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La sintesi di questa pagina è: per parlare di ecologia bisogna saperne. Quindi pubblicheremo al più presto il libro di Arpad Pusztai eminente studioso ed autorità mondiale della biochimica, "La sicurezza degli OGM", in cui sono divulgate le conoscenze basilari sulla manipolazione genetica, sugli OGM e le conseguenze della loro introduzione nell’agricoltura.
ECOLOGIA O ECO-SOFIA?
di Andrea Franco
Le righe che seguono intendono gettare uno sguardo sul fenomeno del moderno ecologismo, inteso, nel suo senso più ampio, quale cultura fondata sulla percezione della necessità della tutela e della difesa dei valori ambientali, siano essi naturalistici o storici, e della contemporanea messa in atto delle correlative attività sociali, non escluse quelle di natura prettamente politica. Cercheremo anche di capire se esista - e nel caso quali siano i suoi connotati - un nesso fra l'ecologia e la Scienza dello Spirito, onde arrivare all'attivazione di una più completa ed efficace "eco-Sofia (1).
CENNI STORICI SULL'ECOLOGISMO
Se si usa il termine "eco-logia" nel senso letterale di "scienza che studia le connessioni tra uomo e ambiente" si può dire che essa, in quest'accezione oggi comune, è figlia degli eventi legati al planetario boom produttivo del secondo dopoguerra.
Fu nel ventennio successivo agli anni '50 del XX secolo che gli effetti di tale boom, pesantissimi in termini di impatto ambientale, andarono a stimolare una risposta sociale e culturale che si sviluppò soprattutto in quello che è stato il "brodo di cultura" dell'ecologismo: l'associazionismo ambientalista.
È infatti un dato incontrovertibile che l'ecologismo si sia diffuso capillarmente grazie a quel particolare veicolo sociale che sono state e sono tuttora le sigle caratterizzanti la nascita di un vero e proprio movimento mondiale ambientalista: dal World Wildlife Fund (WWF) al Sierra Club, dai Friends of The Earth a Greenpeace.
Tutti movimenti, come si vede, di origine anglosassone, grazie alla rapida espansione planetaria dell'imperialismo "democratico" anglofono e alla contemporanea esplosione di un movimento culturalmente antagonista nella stessa area linguistica. Pur essendo di originaria matrice anglosassone il movimento ambientalista è peraltro divenuto nel trentennio successivo un elemento sociale e culturale dalla netta impronta internazionalista, andando a formare una delle colonne portanti di quella libera società civile mondiale antagonista dei poteri che dominano la vita economico-sociale della Terra, con una tipica caratteristica organizzativa per cui nelle associazioni ecologiste, assai spesso, la figura del semplice socio contribuente si è fusa con quella del volontario-attivista.
Il fenomeno del volontario-attivista si è rivelato peculiare nella specifica situazione italiana, in cui, infatti, i volontari delle varie sigle ambientaliste (sviluppatesi a partire dagli anni '60) sono andati a colmare parte del vuoto di partecipazione democratica che la storia politica italiana - accentrata nella presenza delle due chiese, cattolica e comunista - ha generato fino all'esplosione dell'epoca yuppie-individualista tipica degli anni '80 e seguenti, epoca che, a sua volta, ha segnato un certo ridimensionamento di questa particolare specie di volontariato.
Tale caratteristica del volontariato ambientalista italiano ha poi fatalmente portato ad un intreccio, spesso pericoloso per i valori ecologisti, fra mondo del volontariato e mondo dei partiti - fatto che in varia misura ha interessato diversi paesi dell'Europa centro-occidentale - fino alla contraddizione estrema della nascita dei partiti "Verdi". Contraddizione consistente nel fatto che la cultura ambientalista - di cui cercheremo di tracciare una sorta di identikit - in quanto portatrice di valori universali, dovrebbe essere transpartitica. D'altro canto si è trattato di una contraddizione necessaria vista l'enorme arretratezza culturale in campo ambientale di gran parte dei movimenti politici, non solo italiani, sia al governo che all'opposizione, per tutto il periodo che stiamo considerando.
Si è comunque avuta una stagione di innegabili, anche se parziali, successi in campo ambientale, durata fino ad un paio d'anni or sono, in cui sono state introdotte leggi di tutela (sia pure sovente disapplicate o interpretate a rovescio) (2) e si è registrata la crescita di una consapevolezza collettiva e di un "sentire comune" in tema di difesa di specie animali, vegetazione, acque, paesaggio; tutto questo come indice di una nuova sensibilità di fronte ai disastri generati dalla mancanza di coscienza dei limiti oggettivi che il Pianeta ha nel sopportare i carichi di inquinamento e di supersfruttamento provocati dall'uso e abuso delle consuete politiche ambientali, fino al sacrosanto rigetto collettivo dell'avventura nuclearista nato sulle ceneri di Chernobyl (l'Assenzio dell'Apocalisse?).
