiona di più alle indagini e ad un altro gioco (per es., “Guardie e ladri”). Infatti, se lei non denuncia l'accaduto, lui può inviare una lettera anonima, o fare una telefonata anonima alla polizia per metterla in movimento e dare inizio alla caccia. In casi estremi, può addirittura scrivere un libro sull'esperienza; questa è per lo psicopatico la cosa più divertente: "giocare a “Guardie e ladri” con critici e filosofi, e violentare le menti vergini" (E. Berne, “Fare l’amore”, Ed. Bompiani).

 

Il massimo per questo tipo di giocatore, scrive il Berne, sarebbe per esempio  scrivere un libro intitolato “Come violentare per diletto e profitto”, che una volta pubblicato, si venderebbe ancor di più delle opere del Marchese de Sade, “che era troppo altezzoso per scrivere libri commerciali e che finora non è riuscito a entrare nelle biblioteche delle scuole medie” (ibid.).  In tal modo il discepolo dell'imbecillità supererebbe il maestro!

 

Questo che segue è il dialogo tra Zamé (personaggio che, nel Romanzo filosofico di De Sade, rappresenta la figura del legislatore ideale di una sconosciuta isola del Pacifico) e un francese tipico dell’Antico Regime. Chi parla in prima persona è Zamé.

"Una volta io trascorsi un giorno a Parigi in quell’arena di Temi dove i suoi pretonzoli, con la giubba elegante sotto la sottana nera, reduci da pranzi con le loro baldracche, condannano così allegramente a morte individui che valgono talvolta più di loro. Si stava per dare spettacolo a quei macellai di carne umana...

- Che colpa ha commesso quell’infelice? - domandai.

- Un pederasta, - mi rispose; - vedete bene che si tratta di una colpa orribile, arresta l’aumento della popolazione, la disturba, la distrugge... questo furfante dev’essere a sua volta distrutto.

- Ben detto, - risposi al mio filosofo - il signore mi sembra un genio...

Seguii una gran folla che s’introduceva non lungi di là in un monastero, e vidi una povera ragazza di sedici o diciassette anni, fresca e bella, che aveva poco prima fatto atto di rinuncia al mondo e giurato di seppellirsi viva nella solitudine in cui si trovava...

- Amico, - dissi al mio vicino, - che fa questa ragazza?

- Una santa, - mi venne risposto, - ella rinuncia al mondo, va a sotterrare nel fondo di un chiostro il germe di venti figli di cui avrebbe fatto un giorno dono allo Stato.

- Che sacrificio!

- Oh! si, signore, è un angelo, e ha già il suo posto in cielo.

- Insensato, - dissi al mio uomo, non potendo sopportare quell’incoerenza - tu laggiù bruci un infelice il cui torto dici che è l’arrestare la propagazione del genere umano, e incoroni qui una giovane che sta per commettere lo stesso delitto! Mettiti d’accordo su queste cose, francese, o non c’è da stupirsi che uno straniero munito di ragione, che viaggi nella tua terra, la prenda per il centro della follia e dell’assurdità" (Donatien Alphonse François De Sade, Aline e Valcour, ovvero il Romanzo filosofico, Milano, 1968).

Così scriveva il marchese de Sade, libertin outré, alla Bastiglia, un anno prima dello scoppio della Rivoluzione francese. In nome della ragione (ed ecco che i proto pescitudinisti Adorno e Horkheimer scriveranno poi di De Sade che "la sua opera smaschera il carattere mitologico dei principi su cui, secondo la religione, poggia la civiltà: il decalogo, l’autorità paterna, la proprietà privata" (Adorno e Horkheimer in Mario Mieli, "Elementi di critica omosessuale", Milano, 1977).

 

Se nel 1791, nello spirito dell’illuminismo e in nome della ragione, i proto giocatori di “Violenza carnale", si comportarono così, è ovvio che i politicastri si comportarono pomì: Diderot vedeva addirittura nei pederasti e negli omossessuali un rimedio naturale alla sovrappopolazione ed alla sifilide, perciò l’Assemblea Costituente francese abolì la pena capitale per il "reato di sodomia".

 

La ghigliottina andava dunque bene per tutti tranne che per i sodomiti. Certo. Era  giusta la ghigliottina del 1791! Povera Francia! E oggi?

 

Oggi il "giocatore" chi è? Povera Italia! Oggi egli è il filosofo eroe che precisa e “specifica” - proprio perché egli non supera i condizionamenti della “specie” mediante la sua individualità al di là da venire! - attraverso la morale dei malati (“speciali”, appunto), che il carnefice è complice della vittima.

 

Vittimismo e masochismo trovano così adiacenza: lui vuole godere liberamente - e senza interferenze - di tutto e di più, così come delle sue (e delle altrui) tendenze masochistiche. Il che non significa affatto continuare a impersonare il ruolo della vittima: la vittima è il pendant del libertino sadico - egli spiega - ma il pendant di un masochista non è un sadico, bensì, se vogliamo, una Venere in pelliccia, oppure un Marte à poil, un macho severo e splendente come un dio.

 

Certo, il sadismo di De Sade non sarà proprio il masochismo di Sacher-Masoch, ma non si da' sadismo senza manifestazioni masochistiche collaterali, né masochista scevro da impulsi sadici! Per cui egli parla di sadomasochismo. Ma il giocatore non sceglie una vittima masochista (se no che gusto c'è? Che gusto proverebbe a martoriare chi ne gode?), né il masochista un dominatore sadico. "Con troppa fretta - scrive infatti Deleuze - si è portati a ritenere che sia possibile rovesciare i segni, capovolgere le pulsioni e pensare la grande unità dei contrari per ottenere Masoch partendo da Sade" (Gilles Deleuze, "Masochismo e sadismo", Milano, 1973).

 

"Il punto è che se ti fai inculare - scrive Mario Mieli in "Elementi di critica omossessuale" - se sai quale profondissimo godimento dal coito anale puoi trarre, diventi per forza diverso dalla gente "normale" col culo frigido. Ti conosci più a fondo. Oh come aveva ragione De Sade scrivendo: "Se voi sapeste come si gode deliziosamente quando un grosso cazzo ci riempie il didietro; quando, affondato fino ai coglioni, vi si dimena con ardore e ritirato fino al prepuzio vi si riaffonda fino al pelo! No, non c’è al mondo intero un godimento che valga questo: è quello dei filosofi, degli eroi, e sarebbe quello degli dei se le membra di questo divino godimento non fossero esse stesse i soli dei che dovremmo adorare sulla terra"" (De Sade "Elementi di critica omosessuale", op. cit.; cfr. anche "F.H.A.R., "Rapporto contro la normalità", in "Dove è andato il mio cromosomo?", Rimini, 1972; Freud, "Carattere ed erotismo anale", in "Opere", Torino, 1972). È davvero l'avvento dell'uomo bestia?

 

Bravi filosofi eroi! Così si fa! Povera Italia!