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e fine del mondo marcio
Con
il 2012 inizia un nuovo ciclo della storia dell’umanità, che vedrà maggiore
equilibrio nel mondo del pensare, in quello del sentire ed in quello dell’agire
umani. Questi tre mondi saranno consciamente triarticolati nella fisiologia
umana, così come un tempo costituivano subconsciamente - cioè fideisticamente -
la cosiddetta tricotomia paolina rappresentata dal corpo, dall’anima e dallo
spirito.
La chiesa cattolica romana, che già per definizione è da decenni in stallo in quanto se è romana non può essere cattolica (cattolica significa universale), sta attraversando una delle sue più gravi crisi d'identità, di fronte alla quale non può che soccombere se continua a fingere di non capire che le bugie hanno le gambe corte, e che la sua sopravvivenza è strettamente connessa alla sua capacità non solo di riformarsi ma soprattutto di adattarsi alla verità che si muove nella coscienza dei contemporanei che la cercano.
Mi riferisco ad un tema che non è l’ennesima moda del giorno, ma qualcosa che resta nel tempo testimonianza di ciò che, a dispetto del mutevole divenire, permane incontrovertibile dai secoli dei secoli. Questo tema è l’apocatastasi, tema che l’oscurantismo romano vorrebbe relativizzare, paradossalmente condannando il relativismo dei valori.
Dire apocatastasi è dire il valore di restaurazione dell’io umano nella ciclicità delle ripetute vite terrene. Il significato letterale di questo termine è infatti “restaurazione” nel senso di “reintroduzione nel conforme di quanto fu deformato o disgregato o informe”. Per avere un’idea del concetto “apocatastasi” occorre sapere osservare innanzitutto la natura di ciò che è vivente. Se per esempio si osserva il mondo animale, si trova che una lesione del corpo fisico dell’animale stimola forze riparatrici della sua vitalità in misura proporzionale al proprio grado d’evoluzione formale e funzionale. L’eternità dei virus è, per es., abbastanza nota, e negli animali inferiori c’è una forte eco delle forze risanatrici presenti nella pianta: basta osservare come un tritone riproduce certi suoi organi lesi, o come una lucertola riproduce la sua coda. Invece negli animali superiori ciò è via via sempre meno percepibile. Ma c’è. La vitalità umana mostra occultamente per esempio tali forze risanatrici negli arti, in grado di saldarsi ancora dopo una rottura. Infatti la rottura di un braccio non è in genere un grave problema per l’uomo, dato che basta aspettare un po’ ed il braccio si salda. Si può perciò dire in generale che nel complesso della vitalità è possibile osservare eventi diversi secondo il grado evolutivo della specie in questione. Il Cristo, cioè il luminoso involucro protettivo dell’io umano, risulta nei vangeli padrone di tale forza risanatrice. Eppure, anche se il termine “apokathistemi” è tradotto con “guarire” (Matteo 12,13 e Marco 3,53; 8,25), “ristabilire” (Matteo 17,11; Marco 9,12), “ritornare normale” (Luca 6,10); “ristabilirsi” (Atti 1,6); “ridonare” (Ebrei 13,18) ed “apokatastasis” con “restaurazione” (Atti 3,21), il significato di “reincarnazione” relativo alla dottrina dell’apocatastasi è negato dai cattolici in quanto “ritenuta contraria al dogma di un inferno eterno” (Coenen – Beyreuther - Bietenhard, “Dizionario dei concetti bibiblici del nuovo testamento”, E.D.B., 1976). Possibile che non si percepisca l’insensatezza di un simile dogma? Forse che si confonde la reincarnazione karmica con la metempsicosi animale? Ma non avrebbe senso. L’apocatastasi è la restaurazione di una forma di un determinato livello vitale verso un superiore livello, non di certo verso un livello inferiore. Dunque non va confusa col concetto di metempsicosi animale, dato che essa nell’individuo umano riguarda l’esclusiva forma umana. Gli animali si reincarnano come specie. L’uomo come individuo in grado di superare i condizionamenti della specie.
