Essere cristiani è essere avanti

Ripropongo nel web questo mio scritto del 2005 alla luce di nuove considerazioni sul senso della

"città volontaria" (vedi l'omonimo libro delle Edizioni Facco).

 

"Va' al mare, getta l'amo ed il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca, e vi troverai dentro una moneta d'argento. Prendila e consegnala (per i tributi: Matteo 17, 27)".

 

Di solito, nel linguaggio comune, il denaro è descritto con le qualità di un liquido: il denaro "fluisce", abbiamo "fonti" di denaro, "liquidità" patrimoniali e un conto "corrente" in banca. Chiunque ne possegga in abbondanza "nuota" o "affoga" nel denaro. È una caratteristica dei liquidi quella di non poter essere trattenuti facilmente in mano. Si parla poi del cosiddetto "cash-flow", o "flusso" di cassa, che si svolge in maniera immateriale, senza alcun trasferimento fisico di moneta da una cassa all'altra (cashless flow).

 

Finché si è in grado di trattenere il denaro, si è anche in grado di poter decidere come usarlo. Oggi però gran parte di ciò che succede al denaro guizza via dalle mani, ed è perciò fuori anche dalla coscienza. Sembra quasi che il denaro stesso voglia dire agli uomini: sviluppate maggiore consapevolezza se volete che io rimanga un po' di più nelle vostre mani. Perché se così non fate create sistemi monetari che scavalcano la vostra individuale comprensione, e vi manipolano!

 

I sistemi finanziari hanno di fatto da tempo incominciato davvero ad avere una propria vita autonoma.

 

Eppure non si può negare che fu proprio il cristianesimo a introdurre, rispetto alle religioni precedenti, una fede di carattere fortemente individualistico. Ma del cristianesimo si viene generalmente a considerare la mera parte apolitica, mirante ad indicare non tanto ciò che l'autorità può o non può permettersi di fare, quanto un vero e proprio comportamentismo zombi, al quale il buon cristiano si deve uniformare nel suo quotidiano.

 

È comunque certo che il messaggio cristiano non può accettare come legittima, in nessun caso, l'aggressione contro la persona o la proprietà: il rifiuto dell'uso della forza e il richiamo al pacifismo sono in esso così radicali, che non solo viene condannato l'atto che da' inizio alla violenza, ma viene perfino sconsigliato l'uso della forza come risposta ad una precedente aggressione, secondo il famoso precetto del "porgere l'altra guancia". Qualsiasi forma di coercizione dell'uomo sull'uomo è pertanto in contrasto con l'insegnamento evangelico. E addirittura l'aiuto ai bisognosi, così enfatizzato dai cristiani, soggiace ad una regola che non c'entra nulla con le regole: mai infatti Gesù auspica forme assistenziali che, invece di sgorgare dallo spontaneo sentimento di carità delle persone, si fondino sull'uso della forza legale o extralegale come, ad es., la redistribuzione della ricchezza, o la messa in comunione obbligatoria dei beni. Per questa ragione, l'esistenza delle imposte sembra accordarsi con la novella cristiana, solo attraverso una modalità precisa: quella che le ammette solo se non sono imposte forzosamente. Fuori da tale modalità, le imposte violano in pieno il divieto di aggressione, perché si fondano sulla minaccia di usare la violenza fisica contro i contribuenti, individui pacifici e per nulla aggressivi.

 

Nel vangelo secondo Matteo  compare infatti un'interessante discussione tra Gesù e Simon-Pietro sulle tasse: arrivati a Cafarnao Gesù e i suoi discepoli vengono fermati dagli esattori, che chiedono loro l'imposta speciale dovuta da tutti gli israeliti adulti come contributo per la ricostruzione del tempio. Simone chiede a Gesù se è giusto soggiacere al pagamento della tassa. La maieutica risposta di Gesù è la seguente: "I re della terra da chi esigono i tributi e le tasse? Dai loro sudditi o dagli stranieri sottomessi? "Dagli stranieri", risponde Simone. "Allora noi che siamo sudditi - replica Gesù - non dovremmo pagare per questo tributo". Successivamente, però, Gesù, con una specie di miracolo - ecco la modalità, per chi ha orecchi per intendere -, insegna a prelevare moneta per i tributi dalla "liquidità" del mare (1).

