NEREO CALPESTA IL PARALITICO (Skiantos)

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Calpesta il paralitico
molesta il paraplegico
danneggia lo psicotico
travolgi il catatonico

Provoca l'ipocondriaco
detesta il microcefalo
investi il non vedente
non si accorgerà di niente

Scommetto non hai mai pensato
di pestare un handicappato
Scommetto non hai mai pensato
di pestare un handicappato

 

come supernoise

Calpesta il paralitico
molesta il paraplegico
danneggia lo psicotico
travolgi il catatonico

fregagli il posto in autobus
spingilo in mezzo al traffico

segagli le bretelle
della sua nuova sedia a rotelle

Scommetto non hai mai pensato
di pestare un handicappato
Scommetto non hai mai pensato
di pestare un handicappato

 

come supernoise

Calpesta il paralitico
molesta il paraplegico
danneggia lo psicotico
travolgi il catatonico

Dai! Dai! Dai!
Fregagli il posto in autobus
spingilo in mezzo al traffico

e mangiagli le frittelle
fregagli le stampelle

Scommetto non hai mai pensato
di pestare un handicappato
Scommetto non hai mai pensato
di pestare un handicappato

Scommetto non hai mai pensato
di pestare un handicappato
Scommetto non hai mai pensato
di pestare un handicappato

come supernoise!

La logica dell'eliminazione della lista PDL a Roma nelle recenti votazioni regionali è un esempio di logica paralitica, o paraplegica, o psicotica, o catatonica, ecc., in quanto è una forma di patologia psichica. È la patologia del formalismo tipico dell'uomo supernoise, cioè di colui che grida nelle piazze il suo giustizialismo veterotestamentario.

 

Il formalismo è la concezione secondo la quale una proposizione consiste esclusivamente nelle parole che la formano secondo il massimo rigore deduttivistico ma con l'esclusione di ogni ricorso all'intuizione (cfr. Enciclopedia Garzanti di filosofia).

 

Questo modo di proporre proposizioni dovrebbe essere usato oggi solo nella matematica o per la costruzione di linguaggi adatti a programmi informatici o softwares. Perché se l'uomo ragionasse-senza-intuizione come fanno i robots o i softwares, avrebbe bisogno ogni istante di un numero infinito di determinate "stringhe" per interpretare gli infiniti livelli della realtà della sua vita. Ma è chiaro che tale condizione del pensare non ha nulla a che vedere col ragionamento umano, se non in certe forme patologiche di mancanza, appunto, dell'intuizione necessaria per non procedere meccanicamente nella vita. Infatti l'uomo non è una macchina, ma un essere dotato di autonoma attività interiore e di movimento autonomo.

 

In senso formalmente esatto l'automobile reale è l'uomo, non la macchina, la quale da questo punto di vista è mossa, non automobile, in quanto non è mossa da se stessa ma da qualcosa di esterno a sé (benzina o combustibile proveniente da fuori di sé).


Quando si dice la parola "automobile" non si pensa alla macchina come ad un individuo capace di automovimento. Solo un uomo stolto potrebbe formulare un simile pensiero. Purtroppo l'uomo di oggi dimostra di non intuire alcunché se mettendosi davanti al pensiero di antichi filosofi li comprende meccanicamente. Uomini di questo tipo sono per fortuna molto rari.

Un esempio. All'inizio del 2° libro del poema "Sulla natura", Lucrezio (98-54 a.C.) celebrava l'ideale epicureo della vita dicendo che fare filosofia è per l'animo di gran lunga più dolce dell'osservare la salvezza di qualcuno da tempeste o da guerre, dato che la filosofia grazie alla nobiltà di spirito conduce alla  possibilità di liberarsi dalla brama dei fasti e del potere, che accecano l'uomo portandolo appunto a diventare cieco fino a combattere i propri simili dichiarando le guerre.

 

In tal senso intuibile nelle parole di Lucrezio è auspicabile la speranza di creare comunità filosofiche simili a giardino epicurei grandi quanto il mondo.

Diverso è se si "calcola" in base al mero testo formale di Lucrezio, escludendo ogni intuizione. Perché senza intuizione non può esservi speranza alcuna né alcun auspicio. Se Lucrezio letteralmente afferma "È dolce [...] osservare le grandi contese della guerra dispiegate nelle pianure, senza che tu corra alcun pericolo. Ma nulla è più dolce che abitare i luoghi sereni protetti dalla sapienza dei filosofi", in base a questa forma del testo, come si può auspicare la speranza di creare un giardino epicureo di filosofia se per filosofia si intende la "dolcezza" (vedi anche la canzone "Suave") della guerra (è dolce [...] osservare le grandi contese della guerra")? Ma intendere così meccanicamente la frase di Lucrezio sarebbe patologico in quanto extraumano, robotico. Eppure c'è oggi chi ragiona secondo tali parametri di meccanizzazione dello spirito (si veda l'esempio accennato a proposito della "logica" dell'eliminazione della lista PDL a Roma)!

