Gnu (Nereo Villa)

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I prolegomeni al testo di questa canzone li trovi alla pagina: "Filosofia della mutua".

 

Spiegazione dell’effetto sonoro dello zanzarone (o dello sciame di zanzaroni tigre) inserito nel brano: premesso che Gnu è la figura dell'uomo arretrato d'oggi, addomesticato dalle elementari fino all’università, alla schiavitù, attraverso menzogna, ipocrisia e leccaculismo pratico… se osserviamo Gnu tenendo presente ciò di cui è stato reso consapevole, grazie appunto alla scuola dell’obbligo, troviamo nella sua coscienza tre argomenti che gliela occupano completamente: 1°) la concezione materialistica della storia; 2°) l'opinione che alla base di tutto il divenire vi sia dappertutto solo lotta di classe il cui riflesso è ciò che si crede accada; e 3°) la teoria del plusvalore, consistente in forza lavorativa non compensata che produce guadagno sottratto al lavoratore dal datore di lavoro senza che il lavoratore ne riceva indennizzo alcuno (continua).

 

IO SONO GNU
E SONO L’UOMO PRIMITIVO
L’AMIGDALA NON CE L’HO
E NEANCHE ME LA FO

IO NON INTUISCO
QUESTO È IL MIO TABÙ
CHE SERVE UN SASSO A PUNTA
PER DIFENDERE LA TRIBÙ

E SE LA BESTIA È SOPRAGGIUNTA
IO LE FACCIO UNA LINGUACCIA
E SENZA IL SASSO A PUNTA
LE DICO UNA FREGNACCIA

COSÌ LA MANDO VIA
PER AGORAFOBIA
E ANCHE SE NON SE NE VA
PAURA NON MI FA
PERCHÉ  IO SONO GNU
L’UOMO PRIMITIVO
L’AMIGDALA NON CE L’HO
E NEANCHE ME LA FO

IO SONO UN NICHILISTA
CHE NON CI VEDE PIÙ
CHE MI CALÒ LA VISTA
PER VIA DI BELZEBÙ

BELZEBÙ È ARIMANE
MEGA MEGALOMANE
IL DIO DELLE MOSCHE
DI TUTTA LA MIA TRIBÙ

UNA TRIBÙ DI NANI
NANI SUPERNOISE
ACCALAPPIACANI
O YES BABY DI TEDDY BOYS

IO SONO GNU
E NON VOGLIO LO STRUMENTO
PER CACCIARE L’ORSO
DALL’ACCAMPAMENTO

IO NON INTUISCO
ME L'HA DETTO KANT
DI PREFERIRE IL FISCO
COSÌ L'ORSO ME LO CACCI TU

E SE LA BESTIA È SOPRAGGIUNTA
IO LE FACCIO LA BOCCACCIA
E SENZA SASSI A PUNTA
LA SPAVENTERO'

COSÌ LA MANDO VIA
PER AGORAFOBIA
E ANCHE SE NON SE NE VA
PAURA NON MI FA

ANZI IO LA INSULTO
PER LA SUA BESTIALITÀ

Per forza, è una bestia... Mah! Comunque è mica tanto... È mica detto che sia una bestia... Perché? Nooo! Ci sono anche delle bestie che... Tutto è relativo insomma, cioè... Può darsi anche che

IO SONO GNU
L’UOMO PRIMITIVO
L’AMIGDALA NON CE L’HO
E NEANCHE ME LA FO

IO SONO GNU
UN UOMO PRIMITIVO
L’AMIGDALA NON CE L’HO
E NON CE L'HAI NEANCHE TU

IO SONO GNU
e non ce l'ho l'amigdala ma non ce l'hai neanche tu. Fammela vedere se ce l'hai l'amigdala, cocco! Fammi vedere l'amigdala se ce l'hai. Dov'è? Eh? Fammela vedere se ce l'hai! Non ce l'hai l'amigdala. No.

Ta gl'è mia l'amigdala!