Questa coscienza si è poi ancora di più attivata di fronte allo scandalo economico-sociale di un 15-20% di privilegiati euro-americani che consumano l'80-85% delle risorse mondiali.
La fine del secolo ha peraltro portato ad un brusco ritorno al passato nelle politiche ambientali in molti paesi - ad onta della resistenza alla controriforma forte soprattutto e in Francia e Germania - oggi guidato dalla parossistica crociata contro l'ambiente messa in campo dalla presidenza Bush negli Stati Uniti.
L'ultimissimo capitolo è costituito dallo scandaloso epilogo della legittima protesta anti-G8 di Genova con il suo tragico spargimento di sangue.
Va subito detto che se è giusto parlare di "anti-G8", in quanto gli "8" sono succubi dell'imperialismo anglofono, è mistificatoria l'etichetta di "anti-globalizzazione", in quanto il "popolo di Seattle" propugna la riforma della "globalizzazione-americanizzazione" del Pianeta, tramite il rispetto delle specificità locali, e non la rinascita dei nazionalismi o, peggio, dei tribalismi, come cerca di far credere certa "stampa" o certa "tv".
A Genova si sono manifestati una serie di "nodi" emblematici, in cui abbiamo visto intrecciarsi elementi propri della nostra storia più oscura con quelli del momento internazionale che stiamo vivendo.
Citiamo le stranissime "libertà" (in perfetto stile strategia della tensione) concesse agli anarconazisti (o anarcocelerini?) nerovestiti lasciati "sciolti" per seminare la loro scia di distruzione mentre la polizia caricava e picchiava ambientalisti ed inermi pacifisti, fino al pestaggio "cileno" di giornalisti e ragazzini addormentati, quasi a mostrare i "muscoli" del nuovo governo (...le persone perbene non scendono in piazza...), irresponsabilmente incurante della conseguente ed inevitabile ondata di esecrazione che si è abbattuta sul nostro paese.
Per non parlare del fatto che le flebili "giustificazioni" del Ministro dell'Interno e dello stesso Berlusconi sono apparse speculari alle arroganti e sprezzanti frecciate di Bush contro i "contestatori"...
Questo episodio genovese è dunque figlio diretto dell'enorme forza dell'ossessione economicista-finanziaria - sostanzialmente antisociale - specchio dell'acquisito dominio anglosassone del Pianeta (3), grazie al quale Bush e i suoi micro-alleati possono mostrare tutt'intera la loro insofferenza di fronte alla critica e all'opposizione.
Sul piano strettamente ecologico il New World Order proclama inoltre di essere in grado di spazzare via i parziali successi nella difesa ambientale ottenuti in 40 anni di impegno civile e politico da milioni di esponenti della società civile in tutto il mondo: vedi l'accordo di Kyoto reso carta straccia dallo stesso presidente americano.
Per tornare al "caso Italia" c'è da osservare che mentre i celerini di Genova riportavano la lancetta della Storia indietro ai tempi di Scelba o di Pinochet, il governo presentava un disegno di legge (detto Lunardi dal nome del ministro primo firmatario) grazie al quale verrebbero azzerate tutte le normative di controllo e di valutazione d'impatto ambientale per le opere pubbliche, con una procedura decisionista completamente al di fuori dal meccanismo costituzionale di uno stato moderno (4).
Del senso profondo di tali eventi potremo farci un'idea riflettendo sui preoccupanti ma illuminanti risvolti esoterici legati in ultima analisi all'azione delle cosiddette logge o clubs, non prima però di aver esaminato alcune caratteristiche di quello che si può definire pensiero ecologista.
IL PENSIERO ECOLOGISTA. CARATTERISTICHE E LIMITI
Non è questo il luogo per addentrarci nei particolari del pensiero ecologista, di per sé assai articolato e diversificato (5): ci limiteremo a dare alcune tracce sintetiche dei relativi esiti di esso enucleandone i tratti più salienti. Dal punto di vista storico-culturale va comunque detto che non poca parte dei parametri dell'ecologismo ha radici in certo idealismo romantico ottocentesco americano tendenzialmente panteistico (si pensi, per esempio, a Thoreau e ad Emerson) che costituiva, di fatto, il background culturale dei promotori delle prime "azioni" di stampo ambientalista. Ci riferiamo soprattutto ai padri di quella che è l'idea più nobile del proto-ambientalismo, tradotta in pratica per la prima volta a Yellowstone nel 1872: sottrarre i "pezzi" più belli e pregiati dell'ambiente di un paese allo sfruttamento economico trasformandoli in Parchi Naturali.
