diario e risposte

 

Che rottura di coglioni (astrologicamente parlando per il Toro; io sono Toro, ascendente Toro!!!) in questo periodo. Me ne vado in "clausura" fino al 10 marzo. Ciao teste di minchia! (sabato 20 febbraio 2010, ore 13)

 

 

Riflessioni_sul_RdB (Reddito di Base) - Una società che non permette ai suoi soci di prendere nelle mani il proprio libero sviluppo, sia materiale che spirituale, è una prigione. Tutte le concezioni che finora hanno cercato di orientare e guidare lo sviluppo sociale verso questo intento hanno fallito ed il fallimento è generato da un fondamentale errore di pensiero che il pensiero debole non vuole riconoscere e che pertanto genera oppressione fiscale e statale.

Ogni onere economico imposto dallo Stato finisce scaricato nei prezzi di merci e servizi, andando così a gravare solo sui poveri. In tal modo è spiegato il paradosso per cui in parallelo allo sviluppo tecnologico e al conseguente continuo aumento della produttività globale, cresca di pari passo la povertà degli individui in quanto ultimi consumatori.

Per correggere questo fondamentale errore basterebbe approfondire la concezione monetaristica di Ezra Pound e di Rudolf Steiner (datazione annuale della moneta) in modo da approntare un sistema monetario adatto allo spirito del tempo presente. Se infatti la massa monetaria globale (M1, M2, ed M3) fosse fatta rientrare in un processo vitale - processo di eterizzazione secondo la scienza dello spirito di Steiner che dal pensare passasse all’appropriazione, cioè alla preparazione di una nuova moneta con caratteristiche di nascita e morte, simili a quelle di ogni cosa inserita nel divenire (e quindi ad ogni genere di merci e servizi) che la moneta scambia - e se di questa massa monetaria globale se ne usasse a partire dal momento dell’emissione una minima parte, per esempio in ragione del 10% annuo (antica “decima”) per uno Stato assistenziale minimo, il nuovo sistema fiscale avrebbe la caratteristica di non scaricarsi più sui prezzi e quindi attraverso di essi, sulle fasce deboli. E soprattutto renderebbe possibile la totale eliminazione di ogni altra tassazione.

Tale eterizzazione della moneta porterebbe immediatamente all’aumento del suo potere d'acquisto e quindi di ogni reddito individuale a seguito del prevedibile dimezzamento dei prezzi di mercato susseguente alla defiscalizzazione di ogni attività economica e di ogni reddito. Per essere precisi il dimezzamento avverrebbe se il carico fiscale ammontasse al 50%, ma i recenti calcoli del rapporto Payng Taxes 2010 presentato da PricewaterhouseCoopers e dal gruppo Banca Mondiale, indicano che esso ammonta al 68,4% (FONTE Ansa riportata da Leonardo Facco in Enclave 46 - gennaio 2010)!!!

È inoltre ovvio che anche il motivo principale dell'indebitamente pubblico verso privati che aumenta all'infinito e che è costituito dal signoraggio bancario non avrebbe più ragione di esistere. Infatti dal momento che l'emissione monetaria (oggi non più garantita da oro o da riserve reali) basa sul reale prodotto interno lordo e di ricchezza effettivamente sviluppata, è l’individuo che, lavorando, ne garantisce la sua sostenibilità e/o credibilità come valuta nazionale. In un simile Stato minimo l’individuo produce dunque l'emissione in quanto ne è proprietario e garante.

Con la sparizione del debito pubblico si libererebbero perciò le somme prima destinate al pagamento dei relativi interessi sul debito e ciò renderebbe possibile l'immediata istituzione di un RdB (Reddito di Base) per tutti senza condizioni dalla nascita alla morte e senza appesantimento per il bilancio statale (16 febbraio 2010, h. 9.41).

 

Kant mi fa cagare! Tutta la filosfia di Kant non è che una estremizzazione del nominalismo,  dunque l'estrema decadenza della filosofia occidentale, e la bancarotta totale dell'uomo in merito al  suo desiderio di verità, dato che è il suo disperare di poter mai trarre dalle cose la verità. Kant ha distrutto ogni oggettività ed ogni possibilità umana di immergersi nella realtà delle cose. Ha distrutto ogni possibile forma di conoscenza ed ogni possibile aspirazione alla verità, dato che la verità non può sussistere se è formata solo nel soggetto. Questa è una conseguenza del fatto che la scolastica non riuscì a penetrare nella sfera dov'era il limite che bisognava superare. E quando sorse l'epoca dello sviluppo scientifico, non avendo la scolastica intrapreso alcun mutamento d'indirizzo conforme alle esigenze della nuova scienza, ecco affermarsi il kantismo che, oltretutto, prese esso stesso le mosse dalla soggettività! Dopo aver estinto in essa ogni possibilità di conoscenza, ne fece scaturire i cosiddetti postulati della libertà, dell'immortalità e dell' idea di Dio secondo "dover essere": noi “dobbiamo” fare il bene, “dobbiamo” adempiere all'imperativo categorico, e allora “dobbiamo” averne la possibilità. Questo è ciò che Kant garantì con la sua sentenza: "dovetti dunque annientare la conoscenza, per far posto alla fede" (Prefazione di Kant alla seconda edizione del suo “Critica della ragion pura” in Rudolf Steiner, “La filosofia di Tommaso d’Aquino”, Ed. Scientifica, Milano, 1956.)! Questo “dover essere” kantiano è poi divenuto di fatto l'atteggiamento mentale di base attuato dai poteri forti per spolpare i popoli in nome del dovere e del debito, e dei camerieri dei banchieri, cioè dei politicanti predicatori del debito in nome del “senso dello Stato”, che tutti i contribuenti “devono” avere per essere giudicati onesti! Non per nulla l'etimologia di "debito" proviene dal "dovere" (in latino: "debere") (11 febbraio 2010 h. 11.49).

 

Il capitalismo è affetto da un vuoto conoscitivo, generatore di anti-individualismo etico, generatore di  rinuncia alla maggiore, anzi unica risorsa che è il miracolo della creatività umana in un rapporto di apertura verso il divino. È una risorsa che soprattutto non dovrebbe essere mai negata né ai poveri, che possono essere i più aperti di tutti al futuro, né ai ricchi o agli individui eccezionali, che possono offrire guida, immaginazione e ricchezza alla causa del cambiamento benefico (5 febbraio 2010, h. 10).

 

We have lost our faith... Abbiamo perso la nostra fede...

 

We have lost our faith and confidence in understanding how free markets work. We turned it upside down by saying, anytime corporations get benefits, we call it capitalism and freedom. And it's corporatism. It's the military industrial complex. It's all the special interests .

And this is where Michael Moore get it all wrong... Ed è questo dove sbaglia Michael Moore (nel suo film sul capitalismo)

And this is where Michael Moore get it all wrong. He works -- he believes diligently in free markets, because he believes in the First Amendment. He believes in making films. He doesn't believe in prior restraints. So why should he condemn capitalism, because he calls -- he's condemning corporatism. I condemn it too. Special privileges for corporation is the problem (Ron Paul)

Ma il "il popolo quando sente le parole difficili si affeziona" a chi comanda... diceva il Nerone di Petrolini

E la stessa cosa succede oggi quando va al cinema...

Il popolo lo si imbroglia e lo si imbriglia come e quando si vuole da sempre.

Non preferì forse Barabba al Nazareno?

Perché mai? Perché il popolo è malvagio?

No. Preferì Barabba perché in ebraico  il termine "bar abbà" significa "figlio del Padre". Quindi il volere del popolo fu manipolato...

Questo ovviamente è il mio sospetto... Che viene anche dal fatto che ogni referendum popolare è stato sempre manipolato...  (4 febbraio 2010, h. 16,49). E basta.

 

 

Cretino gratias! Devo ringraziare l'ipertrofia dell'io di un cretino (http://www.nereovilla.it/chis_rangian.htm#Ipertrofia  dell’io e intolleranza), la cui crassa ignoranza ed intolleranza mi hanno permesso di correggere un refuso di stampa di una citazione presente in un  mio articolo sul paradosso del marxismo, intitolato "Il paradosso principale della dodi&c" (http://www.nereovilla.it/091217-agoravox-paradosso_dodi&c.htm). In realtà si tratta di un refuso del neocomunista Costanzo Preve, il quale nel suo libro “Una approssimazione al pensiero di Karl Marx” (p. 107) attribuisce al 1974 la datazione della Dottrina della Scienza di Fichte. Ecco dunque la correzione apportata: "[nel testo originale l'anno è il 1974 ma è chiaro che si tratta di un refuso di stampa, dato che l'opera in questione è del 1794]". Per il tronfio supernoise detrattore (la cui patologia mentale è analizzata in "Ipertrofia dell’io e intolleranza") ciò è invece tutt'altro che chiaro. E dato che ogni detrattore, essendo incapace di tutto, sempre avvelena col fiato delle sue parole l'opera altrui di cui è invidioso, ciò è, anzi, pretesto per proiettare la sua propria cecità sugli altri, attribuendo l'errore di stampa - in verità tutta comunista allora, dato che Preve è redattore del quadrimestrale Comunismo e Comunità e sedicente filosofo di riferimento del comunismo comunitario (ma non mi sarei mai sognato di considerare il semplice refuso del Preve ignoranza del Preve) - alla mia ignoranza. Complimenti allo scemo del villaggio!!! (sabato 30 gennaio 2010 h. 14).

Il paradosso principale del marxismo (o del materialismo) - così come è affermato dal neocomunista Preve - sta nel fatto filologicamente e storicamente incontrovertibile per cui il “codice filosofico” della “filosofia” della prassi, comunque declinata, non è per nulla materialistico, neppure per generosa estensione analogica, ma è al 100 per cento idealistico, e la sua formazione quasi perfetta risale all’opera di Fichte del 1794 sulla Dottrina della Scienza

"Costanzo Preve, "Una approssimazione di Marx", mcitando un p paradossi del Ho recentemente citato un passo

(http://www.nereovilla.it/091217-agoravox-paradosso_dodi&c.htm)

 

 

A gentile (rabbiosetta) richiesta delle bestie, eccoVi le mie "Previsioni per il 2010"
Il mondo incomincia a cambiare, e certe false sicurezze come certe maschere cadranno, mettendo a nudo verità sociali finora oscurate dalla dodi&c (Corporativismo Dove Ogni Deficiente Impera).
Infatto Saturno, Venere e Marte in Bilancia, si oppongono a Urano e Giove in Ariete, formando una quadratura a Plutone in Capricorno e alla Luna in Cancro. Questi sono aspetti di un'estate tutt'altro che rilassante o serena in merito alle economie e politiche mondiali, ed ancora peggio italiane. Infatti molti nostri politicastri appartengono proprio ai segni citati.
Lo scossone sarà comunque karmico, e dunque propedeutico al risveglio dei caproni addormentati nella pescitudine. Infatti verso dicembre Giove e Urano congiunti in Pesci riceveranno il benefico trigono di Venere, auspicando l'inizio di una nuova fase di benessere economico concreto.
Non è da escludere che in maggio, quando Saturno in Vergine tornerà ancora ad opporsi a Urano in Pesci, vi sia la nascita di politiche ambientali nuove soprattutto per la tutela delle coste del Mediterraneo.
Avvicinandosi al 7 di agosto sorgeranno anche problemi riguardanti il web, a causa di un black-out imprevisto non dipendente da intervento umano, ma da alterazione di campi elettromagnetici (Urano).
Ma ciò non deve preoccupare perché poi tutto va a posto. Insomma tutto servirà per meglio affrontare la sfida cosmica del 2012, che non sarà per nulla catastrofica. Anzi, sarà massimamente innovativa e propositiva per un mondo meno malmondato (25/01/2010, ore 10.44).