 

 

(inizio)  In sostanza si compone solo di questi tre elementi ciò che da’ l'avvio agli impulsi coscienti di Gnu, e di ogni suo agire! Gnu non sa nulla (anzi non ne vuole sapere) della cultura libera da anacronismo e sorretta su proprie basi secondo libertà della vita del pensiero. Quindi non può nemmeno avvicinarsi in modo conviviale ai terrestri suoi simili, cioè ai soci del grande organismo sociale costituito dal pianeta. Gli istinti di Gnu seguono solo quei tre argomenti operanti nella sfera superficiale dell’attività interiore effettiva della sua coscienza. Poiché però egli sogna, come tutti, una cultura libera, una uguaglianza per tutti ed una solidarietà espressa nell’oggettiva divisione del lavoro, emerge con particolare chiarezza da questa differenza, tra desiderio cosciente di Gnu ed il suo impulso inconscio, il loro assoluto contrasto. La concezione materialistica della storia parte infatti dal presupposto che tutta la vita immateriale (attività interiore umana) sia solo fumo che sale dai processi che si svolgono nel campo della vita economica dell'uomo. Nel corso storico della vita umana di Gnu di reale vi è perciò solo quello che accade nel campo della fabbricazione delle merci, della produzione, del commercio, del consumo secondo il quale gli uomini commerciarono in un'epoca, in base al quale ebbero l'una o l'altra fede religiosa, curarono l'una o l'altra espressione artistica, considerarono questo o quel loro diritto come morale. Insomma per Gnu la vita immateriale è nella sua essenza un'ideologia, intendendo con questa parola qualcosa che non ha alcuna realtà in se stessa e che è, appunto, solo un riflesso di quanto avviene all'esterno sotto forma di lotte economiche. Ed anche se per Gnu, quello che gli uomini accolgono nel loro pensiero, che ritengono artistico, e che esprimono nella volontà morale, può agire poi come feedback, cioè di ritorno, sulle lotte economiche, in ultima analisi tutta la vita immateriale rimane ugualmente per costui un riflesso della vita economica esterna. Questa è per sommi capi la concezione materialistica della storia. A Gnu sfugge che se la vita umana è solo un riflesso di pure forze esterne, economico-materiali, se il mondo è solo materiale e se i pensieri umani ne sono solo un riflesso, se poi Gnu vuole vivere in base a queste sole idee, ritenendo reale solo quello che appare nel mondo materiale, allora deve distaccarsi da tutta l'autentica vita immateriale della propria attività interiore. E ciò significa che Gnu rinuncia a riconoscere qualcosa come spirito autonomo che si fonda su se stesso. E poiché tale spirito è l’io, Gnu rinuncia all’io, anche se per rinunciare all’io deve usarlo dicendo: io rinuncio! E questa è la paradossale causa della negazione del valore della tecnica che dalla scoperta dell'amigdala (la tagliente pietra di selce dell'uomo primitivo) fino a quella del microchip viene nichilisticamente negato da Gnu, il primitivo di oggi, che si scaglia contro la tecnica pur servendosene per formulare l'ingenua accusa contro di essa.

Ecco perché nell'epoca moderna Gnu si da’ da fare per portare sempre più detrazioni contro la tecnica, sia per

poter asserire che non esiste uno spirito autonomo che vive nel soprasensibile, né uno spirito in genere. La cosa si riflette ovviamente alla superficie della vita dell'anima di Gnu.

Nella canzone “Gnu”, ho espresso dunque questa lotta di Gnu contro l’io inserendo nel brano una specie di zanzarone disturbatore, il quale pone un super rumoroso (supernoise) contrasto allo svolgersi ritmico del tempo, e che viene poi fatto fuori da una sberla di Gnu su se stesso, cioè sulla propria epidermide, al fine di schiacciare lo zanzarone...

Se oggi Gnu fa confusione, scambiamo l'utile per il bene, e non riesce più ad orientarsi non è dunque colpa della tecnica, ma del fatto che Gnu non è educato a pensare.

 

Il seguente scritto di Massimo Scaligero sull'ingenua accusa alla tecnica è un capitolo del suo libro "Guarire col pensiero". In esso risulta evidente come l'uomo arretrato di oggi (vedi il personaggio "gnucco" della canzone "Gnu", sia arretrato proprio in quanto rimasto indietro al tempo di Kant, che con la sua infame sentenza: “dovetti dunque annientare la conoscenza, per far posto alla fede” (Prefazione di Kant alla 2ª edizione di “Critica della ragion pura”) chiuse l'accesso alla conoscenza promuovendone l'"ignorabimus" a qualsiasi livello, dato che impedì di considerare il livello intuitivo umano come realtà della vita pensante, sostituendolo col "dover essere", generando l'economia... del debito, il diritto... di ciò che è storto, e la kultura... del dogma...