In ogni caso, il fatto di confondere una cosa con un’altra fa parte di un cercare monco, cioè privo del giudizio critico di chi cerca. Perché, volenti o nolenti, se si hanno due mele e se ne mangia una si resta con una mela. Perché uno più uno fa due per tutti, dato che il pensare umano non è soggettivo come il sentire ma è universale. Nel libro “La filosofia della libertà” del filosofo fondatore dell’antroposofia Rudolf Steiner l’universalità del pensare umano è mostrata esaustivamente come monismo del pensare. Ma non ne voglio parlare qui e rimando il lettore appassionato a quel libro. Dico solo che perfino ciò che è soggettivo come il sentire se diventa passione della ricerca sconfina con l’universalità del pensare. Infatti, se agli occhi del cattolico confessionale risulta abnorme e scandalosa l’affermazione di Dostoevskij che il passionale è più vicino al santo che all’uomo senza desideri, al fondo del cristianesimo permane pur sempre - benché in forma vaga e imprecisa - la convinzione che santità e trasgressione siano tutt’uno. In forma vaga e imprecisa in quanto l’epicheia, che è la politica del Cristo padrone del sabato (dunque della legge del sabato) che Egli trasgredisce quando vuole, è superficialmente tradotta dal greco con la parola “mitezza”, che vuol dire tutto e niente! E d’altronde "santo" (“qadòsh”) e "prostituta" (“qadosha”) sono espressi nella lingua biblica con termini formati dalla medesima radice ebraica (lettere qof, dalet e shin).
Insomma, che lo si voglia o no, con l’inizio dell’era dell’Acquario predetta per il 2012 come fine del mondo (ovviamente del mondo dell’iniquità) si incomincerà a comprendere che ogni testa umana è assolutamente legittimata ad avere una propria personale religione.
Ciò riguarderà un terzo dell’organismo sociale, quello relativo alla cultura.
Gli altri due terzi, rispettivamente quello economico e quello giuridico, saranno sempre di più visti - col primo, cioè col sistema culturale - in analogia concreta con i tre sistemi principali che si articolano nella fisiologia del corpo umano: sistema nervoso in rapporto all’economia, sistema cardiocircolatorio in rapporto al diritto, e sistema metabolico in rapporto alla cultura. Quest’ultima sarà libera. Non si sentirà più parlare di scuola dell’obbligo. Allo stesso modo l’economia sarà autonoma e si darà, da sé, leggi proprie. Il diritto, cioè tutto e solamente questo, sarà invece l’unica competenza dello Stato. Con ciò sarà giustificata l’idea di “Stato di diritto” (oggi invece abbiamo ancora a che fare con il diritto di Stato, che è altra cosa). Da questo punto di vista anche ogni politica economica dovrà sparire. Così come dovrà sparire l’idea di programma ministeriale di insegnamento per le scuole. Queste cose si realizzeranno, anche se ci vorranno secoli, perché il male dell’anacronismo è difficile da eliminare. Però si può stare certi che se si vuol parlare di emancipazione degli individui o di evoluzione non si può che procedere verso questa via.