 

PER VEDERE UNA BELLA TRASMISSIONE clicca qui o bestia!

Foto ricordo dello spettacolo "LE TASSE SONO UNA COSA BELLISSIMA (così ci dicono)". Un concentrato di libertarismo, spiegato con la giusta ironia del grande Massimo Pongolini. CHISSA' CHE NEL 2010 POSSA ESSERE REPLICATO UN PO' OVUNQUE. A breve, sarà disponibile anche il DVD (Siroma production). Da sinistra: Stephanie Lewis, Leonardo Facco, Nereo Villa, Pongo (13/01/10 h18.59)

Sto costruendo il gasometro, o il gongolometro, cioè il misuratore della felicità. Oggi ho saputo che domenica sera (10 gennaio 2010) mi hanno citato a La8 (http://www.la9.it/la9/webtv/antropologia-religiosa/6900/965709655/low/1/) . Quindi sono molto gasato... e gongolo (12 gennaio 2010 ore 12.30).   

Cristianesimo. Considerando la realtà del cristianesimo, occorre rendersi conto che il cristianesimo non esiste. Esiste un cattolicesimo che in sostanza è un gesuanesimo, dato che fino a prova contraria nessuno sa ancora che la parola "unto" (Cristo) era ed è un termine tecnico per indicare l'involucro dell'io (11 gennaio 2010, ore 12.10).

Anatocismo. Mi chiedevo se qualcuno conosce un modo per poter evitare di pagare soldi per averne in rimborso altri. Nello specifico: com'è possibile chiedere la restituzione dell'IVA (pari al 20%) sulla Tarsu (Tassa rifiuti solidi urbani) pagata negli ultimi anni, e non dovuta in quanto anatocismo (tassa sulla tassa)? E, appunto,com'è possibile recuperare tali soldi senza iscriversi alla codacons pagando la relativa e pazzesca quota di 100 euro? Credo sia meglio non pagare la tassa sui rifiuti. E cosi faccio da quando nel 2004 ho creato la canzone "Anatocismo e relax" (seconda nella pagina http://www.nereovilla.it/audio.htm) (11 gennaio 2010, ore 11.29).

La sinistra non è in crisi. Apparentemente vi è una crisi del pensiero cosiddetto di sinistra, in quanto nelle ultime elezioni politiche abbiamo visto sparire il partito di Rifondazione Comunista. In realtà pur se non vi sono più rappresentanti di questo partito in parlamento, il pensiero materialista di sinistra è ancora vivo e vegeto anche se si è spalmato in altri partiti sia di governo che di opposizione. Sia nella Lega, che in Forza Italia, che nel PD, ecc., e perfino nella destra, impera lo statalismo tanto caro ai comunisti. Quindi cari compagni siate felici. In realtà non avete mai perso. Ed anziché essere tristi per la vostra debacle, dovreste essere contenti perché essa non è in realtà una debacle ma una nuova diaspora. Per capire questo ci vuole un po’ di arguzia, che è il contrario del pensiero debole, o triste. Insomma bisogna pensare in modo organico le cose, cioè cercare di vederle da un punto di vista nuovo. Quindi presumo che non ne siate capaci, e che perciò continuiate a soffrire come bestie…   (8 gennaio 2010, h 13.30).

Parvenza formale e forma sono due diverse realtà. Chi non le distingue sostituisce la ragione con l’architettura delle frasi, dato che la ragione confuterebbe il suo dire e il suo agire. L’assonanza relazionale tra gli enunciati senza possesso della relazione, per mancanza di connessione ideativa nel contenuto, e di inerenza nella forma, è tipica di depistatori o di espositori che hanno una pseudo dottrina da affermare insieme ad una insufficienza di pensiero da nascondere o un’alterazione mentale da esprimere (7 gennaio 2010, h 12).

 

Capitalismo

“Schumpeter! Schumpeter! Schumpeter!” urla il politicastro rosso dalla paranoia, definendosi anticapitalista, come se Schumpeter fosse stato il maestro dell’anticapitalismo! L’ipertrofia dell’ego sinistro è oggi talmente ingigantita da farlo diventare paranoico al punto di amare il fatto di sentirsi odiato. Una contorsione mentale che non ha uguali perfino nel leggere ciò che non c’è. Infatti per Schumpeter l'essenza del capitalismo concorrenziale non era l'ingiustizia, così come non lo è per il sano di mente che osservi oggi lo stretto rapporto tra capitalismo e innovazione, sviluppo, illimitato progresso tecnologico e merceologico, il computer che si ha davanti per parlare al mondo intero ad un costo pressoché irrisorio. Ed anzi, bisognerebbe ringraziarlo il capitalismo! Certo il capitalismo è “creazione distruttrice”, secondo la celebre definizione di Schumpeter, nel senso che la creazione del nuovo distrugge fatalmente il vecchio e danneggia interessi precostituiti. Ma ciò avviene solo in senso evolutivo: avviene perché ogni incivilimento ebbe, ha, e sempre avrà i suoi eroi e le sue vittime innocenti. Solo chi è abituato ad essere muto come un pesce, anzi come la scimmia che non vede non sente e non parla, può detestare l’evoluzione in modo che il massimo di libertà individuale possa conciliarsi col massimo di armonia sociale. E non si tratta per questo di credere utopisticamente alla perfezione di una società. Perché la perfezione non è di questo mondo. Questo però non significa rimanere all’età della pietra, o eseguire male un brano al pianoforte anziché migliorarne la tecnica. Perfino l’egoismo degli inglesi fu abbastanza saggio da non chiudere gli occhi di fronte a certi difetti della Gran Bretagna. E perfino fra i suoi economisti classici ci fu chi come J. S. Mill sarebbe andato molto più in là di Smith nel chiedere l'intervento della mano pubblica, se non lo avesse trattenuto il triste spettacolo della pessima burocrazia di allora. Ed è proprio Schumpeter a dirlo, dato che in Gran Bretagna “non vi era stata alcuna rivoluzione che avesse spazzato via l'opprimente edificio della burocrazia del secolo XVIII, inefficiente, dispendiosa, piena di sinecure, legata alla impopolare politica mercantilistica e perfino alla corruzione politica [...]. In linea di principio [J. S. Mill] non fu ostile a una grande quantità di attività statali [...] Ma si rendeva conto della superiorità dell'amministrazione delle risorse produttive affidate all'uomo d'affari, nei confronti dell'amministrazione che ci si poteva attendere dal funzionario statale dei suoi tempi (J. Schumpeter, “Storia dell'analisi economica”, II, Torino 1959, p. 665).

Di fronte a queste parole,  solo chi non capisce il senso di quanto legge può asserire l’anticapitalismo di Schumpeter. Perché se  per Schumpeter l'essenza del capitalismo fosse stata ingiusta, mai avrebbe scritto ciò. Ma anche senza andare tanto lontano, vi è un altro esempio tutto italiano della superiorità dell’imprenditoria privata rispetto a quella statale. Basta ricordare ai politicastri, e soprattutto ai giovani anticapitalisti comunisti della pescitudine, che dopo la seconda guerra, fu proprio il comunista Palmiro Togliatti ad ammettere “che la ricostruzione toccasse soprattutto all'economia privata” (S. Ricossa, “Impariamo l’economia”, Milano 1988). Il comunismo dunque poteva attendere, in Italia, dato che senza gli imprenditori privati avremmo ancora il carretto con l’asino, altro che computer!

Ma lo si sa oramai da secoli che la sinistra è talmente trasformista che è stata sempre paragonata al traditore Amalek (Deuteronomio 25, 17-19), e ciò in base a precise citazioni dell’“Unità” che dal 1946 al 1956, delineano il grande “giro di boa” dell’organo di stampa del più importante partito comunista d’Occidente sulla questione israeliana. Si badi “non un cambiamento, ma un capovolgimento: ciò che era bianco diventa nero e viceversa” (Marco Paginoni, “Dimenticare Amalek. Rimozione e disinformazione nel discorso sulla questione israeliana”, Firenza, 1986; vedi anche Alberto Nirenstajn, “Ricorda cosa ti ha fatto Amalek”, Torino, 1958; e Luciano Tas, “Cartina rossa del Medio Oriente, Roma, 1971).

Anche se dico queste cose io non sono sionista, anzi, mi sento più vicino alla visione degli ebrei ortodossi che non disdegnano l’essere “erranti”, cioè etimologicamente “ebrei”, vale a dire “senza Stato”.

Qui non si tratta di definirsi in questo o in quel modello, come vorrebbero i politicastri della pescitudine per meglio screditarti. Si tratta di essere umani. Ci sono umani e ci sono subumani. Gli umani sanno che il mezzo ingiusto rende iniquo il fine giusto. I subumani no, dato che per loro vale il principio per cui il fine giustifica i mezzi. E lo Stato, “istituito per perseguire il bene” non esiste, proprio perché dimostra di basarsi ancora e sempre sul fine che giustifica i mezzi. Dunque è auspicabile l'anarchia di fronte al terrorismo di Stato? No. Perché se io ti vendo un bene e tu non mi paghi, devo per forza di cose ricorrere ad un codice legale. Però sono io che voglio quel dispositivo di legge da tirare in ballo se necessario, esattamente come ho bisogno di un notaio per un contratto. Io ho sempre sostenuto che lo Stato è come il cuore umano, al quale la respirazione, la vita insomma, richiede di battere, come esigenza di ritmo nel tempo. Ma lo Stato che non tiene conto della ritmica e poggia su mera burocrazia o su mere “carte notarili” veccie di secoli e millenni io lo chiamo stato dell’anacronismo. E l’anacronismo è la vera piaga da combattere. Perfino in musica! Si combatto nel tempo se si vuole ottenere lo swing musicale, l’oscillazione ritmica che rende gradevole l’ascolto. In tal senso ho sempre detto che il battere moneta dovrebbe essere una richiesta del cittadino allo Stato in termini di garanzia di libertà dello swing producer. Perché se lo Stato è di diritto, libero, e amico, non vedo perché non debba garantire ogni società per azioni. Invece quando discrimina fra queste e lascia che alcune (come ad es., bankitalia) considerino altre ingiuste come, ad es., la “Banca del Popolo” di Proudhon, lo Stato crea monopoli e monopsoni ingiustificati. In tal senso il free banking dovrebbe essere il trionfo della fraternità della libertà e dell’uguaglianza nella creatività contro ogni imposizione monopolistica bancario-statale o bancario-superstatale (BCE attuale). Molti considerano Proudhon un anarchico. Secondo me si sbagliano. Se Proudhon è un anarchico, allora lo sono anch'io, ma solo in merito al free banking ed in modo non violento, cioè gandhiano. Ecco perché l’anarcocapitalismo libertario è per me sacrosanto. Ma non c’entra nulla con l’anarchismo dei bombaroli. “Il migliore governo è quello che ci insegna a governarci da noi” diceva Goethe. Io la penso così. E la penso così, con o senza Goethe, con o senza Steiner, con o senza la Scuola Austriaca. Anche se, in ogni caso, sarebbe meglio studiarla un po’ questa Scuola Austriaca prima di odiarla in nome di un anticapitalismo acefalo (3 gennaio 2010, h 12).

