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Ma Alda! Ma Alda! Ma Alda!
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Ma che testa può avere un gregario della DODI&C? (Corporativismo Dove Ogni Deficiente Impera)? Ma Alda! Ma Alda! Ma Alda! Il Budda ha già detto tutto! Tutto è già stato detto... E dobbiamo chiamare le cose con i loro nomi...
Quando la deficienza di pensiero diventa sentimento di odio per il quale si afferma di provare schifo rispetto a chi è "colpevole" di essere libero da pregiudizi di pensiero nel considerare il capitalismo, è segno che si è entrati nella bestialità del primitivismo: si è più o meno al livello di un orango (con rispetto per gli oranghi) che fa solo il suo verso "U", "u", "u", molto simile a quello di HOMOBESTIASONG (per ascoltare il brano cliccare sul titolo. Per prelevarlo cliccarvi col tasto destro del mouse e poi su "Salva oggetto con nome...") canzone-denuncia del corporativismo esistente fra Stati e banche centrali, ingenuamente scambiato per capitalismo.
L'orango comunque, a differenza dell'uomo imbestialito, non è cattivo, dato che la bestia ha a che fare non con l'etica ma con la mera sopravvivenza secondo il livello della propria forza bruta.
Quando l'uomo-orango sente dire che il capitalismo poggia sull'offerta di mercato, sulla fiducia e sulla speranza che dando si possa anche ricevere, e che in tal senso le virtù evangeliche della c a r i t à, della fede e della speranza, sono fondamentali nel capitalismo sano, cosa fa? "U", "u", "u", come nella canzone... E tira in ballo la FIAT: dov'è l'amore e la carità nella FIAT e nei licenziamenti di Termini Imerese? "U", "u", "u"!
Infatti non essendo in grado di relazioni di pensiero, gli uomini-scimmia (e le donne-bertuccia, ovviamente) attribuiscono il capitalismo alla FIAT. "Chi pouò negare questa attribuzione?", pensano infatti nel loro "U", "u", "u"!
Ciò che sfugge ai deficienti è però che il capitalismo della FIAT non è un capitalismo sano. Il capitalismo-FIAT è un capitalismo drogato, appunto dalle corporazioni statali che spesero e che continuano a spendere soldi pubblici, ad esempio per la rottamazione delle automobili. Questi contributi statali dati all'industria automobilistica restano poi come debito per le generazioni future. "Ma chi se ne frega" dice la bertuccia... "Le generazioni future si arrangino" dice la bertuccia, "così come io mi sono arrangiata...".
In altre parole, come il drogato spende tutto quello che ha per drogarsi, e poi va a rubare per continuare a drogarsi, così fa lo Stato quando droga il mercato con incentivi pubblici per difendere (così dice) l'occupazione.
Ma della droga, a lungo andare, si diventa dipendenti. E qui risiede la follia pura.
Se il lavoro è sempre più svolto dalle macchine, ciò significa che l'uomo lavorerà sempre meno. Ma questa, se si ragiona, non è una ragione per andare in crisi, bensì per stare meglio del tempo in cui si era costretti a sudare. Se si va in crisi questo significa che la crisi dipende dal fatto che non si ragiona. E ciò avviene quando il pensiero debole si fa scimmiesco, appunto.
Se si ragionasse si starebbe meglio.
Oggi c'è ancora gente che si rifiuta di usare il computer e vive tale rifiuto come scelta di vita. Ma non è tanto questo il problema. Il problema è che chi sceglie il bestialismo materialistico pratico poi si lamenta di perdere il lavoro. Ma perdere il lavoro è assolutamente normale se il lavoro lo fanno le macchine: se scegli l'involuzione in luogo dell'emancipazione non puoi aspettarti altro che di perdere quell'antico lavoro. Se non ti emancipi, se vuoi rimanere sempre proletario o il lavoratore sporco e sudato di due secoli fa, non ti puoi lamentare quando il tuo muscolo è sostituito da macchine computerizzate. Perdi lavoro a causa del capitalismo? No. Perdi lavoro a causa delle ingerenze dello Stato nel capitalismo.
Un capitalismo sano è solo quello in cui lo Stato non deve mettere il suo becco da tucano!
Infatti se con midi e plugin un solo musicista può oggi creare prodotti musicali pregiati, perché mai lo Stato dovrebbe con soldi pubblici mettere in cassa integrazione altri musicisti non più materialmente richiesti per l'ottenimento di tali prodotti?
Se non ti vuoi adeguare alla tecnica ed alla nuova logica (tecnologia) o vuoi ancora pensare secondo il vecchio testamento, addirittura invocando la pena di morte per quelli che non la pensano come te, commetti un grave errore. Non sei solo deficiente. Sei peggio di una bestia.
