A P O C A T A S T A S I

Dedico questa pagina al caro amico musicista Lillo Malvino che attualmente risiede ai Caraibi

 

Il prestigioso studioso italiano di antropologia religiosa, Mario Bacchiega, parla di apocatastasi (realtà ciclica delle ripetute vite terrene) su basi numerologiche. Il 137 è innanzitutto il 33° numero primo (e 33 è l'età di Gesù di Nazaret quando il suo sangue feconda il Golgota). Inoltre è un importante numero indicativo della ciclicità: "ruota" in ebraico "ofan", lettere: "alef", "vav", "pe", e "nun"; valori numerici: 1, 6, 80,50, da' come somma totale 137; sintesi 11 (=1+3+7); il numero 11 è un altro importante numero ciclico, che sommato ai suoi precedenti 11+10+9+8...fino a +1, da' il valore 66 di "ghilgal" (ghimel, lamed, ghimel, lamed, 3, 30, 3, 30 = 66), che significa in ebraico "ciclo" (termine tecnico per ciclo delle ripetute vite terrene della cosiddetta apocatastasi). Va poi sottolineato che anche la parola "qabalah", che si scrive con le lettere "qof", "bet", "lamed", "he", in numeri 100, 2, 30, 5, da' come somma totale 137! Si potrebbe allora dire che 137 è il numero della tradizione della risurrezione in quanto "apocatastasi" (Atti 3,21) (questi miei appunti sul 137,  sono citati da Mario Bacchiega nel video "2di4").

 

 

 

 

 

 

 

 

Vedi il video completo: qui

IMBARCAZIONI

 

Nereo Villa, Cap. IV de "IL SACRO SIMBOLO DELL'ARCOBALENO. NUMEROLOGIA BIBLICA SULLA REINCARNAZIONE", SeaR Edizioni, Reggio Emilia, 1998

 

Abbiamo visto che Jonah (l'anima) intraprende il suo viaggio per attraversare il mare della vita.

La nave, elemento strumentale al viaggio, sembra essere dunque, nel libro di Giona, un'allegoria del corpo umano, in cui l'individualità animico-spirituale si "imbarca" nell'incarnazione. Ma essa, in realtà, è molto di più.

Se proviamo ora a invertire anche l'essenza numerica dell'uomo - quasi a volerlo "capovolgere" per tirarlo fuori dalle acque - cioè a leggere da destra a sinistra, anche la somma dei valori numerici di "adam", che è 45, abbiamo il numero 54.

Il 5 e il 4, rispettivamente la lettera HE e la lettera DALET, formano la parola "hed", che significa "eco".

Sembra quasi che in tutta la Bibbia risuoni davvero un'eco di questo numero, soprattutto perchè si tratta del numero delle volte in cui vi compare la parola "Ghilgal", mitico nome di località.

In realtà non si tratta di un luogo geografico vero e proprio, ma di un "territorio" spirituale da intendersi come 'passaggio da un luogo all'altro'. "E' un termine tecnico: il rotare, il passare e vivere dell'anima entro il corpo fisico, il suo passare da un corpo fisico all'altro. Questo veniva chiamato Ghilgal"(1).

Diamo ora qui di seguito l'elenco dei versetti biblici in cui compare il termine:

 

1° Deuteronomio 11,30

28° I Samuele 15,21

2° Giosuè 4,19

29° I Samuele 15,33

3° Giosuè 4,20

30° II Samuele 19,16

4° Giosuè 5,9

31° II Samuele 19,41

5° Giosuè 5,10

32° II Re 2,1

6° Giosuè 9,6

33° II Re 4,38

7° Giosuè 10,6

34° Isaia 5,28

8° Giosuè 10,7

35° Isaia 17,13

9° Giosuè 10,9

36° Isaia 28,28

10° Giosuè 10,15

37° Geremia 47,3

11° Giosuè 10,43

38° Ezechiele 10,2

12° Giosuè 12,23

39° Ezechiele 10,6

13° Giosuè 14,6

40° Ezechiele 10,13

14° Giosuè 15,7

41° Ezechiele 23,24

15° Giudici 2,1

42° Ezechiele 26,10

16° Giudici 3,19

43° Osea 4,15

17° I Samuele 7,16

44° Osea 9,15

18° I Samuele 10,8

45° Osea 12,12

19° I Samuele 11,14

46° Amos 4,4

20° I Samuele 11,15

47° Amos 5,5

21° I Samuele 11,15 (ripetuto)

48° Amos 5,5 (ripetuto)

22° I Samuele 13,4

49° Michea 6,5

23° I Samuele 13,7

50° Salmo 77,19

24° I Samuele 13,8

51° Salmo 83,14

25° I Samuele 13,12

52° Ecclesiaste 12,6

26° I Samuele 13,15

53° Daniele 7,9

27° I Samuele 15,12

54° Neemia 12,29

 

Prima di proseguire nell'analisi numerica di questo nome, va detto che l'esatto termine per "reincarnazione" è "ghilgul", in lettere GHIMEL, LAMED, GHIMEL, VAV, LAMED. "Ghilgal", scritto invece con le lettere, GHIMEL, LAMED, GHIMEL, LAMED, equivale, letteralmente, a "ruota"(2).

Nel Talmud, raccolta di studi di dottrina ebraica, questo termine è usato anche per indicare la "sfera dello zodiaco", il "globo", la "rotazione", il "percorso ciclico da una situazione ad un'altra"(3).

Anche il cerchio zodiacale, che nell'astrologia è immagine del cielo, delle dodici costellazioni e dei pianeti, è espresso da questa parola.