 

L'episodio dimostra chiaramente che per Gesù le tasse non hanno alcuna giustificazione morale, e si pagano solo perché il conquistatore ha la forza di imporle al vinto.

 

"L'ordinamento sociale fondato sull'autorità" - scriverà infatti Lev Tolstoj nel suo libro "Il Regno di Dio è in voi"- "non può essere giustificato: il cristianesimo, nel suo vero significato, distrugge lo Stato. Esso fu compreso fin dal principio ed è perciò che Gesù Cristo fu crocifisso" (2).

 

La teologia - probabilmente spinta dalla necessità di spoliticizzare il Messia, di renderlo estraneo alla lotta patriottico religiosa ebraica, scorporandolo definitivamente dall'ambito dei dissidenti anti-romani rappresentati dai movimenti politico-spirituali degli esseno-zeloti - per due millenni ha operato col fine di rappresentare Gesù come un uomo senza palle, cioè come un salvatore apolitico, un redentore di anime, assolutamente non intenzionato ad occuparsi di un organismo sociale, né a riformarlo, in quanto terreno.

 

Leggendo però la storia di Gamala, riportata da Giuseppe Flavio, si viene a sapere che tale cittadina, situata nelle alture del Golan, era patria di "Giuda, il galileo", famoso ribelle chiamato così come tutti gli appartenenti alla sua setta (seguaci di Gesù compresi), e si scopre che la città era la patria originaria degli zeloti, cioè degli intransigenti messianisti, e fondamentalisti ribelli che "volevano portare a compimento ad ogni costo le profezie messianiche sul riscatto di Israele, e sulla ricostruzione del regno di Davide" (3). Ciò che sorprende è che fra le rovine di Gamala vennero trovate monete che non esistono da nessun'altra parte, e che sono pertanto un tipico prodotto dell'ambiente culturale di quella città. Dal momento che tali monete recano sulle loro due facciate l'iscrizione "Per la salvezza di Gerusalemme la Santa" ("Lege'ulat Yerushalem hak (Dosha)", rappresentano la volontà di una nuova messianica civiltà. E ciò dimostra che lassù, nel Golan, a più di 150 km a nord di Gerusalemme, si trovava una comunità, talmente impegnata nella causa messianica da coniare monete che erano autentici inni patriottico-religiosi. Nel libro "La città volontaria" di diversi autori, edito nel 2010 dalle Ed. Facco, per chi ha orecchi per intendere, è possibile - anche solo dal titolo - una nuova eco di quella volontà, come segno che il cristianesimo che la chiesa di Roma ha spiritualmente crocifisso, non muore ma risorge.

 

La situazione è infatti rapportabile anche per altri aspetti a quella attuale: Cesare, cioè il nuovo muro di Maastricht (4) sottrae dalle tasse milioni di euro all'anno solo per pagare gli interessi sul cosiddetto debito pubblico, senza restituire alcunché agli individui, cioè ai nativi delle varie nazioni, che dovrebbero costituire il popolo sovrano, cioè i figli di cui parlava Gesù. Anzi, il popolo è mantenuto nell'ignoranza e per di più oggi non vi è più né Aristotele, né Tommaso d'Aquino ad asserire che le leggi ingiuste non sono un obbligo di coscienza (epikeia).

 

Nessuno infatti oggi - ad eccezione di uno sparuto gruppo di rivoluzionari non violenti - osa reclamare la propria sovranità dicendo apertamente che le tasse sono un furto e che il non pagarle è legittima difesa. Il discorso da fare oggi dovrebbe infatti essere il seguente: se tu, Cesare-Maastricht, vuoi adempiere al tuo dovere di creare dal nulla il denaro da "prestare" ai paesi posti sotto la cappa UE, generando debito a partire dall'emissione, ed oltretutto dissangui il popolo tramite tasse abnormi per pagare gli interessi sul "debito", noi non ci stiamo. Perché? Perché tutto questo "impianto" è impostato su una corruzione che dura da millenni e noi in quanto individui "democraticamente sovrani" abbiamo diritti che non volete riconoscerci! Quindi vogliamo costruirci noi stessi una civiltà per l'uomo, una città per l'uomo. Questo è il nostro volere reale di individui liberi.

 

La situazione della città volontaria - ma bisognerebbe dire "civiltà volontaria" di Gamala è dunque come se un gruppetto di individui, sotto l'attuale Cesare, volesse oggi emettere, in quanto popolo sovrano, una sua moneta, per non finire come è finita l'Argentina.