Ma per tornare al tema della reincarnazione tengo comunque a sottolineare che nella dottrina della chiesa non c’è alcun rifiuto ufficiale dell'idea di apocatastasi ed, anzi, secondo la dottrina escatologica del post mortem, cioè dei fini ultimi, l'idea di reincarazione (il cui soggetto è solo l’io - ripeto - umano) è se non necessaria almeno possibile. Oltretutto nella stessa dottrina cattolica vi è, all’art. 674 un’eco paolina dell’apocatastasi come “riammissione” (fra i vivi) o “resurrezione dai morti”. Niente infatti impedisce di considerare che la necessità di ritornare periodicamente sulla terra per educarsi e pian piano migliorarsi sia esattamente la stessa cosa di ciò che i cattolici chiamano il purgatorio. Ma è chiaro che se tale autoeducazione dell’uomo la si vuole continuare a vedere non come evoluzione naturale, bensì come “soprannaturale istruzione eterodiretta” si arriva a crocifiggere lo spirito stesso del cristianesimo, riducendolo ad un gesuanesimo che fa camminare “il popolo” dei pochi fedeli rimasti, a chiappe strette. Se infatti si prendono in considerazione i contenuti del libro "L'istruzione" scritto da Ratzinger quando il “santo padre” (ma il Cristo non dice nei vangeli “Non chiamate nessuno Padre”?) era ancora cardinale, vale a dire: il dogma dell'infallibilità del papa, la messa al bando - poi annullata in quanto fallace dal vaticano - delle teorie di Copernico e di Galileo, il primato del dogma rispetto alla coscienza individuale, ecc., non si può negare di essere di fronte solo ad alcuni dei sintomi della dura e ben mirata lotta della chiesa cattolica romana contro la verità, in nome di un gesuanesimo materialistico, in cui si mangia il Cristo come essere carneo, disconoscendolo in quanto involucro sinderetico dell'io, come essere spirituale, immateriale.
Ancora oggi, infatti, per la maggior parte dei teologi, la dottrina della salvezza e quella della reincarnazione si escludono categoricamente.
Come mai?
Nella visione cristiana ciò è dovuto precisamente a tre ostacoli: 1) la concezione di un'unica vita terrestre; 2) l'unità indissociabile del corpo e dell'anima; e 3) la questione della redenzione che dipende più dalla grazia divina che dalla forza umana.
Si tratta di tre argomenti contrari alla vita grazie ai quali da secoli - e soprattutto oggi che non si può più condannare al rogo - si manda all’inferno cercatori della verità, come se fosse cosa buona e giusta l’ingiustizia, oggettivamente ingiusta come, ad es., la concezione di un luogo detto “inferno” in cui nel post mortem si brucia come cotechini alla griglia se non ci si è attenne alle regole della dottrina cattolica romana. Questi maestri di umanità credono di possedere la verità così come si possiede una ricetta di penne all’arrabbiata da distribuire agli affamati? O come se la verità è qualcosa di semplice da stabilire, per cui una sola vita possa bastare a tanto? Forse che il passaggio dalla concezione geocentrica a quella eliocentrica non ebbe bisogno di millenni per estrinsecarsi? Forse che è così svelta la giustizia (specialmente quella italiana) nel risalire alla verità circa questo o quel crimine? Chi può dire oggi se è vero quel dato fatto di cronaca di ieri che i vari giornali spiegano ognuno dal proprio punto di vista partitico? È evidente che la concezione di un'unica vita terrestre è indirettamente la concezione di un dio veramente bastardo. Possibile che non si percepisca la crudeltà di un dio che ti fa bruciare nel fuoco dell’inferno eterno se nell’arco di una sola tu non capisci tutto e subito, alla Speedy Gonzales, tutto quello che c’è da capire della vita, sintetizzato nelle 2865 regole del catechismo romano? Eppure tutti gli insegnamenti di Cristo e dei primi cristiani sono inconcepibili se non si considera il fatto che la molteplicità delle esistenze terrestri era all'epoca un fatto evidente a tutti. Per esempio, se si elimina tale fatto, il passaggio del vangelo in cui si dice che Giovanni Battista è Elia, è qualcosa di manicomiale. Come si può dire che Caio è Sempronio se non ragionando in termini di reincarnazione? Verso il V secolo la chiesa incominciò a dire che la conoscenza della reincarnazione non dovesse essere più divulgata. La coscienza del fedele doveva essere pilotata dalla chiesa forse perché la concezione orientale del karma e della reincarnazione portava ad eccessi di passività e di attendismo? No. Perché la concezione occidentale della reincarnazione considera prima di tutto la responsabilità karmica degli atti verso il futuro, e ciò è proprio il contrario di quella orientale e antica che percepisce essenzialmente l'incatenamento al passato karmico. Da ciò risulta quindi che ogni vita umana acquista un'importanza centrale, come se fosse effettivamente unica. E da questo punto di vista, l'eventuale riscoperta del passato, di alcuni elementi dimenticati delle vite precedenti, non ha altro scopo che quello di trasformare le antiche cause al fine di creare il proprio avvenire. Con ciò siamo solo al primo dei tre argomenti.