 

Nichilismo

“Il nichilismo nasce dall'isolamento delle parti dal tutto: scegliendo la sua parte, un'unica parte, la parte preferita, l'Occidente ha reso assoluto il bene isolandolo dal male, richiamando, in questo modo, dal nulla, il nulla. Il bene - il bene dell'Occidente - viene creato “ex nihilo”. Il nulla pone una “rassicurante” distanza tra le parti - tra ciò che “deve” essere e ciò che è negato. Non potendo soffrire l'antinomia - negando ciò che è altro - l'Occidente e il suo Dio hanno celebrato il culto del niente. Culto del nulla per volontà di potenza. Ma il nulla, una volta evocato, ha operato in modo che ogni assoluto eretto a protezione dei propri domini venisse “nullificato”. Come Adamo, l'Occidente, per avere potere, ha perduto l'Eden - esso ha distolto lo sguardo dal tutto per poter controllare e comandare le limitate parti. L'uomo occidentale ha cessato di ricercare il contrassegno a lui corrispondente, gettandosi sulle cose - divenendo padrone delle cose” (un filosofo giusto) (2 gennaio 2010, h 18.07).

 

Anarchia

La parola "anarchia" deriva dal greco "an-arché" e significa assenza di comando, di autorità o guida. Per questo è una parola che piace ai giovani, ai ribelli, ed agli utopisti. Non piace invece ai creativi, agli autori, a coloro che hanno l'autorità dell'arte e dell'imprendere qualcosa, perché qualsiasi cosa si imprenda deve prima passare per l'apprendimento e/o per l'autoapprendimento, che non è sinonimo di caos né di disordine. Ecco perché pur non accettando lo Stato io non sono anarchico. Perché il cosmo è ordine in sé ed in tal senso io sono cosmico o "credente" nel cosmo, cioè nell'ordine, e dunque nell'ordine della vita sociale. Ma lo Stato non c'entra con questo ordine, dato che è il principale fautore di disordine. L'idea steineriana di triarticolazione è in tal senso cosmica, cioè è la più alta forma di organizzazione della società intesa come organismo sociale  (2 gennaio 2010, h 12.24).

 

Stato_e_assolutismo

Lo Stato è per me sinonimo di totalitarismo, fascismo, e signoria assoluta già a partire dall’assolutizzazione di questa stessa idea nella storia. Infatti la parola “Stato” non appare nel medio evo, se non in latino, con l’esse minuscola ed accompagnato da un genitivo (lo status della Chiesa, dell'Impero, ecc.), nel senso di “stato delle cose” o “situazione”. Il termine si assolutizza alla fine del XV secolo: da status regni si passa a status da solo. È in questo periodo fra Carlo V e Carlo VII, che in Francia fanno la loro comparsa gli “aiuti” (oggi welfare), prima forma di imposta permanente (1435), e l'esercito professionale (1445). Ma è a cavallo fra il XV ed il XVI secolo che si afferma veramente, con la fissazione dello Stato come idea (cfr. Alain Guéry, “L’État”; cfr. anche Alain Boureau, “Le Roi”, in “Les Lieux de mémoire”, t. III: “Les France”, vol. 3: “De l’archive à l’emblème”, Paris, Gallimard, 1992).

Chi oggi si professa nichilista o relativista credendo nello Stato vive questa patologica contraddizione per cui accetta questo assoluto nel proprio nichilismo o nel proprio relativismo, vale a dire nella propria mancanza di assoluti. E questo la dice lunga sulla malattia mentale di questo tipo di credenti (2 gennaio 2010, h 10.30).

 

Aggiunta di capodanno (1° gennaio 2010, h 10.30)

 

Buon Natale, vampiri!

Lettera alla befana

 

 

Il-regalo-di-natale-per-vampiri! Fai attenzione Vampiretta. Le bugie hanno le gambe corte. Chi dice che il signoraggio sulle banconote va alla BCE all’8% e non dice dove va il restante 92%, secondo te non lo dice perché non lo sa, o non lo dice perché lo omette sapendolo? In ogni caso sappi che quel 92% va a bankitalia. Anche chi dice che il signoraggio è “assimilabile ad una qualsiasi tassa”, ed in tal modo implicitamente afferma che “qualsiasi tassa” è poi restituita, perché allora non indica quali sono quelle meravigliose tasse che poi vengono restituite? Io non ne ho mai viste. Certamente le spese di produzione del denaro sono comprese in quell'8%, in quanto è la BCE ad occuparsi della loro stampa (ed in quell'8% ci sono comunque anche altre spese BCE). Ma il resto? Da quel resto, cioè da quel 92% che va a bankitalia, bankitalia deve anch’essa togliere le spese, cioè il regalo di natale ai partecipanti bankitalia. A proposito, dai un'occhiata al regalo di natale ai partecipanti bankitalia. Ahahaha aha aha aha aha! Buon Natale carucci! Buon Natale miei Flamel! E bravi i partecipanti! Altro che crisi! E ciò che rimane ancora torna allo Stato sia sotto forma di imposte, sia sotto forma di utili. In quello sfrontato e beffardo documento della banca d'Italia (Relazione annuale 2008, pag. 349: http://www.nereovilla.it/regalo_di_natale-2008.pdf ) le cose sono dunque dimostrate al centesimo di euro. Altro che occulti complotti! Segno che il problema vero non è tanto il signoraggio, né la politica monetaria lasciata nelle mani delle banche centrali (partecipanti bankitalia) e dei potentati (Draghi, Prodi, Di Pietro, Letta 1 e Letta2, ecc., tutti dodi-pensatori della Goldman Sachs) ma è proprio il concetto stesso di politica monetaria. Lo stesso dicasi per il concetto di economia politica. Si tratta di concetti spuri in quanto confondono in sé due sfere, le quali anziché liberamente articolarsi nelle loro reciproche indipendenze, sono commiste patologicamente nell’organismo sociale! Patologicamente in quanto le loro logiche sono essenzialmente differenti (immaginativa quella economica, ispirativa quella politica). Nelle rispettive sfere dell’organismo umano sarebbe come se il sistema nervoso ed il sistema circolatorio fossero colludenti in un unico sistema, per cui nelle vene e nelle sinapsi scorresse poltiglia centrifugata di globuli rossi e materia grigia. Venghino, siore e siori, il drago vi attende... venghino venghino... Venghino a vedere il... drago... A san Miché! Facce 'sta grazia! (24 dicembre 2009 h. 18).

 

 

Pensieri sociali per il 2010 (23 dicembre 2009, h.5)

 

Sul relativismo:

Con l’affermazione che nega ogni assoluto alla dimensione politica, i relativisti esprimono un’idea a sua volta relativa o invece un assoluto? In altre parole, la democrazia per quanto relativista, anzi,  proprio per mantenere il suo relativismo antiassolutista, non deve forse avere in sé un nucleo di verità non negoziabile? Non è ciò che fa la Costituzione italiana quando vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del partito fascista? Senza un assoluto, neppure il relativismo, a me pare, sta in piedi. Inoltre, se la politica è il regno del relativo, il relativista pensa davvero che l’uomo si risolva totalmente nella dimensione politica? Per quanto si possa credere importante l’essere cittadini, io non conosco nessuno che si senta realizzato con l’essere un cittadino. Come giudicare allora questa sete di qualcosa di assoluto, intrinseca all’essere umano, che non lo rende soddisfatto della semplice dimensione orizzontale? Se anche il relativismo è l’inevitabile condizione della vita in questo mondo, io mi sento di dire che gli uomini migliori che ho conosciuto sono caratterizzabili per una fedeltà assoluta a se stessi e ai propri ideali, cioè per non essere esistenzialmente relativisti, per avere dentro di sé un nucleo non negoziabile, e per non essere in vendita, a nessun prezzo.  (21/12/09 h 13).

 

 

Chi considera Marx un filosofo mette la filosofia sullo stesso piano del discorsivismo (16/12/09 h 10). Pubblicato in Agoravox del 19/12/09.
 

Caro Leo,

 

certo che sono audaci le frasi al 2.26 e 3.20. Ciò che conta è che piacciano o sorprendano. Provo ad aggiungere un po' più di violoncello e ad eliminare l'effetto in 2.15 e 3.54. Tutto ciò dopo le feste, perché devo portare il computer dal tecnico per aggiungere ram. Ciao.
Ciao Valentina!
(16/12/2009 11:53)
 

 

***

 

 

fammi sapere se ti piace di più così (15/12/09 h 15,30).

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ora lascio decantare il brano almeno due o tre giorni in modo da dimenticarmi il tutto. Il prossimo provino, sarà con un altro finale: elimino la mia voce ed il temporale, lasciando solo il cambio di tempo. Sono contento che vi sia piaciuta! Ciao.

Negro blues (10/12/09, h. 12,54)    

 

 [...] in questo arrangiamento davvero mi sono divertito. La canzone è molto bella e perciò mi sono perso un po' negli esperimenti. A proposito del finale, tieni presente che, anche eventualmente rimuovendo quello che ho aggiunto cambiando tempo (come mia interpretazione di un "altro sogno": "nel continuo piovere [...]"), e l'effetto temporale connesso, non ci sono problemi se non quelli di durata del brano (durerebbe 3,36 anziché 4,20). Dunque dipende da te se vuoi tenere così il finale o no (ad Aurelia, per esempio, non piace il mio finale perché dice che porta troppo fuori, anzi mi ha detto che è una vera cagata pazzesca!!!).
È ovvio che per me "l'altro sogno" è "l'altro figlio"...!!! Perché secondo me è pedagogicamente meglio avere fratelli che non averne, e Pluviale te l'ha ispirato il nascituro. Ahahaha aha aha! Viva la vita dei coraggiosi! Salutami la tua metà.
Nereo (9 dicembre 2009 h. 9,40)

 

Risposta sul mio silenzio: quel forum ti fa sentire subconsciamente un genio fra deficienti, il che, se portato alla coscienza, è deficit di autostima (8 dicembre 2009, h. 12,40).

 

 

 

L'America, il signoraggio e la guerra (ovvero come fare la guerra facendone pagare i costi ai partner commerciali): "(...) la Francia ha un'antica avversione verso la supremazia del dollaro. Risale ai tempi del presidente Charles De Gaulle e del suo consigliere economico Jacques Rueff. In piena guerra del Vietnam, Parigi lanciò un'offensiva rimproverando all'America di approfittare del suo "diritto di signoraggio". Grazie al ruolo del dollaro come mezzo di pagamento universale, argomentavano allora De Gaulle e Rueff, l'America finanzia le sue guerre stampando carta moneta che vale sempre meno, quindi esportando inflazione nel resto del mondo. (...)" (Federico Rampini nell'inserto Affari e Finanza di La Repubblica del 12/10/2009). Ora, pensateci un attimo, o caproni: chi sta pagando il costo delle guerre in Iraq e Afganistan? (6 dicembre, ore 11)
 

 

Ciao bestie, vi presento uno scritto del 2005 contro il bestialismo materialistico pratico della dodi&c... (Favola del lupo Pino).

 

La "patria" mi fa cagare... e spesso sogno la pubblicità di questo rimedio contro la stipsi (3 dicembre 2009).

 

 

Per i caproni della dodi&c: http://www.radioradicale.it/scheda/292194 !!! (2 dicembre, h. 17,35).

 

A macchia d'olio! Così è il cristianesimo reale!
Palmerini, un altro resistente fiscale!
http://www.youtube.com/watch?v=--znxHswpXE
http://www.palmerini.net/blog/
Nel Vangelo di Matteo (17,24-17,27) è descritta la questione fiscale in questi termini "I re di questa terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei? Dagli estranei. Quindi i figli sono esenti". Sottinteso: noi che siamo figli di Dio o i "figli dell'uomo" o nella democrazia non dobbiamo pagare tasse ad alcun re o imperatore, bensì casomai a noi stessi, ma a misura di umana ragione, vale a dire per fare guerre, o altre puttanate del genere? Ahahaha aha aha aha!  (2 dicembre h. 17.20).