In ogni caso non puoi chiamare capitalismo il mercato drogato di aziende fasullo che sono diventate culo e camicia con lo Stato, cioè con le corporazioni statali. Quello è corporativismo, non capitalismo. "Non a caso Fiat e Parmalat sono entrate in crisi dopo il trasferimento di sovranità monetaria dalla banca d'Italia alla BCE", scrivevo infatti in un messaggio inviato in data 08/01/2004 alle ore 3:39:36 dal titolo "Proviamo a risorgere" in un forum di mentecattocomunisti, rimasti allo stato scimmiesco...
Segue uno scritto del libertario Mauro Meneghini, come conferma di ciò che vado ripetendo dal 2000! Perché in realtà tutto è già stato detto...
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A settembre 2009 dicevamo:
“È terribile vedere come vengono spesi i soldi pubblici in Italia. Non è credibile il ministro delle finanze, il campione del mondo del deficit di bilancio, ci racconta che sbagliamo, proprio lui che si è fatto eleggere con certi obiettivi e una volta nella stanza dei bottoni si comporta esattamente all’opposto, che ci critica, lo stesso ministro delle finanze che notte tempo trova 4 miliardi di euro per la rottamazione delle automobili. Senza dover avvisare nessuno. È logico: se te li danno li prendi. Ma cosa stia succedendo nel mercato automobilistico adesso che i contributi stanno scadendo? È cosa succederà ai fatturati dell’industria automobilistica quando i contributi finiranno? Lo sappiamo quali crolli di fatturato ci saranno. L’anno prossimo i cittadini non ricompreranno un’automobile nuova perché quest’anno è stato così bello! Ma chi se ne frega! Se la dovranno vedere chi verrà dopo. Contemporaneamente, sappiamo, che nella classe media vengono ridotti i posti di lavoro, commercianti di auto usate, officine: lì, sono aziende i cui posti di lavoro si contano sulle dita di una mano; lì, non ci sono sindacati, assemblee operaie la gente sta a casa e basta. Chi nottetempo trova 4 miliardi per la rottamazione non può venire a raccontarci che per istruzione, per il sistema fiscale, e per le giovani generazioni non ci sono più soldi. Questo noi libertari non vogliamo più sentirlo.”
“Siamo un’azienda privata e non un governo”, ha detto Sergio Marchionne quando due giorni prima di Natale ha presentato la chiusura di Termini Imerese come non contrattabile. Con analoga decisione autonoma, la Fiat ha stabilito le due settimane di cassa integrazione per i 30mila dipendenti addetti all’auto in Italia, tra febbraio e marzo. Una decisione che ha colto il governo di sorpresa. E che ha fatto infuriare i sindacati.
L’opinione generale è che la Fiat abbia adottato la decisione per premere sul governo, e indurlo ad affrettare i tempi per rinnovare anche nel 2010 gli incentivi pubblici all’acquisto di auto meno inquinanti. Nel 2009 hanno funzionato, ed è stato così possibile largamente superare i 2 milioni di unità vendute in Italia. Senza aiuto pubblico, le vendite sarebbero state tra le 5 e le 6oo mila unità inferiori. I numeri dell’auto, in Italia, sono però per lunga storia “delicati”. Per esempio il costo per lo Stato, cioè a noi contribuenti, degli incentivi pubblici, è solo ufficioso. L’erogato pubblico è stato di circa 2,3 miliardi di euro. Se si considerano intorno alle 500mila unità le vendite aggiuntive da incentivi, e si sottrae l’Iva incassata dallo Stato, il costo netto pubblico è intorno a 1,1 miliardi.
Ma se lo chiedete ai costruttori, dicono che non è vero. Perché lo Stato incassa sull’auto molto di più che la sola IVA. E dunque gli incentivi sono convenienti per lo Stato e non un costo netto, dicono. In effetti, sommando la ventina di prelievi fiscali diversi che gravano sull’auto - oltre all’IVA sull’acquisto quella su carburanti, lubrificanti, pneumatici, imposta provinciale, tasse su RCA, tassa di proprietà, accisa sui carburanti e via proseguendo - lo Stato ha incassato nel 2009 oltre 63 miliardi di euro, e nel 2010 a incentivi confermati diventerebbero oltre 65 miliardi. Se si sommano ai 38 miliardi che i privati italiani hanno speso nel 2009 per comprare i 2,1 milioni di auto nuove, la somma fa oltre 100 miliardi. Ecco il contributo nazionale al settore auto. Non si può dire che gli italiani siano avari, per sostenere l’auto. Il che aiuta a capire perché la decisione di chiudere le fabbriche per due settimane sia apparsa eccessiva e impropria.
Ma la Fiat stima comunque che il venduto 2010 potrebbe calare del 12% nel 2010, visto che grandi Paesi come la Germania sembra non rinnoveranno gli incentivi. Il calo potrebbe arrivare al 20%, se il governo italiano dovesse fare la stessa cosa. Dunque l’azienda deve evitare di riempire i piazzali di invenduto. Fiat deve pensare alla grande sfida per il mercato globale che ha lanciato su Chrysler, per raggiungere entro un triennio i 4 milioni e mezzo di unità vendute, e puntare ai 6 in futuro. E visto che i 22mila operai addetti ai 5 stabilimenti italiani producono sommati solo 650 mila auto mentre tutti i margini di guadagno l’azienda li realizza con meno addetti negli impianti in Brasile e in Polonia, è meglio che la politica italiana si dia una regolata. Dipendesse da Marchionne, come ha dichiarato sempre a testate d’informazione straniere, i cinque impianti italiani non ci sarebbero o non sarebbero dove sono.