Veniamo al secondo. L'unità indissociabile del corpo e dell'anima è come dire che c’è solo un corpo. Chi anima il corpo se non l’anima? E chi anima l’anima se non l’io? La tricotomia paolina non era forse questa triade composta di corpo anima e spirito? Come il piede e la traccia che il piede lascia sulla terra sono due aspetti di una stessa realtà, ve ne è anche un terzo che è l’io, lo spirito, vale a dire l’io che anima il corpo e che vive nell'anima. Infatti è necessario che io faccia mia questa terra sulla quale imprimo le mie tracce. Se no, dove cammino? Nella dottrina del dio del bestialismo materialistico pratico cattolico? Il karma è appunto ciò che consente che questi tre aspetti si trovino prima o poi riunificati, quando l'uomo diventa totalmente corresponsabile del mondo nel quale si incarna. I teologi cattolici vedono un'incompatibilità tra l'annuncio della resurrezione dei corpi e la reincarnazione perché secondo loro questo significherebbe che ogni uomo avrebbe alla fine un numero considerevole di corpi da resuscitare, e questo sembra loro assurdo. Ma la realtà è tutt'altra: ciò che il cristianesimo - ma anche l'islamismo come anche l'ebraismo - chiama “corpo incorruttibile” o “corpo di gloria” - “corpo di resurrezione” per i cristiani, “corpo di luce” nella mistica iraniana - non è altro che forma. È il concetto aristotelico di forma. Dunque qualcosa di assolutamente immateriale: la pura forma del corpo fisico. Lo scopo dell'evoluzione è che il corpo finisca per spiritualizzarsi totalmente fino ad identificarsi con la sua forma pura. Si tratta di uno stato che l'uomo raggiungerà in un remoto futuro, cioè alla fine delle numerose incarnazioni di ogni individuo, dunque solo tra molti millenni. Ciò che la chiesa chiama la resurrezione dei corpi non è altro che questo stato futuro dell'umanità nel quale il corpo fisico non avrà altro che la sua forma spirituale pura. Ed è appunto questo che viene prefigurato dalla resurrezione di Cristo tramite la sua presenza per cinquanta giorni presso i discepoli o Pentecoste. Senza l’idea di apocatastasi, spiegare la Pentecoste è dunque come spiegare come fare il vino senza uva.
Il terzo argomento afferma che l’uomo si libera più con la grazia divina che con le sue forze e che, anzi, con queste egli può fare poco o nulla. La dottrina della grazia divina che sola permette la redenzione non è altro che un processo ben noto a tutti coloro si impegnano in una autentica ricerca su se stessi, nella quale il lavoro autoanalitico su di sé non è che una prima preparazione. Dunque non si può fare altro che prepararsi interiormente ed in pratica attendere che il mondo spirituale, cioè la grazia celeste, cominci a rispondere quando giunge l'ora. Ma cos’è il mondo spirituale se non l’universalità del pensare? Cos’altro è se non il mondo delle idee universali di platonica memoria? Ed in effetti questa è una delle grandi e incontrovertibili leggi dello spirito, dell’egoità, dell’io. L’io infatti aspetta la sua ora e può agire solo quando lo consente il suo destino (karma). Talvolta le ricerche si concludono in qualche giorno o addirittura in qualche ora, ma spesso ci vogliono mesi o anni di preparazione e di approfondimento. L'uomo non può quindi scoprire tutto e trasformare tutto da solo perché l'aiuto dell’universale mondo delle idee gli è indispensabile. Eppure l’anelito serio e paziente nel lavorare su di sé e sugli enigmi del destino costituisce un mettersi in discussione che già di per sé sviluppa un'altra visione delle cose, un altro rapporto con le realtà del mondo. Partendo da lì, l'uomo comincia già a trasformare il suo karma, a trasformare ciò che è incatenato al suo karma. E questa esperienza di redenzione diventa totale quando il mondo universale del pensare vi scorre dentro. Questa è ciò che possiamo chiamare la grazia.