 

L'ingenua accusa alla Tecnologia

Fonte: Massimo Scaligero, “Guarire con il pensiero”, Roma, 1975

 

Come è avvenuto in genere per ogni tipo di indagine, è mancata alla moderna psicoterapia la possibilità di avvertire immanente al pensiero il principio del proprio movimento, ossia la priorità essenziale del pensiero in ogni processo dì conoscenza e in ogni sperimentazione psicologica. Soltanto la consapevolezza dell'elemento originario del pensiero può dar modo all'indagatore di conoscere il moto mediante cui il pensiero è uno con le forze pure dell'anima, in una sfera che può ravvisare extracosciente, non in quanto la immagini tale, ma in quanto penetri in essa come oltre il limite ordinario del pensiero. Senza il superamento di tale limite, l'esperienza psichica si svolge, piuttosto che secondo il pensiero indagante, secondo psichismo manovrante il pensiero.

 

Non c'è stato finora studioso che abbia mostrato di comprendere un simile problema e di ravvisare nel limite con cui normalmente identifica la soglia della coscienza, un limite interno al pensiero. Stando entro questo limite e perciò con il pensiero bisognoso di un “profondo” fuori di sé, opposto e tuttavia indagabile, lo psicologo guarda all'INCONSCIO e proietta come contenuto di esso la serie di rappresentazioni che trae dall'immagine di esso, come dal proprio limite: non avverte che il contenuto è ipotetico e che egli lo fornisce di un potere di realtà, in base a serie di situazioni riferite alla psiche, e perciò di percezioni, del soggetto paziente e di se medesimo, prive del correlativo concetto, ossia di quella identità con il pensiero grazie alla quale quelle si danno. Il concetto infatti c'è, ma ignorato.

 

L'attitudine che reifica l'ente metafisico inconsapevole e ad esso subordina il pensiero, ritenendolo autonomo per il fatto che può svilupparlo logicamente, si ritrova nella Cultura di questo tempo in varie forme, in particolare in quelle mediante cui essa tenta estendere le categorie della psicanalisi al significato della civiltà. Tali forme rivelano l'inclinazione del realismo primitivo, trasferita alla dialettica sociologica e psicologica: rivelano l’inevitabile posizione del pensiero riflesso riguardo ai problemi basali del tempo. L’indistinzione della tripartizione spirito-anima-corpo è nel campo della psicologia la medesima che impedisce il riconoscimento della interna tripartizione sociale (Vedi R. Steiner, “I punti essenziali della questione sociale”).

 

La precarietà della concezione socioeconomica detta “del dissenso”, o “del rifiuto”, le cui conclusioni rispondono più a uno stato d'animo che a una reale posizione di pensiero, si può cogliere nel valore delle premesse: le quali non sono idee originarie, bensì conclusioni hegeliane con contaminazioni freudiane. L'accusa mossa in tal senso alla civiltà tecnologica, il cui incremento andrebbe eliminando gli elementi d'opposizione e di trascendenza dell’“alta cultura”, cade dinanzi alla considerazione che un sistema di conoscenza, che si lascia liquidare dal progresso tecnologico non può essere un’alta cultura, ma ciò che è lecito supporre come origine stessa del male. Il non saper vedere un TIPO, o un LIVELLO DI PENSIERO all’origine del male e accusare un sistema, che ne è il prodotto in sé innocente - tecnologia e progresso - impedisce parimenti di ravvisare il creativo elemento originario nella potenziale autonomia di ciascuna delle tre sfere, economica, giuridica, intellettuale, e l'armonica interdipendenza delle loro funzioni in relazione a tale autonomia. La contorta connessione delle tre forze, nell'attuale mondo, non dipende dal sistema socioeconomico e tecnologico, bensì dalla insufficienza del pensiero dei responsabili teoretici di questo. Il “sistema” è il prodotto del pensiero malato.

