Banca centrale, il nemico di classe

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Chi pensa la legge come rimedio per risolvere i problemi generati da un’umanità considerata malvagia, è tronfio e scriteriato. Se infatti le leggi sono create dagli uomini, come possono essere giuste se gli uomini sono considerati lupi (homo homini lupus)? Dunque solo degli spocchiosi possono credere se stessi giusti uomini di legge mentre tutti gli altri malvagi. Un esempio di spocchia: fra le mie avventure di navigazione internet di tipo birichino, ve n’è una particolarmente comica e la voglio raccontare come sintomo di crescente antilogica che ha portato poi alla crisi che stiamo vivendo. Dunque avvenne che un giorno, precisamente il 13 maggio 2004 scrissi in un forum di sedicenti filosofi quanto segue: “Fin dalla nascita le grandi banche, agghindate di denominazioni nazionali, non sono state che società di speculatori che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipare loro denaro. Quindi l'accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui sviluppo risale alla fondazione della Banca d'Inghilterra (1694). La Banca d'Inghilterra cominciò col prestare il suo denaro al governo all'otto per cento, contemporaneamente era autorizzata dal Parlamento a battere moneta con lo stesso capitale tornando a prestarlo un'altra volta al pubblico in forma di banconote. Non ci volle molto tempo perché questa moneta di credito fabbricata dalla Banca d'Inghilterra stessa, diventasse la moneta con la quale la banca stessa faceva prestiti allo Stato e pagava per conto dello Stato gli interessi del debito pubblico. Non bastava però che la Banca desse con una mano per averne in restituzione di più con l'altra, ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua verso la nazione, fino all'ultimo centesimo che aveva dato” (Karl Marx, "Il Capitale", 1885, Libro I, capitolo 24, paragrafo 6, Editori Riuniti, Roma 1974, pp. 817-818). Immediatamente, un sedicente esperto di Marx, mi rispose con parole di fuoco dicendo che la mia era la solita “plutocrazia” di stampo mussoliniano, e che ciò non c’entrava nulla con Marx, cioè con l’argomento che si stava trattando appunto in quel momento nel forum. Ma cos’era successo in realtà? Era successo che costui era caduto nella trappola che avevo teso al suo pensiero debole, dato che non si era accorto che le parole da me scritte nel forum, ed alle quali egli si era opposto con tanta veemenza, non erano mie, ma di Marx stesso! Le avevo infatti riportate “copiaincollandole” esattamente da “Il Capitale” di Marx ! Comica storia! Oltretutto è ancor più comico il fatto che quattro anni dopo quella mia esperienza, per divertirmi riprovai a fare la stessa operazione e di nuovo le parole di Marx furono definite dai sinistrorsi “antiproletarie” e “insensate”! Oggi la sinistra fa finta di nulla, mentre i “mentecattocomunisti” (da allora usai questo neologismo, oggi famoso nel web) non possono neanche più capire, accecati come sono dall’odio verso religioni differenti da quella di Bankitalia o della BCE. Marx si era accorto del tremendo e subdolo sistema di sfruttamento, di espropriazione, e di alienazione del valore del lavoro, costruito dai banchieri attraverso l’appropriazione del signoraggio. E difatti scrive: “Il fatto che un risparmio nazionale si presenti come profitto privato, non scandalizza per niente l’economia borghese, poiché il profitto in genere è comunque appropriazione di lavoro nazionale. C’è forse qualche cosa di più pazzesco dell’esempio offertoci dalla Banca d’Inghilterra per il periodo 1797-1817? Mentre le sue banconote hanno credito unicamente per il fatto di essere garantite dallo Stato, essa si fa pagare dallo Stato, e quindi dal pubblico, nella forma di interessi sui prestiti, per il potere che lo Stato le conferisce di convertire questi stessi biglietti di carta in denaro e darli poi in prestito allo Stato” (ibid. pag. 635). Oggi i “compagni”, i comunisti di lusso che siedono in parlamento, nelle università, nelle fondazioni bancarie (a venti, trenta o quaranta mila euro al mese) non lo hanno voluto capire; e quelli che lo hanno capito non lo hanno mai voluto insegnare agli “oppressi”, come fece Marx. Oggi, le parti sociali non hanno ancora compreso che la riduzione del potere d’acquisto dei salari non è imputabile ai datori di lavoro o ai governi, ma alle banche centrali, perché solo esse hanno il potere di determinare arbitrariamente spinte inflazionistiche o deflazionistiche, costringendo gli imprenditori o a cessare le attività produttive o ad accettare la flessibilità, adeguando costi e prezzi alle oscillazioni dei valori monetari che guidano la stessa globalizzazione dei mercati. Partiti, governi, sindacati, ed intellettuali sinistri, in Italia (ma anche in molti altri paesi) collaborano col potere bancario, che li sovvenziona, per proteggere questo sistema e tenere le classi più deboli, i lavoratori dipendenti, i disoccupati, sottoccupati, precari, ecc., nella convinzione che il loro sfruttatore, il loro antagonista e controinteressato politico-economico, il loro avversario di classe, sia il commerciante, o l’imprenditore, o l’autore, cioè colui che è ancora capace di idee creative. Invece il loro “nemico di classe” è il padrone della zecca, il sistema bancario sovranazionale, che sempre più toglie, senza dare alcunché - un sistema di cui sono fiduciari ed esponenti, tanto i leaders di sinistra, quanto quelli di destra. Un sistema bancario pigliatutto, che ha usato i soldi dei suoi profitti per costruirsi, nei decenni, una perfetta facciata partitica di solidarismo, di socialismo, di comunismo e di nazionalismo per camuffare i propri business!