 

Immaginando un tale gruppetto di obiettori fiscali avente pretese di sovranità monetaria, ci si ponga allora la seguente domanda: "È forse pensabile un loro accoglimento da parte delle politiche di destra, di centro, e di sinistra, dato che: 1) ogni politico è sostanzialmente un cameriere di Francoforte; 2) oggi sottostiamo ad un potere semisconosciuto che governa a Bruxelles, giudica in Lussemburgo, e dirige l'economia da Francoforte; 3) dato che tutti i politici hanno presumibilmente interesse a mantenere lo status quo, che procura loro dai 15 ai 20 mila euro mensili e più; 4) la maggior parte degli individui è stata "lavorata" massmediaticamente in modo che l'essere umano non è più in grado di intendere un altro essere umano, ed il suo ruolo di cittadino nella vita pubblica è quasi uguale a zero, non essendo neanche più padrone delle proprie esigenze (siamo sottoposti a Maastricht perfino nel farci una pizza!)"?

 

Purtroppo la risposta è negativa.

 

Tale gruppetto è allora perseguitato?

 

La risposta è ancora negativa. Ma solo perché il nuovo Cesare è potente in modo occulto e dunque molto più potente e feroce di quanto lo fosse ai tempi di Gesù di Nazaret.

 

Il Cesare odierno sa infatti benissimo che la gente non comunica più, che fra individuo ed individuo non si stabilisce più alcun rapporto, e che al massimo si creano rapporti ideologici, virtuali, elettronici, fra gli uomini: sa soprattutto che il pensiero è massimamente carente nelle genti dominate (i paesi dell'UE)!

 

Per accorgersi che quanto sto dicendo è realistico e non fantascientifico, basta pensare al semplice fatto che se oggi parli a qualcuno (anche a un tuo parente!) del RdB (Reddito di Base), ti senti rispondere: ma col reddito di base, i lavori più umili poi chi li fa?

 

Oggi siamo arrivati al punto in cui c'è gente che dice ad altra gente: "Aderisci al mio gruppo, ed avrai 1000 euro mensili per il tuo RdB sovrano, oltre a quelli del tuo stipendio!" E la risposta di quest'altra gente è "No. Non voglio il RdB. Perché se no chi fa lo spazzino?".

 

All'inizio della nostra era però, la situazione non era così degenerata, e l'uomo non era ancora così ammalato di rimozione del suo giudizio critico, dato che il pensare razionale era in via di nascere, non di estinguersi nel "pensiero debole".

 

I primi filosofi infatti sorgono tre, quattro secoli prima di Gesù. Allora la gente non poteva essere ancora così rincretinita dalla TV, ed il regime era pertanto molto attento ai fermenti del popolo.

 

Si può intuire allora il motivo dello straordinario accanimento persecutorio degli imperatori romani, nel primo secolo, contro i pericolosi seguaci del Messia giudeo: non si trattava certo dell'avversione romana nei confronti del concetto monoteistico, o della teologia della resurrezione e via dicendo! Tutta la questione religiosa è infatti "solo la scusa, storicamente scorretta, con cui i "cristiani" moderni cercano di giustificare una persecuzione che, se fosse stata condotta contro di loro per quei motivi, avrebbe dovuto essere condotta anche contro molti altri. In realtà c'erano alcuni ebrei particolari, i messianisti (in greco "chrestianoi"; in latino "christiani"), indottrinati dalle scritture essene [...] che non avrebbero mai dichiarato pubblicamente che il loro padrone era Cesare ("Kaisar despotes"). Ed era per questo, e solo per questo, che essi venivano condannati a morte" (5).

 

Gesù è stato accusato per questioni relative all'obiezione fiscale ("Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re": Luca 23,2).

 

Il movimento di Gesù, conosciuto col nome "i galilei" ("In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo": Luca 22,59; "Una serva gli si avvicinò e disse: Anche tu eri con Gesù, il Galileo!": Marco 26,69) era fastidioso esclusivamente per la sua politica di obiezione fiscale, avente precisi obiettivi: la sovranità di Israele, che non era l'astratta ideologia democratica del popolo sovrano di oggi. Se allora, poniamo, Berlusconi avesse posto in piazza la sua statua da adorare, i cristiani pur rischiando la vita l'avrebbero distrutta. Oggi invece se divinità come Berlusconi, Di Pietro, Padoa Schioppa, Ratzinger, ecc., facendosi "adorare" dalle telecamere, per es., di Bruno Vespa, e dicono che bisogna pagare le tasse in quanto esse sono bellissime, nessuno fiata!