 

È davvero molto triste osservare come l'essere umano si sia ridotto a portare in sé tali  patologie. Eppure questa è la realtà dei fatti. Anche se, ripeto, queste forme patologiche di meccanizzazione dello spirito sono abbastanza rare ed appartengono per lo più ai cosiddetti politicanti privi di buon

 

 

senso, cioè ai nostri politici. 

 

Senza l'intuizione è impossibile percepire il senso di alcunché.

 

Si prenda per esempio la parola "rosa". Cosa significa? Tramite la più semplice semantica, la risposta è molto semplice: la rosa è un fiore. Però in tal modo non mi è possibile avere subito chiarezza per frasi come le seguenti: "Hai visto Rosa?", "La rosa dei candidati era piuttosto vasta", "Non conosci la rosa dei venti", "È un fanatico di romanzi rosa", ecc.

 

Il significato di un termine è infatti anche contestuale, oltre che linguistico. In definitiva, è l'uso che si fa delle parole a determinarne, a livello comunicativo, il significato. Solo l'intuizione riesce a togliere dall'ambiguità linguistica parole o frasi che potrebbero avere significati diversi. Infatti espressioni come "È saltato il catenaccio" significa una cosa se, poniamo, è l'amara constatazione di un tifoso che vede la sua squadra perdere dopo un'accanita difesa, e significa tutt'altro se il contesto non è più lo stadio ma il carcere, dove un secondino scopre un tentativo di fuga. Di esempi ve ne sono infiniti. Si prenda la parola "rimpasto”. Essa ha un significato preciso nel codice professionale del panettiere, ma ne ha invece un altro in quello politico. Insomma, se la nostra attività interiore può muoversi, animarsi, commuoversi, può farlo solo perché sa percepire intuitivamente concetti e pensieri evocati dalle proposizioni, percependo così i pensieri altrui. E siccome per poter riflettere sui pensieri altrui, dobbiamo averli prima intuitivamente percepiti nel loro contesto, abbiamo qui la chiave transazionale dei rapporti conviviali coi nostri simili. Se invece viviamo il nostro mondo esterno come robots o solo attraverso logica formale non potremo mai avere pace.

 

Quando negli anni sessanta leggevo scritti di Massimo Scaligero come quello seguente sulla logica formale, credevo che questo autore esagerasse un po' nelle sue affermazioni. Mi sbagliavo.

 

Ed ho dovuto ricredermi.

 

Perché l'uomo odierno, malato di pensiero debole, estende subconsciamente il procedimento logico-matematico a qualsiasi campo del sapere. E lo fa senza neanche sapere di farlo: opera inconsciamente distruggendo tutto, proprio come una capra: nell'economia, nella cultura e nel diritto.

 

Ecco perché non è lontano il tempo in cui dovrà svegliarsi non per

volontà propria o per buona volontà, ma perché sarà costretto ad aprire gli occhi per non morire, dunque per mero istinto animale di conservazione.

***

"La seguente analisi - scrive Scaligero in "La logica contro l'uomo" - non è rivolta alla logica matematica alla quale riconosce la legittimità dei calcoli in funzione deduttiva, entro il circoscritto ambito delle sue ricerche teoretico-analitiche, bensì è rivolta al tentativo dei moderni filosofi del linguaggio di estendere il procedimento logico-matematico a campi del sapere che

 

per i loro oggetti e problemi richiedono movimento di pensiero non prevenuto da forme logiche, anzi del tutto indipendente da queste, e che perciò possa esigere la forma logica di volta in volta necessaria alla sua espressione, non esclusa, quando sia legittimo, quella logico-simbolica.

 

Il problema non può essere di priorità della logica sulla matematica o viceversa, bensì di consapevolezza di priorità dell'atto del pensiero logico sulla sua forma o logica o matematica o logico-matematica. La confusione nata tra i moderni logisti a proposito della definizione dei campi di sistemazione e di operazione inferenziale, meta-logici o meta-matematici, è riconducibile a un eccesso di coscienza formale e ad una diminuita coscienza del fondamento: del pensiero.

L'errore è la presunzione dei nuovi filosofi analisti di organare ormai tutta la logica in chiave logico-simbolica. La formalizzazione che essi presumono comunque fornire, oltre che alle discipline formali medesime, anche ai metodi delle scienze «reali» e «morali», non è un apparato logico necessario, in quanto si trova dinanzi a strutture di pensiero che in rapporto al loro oggetto gia elaborano necessariamente la loro logica. Non si vuole negare alla attuale logica analitica la possibilità di costituirsi come scienza unitaria delle varie forme logiche, ma si intende mostrare come in tal caso la forma matematica dell'inferenza non possa essere che un momento particolare della logica né possa dominare l'intero suo procedimento senza che svanisca la funzione gnoseologica e scientifica richiesta a una simile scienza: la quale deve poter possedere la consapevolezza del valore meccanico del calcolo proposizionale e della contingenza del suo uso:
non erigere la sua assolutezza, sulla base dell'autosufficienza formale
.