 

Mascariamento

 

In Sicilia si chiama “mascariamento” lo sporcare qualcuno nell'onore e nella moralità. Mascariare qualcuno è l'equivalente italiano di calunniare ma in senso più forte, cioè attraverso legalità. Ripropongo un mio scritto del 1987 intitolato "La Legge dell'ira e il destino dell'Italia", che mi costò un mare di insulti da parte di coloro che sostenevano l'operato della sinistra politica che sette anni prima aveva creato la legge sul pentitismo, sulla quale meditai per anni prima di pronunciarmi in merito [...] (continua)
 


Non siate come pesci piagnoni che si uniscono boccheggianti per vivere del loro trasudato psichico in mancanza d'acqua vitale. Uscite dai vostri retroterra mentali. L'unico motivo che vi fa essere così attaccati ai vostri prodotti di scarto, ai vostri sottoprodotti mentali, o ai vostri errori di pensiero (fino al punto di perdere la visione reale del vero) è il vostro essere innamorati di tali sottoprodotti. E in nome di questo amore, combattete? Adorando errori e scarti? Che oltretutto vi appaiono come gli elementi egoistico-illusivi sub-umani da redimere... negli altri? Ricordate: un io che vede gli errori altrui ma non i propri, emana goffaggine, fetore e diffidenza per via della sua voglia di fare lo struzzo crogiolandosi nell'errore... negli escrementi... Ciao merdacce.... (30 novembre 2009, h. 17).

 

 

Esistono pescivendoli che non credendo nei propri pesci (idee) diventano pescati essi stessi nella rete ideologica di dogmi. Il dogma ha infatti un'etimologia molto antica, dato che il termine ebraico "dag" significa pesce... (continua) (30 novembre 2009, h. 10.30).

 

 

Recentemente, un appartenente alla dodi&c (acrostico da me inventato per caratterizzare la compagnia dove ogni deficiente impera), sostenitore "fino al midollo" della giustezza del "pensiero debole" mi ha scritto (vedi la video-pagina "Dodi&c e ruberia") (22 novembre 2009, h. 12,15).

 

 

Sugli uomini polpetta, devo dire oggi non solo l'articolo di Enclave, appena trovato nel web (mi era sfuggito) ma anche il fatto che costoro, pur di leccare culi usano perfino Socrate come tabù secondo la seguente dinamica: siccome Socrate disse una volta "so di non sapere" per dire che non vi sono limiti alla conoscenza, costoro anziché rafforzare il loro pensiero debole, attraverso la correzione delle proprie cazzate nazionalsocialiste, imperialiste, stataliste, interventiste, ecc., prendono quella frase di Socrate come aforisma per dire che il pensiero debole è giusto così! Ahahaha aha aha ahaa! Morale: COITO ERGO BUM! (20 novembre 2009 ore 12,48).   

 

 

Ho cambiato titolo allo scritto "Il paradosso principale del marxismo (o del materialismo)", che ora si chiama: "Il paradosso principale della dodi&c", ed al quale ho fatto alcune brevi ma necessarie aggiunte bibliografiche... Ciao putrefatti... Volete una crocifissata in testa? Ahahaha aha aha aha aha! (mercoledì 18 novembre 2009, ore 13)

 

 

Il paradosso principale del marxismo (o del materialismo) sta nell'incontrovertibile fatto per cui l'assunto, cioè il cosiddetto codice filosofico della “filosofia” della prassi non è  materialistico, ma è al 100 per cento idealistico (continua) (domenica 15 novembre 2009, h. 12,05)

 

Cari amici, sono felice a balla perché finalmente ho realizzato il mio sogno e cioè il mio jukebox personale finalizzato a colpire al cuore questo Stato di... cose (12 novembre 2009, h. 10,30)!! !

 

La sposta alla domanda del 5 novembre ha preso forma nello scritto intitolato "Riflessione su Belzebù". Ciao cagoni (10 novembre 2009, h. 10,30)!

 

Eccolo: Riflessioni sul crocifisso nelle scuole! Lo spedirò a qualche testata. Testata? Ahahaha aha aha (9 novembre 2009 h. 10,07)!

 

 

Vi ho pensato e ne parlerò (del defecare) ma non ora. Ora c'è il grande quesito: il crocifisso nelle scuole va tolto o no? La mia risposta è che bisognerebbe togliere le scuole, così si prenderebbero due piccioni con una fava e sarebbero contenti tutti, soprattutto i bambini, che andando a scuola diventano cretini... Oggi svilupperò questo tema (8 novembre 2009 h. 12,32)!

 

Chissà se defecare è filosofico. Ci penserò (5 novembre 2009 h. 12, 01).

 

 

"Addio Claude. Claude Levi Strauss ci ha lasciati" ho letto ieri nel web su questo caprone arimanico del dodi-pensiero, considerato dal pensiero debole "uno dei più grandi personaggi della cultura del 900".

 

In effetti i campioni dell'ocolingo come Strauss, Lacan e Foucault sono simili a chi ama martellarsi le palle, convinti di star bene quando sbagliano mira. Essi furono infatti in  grado di far apparire, come maghetti della deficienza mentale, ognuno nel loro rispettivo campo specialistico d'investigazione, la realtà come effetto delle strutture! Ahahaha aha aha! La realtà come effetto! Come la scorreggia lo è del fagiolo senza considerare realtà l'idea di nutrirsi di quest'ultimo!
La realtà come mero effetto, in effetti, se spinta al massimo... fa solo cagare. Scusate, ma così stanno le cose...

 

La dodi-umanitas ("dodi&c" è un acrostico di mia invenzione per caratterizzare la Compagnia "dove ogni deficiente impera", o "di ogni debosciato internazionale", o ancora "dell'ocolingo dominio iniquo") ieri era dunque in lutto per Levi Strauss, morto a cent'anni di età.

 

Per la dodi-umanitas, lo Strauss è un grande filosofo.

 

Perché?

 

Per due motivi: per il secolare “luogo comune” della storia e della tradizione che fa identificare la dialettica con la filosofia, o la “coniunctio oppositorum” col padre eterno, o con il tao, o con il dio Ermes-Mercurio dei "commercianti" di materialismo, e per la dodi-umanitas che si è talmente indebolita nel suo pensiero da non percepire più il senso reale della complementarità degli opposti (per esempio di luce ed ombra, giusto e ingiusto, vita e morte, destra e sinistra, e così via).

 

Non lo percepì quando due secoli fa veniva evidenziato da Goethe attraverso i suoi studi sulla polarità della luce. E non lo ha percepito nemmeno quando la nascita della macchina fotografica "Polaroid" mostrò che tali suoi studi, lungi dall'essere "solo poesia", erano invece scienza spirituale, vale a dire scienza di ciò che è concreto, pur essendo immateriale.

Eppure, per correggere il sostenitore della bovina dodi-filosofia materialistica, credente solo in ciò che tocca con le sue mani materiali,  basterebbe mettergli in mano, appunto una bella polaroid, e confrontare il suo funzionamento con le idee di Goethe sulla polarità di luce ed ombra!

 

Nel 1994 ebbi l'occasione (tournée musicale) di visitare a Düsseldorf il museo di Goethe. Era una villetta a cui si accedeva tramite un lungo viale di un grande parco. Quella piccola abitazione era il suo studio, quello che gli permise di realizzare la sua "Teoria dei colori", cioè il suo più ambizioso e impegnativo progetto scientifico. Osservando i suoi apparecchi per sperimentare le polarità luce-tenebra, ebbi chiaro che essi non erano altro che gli antenati della nostra attuale televisione a colori, poggiante sulla medesima polarità dei contrasti fra luce ed oscurità dell'oramai antica macchina fotografica polaroid. Non era forse quella  l'incontrovertibile dimostrazione dell'esattezza di tale teoria?

Ma nessuno se ne è accorto.

Mi chiedo: è mancanza di riflessione pensante questa, oppure si ha ancora paura di confutare Newton, il meccanicistico antagonista di Goethe?

Se Goethe fosse vivo, direbbe probabilmente ancora che "una dottrina falsa non la si può confutare, perché poggia sul convincimento che il falso sia vero".

 

Questo è proprio il convincimento del cretino. In quanto tale, il cretino non lo si può confutare, dato che il cretino per sapere di essere cretino dovrebbe non essere cretino... Ahahaha aha aha!

 

Ma come fai a dire che uno è cretino?

 

Per stabilire se un soggetto è cretino occorre basarsi sul responso della responsabilità di quanto afferma. Se interrogato su quanto afferma egli non da' responso, oppure cerca verità naturali fuori dell'uomo in questa o in quella definizione, significa che egli è irresponsabilmente cretino. Credo che più o meno sia questa la questione Strauss (infatti secondo Goethe coloro che cercano la verità della natura fuori dell'uomo non possono trovarla; ecco perché nel Faust di Goethe, soprattutto nei discorsi tra Faust e Mefistofele, Rudolf Steiner vide non solo un grandioso lavoro poetico, ma un vero e proprio manuale di istruzioni: una "guida da usarsi per dirigere il futuro" (R. Steiner "L'equilibrio nel mondo: l'Uomo, lucifero e arimane", conf. di Dornach del 20/11/1914 (O.O.: n°158).

 

In tal senso Steiner dimostrò che l'universalità del pensare era più di una mera ipotesi - l'ipotesi dell’esistenza del principio universale del mondo delle idee - ma una concreta realtà, percepibile però solo attraverso il coraggio di superare il mega pregiudizio del soggettivismo del pensare stesso.

 

L’attività interiore dell'uomo può essere concreta o astratta, razionale o emotiva, maschile (cioè prevalentemente intellettuale) o femminile (prevalentemente immaginativa, ispirativa, e intuitiva). Per esempio, se io affermo che l’uomo è animale in quanto mammifero della specie animale, la mia affermazione è astratta, dato che in astratto è vero che l’uomo appartiene alla specie animale. Però solo grazie a un contenuto di pensiero concreto posso sapere perché la chiocciola si trovi ad un gradino di organizzazione più basso rispetto al leone, ed il regno

 

animale più basso rispetto al regno umano.

Per l'ugualitarismo della dodi&c invece le cose non stanno così. Per la dodi&c l'uomo è una bestia. In tal senso Bracardi, più che un comico, è oggi un profeta.

 

Oggi infatti chi solo osa parlare di universalità del pensare umano appare pretenzioso e sfrontato agli occhi del dominante relativismo moderno, a cui sfuggono comunque le tre scoperte più importanti di questi ultimi tempi, dopo quelle della fisica atomica e relativistica, 

cioè:

1ª) la scoperta della struttura duale-dialettica dei simboli, delle ritualità e delle idee religiose, ampiamente documentata e descritta da alcuni degli storici più importanti del simbolismo religioso (per es.: Mircea Eliade, René Guénon, René Alleau, Ernest Cassirer);
2ª) la scoperta, da parte di Jung, della struttura duale-dialettica della psiche (ampiamente documentata e descritta nella sua opera);
3ª) la scoperta, da parte del neurobiologo J. Eccles, della struttura duale-dialettica della dinamica mente-cervello: il “dualismo-interazionismo” (J. Eccles: “Come l’io controlla il suo cervello”).

Questi tre paradigmi presi in sé isolatamente, cioè, come tre teorie separate e indipendenti ciascuna nel proprio ambito disciplinare, appaiono all'uomo gregario di oggi, cioè al portatore del dodi-pensiero, teorie tra tante altre, anzi le più marginali rispetto alla quasi totalità di teorie di stampo materialista.


Infatti, è necessario spostarsi in una prospettiva super-disciplinare affinché esse siano percepibili come punte emergenti diverse di un identico grande iceberg sommerso, cioè della identica logica che le fonda (come complementarità degli opposti) e affinché si renda razionalmente necessaria l’ipotesi di una sua estendibilità ai fondamenti di ogni altra disciplina.