 

Gli obiettivi di sovranità del movimento di Gesù erano dunque chiari: il messianismo, cioè il diritto al trono di Israele. Ecco perché Gesù è detto numerose volte nella narrazione evangelica "figlio di Davide". "Inoltre tutta la sua famiglia, anche molto tempo dopo la sua morte, continuava a vantare un diritto dinastico" (6). Le azioni del movimento di Gesù furono perciò di incitare il popolo alla rivolta e di accendere focolai di ribellione, dato che Gesù fu accusato di azioni sovversive ("Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, ... e affermava di essere il Cristo re": Luca 23,2). E le conseguenze delle azioni del movimento messianico di Gesù furono, appunto, che Gesù venne giustiziato per attività messianica ("Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. E l'iscrizione con il motivo della condanna diceva: Re dei Giudei": Mc 15, 25). E venne crocifisso da Cesare ("sotto Ponzio Pilato"), non dagli ebrei.

 

Da duemila anni si trasmette invece un'immagine "purgata" di un Salvatore assolutamente privo di relazioni col messianismo ebraico (esseni e zeloti), e ripulito da ogni connotazione che possa ricollegarlo col Suo movimento.

 

Nello scritto "Il problema del titolo 'Nazareno'", David Donnini, ebreo da me stimato, ha mostrato, servendosi del 4° libro di "Guerra giudaica" di Giuseppe Flavio, che tale immagine di Gesù fu voluta, così "purgata", già a partire dagli evangelisti stessi e da Paolo di Tarso (7).

 

Io invece credo che all'inizio dell'attuale computo del tempo, con l'anno "1" dell'era cristiana, si è verificato qualcosa della massima importanza per l'intera evoluzione terrestre e cosmica: con l'evento del Golgota il sangue di Cristo feconda la terra, lo spirito del Cristo si unisce alla terra in modo definitivo, e si tratta del sangue e dello spirito dell'obiettore fiscale per eccellenza! Gesù di Nazaret è infatti l'obiettore fiscale per eccellenza e contemporaneamente massimamente sociale! Non è il solito rivoluzionario di sinistra, tipo Ernesto Che Guevara o simili, in quanto col suo gesto di indicare a Pietro il mare come luogo di prelievo della moneta fiscale, egli propone una nuova fiscalità, capace di annullare ogni possibilità di evasione ed ogni possibile inflazione!

 

Prelevando dal "mare" dei beni monetari - e non dai redditi - gli oneri fiscali in misura di decima ( mashàr) secondo giustizia retributiva (in ebraico: tzedakà) - che oggi, fra l'altro, sarebbe massimamente facilitata dall'adozione tecnologica di strumenti monetari a scadenza (moneta datata) - si entra nella cristianità reale e nella politica del sabato per l'uomo (epikeia).

 

Ecco perché, secondo i racconti neotestamentari, fino a poco tempo prima di essere assassinato, Gesù conserva l'amicizia e coltiva buoni rapporti con tutti, dai dirigenti politici ebrei ai gruppi borghesi agiati.

 

L'evangelista Matteo evidenziò infatti (17, 25-26) quanto Gesù sia stato abile nei rapporti con gli ebrei, dando prova di un grande equilibrio tra la sua opinione di non dover pagare l'antico tributo e l'atto di pagarlo, prelevandolo - in modo nuovo, vale a dire più umano ed equo in quanto cristiano - dalla "liquidità" del mare per "non scandalizzare"!

 

Gesù di Nazaret fu accusato di sedizione antitributaria (Luca 23,2). E oggi si direbbe di "incitamento all'evasione fiscale" o di "obiezione fiscale". Ma nessuno ne parla se non Leonardo Facco (L. Facco, "Elogio dell'evasore fiscale"). Si scandalizzano tutti, questo sì, se qualcuno non paga i tributi! Sulla giustezza tributaria, che è ancora retaggio veterotestamentario, stanno totalmente tutti zitti, dal più umile fedele in quanto ignaro, alla più alta eminenza gerarchica perché sa solo battersi il petto la domenica per le "omissioni".