Sono considerazioni fondate? Dal punto di vista dell’azienda, sì. Ma che cosa deve pensare, la politica e il sindacato? Come può accettare che il presidente francese Sarkozy ordini a Renault di non delocalizzare in Turchia, rispondendo anche a brutto muso alla Commissione europea di Bruxelles, mentre anche la Merkel ha fatto l’impossibile pur di difendere la germanicità della Opel?
Gli incentivi pubblici hanno il pregio di difendere l’occupazione, ma drogano il mercato. E della droga, a lungo andare, si diventa dipendenti. Col risultato che per le aziende diventa sempre più difficile capire a quale livello di produzione e vendita mirare per far tornare i conti, visto che la crisi dell’auto a livello mondiale non è solo una crisi di domanda, ma è una crisi preesistente di sovraccapacità produttiva, nell’ordine del 30%. La Cina ha scavalcato gli Usa con oltre 12 milioni di unità vendute nel 2009, non è che in Cina si vendano le stesse auto che in Occidente.
Di conseguenza, invece di attardarsi in polemiche che con Marchionne in America lasciano il tempo che trovano, forse politica e sindacati dovrebbero essere capaci di alcune scelte sinora mancate. Tre, per esempio.
Roma dovrebbe chiedere un coordinamento vero europeo delle misure per l’auto. Se ogni governo si regola in casa propria, vincerà solo chi ha più possibilità di noi di spendere in deficit. Come la Francia, che ha impiegato quasi 5 miliardi solo per sostenere nel capitale i produttori nazionali. Ma ciò significa falsare il mercato, e penalizzare l’azienda italiana e i suoi occupati. È a Bruxelles, che bisogna protestare. In caso contrario, la lotta alla sovraccapacità produttiva si fa solo nei Paesi con più debito pubblico, cioè da noi.
Secondo, occorre ormai distinguere la Fiat - avviata a una diversificazione mondiale - da un piano nazionale per l’auto. Se da noi si producono meno auto che in Belgio o nella Repubblica Ceca, e i soli 6100 dipendenti dello stabilimento Fiat brasiliano producono quanto i 22 mila in Italia, è perché non abbiamo saputo attirare produttori esteri concorrenti alla Fiat. Per difendere i 5 residui stabilimenti italiani, Fiat ha dovuto far ruotare su base annuale tra cassa integrazione ordinaria e straordinaria più di un dipendente su due tra quelli del nostro Paese. Non ha senso continuare così.
Terzo: questo significa essere pronti ad offrire ad altri, gli stabilimenti Fiat che Torino non valuta più convenienti, continuando a far lavorare la componentistica italiana che è di straordinario livello mondiale. Se lo accettasse - non lo ha mai voluto - Fiat avrebbe ancor più ragione a voler chiudere laddove è inefficiente. Ma rinunciando al denaro dei contribuenti italiani, visto che già può approfittare di quello degli americani per Chrysler (tanto è vero che si sposterà lì, ricerca e produzione dell’ibrido elettrico Fiat). Altrimenti, è ben difficile che dipendenti, sindacati e governo capiscano perché solo da noi, a Termini Imerese e a Pomigliano, a denari pubblici non corrisponda la tutela del lavoro. E che le imprese italiane di altri settori si vedano negati gli aiuti che per l’auto ci sono sempre. Cordialmente (Mauro Meneghini).
Di
fronte alla realtà di questi fatti, super-negata dalla
DODI&C,
il super statalista mentecattocomunista, da super uomo-orango quale è, non può
che applicare il suo odio della verità al suo proprio trasformismo (avendo
oramai trasformato il contenuto di ogni concetto secondo la neolingua di
orwelliana memoria) con risultati fisico materiali sulla sua propria forma di
animale sociale sempre più animale e sempre meno sociale. Nasce così una nuova
specie di animale animale sociale: il super maiale con la testa di c..... E
questa è infatti l'opera della sua supernoise magia nera di parole e della
religion of darkness, che gli si riversa contro...
Diciamo le cose come sono, dunque. Chiamiamo le cose con i loro nomi...
Il capitalismo è davvero affetto da un vuoto conoscitivo, generatore di anti-individualismo-etico, generatore di rinuncia alla maggiore, anzi unica risorsa che è il miracolo della creatività umana in un rapporto di apertura verso il divino. È una risorsa che soprattutto non dovrebbe essere mai negata né ai poveri, che possono essere i più aperti di tutti al futuro, né ai ricchi o agli individui eccezionali, che possono offrire guida, immaginazione e ricchezza alla causa del cambiamento benefico.
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