Purtroppo però tale prospettiva super-disciplinare è proprio l’esatta antitesi della prospettiva che invece oggi impera come divisione specialistica della ricerca. Domina infatti nel pensiero debole la diavoleria della divisione (non per nulla la radice "dvd" è in italiano identica per le parole "dividere", "diavolo", e "due", "dve" alla romana): diavoleria così imperante che lo stesso Eccles era totalmente ignaro del fatto che in una disciplina confinante con la propria, la psicologia, qualcuno (Jung) aveva elaborato una teoria “dualista” di cui il suo “dualismo-interazionismo” era un’estensione, o una analogia, o una variante autonoma; così com’era ignaro della scoperta di Eliade sulla logica “duale” del simbolo, nonché delle ricerche del fisico (premio Nobel, come Eccles) Nils Bohr (anni ’30-’40), che estendevano il principio di complementarità ad altri aspetti della fisica, dunque non solo a quello del cosiddetto “dualismo onda-particella”, ma addirittura ad altre discipline, alla stregua di vero e proprio principio universale.


Invece proprio la filosofia, che avrebbe potuto rappresentare - come scienza - il momento interdisciplinare della conoscenza, nella quale avrebbe potuto cercare la componente universale o, come dicevano gli antichi “ciò che è comune a tutte le scienze”, cadendo nella "specializzazione", perse il senso della propria missione, parassitariamente sovrapponendosi alle varie discipline particolari (filosofia della scienza, del diritto, della storia, ecc.) e perdendo di vista l’unità ultima delle cose, la cui ricerca, in ultima analisi, è oggi ancora il solo compito che le resta in questa nuova era in cui la conoscenza del mondo non spetta più (per fortuna ai "dodi-filosofi") ma al corpo delle scienze.
 

La filosofia non ha infatti oggi alcun ruolo nella cultura, se non ritrova un criterio unico e ultimo di verità e di descrizione del mondo. Può comunque riottenere il suo ruolo autonomo e indipendente dalle scienze specialistiche, solo là, dove ammetta l’esistenza di un principio unico di “funzionamento del mondo”, e lo elegga come proprio oggetto di ricerca. Ma è difficile. Perché tale criterio non è osservabile dal punto di vista di ciascuna disciplina isolata: per metterlo in luce è indispensabile un punto di vista diverso ed ulteriore rispetto a quello specialistico-disciplinare. Così per esempio, è necessario un ambito diverso e ulteriore da quello delle mappe geografiche, per quanto fedeli e rigorose esse possano essere, affinché risulti osservabile l'universale reale, “ciò che è comune a tutte le mappe”, cioè la forma sferica ultima della geografia.


Nessuno infatti può essere in grado di dedurre la curvatura della terra dall’analisi di mappe geografiche o dallo studio analitico e capillare del territorio, e si potrebbe analizzare palmo a palmo tutto il territorio (o tutte le mappe) del mondo, senza cogliere il minimo indizio della sua curvatura.
Così dunque come l'elemento "curva" trascende il piano della cartografia ordinaria (cioè esula dal suo oggetto principale - una rigorosa e fedele rappresentazione del territorio - pur costituendone un elemento fondamentale), allo nello stesso modo la “forma ultima” del sapere trascende il piano e i fini immediati delle diverse discipline che lo compongono (la rigorosa e fedele rappresentazione del proprio "territorio" specialistico), pur rappresentandone un elemento centrale e indispensabile.
Eppure su questo problema essenziale della “forma ultima” del sapere oggi non si occupa neanche l’epistemologia, la quale, a dispetto del proprio nome (“episteme” = verità) limita la propria riflessione al solo dominio ristretto delle verità scientifiche e non all’intero ‘mappamondo’ dell’episteme.

Lo specialista odierno è anzi "un barbaro specializzato" era solito dire il filosofo spagnolo José Ortega y Gasset (1883 - 1955)!

I pericoli che questa barbarie specialistica comporta sono soprattutto due: sul piano personale, una riduzione, deformante e falsificatoria, dell'orizzonte mentale dell'uomo di scienza; e, sul piano sociale, la disarticolazione del sapere in una molteplicità di compartimenti stagni, che introduce l’incomunicabilità" anche nel mondo della cultura.

Come posso attendermi allora dai vari specialisti esperti e tecnici, un'interpretazione unitaria dei destini umani, una visione globale della società con i suoi problemi e le sue tensioni, una chiarificazione delle mete comuni? Alla società costoro danno "una miriade di microscopi, ma mai il colpo d'occhio dell'aquila signora dello spazio, capace di scrutare i vasti orizzonti della vita" (J. M. Carballo in J. G. Fichthe, "La dottrina della scienza").

 

Eppure la storia ci mostra che la geografia non sarebbe mai diventata una scienza rigorosa, unitaria e compiuta, se avesse continuato ad identificarsi con la sola cartografia, cioè se la sua fosse stata solo conoscenza di territori e arte di rappresentarli fedelmente e le fosse mancato, quel “momento unificante” al quale nessuna osservazione cartografica avrebbe mai potuto condurre.


Ma cosa c'entra tutto questo con Claude Levi-Strauss?


C'entra in quanto quel momento unificatore non è altro che l'universalità del pensare, che Strauss senz'altro individuò come unità sottesa nella molteplicità dei miti, ed alla quale diede, appunto, il nome di “struttura”, ma non avendone colto né la natura dialetticamente "altra" rispetto alla coscienza (o alla coscienza storica), né la natura tipicamente duale delle sue espressioni simboliche, finì per collocarla nel medesimo calderonedella materia, privando così di fondamento e di significato la possibilità stessa di libertà per l’uomo e facendo a pezzi tutti i valori etico-civili di cui essa è premessa e cardine!

Ecco dunque perché tutta l'opera di Strauss fu in tal senso l'opera di un vero e proprio caprone arimanico! La struttura di qualcosa infatti non è la sua realtà, così come lo scheletro dell'uomo (sua struttura) non è la realtà umana... e non è neanche la sua mera realtà materiale, dato che l'uomo fisico non è fatto solo di ossa, ma di pelle, carne, peli e soprattutto di sangue, veicolo dell'io...

 

Bene. Detto questo, ora decisamente vado ad impiccarmi. Ahahaha aha aha ah! (5 novembre 2009, h. 12).

 

 

Come mai i politicastri vanno a puttana e/o a trans? Certo qui vi è una divergenza di idee politiche! Ahahaha aha aha aha! Ma la divergenza di idee degli uomini (uomini?) è sempre generata da insoddisfatte esigenze espressive delle stesse. Il pensiero debole non permette ad esse di esplicarsi... E qui sta il problema. Cercherò di illustrarlo in senso scientifico spirituale... Sento già che state bofonchiando sul mio essere donchisciottesco...

 

Non vi è dubbio che l'argomento trans, puttane, pornografia, ecc., è oggi di grande attualità, e che vi si può correlare la crisi del matrimonio, nonché quella del femminismo in generale. Le statistiche mostrano un forte incremento di divorzi, di situazioni penose, e di profonde incomprensioni che incide duramente sulla vita dei figli, e che porta a conseguenze a volte tragiche.

 

La separazione dei sessi fu, d'altra parte, una necessità evolutiva senza la quale il genere umano non avrebbe potuto conseguire uno sviluppo superiore. Con tale separazione, tuttavia, si introdusse nell'umanità la più grande delle polarità possibili, che oggi tende, volenti o nolenti, ad essere superata. Perché? Perché sta avvenendo la fine del mondo. Ovviamente non finirà nulla, così come non finì nulla in senso materiale quando nell'umanità si presentò, duemila anni fa la forza interna dell'io negli individui, cioè la forza che venne predicata come "avvento del Cristo".
 

Nel terzo millennio si parlerà molto del superamento delle polarità maschio e femmina perché ciò fa parte del nuovo mondo che verrà.

 

Ma se ne parlerà non in modo materialistico.

 

Perché la fine del mondo è appunto la fine del materialismo.

Si crede che tale fine incominci nel dicembre del 2012 come era dell'Acquario, ma in realtà è già iniziata. E la scoperta del "transgenderismo" cos'altro è se non la sua espressione materialistica? Ma il superamento dovrà essere immateriale e universale forza di pensiero umano, fiuto spirituale, non di cocaina ovviamente. La forza del pensiero debole, cioè la forza dell'imbecillità umana, scomparirà in quanto solo chi saprà spiegare in modo non anacronistico, non moralistico, né dogmatico, gli avvenimenti dell'attualità, potrà soddisfare le istanze di conoscenza delle coscienze umane.

 

Ecco perché oggi ci si chiede perché sia o come possa essere avvenuta la "moda" dei trans.

Perché si va coi trans? Tutti cercheranno di spiegare materialisticamente la cosa o moralisticamente scandalizzandosi... Ma nessuno potrà negare che andare coi trans è il segno di un anelito verso l'individuo androgino.

Occorre allora chiedersi: in quale ambito vitale esiste la sostanza dell'individuo androgino?

Che senso ha il caso Marrazzo dal punto di vista spirituale? Premetto che intendo sempre con questo concetto (di spirituale) non qualcosa di mistico ma qualcosa di scientificamente immateriale, dunque qualcosa che non c'entra nulla col pensiero debole dei vari tipi di indeboliti o di debosciati. Quindi la domanda è: che senso ha oggi il caso Marrazzo per il pensiero scientifico spirituale?

Nei vangeli si allude al fatto che, quando la nostra terra ed il nostro cielo attuali non esisteranno più, sostituiti da un nuovo cielo e da una nuova terra, non esisterà né uomo né donna. Si accenna quindi ad una futura condizione dell'individuo in cui la separazione dei sessi, che secondo la Bibbia si limita a rappresentare un atto secondario della storia umana, sarà nuovamente annullata.

Nel Nuovo Testamento non viene aggiunto molto di più.

Per contro, Steiner si soffermò spesso sul superamento del principio esclusivamente maschile e del principio esclusivamente femminile, cioè sul superamento della separazione fra i sessi, esprimendosi anche in merito alla fine dell'attuale modo di riproduzione: la natura del corpo umano si trasforma al punto che tutto quanto si incontra sulla via della spiritualizzazione, può avvenire solamente fra uomini coscienti del potere dell'io, parlando all'antica: fra uomini che si sono uniti al Cristo.

La forza di resurrezione del Cristo comincia infatti ad agire già nella struttura fisica dell'individuo, orientandola verso la trasformazione e la spiritualizzazione.

Ma come si prepara allora il allora il "qui ed ora"?

All'interno del matrimonio, attraverso l'impegno dei coniugi tesi al superamento della loro unilateralità, sono forse già presenti ambiti che bisognerebbe aggiungere a questo nuovo individuo androgino, dato che la separazione dei sessi non rappresentò solo un fatto materiale, fisico, corporeo. Rappresenta anche un fattore che coinvolge forze vitali e l'attività interiore (anticamente detta anima). Da ciò consegue che lo sforzo teso al superamento del netto contrasto fra le polarità maschio e femmina - prima nella sfera dell'attività interiore o animica e successivamente in quella vitale, o eterica secondo l'antica umana sofia - prepara il superamento della separazione fra i sessi nella sfera fisica.

Tale superamento deve perciò compiersi dalla sfera immateriale a quella materiale attraverso la sfera animica, cioè dell'attività interiore, nell'ambito delle forze vitali, appunto, fino alla struttura fisica.

Qualsiasi tipo di superamento comincia sempre dalla sfera spirituale (o immateriale che dir si voglia). Tanto più questo, relativo alla polarità maschio-femmina, inizia col superamento odierno della separazione fra i sessi, e, ovviamente anche nel rapporto di coppia, là, dove gli individui si impegnano per esempio a perfezionare la loro vita interiore superando le unilateralità dovute al loro essere maschile o femminile.