 

Questa cosa è molto grave. Credo che soprattutto i teologi dovrebbero farne ammenda, non gli evangelisti. Perché il lapsus dei teologi a questo riguardo è come l'insabbiatura-dell'ordine-del-valore-delle-cose testimoniate da un teste in un processo. Cosa intendo? Intendo il tempo: prima viene una cosa e poi un'altra. Non viceversa. E ciò - sempre per chi ha orecchi per intendere - riguarda un teste importante, cioè la testimonianza di un evangelista: uno che racconta la buona novella (evangelo = buona nuova). Luca afferma infatti nel suo vangelo che, secondo l'"assemblea", "Gesù sobillava il popolo a non pagare i tributi".

 

Questa è la prima affermazione. Poi, nel medesimo versetto, viene la seconda affermazione, e cioè che Gesù si faceva Cristo re. Due affermazioni nel tempo. Una viene prima e l'altra dopo.

 

Domanda: come mai la veggenza teologale dei teologi non vede l'importanza della prima imputazione rispetto alla seconda imputazione nella scala di valori espositivi affermata da Luca?

 

La risposta è molto semplice: vedendo, i teologi non potrebbero negare ciò che di fatto negano, e cioè che il motivo principale dell'assassinio di Gesù di Nazaret fu l'evasione fiscale.

 

E lo negano da 2000 anni perché non hanno mai compreso ciò che gli evangelisti vollero significare.

 

Per 2000 anni costoro, assieme al mondo politico di cui sono flaccide intercapedini, mangiando comodamente aragoste tanto al Vaticano quanto al Quirinale, hanno visto - con gli occhi dei loro pregiudizi e delle loro paure - che tale conoscenza avrebbe comportato una nuova categoria teologica dell'essere cristiani: la rivoluzionaria cristianità dell'evasione fiscale. E questo avrebbe fatto rivoltare il mondo! Specialmente il mondo imperialista rosso o nero, o di qualsiasi altro colore politico! Costoro in realtà hanno paura della libertà e del bene.

 

Certamente il mondo si oppone ai cristiani "quando è proclamata la verità su Dio, su Cristo, sull'uomo" affermava Ratzinger (8), però queste sono stupidaggini astrattamente prelevate dai vangeli: perché nella realtà dei fatti nessuno proclama la verità! Neanche Ratzinger. Infatti essere cristiani oggi significa essere muti come pesci, o ciecosordomuti come scimmie.

 

Ecco perché ultimamente ho parlato e cantato la "pescitudine"!

 

Per quanto riguarda il pagamento dei tributi, "la chiesa cattolica seguirà l'opinione di Paolo e non quella di Gesù, ma non lo farà per una questione di fede, bensi di redditività" (9): ecco perché, in merito a Paolo invece, non posso non condividere l'idea di David Donnini sull'antimessianismo paolino, ma non mi occorre neanche scomodare Giuseppe Flavio per questo. Basta semplicemente osservare ciò che è oramai risaputo, e cioè che Paolo "contraddice apertamente Gesù quando ordina: "Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c'è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all'autorità, si oppone all'ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna. [...] Perciò è necessario stare sottomessi, non solo per timore della punizione, ma anche per ragioni di coscienza. Per questo dunque dovete pagate i tributi, perché quelli che sono dediti a questo compito sono funzionari di Dio. Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse le tasse; a chi il timore il timore; a chi il rispetto il rispetto" (Romani 13,1-7).

 

San Paolo e San Tommaso infatti affermano due cose assolutamente opposte.

 

Perciò uno dei due è in errore: o le leggi ingiuste non sono un obbligo di coscienza - come dice Tommaso -, oppure lo sono. Giudichi il cittadino.

 

Io credo in Gesù di Nazaret e in coloro che portano il Vangelo come cosa nuova. Soprattutto credo che in ogni cranio umano, grazie al Cristo, possa risiedere una propria religione. Chi si attiene alla dottrina di Gesù, così come essa è scritta dagli evangelisti, non può comunque non riconoscere che tutti gli uomini sono figli di Dio, e non scorgere in tutti un medesimo principio divino, il quale mai potrà consentire "il dominio dell'uomo sull'uomo", e sempre abolire "tutte le leggi dei dominatori attuate mediante la violenza" (10). Per Tolstoj, addirittura "la sorgente del male è nello Stato", e "il governo è sempre, nella sua essenza, forza che viola la giustizia" (ibid). Infatti, "dominare vuol dire violentare, violentare vuol dire fare ciò che non vuole colui sul quale è commessa la violenza" (ibid.). Ed anche quando il potere governativo fa sparire le violenze interne, "introduce nella vita degli uomini delle violenze nuove, sempre più grandi, in ragione della sua durata e della sua forza" (ibid.).