Per quanto riguarda l'oggi si può dire che il movimento ambientalista mondiale abbia incentrato il suo messaggio culturale su una serie di punti fermi di cui appaiono basilari i seguenti:
1) la Terra è un organismo vivente le cui risorse sono limitate ed in buona parte non riproducibili;
2) l'essere umano - sia individuo che specie - non è il Signore assoluto del pianeta ma deve imparare a coabitare con tutte le creature;
3) non è pertanto assolutamente pensabile una crescita economica illimitata secondo i parametri dell'ultimo secolo di abnorme sviluppo materiale;
4) l'ecologia è quindi una scienza del limite dell'operare umano: la Terra è stata ereditata dalla nostra generazione e così va trasmessa ai nostri successori, proprio grazie alla consapevolezza di questo limite;
5) gli stili di vita individuali vanno improntati, in ogni particolare, all'attivazione quotidiana di questa raggiunta "consapevolezza del limite": a maggior ragione deve avere quest'impronta l'azione di governo, politico ed economico, della società;
6) solo così si potrà pensare di alleviare le immani difficoltà del Sud del mondo vittima principale della rapina continua di risorse su cui si sostanzia la "civiltà" del Nord.
In questo modo la cultura ecologista in generale, e il movimento ambientalista in particolare, si sono venuti a trovare in rotta di collisione con i dogmi ultraliberisti, socialdarwinisti ed economicisti che animano la dominante cultura anglosassone planetaria, nonostante l'estrema ed obiettiva ovvietà dei punti enunciati, oggi pacificamente condivisibili da chiunque.
La tragedia è quindi la seguente: allo stato attuale delle cose governi, istituzioni planetarie ed organizzazioni finanziarie, con le eccezioni dette prima, tendono irresistibilmente a muoversi in direzione opposta.
Quali sono invece i limiti del pensiero ecologista?
Buona parte dell'ambientalismo soffre di una dicotomia culturale di base - di cui approfondiremo le cause parlando dei risvolti esoterici della questione - fra tendenze filoscientifiche e tendenze sentimental-naturalistiche: si veda la storica querelle fra conservazionismo scientifico e animalismo.
Gli "scientifici" sono portatori di una sorta di fede nei parametri di quelle che si possono chiamare "tecnoscienze", senza rendersi conto che è proprio la massiccia unidimensionale materialità di quello che Geminello Alvi ha definito "pensiero mercantile" (6) - in sé identico al razionalismo riduzionista, padre, ad esempio, delle moderne biotecnologie - la matrice ideale e pratica dell'assalto al pianeta Terra. Da parte loro i "sentimentali", sovente vicini alla New Age e quindi, sia pure in maniera confusa ed approssimativa, ad una visione più spiritualizzata dell'esistenza, tendono ad eludere il necessario aspetto pratico delle questioni, facendo talvolta offesa anche al semplice buon senso, come nel caso di certo estremismo "animalista" incarnato da ambientalisti divenuti assessori o deputati.
È dunque evidente che, immerso in queste contraddizioni, l'ecologismo appare in definitiva prigioniero spirituale di quella stessa cultura che anima il mondo che gli ambientalisti vorrebbero modificare radicalmente: ma nonostante ciò i fermenti, i sogni e le aspirazioni degli ecopacifisti costituiscono la parte più nobile e potenzialmente feconda della vita culturale generata dai sussulti della interminabile crisi di fine secolo che stiamo vivendo.
I RETROSCENA ESOTERICI DELL'ECOLOGISMO
Ed è proprio partendo da quest'ultimo punto - relativo alle potenzialità interiori dell'ecologismo - che possiamo cominciare a scorgere alcuni tratti basilari dell'intera questione e del suo senso spirituale.
Dal punto di vista della biografia chi sono infatti gli ecologisti?
Essi fanno parte di quel mondo di anime che sentono, prima ancora di capirlo, che il mondo degli altri - i poteri "forti" dell'industria e della finanza, della politica e della ricerca "scientifica" asservite al crescente materialismo - è il mondo che vuole consegnare la Terra ad Arimane, secondo la lucida analisi fatta da Ingo Hoppe analizzando la poetica cinematografica di George Lucas (7).