Questo lavoro interiore non è fine a se stesso. Va detto anzi (soprattutto al credente) che tutto ciò che si può manifestare nell'accezione di una simile trasformazione cosciente delle componenti animico-fisiche a partire dall'io (e intendo qui la metamorfosi a cui il singolo individuo anela liberamente e con discernimento, non quella indotta in maniera coercitiva dai contesti culturali), tutti i risultati connessi alla trasformazione delle componenti del nostro essere accompagnano l'io dopo la morte. Proprio perché sono già per l'appunto di natura spirituale, possono seguire l'io e non possono disgregare col disfacimento del corpo materiale. Esiste quindi già qualcosa di permanente nell'individuo, che egli si è conquistato da sé.

Che caratteristiche avrà questo nuovo individuo androgino?

Vi sono alcune affermazioni di Rudolf Steiner che per alcuni sono a volte sconcertanti in quanto smantellano un po' la loro vita immaginativa, quando per esempio sostiene che, in futuro, la riproduzione si effettuerà attraverso la parola e la laringe, e cioè attraverso il principio maschile. La laringe dovrebbe evolversi al punto di trasformarsi in un organo riproduttivo (1). Di queste cose però non parlo oggi. Sfido chiunque a comprendere anche quello che ho appena scritto! Si tratta di concetti davvero difficili per il pensiero debole! E questo sito è dedicato ai suoi portatori... Ah ahaha a aha aha!

Aggiungo per l'appunto con Steiner che gli attuali organi genitali, che sono stati gli ultimi organi a comparire e i primi destinati a scomparire, non tarderanno a rivelarsi rudimentali.

E nonostante il nostro civico-cinico mondo ci sono già indizi di questa trasformazione, in quanto l'infertilità costituisce una delle maggiori problematiche presenti in questo ambito.

Quindi anche l'estetica dello scopare è qualcosa che dovrà evolversi... Non dico di più.

 

Ciao teste di marrazzo! (sabato  31 ottobre 2009, h. 12,56).

 

(1) Postilla astrologica: la laringe attiene simbolicamente al segno del Toro e gli organi sessuali al segno dello Scorpione. Si vede quindi come queste due parti del corpo umano possano essere complementari appartenendo appunto allo stesso asse cosmico. Inoltre si può paragonare il "frutto" partorito dall'organo genitale a quello della laringe: il figlio dell'uomo in carne ed ossa e il figlio dell'uomo spirituale, che è quanto Gesù intendeva con l'espressione tecnica "figlio dell'uomo", cioè l'io! Queste cose chi ve le dice se non io? Dovrebbero dirle i pretoni. Ma preferiscono somministrare ostie contenenti il "corpo di Cristo" avendo appunto crocifisso addirittura il suo spirito... Amen.

 

 

"Andare coll'Escort o col Transit è in fondo uguale. Ciò che conta è il risultato finale", dice la filosofia del bestialismo materialistico pratico. Eppure "l'amore della verità ha bisogno del tempo della riflessione" era solito dire un famoso filosofo. Egli diceva il vero, però poi negava realtà al concetto di tempo.

 

Ma allora che cazzo dici?

E sapete chi era questo filosofo?

 

Era niente popò di meno che Agostino.

Ecco dunque perché poi i pretoni sono culattoni! Ahahaha aha aha a! Ma non solo loro.

 

Con Agostino infatti, l'Occidente incomincia ad essere spinto nel processo dell'astrazione e quindi dello statalismo. Tale processo continuò, protraendosi quasi di necessità, e finendo per compenetrare veramente tutto l'Occidente. "Solo i grandi spiriti si ribellano a questo processo di astrazione" era solito dire circa un secolo fa Rudolf Steiner, citando Goethe come uno dei massimi fra questi ribelli, e invece Kant come quello che più di tutti cadde preda dell'astrazione: "Si provi un po' a prendere la "Critica della ragion pura" (so di dire un'eresia, ma quanto dico è pur vero), se ne leggano gli assiomi, e si converta ognuno di essi nel suo contrario: si otterrà la verità. Bisogna veramente pensare così dei più importanti principi kantiani, riguardanti il tempo e lo spazio. Si possono con tranquillità voltare quei principi nel loro contrario; si può dire no dove è detto sì, e sì dove è detto no: si ottiene circa qualcosa che può essere valido di fronte ai mondi spirituali. Da ciò si potrà dedurre quale grande interesse ci sia nel mondo a falsificare Goethe che sta agli antipodi di Kant"(1).

 

Chi si basa sui contenuti della filosofia di Agostino o di Kant senza verificarne gli assunti attraverso prove, cioè attraverso esperienza concettuale cosciente, è poi costretto a procedere dogmaticamente, ponendo contenuti di pensiero, validi in un determinato periodo storico, cioè in periodi temporali alieni da quello presente, come verità di fede, le quali se non credute generano "eresia". Ma le verità di fede di queste teste coatte, che si fanno "frati" e fratricidi, bruciando gli eretici, sono verità o falsità? Sono cose giuste o sono errori? Sono errori. Errori che per accidia ci si "dimentica" di correggere.

 

E così, a furia di "dimenticanze" si diventa keynesiani dicendo "meno Stato"; la contraddizione è evidente, ma nessuno evidentemente la nota; il popolo è bue; chi dice "meno Stato" lo dice al bue, ciò comporta insoddisfazione ("guarda un po' con chi mi devo rapportare!"); si cerca perciò di compensare tale insoddisfazione andando a puttane ("sono furbo io!". Questo riguarda il braccio destro.

 

Ed il sinistro?

 

Sempre a furia di dimenticanze, si compensa l'insoddisfazione dell'incapacità di fratellanza (mediante la quale il vero compagno dovrebbe dividere la pagnotta con gli altri) con compagni diversi, cioè coi trans! Ahahaha aha aha! Per cui si va col Transit a dire al popolo bue: "Noi siamo i più morali dello zoo della politica"!

 

Ma perché la sinistra va a trans? (h. 13,28; continua).

(1) "Contributi alla conoscenza del Mistero del Golgota", conf. di Berlino del 19 aprile 1917.
 

 

 

Oggi un pittore mi ha scritto di considerarsi anarchico nei termini dell'anarchia sostenuta da leone Tolstoj, "anarchia che si identifica soltanto all'Amore. Né lo Stato, né il religionismo delle irreligiose religioni storicamente determinate dai dogmi: né la cosiddetta "morale" (morale deriva dal latino mos che significa appunto costumanza e convenzione) possono in alcun modo inibire Coscienza, Amore e Libertà che si ritrovano insite e potenziali nell'individuo. Si misuri perciò il demoniaco essere del militarismo, che tende a riportare l'Uomo all'antica egoità di gruppo; che lo addestra, nell'incoscienza, ad uccidere, all'occorrenza a torturare e l'induce all'ubbidienza cieca verso graduatorie di potere versate a conservare il nazionalismo: ogni nazione ha il suo esercito di potenziali assassini. (La compartizione dei territori aveva significato solo quando, nei tempi antichi, le Egoità di gruppo si raccoglievano in "patrie" che solo allora si giustificavano)" (Paolo Pasotto, "Universo e umanità") . Quel "demoniaco essere" è, appunto Arimane, lo spirito della DODI&C (Compagnia Dove Ogni Deficiente Impera)! (martedì 27 ottobre 2009, h. 18,30).

 

 

Ciao puttanieri & culattacchioni! Come va? A quando il Marrazzoblues? Credo sia pronto a giorni! Ahahaha aha aha! Ma non sarà una mia creazione. Sarebbe troppo banale e scontata. Ma devo confessare che ci ho pensato...

 

Se la strutturazione del potere politico contemporaneo, basato su un grande ammasso di leggi, è tale impedire ogni cambiamento che contraddica lo spirito che ha animato finora la formazione del potere stesso, e se da ciò consegue una tale insoddisfazione nei potenti impotenti (propongo per costoro il neologisma "potimpo", quindi al plurale potimpi! Ahahaha aha ah!) da trovare sfogo perfino con l'andare a puttane o a culattoni, ciò significa una sola cosa a double face: che tale spirito è arimanico, e che noi lo andiamo a votare! E perché avviene ciò?

 

Avviene per accidia!


Anche coloro che nel web mostrano di avere individuato nel signoraggio bancario la causa reale della grande crisi economica mondiale, e che cercano per ciò di unirsi contro di essa, sbagliano. Perché?
 

Perché credono di rimuovere tale causa attraverso l'atmosfera di gruppo in cui quello spirito non può che imperare: si tratta di un'atmosfera fatta di sentimenti di vendetta, di voglia di guerra e di eversione, che non può portare da alcuna parte.

 

Perché si tratta in sostanza di accidia. E questo è il vero vizio.
 

Il vizio capitale dell'accidia è dunque generatore reale di debito e di odio. L'atmosfera psichica del pianeta è oggi piena di veleno interiore. Ne è satura, in quanto i ragionamenti della maggior parte degli individui non afferrano in modo oggettivo il senso delle attuali difficoltà e sofferenze umane.
 

Sbagliamo dunque. Continuiamo a sbagliare in quanto veniamo persuasi a respingere il giogo che ci siamo procurati da soli, contraendo debiti psicologici che, esigendo da secoli di essere pagati, oggi producono la nostra schiavitù.


Tali debiti procedono, ripeto, da mera accidia, cioè dal vizio di delegare ad altri la risoluzione di problemi, che nessuno può risolvere se non l'io umano, l'individuo, l'individualismo etico.
 

Il "cittadino" (lo metto fra virgolette in quanto è più cinico che civico), arrivando fino al traguardo della sua sovranità - per il credente nella democrazia il ritornello "date a Cesare quel che è di Cesare" non dovrebbe forse oggi dire piuttosto "date al cittadino quel che è del cittadino"? - ha preferito delegare ai politici ed ai partiti la conduzione della propria economia: in un primo tempo fidandosi delle rivoluzioni armate, ed in un secondo tempo fidandosi delle democrazie, nate da esse come cosa buona e giusta. In tal modo ha sostituito la responsabilità con l'accidia e la pusillaniminità.
 

Io sono un uomo della strada e parlo per me stesso senza preoccuparmi di stare "col" popolo. Non ne ho bisogno in quanto, come individuo, sono una parte del popolo. Ecco perché mi permetto di criticare il popolo: in realtà critico me stesso in quanto cittadino appartenente all'impero di Arimane, cioè alla DODI&C, la Compagnia Dove Ogni Deficiente Impera.
 

Menenio Agrippa, vissuto tra il VI e il V sec. a.C., diceva che ogni comunità è come un organismo, e che come un organismo può ammalarsi se sottoposto a continue lacerazioni, per quanto minoritarie. E la storia ha dimostrato e continua a dimostrare che le frustrazioni degli individui comportano necessariamente il crollo dei sistemi politici che le hanno determinate.
Questo avviene perché l'economia è l’albero della vita, di cui tutti facciamo parte sia come consumatori che come produttori di beni.

 

Le violenze legislative della DODI&C non fanno dunque ammalare solo alcuni rami ma l’intero albero!

 

A periodi di tracotante esercizio del potere seguiranno sempre periodi di depressione sociale oltre che individuale.

 

A conferma di ciò si potrebbero fare moltissimi esempi, ma basti osservare noi stessi come puttanieri o come culattacchioni per avere il quadro della situazione reale (mercoledì 28 ottobre 2009).

