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D O N M A S C E L L A
Ovvero: il problema economico ed il problema monetario
Il seguente scritto è stato pubblicato anche da: Agora Vox e da Via Cialdini
Corpo
del testo: Gli
attuali problemi economici, relativi licenziamenti, disoccupazione, ecc.,
partono tutti dal problema monetario. Problema economico e problema monetario
appartengono ad un unico livello di pensiero e non si possono disgiungere
astrattamente l'uno dall'altro. Disgiungerli appartiene ad un altro livello,
quello del formalismo dialettico del bolscevismo attuale, che io chiamo mafia. Pound l’aveva intuito ma fu considerato fascista. E quando un decennio fa ne
parlai nel web, sottolineando che il welfare era in realtà una bufala, anch’io
fui considerato fascista dai comunisti e comunista dai fascisti, nonché spietato
in quanto avevo affermato che non si può chiudere gli occhi di fronte
all’evoluzione tecnologica grazie alla quale le macchine ruberanno sempre di più
lavoro all'uomo.
Oggi, a 62 anni, mi sento di aggiungere che lo stesso concetto di civiltà, in quanto proveniente dal civis romanus, mitologicamente poggiante sul fratricidio (Romolo e Remo) e sulla rapina (o sequestro di persona: ratto delle sabine), è altrettanto fasullo.
Un welfare-state credibile dovrebbe perlomeno spiegare in
termini di realtà le ragioni del pagamento
del
debito e pagarlo, ma non usarlo come spauracchio per tartassare all’infinito gli
individui. Fascismo? Il monetarismo di cui sopra era, ed è, l’alternativa alla
corporazione fascista e all’attuale corporativismo. Spietatezza? La spietatezza
appartiene piuttosto ai vari “don Mascella” (nuovo personaggio da me inventato e
a cui accenno più avanti) ipocritamente ostili a qualsiasi libera idea di libero
mercato, in quanto fissati su pensiero debole e su perdita di memoria
essenziale.
Un antico detto, oggi appunto dimenticato, diceva infatti: “Dove c’è società, c’è pure comproprietà, data senza società” (ubi societas ibi autem communio, communio datur sine societate). Ciò significa che la comproprietà è precedente e non successiva alla società, in quanto è grazie alla comproprietà che la società diventa tale. Perciò è giusto ritenere che là, dove c’è società, vi è pure comproprietà, ma non perché è la società a creare comproprietà, bensì perché è vero il contrario, in quanto è la comproprietà a creare società.
Lo Stato di diritto in cui non credo più, avrebbe senso solo se garantisse giuridicamente la proprietà.
Invece così come nello Stato socialista la proprietà era dello Stato e non degli individui, nel nostro Stato di fantasmi, società anonime, persone giuridiche, carte, ecc., la proprietà è appunto del corporativismo dei fantasmi: viviamo in un organismo sociale in cui i soci anziché essere persone in carne ed ossa sono persone giuridiche di carta, fantasmi appunto.
Attraverso la confusione tra “giuridico” ed “economico”, il bolscevismo aveva realizzato una concezione mitica e mistica dell’interesse sociale, la stessa nella quale perfino Berlusconi continua a poppare, credendosi anticomunista. Costui si proclama anticomunista e contemporaneamente keynesiano (leggi: interventista e statalista) esprimendo un mastodontico "Vorrei ma non posso"!
Come stanno le cose sull’altro fronte? Stanno in modo identico. Cambia solo il contenuto del “vorrei”: ci si vorrebbe proclamare marxisti ma contemporaneamente non marxisti, in quanto ci si vergogna delle proprie idee.
In ambedue i casi non si vuole cambiare idea ma permanere, ognuno dal proprio unilaterale punto di vista, nel corporativismo, nonostante la dimostrazione materiale del suo fallimento attraverso il crollo del muro di Berlino. In ambedue i casi, quello di cui non si vuole prendere atto è che la proprietà di Stato non è la proprietà degli individui, ma proprietà del mito. Così lo Stato-fantasma continua a proporre interessi sociali diversi e contrapposti a quello dei soci, gli individui.
Però solo attraverso l’interesse reale dei cittadini tutti (non solo quelli di destra, di sinistra o di centro) l’organismo sociale non è fasullo o un mito!
Anche sul piano critico del linguaggio quotidiano la parola “comunismo” assume per il super-primitivo odierno Don Mascella, disabituato a pensare, il significato di una specie di comproprietà. Costui pensa che col sistema comunista si debba dividere qualcosa. È pertanto ovvio che chi non riesce ad arrivare a fine mese sia oggi tendenzialmente comunista, nonché - ma senza esserne cosciente - neocorporativista.
Ma bisognerebbe chiarire che comunismo non è comproprietà. Quello della comproprietà è piuttosto un modo di essere della proprietà privata. Comunismo e corporativismo vogliono invece dire coincidenza del potere politico col potere patrimoniale, cioè “governo proprietario”, non “individuo proprietario”.
La domanda chiave da fare a Bersani, Berlusconi, e Casini dovrebbe allora essere oggi: volete realizzare proprietà di individui o proprietà di governo? La storia ha sufficientemente dimostrato che il corporativismo comunista e fascista è proprietà di governo e/o dei banchieri.
Occorrerebbe allora battersi per la proprietà degli
individui, ed in tal caso i dilemmi per tutti i politici sarebbero: Stato
sovrano rispetto agli individui o individui sovrani rispetto allo Stato? Stato,
padrone degli individui o individui padroni dello Stato? Comunismo
corporativistico o sovranità individuale? Cos’è che è vero per voi? Per quale
verità optate? Per quale pensiero? Optate per il
pensare formalmente logico, o per quello concretamente logico in quanto conforme
alla realtà? Non siate come i pesci piagnoni della
pescitudine (cfr.
http://forum.wineuropa.it/forum/read/75.html;
il
mio Don Mascella è il pesce rosso “maurus” dalla mascella prominente!)
che si uniscono boccheggianti per vivere del loro trasudato psichico in mancanza
d'acqua vitale, cioè di verità sociali universalmente percepibili.
Ed ora un po’ di omelia scherzosa: o pesci piagnoni e litighini, uscite dai vostri retroterra mentali. L'unico motivo che vi fa essere così attaccati ai vostri prodotti di scarto, ai vostri sottoprodotti mentali, o ai vostri errori di pensiero (fino al punto di perdere la visione reale del vero) è il vostro essere innamorati di tali sottoprodotti. E in nome di questo amore, combattete? Adorando errori e scarti? Che oltretutto vi appaiono come gli elementi egoistico-illusivi sub-umani da redimere... negli altri? Ricordate: un io che vede gli errori altrui ma non i propri, emana goffaggine, fetenzia e diffidenza per via della sua voglia di fare lo struzzo crogiolandosi nell'errore...

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Fonte: www.econstories.tv - L'economia di Keynes contro quella di Hayek spiegata con un Rap che sta spopolando. Per attivare i sottotitoli in italiano qui presenti cliccare "caption" sull'icona in basso a destra. Buona visione sporcaccioni! |
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