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Comunità di risparmio e di prestito
Chi conosce il significato di denaro
di prestito vede
nella la dinamica dell'interazione tra risparmiatori ed
utilizzatori di denaro preso in prestito, il formarsi del credito
bancario, ma contemporaneamente si rende conto
di una sorta di
vuoto di coscienza presente all'interno di questo binomio, che
costituisce un grave dilemma.
D'altronde la banca cerca da un lato di raccogliere tutto il risparmio possibile, e dall'altro di prestarlo, cercando di soddisfare le richieste dei risparmiatori quanto a: durata del prestito, rendimento, e garanzia.
Diversa la situazione di chi chiede il prestito. Costui ha bisogno di denaro liquido e il più delle volte non è in grado di offrire alcuna reale sicurezza, né sulla restituzione, né sul pagamento degli interessi.
Chi conosce i processi legati al denaro di acquisto e alla vendita, sa invece che si può arrivare ad una ragionevole soluzione, ma solo se le persone coinvolte sono in grado di godere dei loro diritti all'interno di un'associazione, e addirittura se tutti assumono un comune senso di responsabilità nei confronti dell'intero pianeta!
Sorge allora l'esigenza di pervenire ad accordi analoghi fra chi risparmia e chi usa denaro prestato.
Se infatti mancassero le persone che per le loro attività o i loro progetti devono richiedere credito, il risparmiare - cioè il portare i soldi in banca - verrebbe a perdere di senso, così come lo perderebbe il produrre merci per le quali non ci fosse domanda.
Occorre allora incominciare ad immaginare un incontro cosciente tra risparmiatori e utilizzatori di denaro a prestito, e vedere che da tale incontro deriverebbe essenzialmente un'area di responsabilità comune, dato che la produzione è avviata e mantenuta efficiente dal denaro prestato.
Per essere in grado di produrre merci un produttore deve poter ottenere un prestito da una banca per i suoi investimenti. Se, in seno ad un'associazione, si riuscisse a raggiungere un accordo sul tipo di prodotto richiesto, e sull'uso a cui tale prodotto venisse destinato, il problema si sposterebbe solo sul come garantire una sufficiente disponibilità di tempo e di spazio per tener fede agli impegni. Se questo riuscisse, significherebbe che anche i risparmiatori dovrebbero assumersi una responsabilità. Responsabilità che comincerebbe con le deliberazioni promosse all'interno dell'associazione e si concluderebbe - grazie al risparmio - con la produzione di beni o di servizi per il lavoro, e nei luoghi di lavoro che coinvolgerebbero grandi gruppi di persone. Sarebbe anche molto utile cercare forme di scambio tra chi risparmia e chi prende a prestito, così che l'equilibrio tra offerta e domanda si traducesse direttamente in termini di legami interpersonali tra coloro che desiderano investire in processi produttivi e coloro che, in quanto risparmiatori, vogliono prestare il proprio denaro. In un simile caso, da parte del risparmiatore non dovrebbe dunque esserci solo la volontà di condividere i rischi dell'imprenditore, ma anche la disponibilità ad assumersi la responsabilità della funzione sociale svolta dal denaro che egli metterebbe a disposizione. In tal modo, se da un lato il risparmiatore potesse stabilire come desidera che il suo denaro venga usato, dall'altro il produttore dichiarerebbe l'entità del prestito di cui ha bisogno.
A questo punto la banca si troverebbe a svolgere il mero ruolo di mediazione e, se necessario, contribuirebbe a chiarire situazioni, come consulente di entrambe le parti.
Ecco allora che coloro che desiderano un prestito potrebbero formare una comunità di prestito. In essa, mediante garanzie reciproche, le persone che si impegnassero in un'impresa potrebbero esprimere la loro (auto)fiducia verso iniziative che sperano di sviluppare. Questa (auto)fiducia di chi sviluppa un'iniziativa, sia egli un risparmiatore o un debitore, espressa attraverso il denaro, stabilirebbe il punto di contatto per la comunità di prestito. Se ci fosse un gruppo di risparmiatori che decidesse di risparmiare denaro per un determinato scopo, si porrebbe il problema di raggiungere un mutuo accordo. La comunità di risparmio potrebbe allora farsi carico del reperimento di nuovi membri nel caso in cui singoli risparmiatori si ritirassero, ed offrire alla comunità di prestito le dovute garanzie riguardo l'ammontare del prestito stesso e la sua durata. Parallelamente, le comunità di prestito potrebbero allora esprimere la propria fiducia attraverso garanzie in grado di offrire ai risparmiatori sicurezza reale. In tal modo, tutte le altre forme convenzionali di garanzia (ipoteca, fideiussione, ecc.) diventerebbero solo parzialmente necessarie, come misura di sicurezza aggiuntiva.
In tali immaginabili forme di cooperazione, una banca non potrebbe che svolgere concreti ruoli di mediazione, e di consulenza specializzata, perdendo quella funzione di anonima dominatrice degli affari monetari che le viene abitualmente attribuita!
Quando la concessione di un prestito senza interessi, e finalizzato ad una particolare iniziativa, si incontrasse con l'autofiducia espressa nella costituzione di una comunità di prestito, emergerebbe una relazione cosciente tra le comunità dei risparmiatori che prestano il denaro e quelle dei mutuatari che lo utilizzano.
Queste dovrebbero essere le connessioni incentrate nell'attività di mediazione delle banche.
Un'attività pionieristica in questo senso è stata svolta in Germania dalla G.L.S Gemeinschaftsbank di Bochum e Stoccarda (1), che pubblica regolarmente sul "Bank Mirror" rapporti sulla propria attività.
In modo analogo lavorano anche le seguenti banche: la Stichtung Triodos di Zeist in Olanda; la Mercury Provident Society a Forest Row (2), Sussex, Inghilterra; la Freie Gemeinschaftsbank BCL a Dornach, Svizzera (3).
Coloro che sono interessati, potranno chiedere a questi pionieri eventuali consigli preziosi per allargare anche all'Italia simili attività.
Qui è stato dato un esempio di come sia possibile gettare un ponte che colleghi gli interessi di chi risparmia con quelli di chi prende denaro a prestito. È infatti necessario cercare soluzioni nuove, e sono soprattutto le piccole iniziative che possono rivelarsi un importante campo di applicazione.
Per evitare equivoci ed incomprensioni, le forme di scambio devono essere realistiche; non si tratta di pensare a soluzioni utopistiche, ma di dar vita a discussioni concrete ed incisive su situazioni pratiche che conducano a decisioni responsabili. Applicando nella pratica queste idee, si potranno trovare soluzioni varie e differenziate.
Considerando le molte implicazioni connesse con queste comunità di risparmio e di prestito, ci si accorge che tutto dipende dalla capacità di sviluppare la fiducia reciproca.
Al di là di qualsiasi incertezza occorre pertanto saper comprendere i desideri della controparte.
Un autentico e positivo sviluppo della reciproca fiducia e comprensione può essere ottenuto attraverso un utilizzo ragionato ed attento del denaro preso in prestito.
NOTE:
(1) Cfr. per es.:
http://www.gemeinschaftsbank.de/weitere_partner.html
(2) Cfr. per es.:
http://www.feasta.org/documents/shortcircuit/index.html?sc4/bc4.html
(3) Cfr. per es.:
http://www.gemeinschaftsbank.ch/ ;
http://www.alt-branchenbuch.ch/abb/list_details.cfm?id=390
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