 

 

Marrazzo, un nome, una storia! Ahahaha aha ahaa! (martedì 27 ottobre 2009, h. 10,30)

 

 

O bestia,

[nel 2000 scrivevo una lettera al direttore del quotidiano piacentino "Libertà" lodando alcune persone che, nonostante mi avessero attratto per alcune loro proposte innovative circa il fisco e l'emissione monetaria, in realtà erano proposte fasulle, in quanto nascondevano di fatto, ancora una volta, la voglia di Stato. Infatti in quelle loro idee lo Stato avrebbe dovuto avere ancora una parte preponderante sulla vita dell'individuo. Ecco dunque l'ennesimo esempio della perenne insidia della DODI&C, della quale è urgente parlare!!!]

la DODI&C, acrostico da me creato per indicare la Compagnia Dove Ogni Deficiente Impera (in quanto poggiante sulla forza del pensiero debole), cioè la forza di Arimane, impera come sonno nelle coscienze umane. Si tratta di qualcosa da non prendere alla leggera.

 

Da millenni se ne parla ma rari uomini comprendono che le idee sulla "Triarticolazione dell'organismo sociale" di Rudolf Steiner sono da essa avversate.

 

La DODI&C è infatti molto furba e sembra dotata di intelligenza massima!

 

Essa, per es., impone l'imposta ma dell'imposizione nessuno si accorge: l'attuale fiscalità, attraverso l'ineluttabile scarico aziendale sui prezzi dei prodotti, degli oneri fiscali e previdenziali, fa pagare, in pratica le tasse, le imposte e gli altri oneri sociali solo ai poveri! Se si medita su questo fatto elementare si perviene all'ovvia conclusione che tutte le imposizioni vengono sopportate dai poveri, e questo spiega, fra l'altro, il fatto che, in parallelo allo sviluppo tecnico e al conseguente continuo aumento della produttività globale, cresca di pari passo la povertà degli individui in quanto ultimi consumatori.

Occorre pertanto fare attenzione: io ti chiamo scherzosamente "bestia", ma solo perché so che la bestia DODI&C si nasconde in ognuno.

Secondo il filosofo tedesco Henri Cornélius Agrippa di Nettesheim (1486-1535), autore fra l'altro della cosiddetta “Croce Umana”, o figura umana inscritta nel quadrato, ripresa da un disegno di Vitruvio, riproposta da Leonardo, e riprodotta oggi sulle monete da 1 euro, il nome della Bestia 666 è Sorat, e caratterizza il demone Solare, o Anticristo.
“Sorat” è chiamato dagli evangelisti: “Satana”, da Paolo di Tarso: “Belial”, da Goethe: “Mefistofele, e da Leopardi: “Arimane”! Secondo l’alfabeto ebraico in cui ogni lettera è numero, il nome Sorat è il 666, dato dalla somma delle lettere samek (S) 60, vav (O) 6, resh (RA) 200, e tav (T) 400.

Ora che sai qualcosa in più della DODI&C, ti sarà forse un po' più chiaro il motivo per cui Gesù di Nazaret la chiamava anche "mammona", ovvero: "madrina" di ogni mafia finanziaria (martedì 27 ottobre 2009, h. 10,02).

 

 

Non esiste né destra né sinistra. Non esiste né governo, né opposizione. Sono tutti per il mantenimento del potere forte secondo la logica del pensiero debole. Ciò consente di percepire compensi mensili di 20 mila euro, più i non pochi privilegi, in cambio di una sola cosa: tacere. Tacere soprattutto la propria sottomissione alle direttive dei banchieri centrali (lunedì 26 ottobre 2009).

 

 

O bestia, scopra la differenza essenziale dei termini “pensare”, “sentire”, e “volere”, e scoprirà tre sistemi: il sistema nervoso, il sistema circolatorio ed il sistema metabolico.

Questa tripartizione dell'organismo umano, che è anche la distinzione della vecchia psicologia, sanamente intuita dai primi psicologi, le mostrerà anche come deve essere la tripartizione dell'organismo sociale.

O bestia, diventi umano! Non faccia la merdaccia. Quanto è buono lei!

 

O bestie, non è escludendovi da me che io comprenda me (se avessi la forza di escludervi, saprei padroneggiarvi), ma riconoscendovi e inserendovi nel giusto nuovo... me ritrovo! Voi, o bestie diaboliche, siete figli di Dio così come lo sono io. E nel comprendervi, io sono io... Ciao testine. A domani... (venerdì 23/10/2009, h.18.19).

 

 

Se è vero che la forma - e non la materia -  delle cose, come insegna Aristotele, è ciò che conferisce loro l'essenziale, è anche vero che ogni riforma di qualcosa da parte dell'uomo deve, se la si vuole attuare, partire dall'immateriale forma delle stesse. Cosa comporta questo? Che ogni tipo di materialismo - storico o dialettico che sia - in quanto visione sensibile di ciò che si vuole riformare non conduce ad alcuna riforma, in quanto è il punto di partenza più illusorio che possa esserci. Per cui si parla di (cioè si mettono "sul tappeto" le varie dialettiche della) riforma, ma in sostanza nulla cambia. È la morale gattopardiana: tutto deve cambiare affinché nulla cambi. E qui siamo già nella sfera mafiosa della DODI&C, la Compagnia Dove Ogni Deficiente Impera, che è, o bestia, la Compagnia di Arimane. Di essa occorre parlare se si vuole incominciare a... riformare...

 

Come si fa dunque a cambiare, cioè a trasformare le cose mafiose in cose non mafiose? La risposta dei moralisti è: incomincia a cambiare te stesso. Certamente è vero questo. Ma non cambia ugualmente alcunché se partendo da noi stessi incominciamo dalla sostanziale materia che ci costituisce. Nella sostanza nulla cambia partendo dalla sostanza. Perché? Perché non si può fare alcunché senza pensarci. Guidare meccanicamente l'auto, o farlo  senza pensare che si sta guidando un'auto, è impossibile. Così è impensabile pretendere riformare qualcosa senza pensarci. Si deve sempre partire non dalla sostanza di qunto si vuole riformare ma dalla sua forma.

 

Sostanza è l'oggetto del "sub"-"stare"... E ciò che "sotto-stà" alla forma delle cose noi la chiamiamo "materia". Ma dov'è la materia? Bisognerebbe chiederselo una buona volta. Dove sono gli atomi della "materia"? In sanscrito, lingua abbastanza antica, non esiste alcuna parola che possa, pur approssimativamente, tradursi con "materia" nel senso in cui la intendono i fisici di adesso. "Prakriti", infatti, significa "sostanza" in sanscrito. Non significa "materia".

 

Occorre dunque partire dalla forma, cioè dall'essenza delle cose da riformare (se le si vuole davvero riformare). Dunque, occorre partire da "purusha" ("essenza" in sanscrito). E ciò equivale a dire che occorre partire dalla visione soprasensibile del mondo, non da quella sensibile del suo materialismo (domenica 25/10/2009, h.12.00).

 

Facciamo dunque attenzione, o bestiacce! Perché Arimane, cioè la DODI&C ci schiaccia. Sono, sì, deficienti ma pericolosissimi.

Arimane ci schiaccia. Appena scopriamo la guardia, quello è tutto agguati. Naturalmente è un grande aiutante. Perché come avversario fa diventare forti! La concorrenza è una forza economica. ma di queste cose si parla di rado e pian piano ci si dimentica di esse... Con la concorrenza, il migliore prodotto è obbligato ad essere corretto, correttissimo, economicissimo. E tutti si riposano sul prezzo astratto... che porta verso la povertà. Quindi in tal senso Arimane ci fa diventare forti. Certamente.

Però bisogna veramente conoscerli questi esseri della DODI&C. Perché loro vogliono essere conosciuti solo in appartenza, così come si conosce Satana e Lucifero nei vangeli. In modo confuso... Satana o Lucifero o Belial, o Mammona, l'uno vale l'altro. Ma non è così. Vi è differenza fra Arimane (Satana, Belial, Mammona)  e Lucifero (il diavolo della divisione). Loro non vogliono essere conosciuti con precisione perché c’è un loro piano che deve sfuggire all’uomo. E la loro arte è quella di usare le debolezze dell’uomo, di fortificarlo con le sue debolezze (pensiero debole).

L’arte dell’uomo, che è l'arte dell’iniziazione al mondo soprasensibile, consiste nello scoprire tutti i tranelli, tutte le insidie, tutte le arti di questi due aiutatori-ostacolatori. E allora si arriva persino a bloccarli, a tenerli a bada, e persino a usarli. Potremmo persino arrivare a dire che se un giorno Arimane fosse veramente da noi conosciuto per quello che è, lo potremmo usare come una forza, allo stesso modo in cui oggi usiamo per esempio l’elettricità o l’atomo. Certo, l’elettricità se viene usata da qualcuno che non la conosce può fare molto male. Però se se ne conoscono le leggi, la si isola, e la si usa; allora è utile. Lo stesso può dirsi dell’energia atomica.

Il pensiero debole della DODI&C è una forza! Arimane è una forza! Se ci possiede, allora è il male. Se noi possediamo lui, allora quello è il bene.

Per quanto sia comunque apprezzabile lo spirito di fraternità verso Lucifero e verso Arimane in quanto figli di Dio come noi, "io non mi fido. E quindi: alla larga!" diceva saggiamente Scaligero, mio maestro italiano dei nuovi tempi (sto trascrivendo da un video affermazioni sue, che ho fatte mie). E subito aggiungeva: "Ma anche questa è una grande ingenuità, in quanto essi sono inseriti in tutto. Per es., ogni volta che si parla, lo si fa grazie a Lucifero: col pensiero riflesso, ho un pensiero che si riflette. E quindi è Lucifero; naturalmente, dovendo parlare di queste cose, bisogna fare un certo sforzo di essere in una zona di stabilità della luce; ma normalmente dobbiamo a Lucifero l’espressione, la riflessione: tutto ciò che è riflesso è luciferico, in luce riflessa... che non è la luce".

Arimane è tutto il mondo delle sensazioni. Quindi l’arte di servirsi della DODI&C. è di riconoscerli. E come li si riconosce? Conoscendo noi stessi. Perché non c’è espressione della vita in cui non siano presenti l’io, Lucifero e Arimane. Ossia: il Cristo e i due ladroni, quello buono (Lucifero) e quello cattivo (Arimane). Il ladrone buono sarebbe Lucifero!

L’uomo di adesso è inserito nel mondo che appare fisicamente e non ha ancora conoscenza dell'immateriale come entità, dato che considera l'immateriale il non ente, cioè il niente. Come fa allora a progredire, ad evolversi? Domanda da un milione di dollari! Non ha ancora conoscenza dell'immateriale, o dello spirituale, però lo usa. E qui vi è una contraddizione che per essere compresa bisogna risalire agli inizi della storia degli uomini.

All’inizio l’uomo “è condotto” e tutto va bene perché egli “è condotto”: nel mondo antico abbiamo avuto imperi come in India, come in Iran. Proprio nella protostoria abbiamo avuto imperi con secoli di pace, di saggezza, di religiosità potente. Ed è proprio all’inizio della storia, all'inizio dei tempi storici, che questo incomincia ad essere riflesso in qualche testo. Perché nacquero i testi?

Perché quando incominciò la paura di dimenticare i segreti dello spirito, perché si sentiva che non funzionava più la memoria spirituale (quando funzionava la memoria spirituale non c’era bisogno di libri) cioè quando incominciò l’abbassamento dello spirituale, allora incominciarono ad esservi libri, che noi oggi non possediamo più, dato che possediamo solo ciò che molto più tardi fu espresso nei libri; per esempio nei Veda. I Veda sono la raccolta di qualcosa che si incominciò a notare molti secoli prima: si cominciò a notare proprio in qualità di "appunti". perché vi furono esseri che sentirono di averne bisogno: proprio come si fa quando si prendono appunti per gli appuntamenti perché ci si accorge che senza segnarli si incomincia a dimenticarli.