A dire queste cose non sono solo io, ma addirittura un teologo svizzero cattolico Norbert Bischofberger nel libro, "Werden wir wiederkommen? Der Reinkarnationsgedanke im Westen und im Sicht der christlischen Eschatologie" ("Ritorneremo? L'idea dì reincarnazione in Occidente e secondo la visione dell'escatologia cristiana" - non tradotto), il quale riprende nei tratti essenziali la sua tesi di dottorato in teologia già dedicata allo stesso argomento (il suo coordinatore di tesi era nel 1996 il vescovo di Basilea).
Dunque a partire da queste osservazioni che potrebbero essere affinate attraverso un dialogo aperto tra rappresentanti di diverse credenze, niente impedirebbe - come sottolinea Bischofberger - “che prendesse forma una concezione cristiana della reincarnazione. Si può pensare che una tale concezione, influendo profondamente sugli insegnamenti delle diverse confessioni, si porrebbe del tutto naturalmente al di sopra del cristianesimo in quanto religione particolare, perché non potrebbe esprimere che un punto di vista aperto e universale che riguarda tutti. […] Anche l'antroposofia, che non è né una religione né una dottrina ma un percorso nel quale l'individuo si afferma […] dovrebbe poter svolgere questo ruolo e facilitare l'ascolto reciproco tra gli uomini”. (“L’idea di reincarnazione è compatibile col cristianesimo”, articolo di Michel Joseph, pubblicato sul n° 52 della Rivista Tournant, novembre 1996, e nel sul n°1 di “Kairòs”, giornale per la fraternità nell’economia, il vero incontro dell’altro e la spiritualizzazione della cultura, gennaio - febbraio 1997).
Invece oggi siamo arrivati al punto che seguendo i preti bisogna cambiare anche i proverbi. “Aiutati che il cielo ti aiuta” diceva un antico proverbio, che in questa terza obiezione alla reincarnazione diventerebbe: “Puoi anche aiutarti ma non concludi alcunché, dato che ti aiuta maggiormente il cielo”. Si potrebbe chiedere: quale cielo? Quello degli astri, negato dal vaticano, o quello del celato o dell’occulto, altrettanto negato come scienza occulta o scienza dello spirito a carattere antroposofico? Sì perché il vaticano, che un tempo rappresentava il luogo collinare dei vati romani, cioè di coloro che praticavano il vaticinio, cioè l’osservazione del volo degli uccelli per ricavarne consigli per l’agire degli uomini, oggi si chiama vaticano solo per dire tutto e il contrario di tutto, pur di avere il controllo delle coscienze dei fedeli!
Pertanto, come si vede, le tre obiezioni cadono quando le si consideri nella loro realtà. D’altronde proprio perché non è strano cominciare a sentire sempre più teologi cattolici o protestanti che mostrano un'apertura tutta nuova nei confronti dell'idea di reincarnazione, non è neanche strano che vi siano preti della menzogna che disconoscano la realtà dell’apocatastasi. Costoro non si vergognano perché, per usare un antico detto (dato che la sinderesi non è più riconosciuta oramai dalla kultura imperante) hanno definitivamente perduta la sindéresi!