Occorre osservare tuttavia che, nel campo della matematica, le operazioni logiche necessarie all'elaborazione dell'aritmetica e della geometria, come i metodi per far corrispondere strutture algebriche a indagini teoretiche, hanno una regolarità la cui consapevolezza dovrebbe costituire il senso del limite riguardo a tentativi come quello di costruire una «matematica degli ideali» o «l'algebra dell'intuizionismo»: ciò che purtroppo già si verifica nel campo legittimo della logica matematica. In verità anche entro il dominio della matematica può essere smarrito il senso del limite logico-matematico. Un segno dell'ottundimento dell'intuito matematico è proprio lo smarrire la nozione dell'assoluta immediatezza di tale intuire o del suo essere condizione della lucida mediazione cui tende la matematica pura. L'arte di quella immediatezza può essere stimolata dalla matematica, ma non è identificabile con essa, se non a patto di cessare di essere.

Ma l'abuso allarmante oggi è quello della nuova logica analitica che, tentando identificarsi con la logica matematica, mira a costituire l'intero mondo logico su basi matematiche, solo per il fatto di aver potuto praticamente utilizzare calcoli formali riguardo a specifici problemi della tecnica induttiva, della probabilità e della causalità. È avvenuto che la logica che non aveva più la forza di essere una scienza del pensiero, per insufficiente coscienza del processo pre-logico, trovasse nuovo motivo di consistenza e di autogiustificazione nelle strutture logico-matematiche e in base a queste vagheggiasse l'avvento di un nuovo cosmo logico, avendo potuto cooperare con indubbia fortuna agli impensati sviluppi della ricerca tecnologica e delle dottrine logico-semantiche.

Sarà necessario chiarire come non possa essere legittimamente portato nel campo della logica il principio delle strutture dimostrative attuato dalla matematica ultima onde esse operano non tanto a indicare il modo di esser veri di determinati assiomi, quanto a derivare coerenze logiche da ipotesi postulate. Questo principio può essere adottato in determinati casi e sotto il controllo della logica fondata sull'analisi del processo pensante, essendo esclusa dagli stessi matematici la coincidenza del procedimento deduttivo matematico con quello di un metodo assiomatico formalizzato. Quale possa essere la forma moderna di un'analisi del processo pensante fondato sull'esperienza, sarà argomento della seconda parte del presente volume"
(Massimo Scaligero, "Logica formale e matematica", in "La logica contro l'uomo, Roma, 1967).

 

La seconda parte di questo lavoro di Scaligero parla dell'io, parola orribile per il logico formale, per il quale non esiste la percezione dei concetti tramite le parole, e quindi non esiste neanche l'io se non come sovrastruttura della materia. Eppure vi è differenza fra il percepire il mero suono delle parole, ed il reale pensiero che sta dietro ad esse. Chi percepisce tale differenza percepisce anche l'io dei suoi simili: mediante un sentimento tale da fargli sperimentare i suoi simili così come sperimenta se stesso! Ma non si tratta qui di rigore deduttivistico! Come il vedere non si basa su deduzione, così la percezione dell'io altrui non si basa su una conclusione del pensare, ma è percezione immediata della verità dell’io. Si tratta di una verità immediatamente percepibile, e totalmente autonoma della nostra interiorità.
Tramite l'intuizione - che il robot non può avere - l'uomo ha la possibilità di sentire subito gli altri, cioè di percepirne l’io. Martin Buber spiega con ragione che lo spirito non risiede nell’io, ma nel rapporto fra l’io ed il tu (M. Buber, “L’io ed il tu”, Pavia, 1991). Tale rapporto sarebbe però impossibile se mancasse l'intuizione. Si è di fronte qui ad una percezione non materiale. Perciò il credente nel materialismo non può che negarla. Così facendo si deresponsabilizza fino a meccanizzare il proprio modo di ragionare divenendo così sempre più dipendente dalla "neolingua" di orwelliana memoria, esattamente come un tossico lo è dalla droga. Tale neolingua non può che degenerare in "ocolingo"... Nell'Appendice del libro "1984" di Gorge Orwell, intitolata "I principi della neolingua" l'autore spiega come segue il senso di questa parola: «Si sperava in definitiva di far articolare il discorso nella laringe senza che si dovessero chiamare in causa i centri del cervello. Questo progetto era chiaramente ammesso nella parola in Neolingua "ocolingo", che significava "parlare come un’oca"»!

 

Ed è proprio questa animalizzazione procedente dalla meccanizzazione dello spirito che oggi l'uomo nel proprio subconscio sta attraversando, rischiando di perdersi. Ma non si perderà. Perché, come dice Verdone: "È il bbbene che vvvince!" Ciao capre! Ahahaha aha aha aha aha!