 

Dunque viva l'anarchia? No. Con la tripartizione dell'ordine sociale (idea di Rudolf Steiner circa economia, diritto e cultura,  armonizzabili nell'organismo sociale così come sono rispettivamente triarticolati nell'organismo umano il sistema nervoso, quello cardio-circolatorio, e quello metabolico) non vi è bisogno di anarchia, in quanto: lo Stato di Diritto sarebbe inteso come sistema a sé, "respiratorio" dell'organismo sociale, articolato con i rimanenti due anch'essi autonomi: economico e culturale, rispettivamente "nervoso" e "metabolico" dell'organismo sociale.

 

Ma queste cose le capisco solo io, o c'è qualcun altro che può condividerle?

 

Quando parlo di queste cose mi sento rispondere che io sono troppo avanti. Ed una volta un mio conoscente del paese mi fece notare, a questo proposito, che in politica non bisogna essere né troppo avanti, né troppo indietro, ma "aggiornati col tempo presente". Non ho saputo ribattere alcunché. Di fatto, tutto si conclude con la frase "Sei troppo avanti", esattamente come con la frase "D'altra parte è così" del comico Bertolino... Ma finiamola con queste stronzate!

 

Credo occorra una rivoluzione culturale.

 

Occorrerebbe innanzitutto conoscere l'uomo, e in base ad esso, la società.

 

Ma come può essere possibile ciò se nelle scuole statali (ma anche in quelle private), fin da bambini gli uomini vengono addomesticati come scimmie ad essere schiavi, servili, e non pensanti? Come si può pretendere che poi non vi siano eggi bestiali, che generano schiavitù?

 

Qui avrebbe dovuto collocarsi il compito dell'antroposofia (sapienza sull'uomo), che però nel marasma dei "modelli di pensiero" è divenuta anch'essa un'ideologia come un'altra. Ecco perché, conoscendo l'antroposofia di Steiner, non mi meraviglio dello stato abietto in cui ci troviamo, e soprattutto non credo possibile un cambiamento sociale basato su adesioni, o su democrazie in merito alla verità.

 

Il cambiamento può attuarsi esclusivamente in base alla conoscenza della verità.

 

Pertanto credo che ogni proposta contenuta in ogni mio scritto potrà essere attuata forse fra secoli.

 

Io "sono più avanti" e quindi mi sono messo il cuore in pace, perché devo aspettare i ritardatari.

 

Per la maggior parte della gente, essendo non pensante, l'adattarsi all'andamento del male è una cosa naturale. Per me non lo è. L'ideale sarebbe essere avanti, ma contemporaneamente sapersi adattare. Cosa di cui non sono ancora capace, salvo quando scrivo rock demenziali.

 

Da sempre la suprema violenza contro l'uomo è rappresentata dalla guerra, sempre provocata dai governi e dalla "superstizione dello Stato" (ibid.).

 

Oggi lo Stato infatti non è triarticolato. Se lo fosse occuperebbe un terzo dell'organismo sociale: quello riguardante il diritto. Non la cultura, né l'economia, che sarebbero altrettanti "Stati" a sé, cioè autonomi.

 

La gente continua a credere che senza Stato accentratore non solo di diritto (che sarebbe la sua competenza) ma anche di economia e cultura, vi sarebbe la fine della società: "Tutto ha continuato così per centinaia e migliaia di anni ed i governi si sono sempre sforzati e si sforzano di mantenere i popoli in questo errore" (ibid.).