 

Il male dell'uomo, psichico e fisico, si alimenta quotidianamente di un processo della coscienza obbligato dal dominante meccanicismo del sapere dialettico ad un estraneamento rispetto alle proprie forze originarie, e perciò alla reale conoscenza di sé. Così, ad esempio, il tipo di intelletto che, per insufficiente coscienza del proprio processo, proietta fuori di sé come alterità l'inconscio, senza consapevolezza di avere a che fare con un’IDEA, da cui finisce col dipendere, mediante serie di relazioni concettuali e rappresentazioni, è lo stesso che, riguardo alla sfera economica, non è capace di distinguere l'originario elemento intuitivo impegnato nella dinamica del fatto economico, dal pensiero dedotto come dottrina dal fatto economico stesso.

 

Quanta influenza abbia esercitato sulla moderna ricerca la dottrina dell'inconscio, è difficile supporre: non soltanto nell'attitudine a dare questo nome a ogni causa psichica o spirituale dinanzi a cui la ricerca si arresta, e perciò a psicologizzare realisticamente ogni fatto della coscienza, così da avere l'illusione di possederlo, ma altresì come incapacità logico-filosofica di identificazione delle asserzioni acritiche e dogmatiche della scienza. Il processo della coscienza da cui è potuta scaturire, come fenomeno della psiche, la dottrina dell’“inconscio”, è il medesimo che oggi sta alla base dell’edificio logico-tecnologico. Questo edificio, costruito mediante attività interiore priva della propria relazione con sé, non può realizzare la reale relazione con il proprio oggetto: quella attività interiore in sostanza non sa distinguersi dal proprio oggetto, perché MANCA DI COSCIENZA DEL LIVELLO in cui lo incontra: la sua coscienza è posteriore a tale incontro, del quale le sfugge il momento dell'originaria identità. Non è coscienza diretta, bensì riflessa.

 

Si può dire che tale sistema, eretto in una sorta di stato di sonno del pensiero, cioè medianicamente è l’ambito della LOGICA ESCLUSIONE DEL SOGGETTO UMANO, A BENEFICIO DELL'UOMO MERAMENTE ANIMALE: esso non può non trasmettere l'impronta dell'esclusa coscienza di sé all'umanità che usa di esso. Mediante la tecnologia, l'organizzazione esteriore della vita appare, sì, relativa all'uomo, ma in quanto questi è manovrato dal realismo e dal dogmatismo della “mens” tecnologica. Non essendo possedute le forze interiori messe in atto per il suo procedimento, non è possibile usare lo strumento tecnologico per imprese CONSAPEVOLI dei veri fini umani e concordi, in senso spirituale, sociale, giuridico, economico, ecc., ossia in modo che l'organismo tecnologico non sopraffaccia l’INDIVIDUALITÀ umana, o che una forma tecnologica non danneggi l’altra: o in modo che la politica non sopraffaccia l'economia, o un economia non si opponga a quella di altri Paesi.

 

In realtà si conosce la materia da ordinare tecnologicamente, ma non si sa quale sia il fine ultimo della conquista tecnologica: non si suppone il suo reale senso, perché non si concepisce neppure il poter rivolgere l'indagine alle forze messe in atto nella costruzione dell'edificio tecnologico. Tale contraddizione è evidente nel fatto che NON SI RIESCE A INTUIRE E A RENDERE PRATICA LA TRIPARTIZIONE DELL'ORGANISMO SOCIALE, QUALE LOGICAMENTE RISULTA DALLA OBIETTIVA REALTÀ DEL PROCESSO SOCIALE. D’altro canto, vedere nella tecnocrazia un sistema che minaccia l'individuo libero, è altrettanto facile quanto servirsi di ciò come di uno slogan politico, o quanto il credere che il rimedio consista nel moralizzare la tecnologia o nel subordinare l'azione economica a un organismo etico-religioso, che è un ricadere nel politicismo che già avvilisce l’economia: è la misura della incapacità di ravvisare il giuoco delle forze spirituali in atto nell'economia e nella tecnologia, le quali non chiedono la redentrice sovrapposizione di una retorica etica o etico-religiosa, bensì la conoscenza delle loro forze originarie, cioè la loro connessione originaria con il soggetto umano.

 

L’accusare il “progresso”, o la “civilità del benessere”, o il cosiddetto CONSUMISMO, è una scappatoia per evitare di vedere le cause interiori che rendono un mezzo in sé neutro come la tecnologia, strumento di degradazione piuttosto che di elevazione dell'uomo. È facile accusare un oggetto, o un metodo, o un sistema. Difficile, invece, perché radicalmente logico, è identificare l’IDEA dietro l’oggetto, o il metodo, o il sistema.