Sappiamo infatti come le logge, da cui l'amministrazione Bush appare dominata come poche altre in passato, bramino che ci sia questa consegna ed operino in questo senso: da qui l'odio per l'ambiente messo in mostra dai potentati economico-finanziari di tutto il mondo, irretiti dalla brama di profitto, sordi a qualsiasi provvedimento che la possa arginare: riteniamo che questa immagine-sintesi renda l'idea di fondo che vive dietro la vulgata neo-liberista imperante. I "potenti" sono tra l'altro e con poche, sataniche eccezioni, inconsapevoli del vero senso della loro missione occulta: demolire la vita sul pianeta, trasformandolo in quel deserto dominato da macchine pseudointelligenti di cui parla Hoppe e di cui Lucas ci ha offerto poetiche e suggestive descrizioni.
Contro questo disegno nasce il mondo dei "contestatori" e di tutte le rivolte giovanili dell'ultimo cinquantennio - dai beatniks agli anti-G8 - e se dobbiamo seguire i dati della ricerca spirituale (8) siamo portati a includere biograficamente le anime protagoniste di tali "rivolte" nelle schiere di Michele.
Si profila allora davanti a noi l'immagine di una sorta di tragedia spirituale: impossibilitati, tranne poche e fortunate eccezioni, a trovare la via cosciente a Michele (la AnthroposSophia), esposte ad ogni sorta di deviazione - comprese quelle della violenza e del terrorismo - queste anime - "micaelite" senza saperlo - vivono comunque il loro impulso prenatale alla salvezza della Terra (sia essa "Gaia" o Corpus Christi) rivestendolo delle forme culturali correnti.
Dal fatto che questi impulsi possano un giorno trasformarsi, passando così dalla "eco-logia" alla "eco-Sofia, andando contemporaneamente a creare il ponte fra mondo della "politica" (i governi e il mondo dell'"economia", dipende l'intera vita umana su questo pianeta per i prossimi decenni ed oltre: ma questo è anche il compito della Scienza dello Spirito per il secondo terzo dell'Epoca di Michele.
Questo può aiutarci a capire come non pochi antroposofi oggi si stiano impegnando a costruire un ponte fra il mondo, minoritario e sovente isolato, nato dalla vita e dal magistero di Rudolf Steiner e quello della società civile universale che rifiuta il patto fra i governi asserviti alle logge e a Mammona.
Il compito è enorme: un inizio positivo, ma ancora insufficiente - comunque impensabile qualche decennio fa - è rappresentato dal fatto che esistono al mondo migliaia di alunni delle scuole Waldorf sparse ovunque e che medici antroposofi o agricoltori biodinamici siano riconosciuti componenti di punta dell'arcipelago ecologista, oppure che il movimento mondiale per la "Triarticolazione Sociale" trovi ogni ora di più il coraggio di uscire allo scoperto (9).
Si tratta appunto di un inizio; che esso possa trasformarsi in percorso vero e proprio dipende dalla libera volontà di quanti riconoscono il cammino della propria vita identico con la Via della Scienza dello Spirito: si potrà allora parlare di una identità fra Anthropos-Sophia ed Oikos-Sophia.
NOTE
(1) Fonte: rivista “Kairos”, n. 29, del 2001. A. Franco è dirigente di associazioni ambientaliste come WWF e VAS (Verdi Ambiente e Società) e ricopre l'incarico di consigliere all'interno dell'Ente Parco Regionale dei Monti Simbruini (area montuosa fra Lazio e Abruzzo).
(2) Il caso più clamoroso è quello della cosiddetta "legge Galasso" (431/85) che ha potuto impedire solo parzialmente quel continuo consumo di territorio che costituisce l'avido connotato del cosiddetto "sviluppo" italiano.
(3) A. Reuveni, "In the name of the New World Order", Londra 1996.
(4) "Corriere della Sera", 27.7.2001, sulla conferenza stampa di WWF, Italia Nostra e FAI.
(5) AA.VV. "Che cos'è l'ecologia?", Milano 1991.
(6) Geminello Alvi, "Le seduzioni economiche di Faust", Milano 1989.
(7) Vedi Kairòs n° 28, luglio-agosto 2001.
(8) J. B. Aharon, "The Spiritual Event of Twenteth Century", Londra 1993, e "The New Experience of Supersensible", Londra 1996.
(9) Vedi www.stuttgartconference.de
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