 

I valori cristiani, al contrario, "distruggono internamente tutti i principi sui quali riposa lo Stato", che proprio come è concepito oggi, risulta impotente di fronte a chi rifiuta "il giuramento, le imposte, la partecipazione alla giustizia [...]" (ibid.), ecc., un po' come se il cuore umano volesse fare la parte del sistema nervoso e del sistema metabolico (è ovvio che si inceppi): tutte funzioni che implicano l'esercizio della violenza, alle quali non bisognerebbe prendere parte, perché "il cristiano non disputa con nessuno, non attacca nessuno, non adopera violenza con nessuno" (ibid.). "Il potere" - scrive Tolstoj nel suo saggio "Agli uomini politici" del 1903 - "che sia nelle mani di Luigi XIV o di un comitato di salute pubblica, di un direttorio o di un console, di un Napoleone o di un Luigi XVIII, di un sultano, o di un presidente, dell'imperatore della Cina o di un primo ministro, ovunque [... non potrà generare] libertà, ma soltanto oppressione di questi ad opera di quelli. E perciò il potere deve essere distrutto", cioè tripartito. Questo vale anche per il potere democratico, dato che "neppure il dominio della maggioranza sulla minoranza non può in alcun modo garantire un'amministrazione equa perché non esiste alcuna ragione per credere che la maggioranza possa essere più sensata della minoranza" (ibid.). Parole che ogni essere umano pensante può condividere: "Tutti sono pronti a riconoscere - afferma Guglielmo Piombini - "che i principi della morale cristiana fanno parte integrante del patrimonio della civiltà occidentale, ma pochi sono coloro che si accorgono che questi valori sono in irriducibile contrasto con le istituzioni statali entro le quali l'uomo occidentale vive negli ultimi secoli. L'anarchico cristiano Tolstoj ha il merito di aver messo in luce la contraddizione tra coercizione statale, in tutte le sue forme, e precetti evangelici. Se accettiamo l'idea che l'inizio dell'uso della violenza è immorale, e che dunque l'assioma libertario di non aggressione coincide, nel suo significato ultimo, con l'insegnamento di Cristo, allora esiste un solo ordinamento sociale coerente con i principi enunciati: l'anarco-capitalismo" (11).

 

Io preferisco concludere così: se si accetta l'idea che l'inizio dell'uso della violenza è immorale, e che dunque l'assioma umano di non aggressione coincide, nel suo significato ultimo, con l'insegnamento di Cristo, allora esiste un solo ordinamento sociale coerente con i principi enunciati: la triarticolazione dell'organismo sociale. In essa, la sfera economica è veramente anarco-capitalista in quanto autonoma in rapporto alle altre due realtà: quella giuridica e quella culturale, altrettanto autonome o "anarchiche" in quanto non accentrate in un solo Stato padrone. 

 

NOTE

(1) Matteo 17,24-27: "Quando furono giunti a Capernaum, quelli che riscotevano le didramme si avvicinarono a Pietro e dissero: «Il vostro maestro non paga le didramme?». Egli rispose: «Sì». Quando fu entrato in casa, Gesù lo prevenne e gli disse: «Che te ne pare, Simone? I re della terra da chi prendono i tributi o l'imposta? Dai loro figli o dagli stranieri?». «Dagli stranieri», rispose Pietro. Gesù gli disse: «I figli, dunque, ne sono esenti. Ma, per non scandalizzarli, va' al mare, getta l'amo e prendi il primo pesce che verrà su. Aprigli la bocca: troverai uno statère. Prendilo, e dàllo loro per me e per te»" (vedi anche: Marco 12:13-17 e Luca 20,20-26).

(2) Lev Tolstoj, "Il Regno di Dio è in voi", Ed. Manca-Publiprint, Genova-Trento, 1991. Cfr. anche Guglielmo Piombini in "Enclave", rivista libertaria, Ed. Leonardo Facco, n° 5.
(3) Cfr. David Donnini in http://www.tabaccheria21.net/CORANO/marmorto/files/gamal2.htm
(4) Il muro precedente era quello di Berlino, che almeno era visibile; quello di Maastricht è occulto e invisibile, perciò ancora più efficace.
(5) David Donnini www.tabaccheria21.net..., op. cit.
(6) Ibid.
(7) Ibid.
(8) Vittorio Messori, "A colloquio con il cardinale J. Ratzinger. Rapporto sulla fede", Ed. Mondadori, 1993.
(9) P. Rodrìguez, "Verità e menzogne della Chiesa cattolica. Come è stata manipolata la Bibbia", Ed. Riuniti, Roma, 1999.
(10) Lev Tolstoj, "Il Regno di Dio è in voi", op. cit.
(11) Guglielmo Piombini in "Enclave", n° 5, op. cit.