Ognuno di quei segni è segno di perdita di memoria. Però è anche segno di saggezza.

Quando tutto questo fu raccolto dai bramana, finalmente si ebbero per esempio i testi più antichi, i Veda, , l' I King, i testi taoisti, ecc.

Dunque ad un certo momento l'immateriale (lo spirituale) perde i gradi della conoscenza superiore, e si trova all’altezza del pensiero. Prima era all’altezza dell’intuizione, poi dell’ispirazione, poi dell’immaginazione.

L’epoca dell’immaginazione è per esempio quella che si riflette nel mito greco. La mitologia greca è proprio il composto armonico mondo di immagini degli dei, e retaggio di un’epoca in cui gli uomini ancora vedono gli dei, non vedono forze della natura, ma deità. Gli uomini di allora vedevano per esempio il dio del fiume, poi il dio della guerra, il dio dell’amore, ecc. Quando questo finì cominciò l’epoca del concetto.

L'epoca del concetto è l'epoca dei cercatori detti “fisicoi”, filosofi naturalisti, i primi filosofi, i quali sono ancora un po’ veggenti, ma incominciano a pensare, a ragionare. Poi, siccome questi si occupano solo del principio di tutte le cose, l’arché - per uno tale principio era l’acqua, per l’altro il fuoco, o la terra, o l’amore, ecc., ad un certo punto maturando il pensiero, venne una "razza" interessantissima, quella dei sofisti. E i sofisti incominciarono a dire: “Ma che ci state raccontando, acqua, aria, fuoco, terra! Non vi accorgete che siete voi che li state pensando?”. Dunque mentre quelli si perdono nell’oggetto e ignorano l’uomo, i sofisti rappresentano un progresso o, da un altro punto di vista, un regresso, cioè un ulteriore caduta; perché riportano tutto all’uomo, cioè al soggettivismo. E questo spiega perché Socrate, e Platone quindi, hanno in comune con i sofisti il soggettivismo, ossia: il Socrate di Platone incomincia a parlare dell’uomo che conosce. Mentre i presocratici si interessavano del mondo senza accorgersi che era l’uomo a voler cercare il principio di tutte le cose.

Fu Protagora poi a dire: “Ma è l’uomo la misura di tutte le cose”. Questa sentenza è molto importante. Non perché dobbiamo fare sofismi scimiottandoli, ma perché nei sofisti c’è effettivamente una grande saggezza. Che Socrate utilizzò. Infatti senza i sofisti non ci sarebbe stato Socrate, come senza il dubbio non vi può essere la certezza. I sofisti dettero una scossa. In tal modo illuminarono l’opera di Socrate che è grandiosa, insuperata, e che si riflette poi nei due potenti Platone e Aristotele. Da allora possiamo dire che la filosofia non ha fatto più un passo avanti, salvo che nella dialettica. La dialettica è infatti diventata più rigorosa, più concettuale, più razionalistica, e si è caricata di determinatezza scientifica.

È in tale modo che termina l’azione celeste degli dei e che incomincia il terrestre pensiero umano. Cosa significa? Che l’uomo fino a quel punto era guidato, e che da allora in avanti cominciava lui ad essere il responsabile della propria indagine.

Mentre questo incominciava avveniva però anche qualcosa di molto grave. Tramontava il sacro romano impero. Quello che c’era di bello, di sacro, di forte, di morale, aveva raggiunto l’apice e tramontava.

Anche nella filosofia greca si raggiunse l’apice con Platone e Aristotele e cominciò anche lì una crisi.

Quando venne il Cristo, l’umanità stava veramente sull’orlo del subumano. Basti pensare che i greci dicevano con Omero: “Meglio mendico sulla terra che re nel regno dell’Ade”. L'al di là, cioè l'Ade, era talmente impallidito ed aveva talmente perso forza che si amava la terra. Si pensi poi all’Egitto, alle mummie, al materialismo egiziano, in cui si arrivò ad una forma di magia in cui si possedevano forze ma non più spirituali, e cominciò così quel processo di eternizzazione del cadavere, che durò poi secoli, e che ancora oggi si manifesta nella moda che preferisce collocare i trapassati nei loculi anziché seppellirli, quasi per impedire loro il trapasso nel mondo spirituale e tenerli ancora qui. Anche tutto ciò che c’era di luminoso nella tradizione egizia era dunque finito. Si pensi poi a tutto quello che avveniva a Roma con l’orgiasmo e gli imperatori, a Capri, Ercolano, Pompei, ecc. L’umano in quel momento veramente decadeva.

In quel momento veniva il Cristo, cioè l'impulso alla capacità di essere responsabili del nostro conoscere e del nostro agire sulla terra. Che cosa avvenne? La discesa continuava, ma l’impulso celeste era già inserito, e quando identificò la vitalità cerebrale nella fisicità del cervello, questa identificazione fu ancora più profonda di quella avvenuta qualche secolo prima nei pensatori greci, epoca in cui l'uomo aveva ancora la capacità di pensare nella parte vitale della testa. Allora gli uomini erano ancora capaci di intuire il mondo vitale, cioè il mondo immateriale, sovrasensibile, che impedisce al corpo fisico di divenire cadavere. In senso realmente scientifico quando vediamo i nostri simili non vediamo corpi fisici, a meno che siano cadaveri. Il vero corpo fisico dell'uomo è il suo cadavere. Ma finché vediamo uomini respirare o prendere un caffé, vediamo corpi fisici compenetrati di vitalità, cioè di forze vitali che impediscono la loro cadaverizzazione. Oggi questa cosa va detta perché non si percepisce immediatamente. L'uomo non la percepisce più. Soprattutto l'uomo materialista della DODI&C! Ma per l'uomo greco era ancora naturalmente percepibile l'elemento sovrasensibile del corpo vitale.

E questo spiega la potenza di pensiero dei greci. Anche quando essi sono materialisti, si sente una forza in quel loro modo di ragionare. Dai frammenti di Eraclito, ai versi d'oro di Pitagora, fino a  tutto Platone, tutto è potente. Tutto era potente perché c'era ancora della vitale autonomia nella testa, anche se già essa serviva al pensiero che si dedicava al mondo fisico.

Quando questa autonomia vitale finì e l'uomo ebbe soltanto il pensiero capace di pensare mediante astrazioni cerebrali completamente sconnesse dalla vita concreta, la visione spirituale finì. Ed a quel punto, afferma Scaligero "se non ci fosse stato l'impulso del Cristo, l'uomo si sarebbe avviato a un'indagine che avrebbe potenziato il mondo fisico nel senso arimanico, senza nessuna luce". Certo è giusto dire questo. Ma è giusto anche dire che l'uomo si è di fatto avviato, nonostante Gesù di Nazaret, a tale tipo di indagine materialistica e perciò priva di luce. Come mai? Perché ha crocifisso non solo il suo corpo ma anche la sua anima e il suo spirito. E continua a crocifiggere l'io umano solo perché non può toccarlo con le mani...

E invece si può notare che quando incominciava l'indagine del mondo fisico, sorgevano da indagatori come, per es., Galileo, intuizioni (del cosmo, della terra, del cielo, e degli astri) che erano e sono il principio di una scienza nuova: il principio di una scienza dell'azione responsabile del pensiero, che è veramente il germe dell'uomo futuro. Perché anche quando il pensiero raggiunge il livello più basso può realizzare la luce del Logos, che gli è insito. E credo che dal 2012 ciò sorgerà come una ripresa da Galileo dopo il baratro del pensiero debole in cui è dovuto inciampare l'uomo, grazie alle trappole insidiose della DODI&C, cioè di Arimane.

La grandezza di quegli indagatori è che loro vivevano nell'indagine determinata dal mondo fisico, ma simultaneamente si muovevano nella sfera del Logos. E così avverrà in futuro.

Quello che invece di molto negativo avvenne dopo, e che avviene ancora oggi, è che questa luce del Logos continua ad esserci nell'intuizione (in ogni tipo di intuizione), però viene assolutamente ignorata. La differenza, per es., tra Galileo, Newton, Keplero, Copernico e uno scienziato di adesso, è che nei suoi ragionamenti egli non ha più il sentimento di un'operazione di pensiero che proviene dal divino. Invece gli scienziati di ieri, matematici compresi, erano in sé legati al cielo in modo vitale. E ciò emerge da tutti i loro scritti. Si osservi invece uno scienziato d'adesso: le sue intuizioni matematiche le deve sempre a quel lampo di pensiero che viene dall'alto, però lo ignora del tutto. Non solo. Lo rifiuta. Lo nega (per lui l'essenza delle cose è il nulla). Ossia nega ciò a cui deve le verità che scopre, o che intuisce.

Cos'è allora che sprona l'uomo all'evoluzione?

Il momento che stiamo vivendo è difficile per poter dare una risposta. Perché adesso, ciò che lo sprona all'evoluzione dovrebbe essere il fatto che egli comincia ad essere un io nel pensiero, un io in cui c'è il germe dell'io superiore. E l'io superiore non è altro che il Logos di cui parla l'evangelista Giovanni.

Quindi l'uomo, in un punto dell'io che si inserisce nella sua attività interiore e corporea diventando ego, in quel punto è libero: è libero di dire no al mondo immateriale (spirituale) e di dire sì al mondo che sta in basso.

Il fatto che però lui indaghi con i mezzi dello spirituale, questa è la terribile contraddizione che esige essere compresa, e che va ogni volta raccontata come storia dell'umanità.

Altrimenti cosa avviene? Che queste forze spirituali evocate e poi respinte non hanno altro rapporto con l'uomo - il quale ha pure mosso qualcosa - che il karma. Cioè: l'uomo attinge a questa luce e poi la respinge; l'uomo rompe un'armonia. Prevarica. Perché si impossessa di forze intuitive. Si impossessa di forze dell'io, ed appena se ne impossessa crocifigge l'io. Allora perde forza. Adora il pensato. Adora il pensiero debole. Ed anziché realizzarsi in quanto individualità si aggrega ad altri, credendo che l'unione faccia la forza. Ma il gruppo di gregari lo schiaccia. Ecco il karma della lotta di classe... Chi non ne vuole sapere di combattere da solo crede possibile che il suo gruppo combatta per lui, il quale è destinato così (ecco il suo karma) a sottostare all'io dio gruppo, esattamente come fanno gli animali. O bestia! Osserva le rondini in cielo... Non vedi forse un io di gruppo quando cambiano rotta tutte insieme come pilotate da un radar esterno? Sappi, o bestiaccia, che quel radar tu, in quanto essere umano, lo possiedi internamente... Usalo dunque.  

Queste cose le dobbiamo veramente indagare da soli. Oggi ci sono esseri, carichi di forza dell'io. Tutti o quasi tutti ne sono pieni. Infatti se sono delinquenti sono molto più delinquenti di mezzo secolo fa. Il delinquente di ieri fa sorridere rispetto alla metodologia, o alla logica sottilissima del delinquente di adesso. E tutto è così: c'è una carica di io, e l'io appartiene al Cristo; l'io è il Logos. Non crocifiggerlo o bestia, se non vuoi essere bestia.

Quindi l'uomo è libero di mettersi contro al Logos, ma anche di accettare le bestiali conseguenze di questa avversione.

Ma qui c'è anche la possibilità appunto di darsi una spinta dell'evoluzione mediante la conoscenza, cioè accordando il pensare al Logos.

O bestia, diventi umano! Non faccia la merdaccia. Quanto è buono lei! (lunedì 26 ottobre 2009).