Ma l'immortalità appartiene all'io incarnato (spirito) e non alla carne. La "risurrezione della carne", spacciata per risurrezione dello spirito (vedi il canto cattolico "questo mio corpo vedrà il Salvatore") è negazione dell'io: lo stesso io dell'autopresentazione a Mosé con le parole "Eié esher eié" (Io sono l'io sono), e che il Cristo attua (fecondando col suo sangue il Golgota e la terra). Ecco perché l’idea cattolico romana di risurrezione è un ripugnante peccato contro lo spirito.
Oltretutto per queste bugie i dottrinari sono costretti a tradurre i tre termini neotestamentari "egheiro", "anastasis" ed "apokatastasis" come se fossero un solo termine, cioè con la parola "risurrezione", dimostrando così di aver voluto correggere gli evangelisti stessi. E poi si battono ogni domenica il petto per le omissioni? Ma andiamo!
Oggi l'umanità non parla più in terza persona come fanno i bambini ("Mario gioca" per dire "io gioco") o come faceva l'uomo antico (“l'anima mia magnifica il Signore" per dire "io magnifico il Signore"). Perché? Perché oggi l'io umano, volenti o nolenti, si è incarnato a partire dai presocratici pian piano fino all'avvento del Cristo. Il Cristo è l'involucro luminoso dell'io, detto anche "unto" per significare tale luminescenza. Che la chiesa cattolica e romana continua a voler oscurare col suo bimillenario oscurantismo.
Un esempio. Il 14 gennaio scorso si è tenuto un incontro, promosso dal Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-religiosa diocesano di Rimini, sul tema: “Rudolf Steiner e l’antroposofia. Una rilettura esoterica della pedagogia e della medicina”, con l’intervento di don Giuseppe Mihelcic, esperto di Storia e Teologia delle Religioni.
Ricerca e Informazione o Ricerca e Deformazione? Agli ascoltatori la sentenza: http://www.youtube.com/watch?v=JH2vqckoJws !
Che cosa infatti dice questo prete? Dice che Steiner parla di due bambini Gesù, sostenendo che uno dei due sarebbe la reincarnazione di Buddha.
Ma
Steiner, come fa notare Francesco Giorgi, amministratore dell' "Osservatorio
scientifico Spirituale" (http://www.ospi.it/ospi/noterelle/focusnoterelle_1024.asp?id=154)
non può avere sostenuto ciò per il semplice fatto che un Bodhisattva, una volta
divenuto un Buddha, non torna più sulla terra. Questo fatto è risaputo in
Oriente, ed è paragonabile quanto ad importanza all’unicità dell’evento del
Golgota. Dunque abbiamo a che fare allora con un Esperto di Storia e Teologia
delle Religioni o con un Esperto del Quaqquaraquà? In ogni caso costui dovrebbe
almeno imparare a certificare ciò che dice.
E non è tutto. Subito dopo l'intervento dell’esperto "don", si può vedere un’altra esperta del medesimo livello, che intenta a salvaguardare l’umano gregge dai lupi della scienza dello spirito non si fa scrupolo di ricorrere alla seguente insinuazione: “È arrivata, l’anno scorso, una segnalazione, non da questa provincia, di alcuni genitori che erano molto preoccupati per la figlia che stava incominciando a sviluppare dei deliri rispetto a tutta l’idea della reincarnazione”. E qui il video termina. Come si vede, l’esperta vorrebbe far credere che nelle scuole steineriane si insegna la dottrina della reincarnazione, e che questa sia di per sé patogena. In tal modo dimostra di non prendere minimamente in considerazione che là, dove fosse così, tutti i figli degli induisti o dei buddisti dovrebbero essere allora deliranti! Qui vi è pensiero debole, molto debole. Auguro all’esperta, all’esperto ed a tutti gli altri gregari del mentecattocomunismo di non ricevere mai una segnalazione di qualche genitore preoccupato per il fatto che i figli sono violentati da preti pederasti.
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