"Ghilgal", la ruota dello Zodiaco

 

Ciò trova conferma anche nel fatto che l'etimologia di "ghilgal" si trova espressa in uno dei 54 punti sopra citati, precisamente in Giosuè, al capitolo 5, versetto 9, dove troviamo scritto:

 

"Allora Yahwe disse a Giosuè:
"Oggi io ho rimosso da voi l'obbrobrio d'Egitto.
Di qui il nome di Ghilgal dato a quel luogo fino al presente".

 

"Ho rimosso" proviene dal verbo "gal", che significa "rotolare", "il rotolar via", "togliere", "allontanare", oppure anche il "volgersi" riferito alle acque; "gal" significa anche "onda". Questi significati sono eloquenti connessioni con il memoriale della divisione delle acque del Giordano.

"Gal", come parola, come radice di "ghilgal" e come verbo, racchiude dunque in sè, oltre ai significati di "esilio" e di "allontanamento", anche tutta la storia della divisione delle acque e quella delle 12 pietre erette a testimonianza del patto fra Dio e Israele.

Per questo motivo "ghilgal", significa oltre che "ciclo", "ruota, anche "cerchio di pietre"(4).

Anche il numero 12 delle pietre è rintracciabile nella sequenza GHIMEL-LAMED-GHIMEL-LAMED: GHIMEL e LAMED sono infatti, rispettivamente, la terza e la dodicesima lettera dell'alfabeto ebraico; sommando le posizioni delle quattro lettere (3+12+3+12) si ha il valore numerico della lettera numero 12, che è 30.

La familiarità con la radice "gal" la ritroviamo anche nella civiltà celtica, proprio perché la denominazione greca dei Celti era "Galati", discendenti - secondo lo storiografo dell'occidente Timeo - di Galate, figlio di Polifemo e della ninfa Galateia(5). Inoltre sappiamo che il cavaliere scopritore del Santo Graal è "Galaad"(6). Questa radice "gal" ha connessione ancora una volta quindi con il simbolo dell'immortalità, con l'idea di cerchio e con il numero dodici. Dodici infatti sono i personaggi principali che siedono alla tavola rotonda di Re Artù.

Il "cerchio delle 12 pietre" con l'idea di ciclo che esprime, possiamo ravvisarlo anche nel significato simbolico dei cosiddetti "nodi lunari", entro le 12 costellazioni dello zodiaco, secondo un mito babilonese: "Marduk creò il grande dragone: alla testa vi pose il Nodo lunare ascendente e alla coda il Nodo discendente, facendogli portare 6 costellazioni sul dorso e 6 sul ventre"(5).

Questo dragone, chiamato Apopi nella mitologia egizia, viene chiamato Rahu o Kethu, nella mitologia indiana: Rahu, quando si considera la testa del Drago, (astrologicamente il nodo lunare nord), Kethu quando si considera la sua coda (il nodo lunare sud).

Il significato del nodo lunare nord (Rahu) è, nell'astrologia karmica, quello della strada che l'individualità deve seguire in questa vita per progredire,

cioè per la propria evoluzione individuale. Il nodo sud rappresenta invece la vita passata, cioè la precedente vita terrena, da cui l'individualità deve svincolarsi se vuol procedere in senso evolutivo(6).

La "ruota" o "ghilgal" dello zodiaco esprime, come abbiamo visto, l'"eco" biblico del numero 54, speculare al 45 di "adam", l'uomo.

Lo spirito umano, cioè l'Io, incarnandosi, deve infatti entrare in un corpo, ma deve entrare anche a far parte di un sistema, il sistema solare.

L'imbarcazione di Giona non esprime allora un mero corpo fisico umano, bensì anche tutto il sistema solare, racchiuso nel "globo dello zodiaco" o "ghilgal".

Ciò è ben espresso anche dalla somma dei valori numerici delle lettere ebraiche che nella vicenda di Giona formano il nome "nave" e cioè "oniyà", che da' il medesimo risultato.

Esse sono:

 

ALEF

=

1

NUN

=

50

IOD

=

10

HE

=

5

Totale

=

66

 

Ed ora possiamo fare la stessa operazione con la parola "ghilgal":

 

GHIMEL

=

3

LAMED

=

30

GHIMEL

=

3

LAMED

=

30

Totale

=

66

 

Un altro termine per "ruota" è, in ebraico, "ofan" ed è scritto con le lettere ALEF-VAV-PHE-NUN, in numeri 1-6-80-50, totale 137, sintesi 11. Il VS 11 è proprio 66.

Ma ritorniamo alla vicenda di Giona.

Abbiamo accennato che egli fu inghiottito da un grande pesce, immagine della tomba, dello "sheol". Anche "sheol" compare nella Bibbia, precisamente 66 volte, nell'ordine seguente:

 

1° Genesi 37,35

34° Salmo 139,8

2° Genesi 42,38

35° Salmo 141,7

3° Genesi 44,29

36° Proverbi 1,12

4° Genesi 44,31

37° Proverbi 5,5

5° Numeri 16,30

38° Proverbi 7,27

6° Numeri 16,33

39° Proverbi 9,18

7° Deuteronomio 32,22

40° Proverbi 5,11

8° I Samuele 2,6

41° Proverbi 15,24

9° II Samuele 22,6

42° Proverbi 23,14

10° I Re 2,6

43° Proverbi 27,20

11° I Re 2,9

44° Proverbi 30,16

12° Giobbe 7,9

45° Ecclesiaste 9,10

13° Giobbe 11,8

46° C. d. Cantici 8,6

14° Giobbe 14,13

47° Isaia 5,14

15° Giobbe 17,13

48° Isaia 7,11

16° Giobbe 17,16

49° Isaia 14,9

17° Giobbe 21,13

50° Isaia 14,11

18° Giobbe 24,19

51° Isaia 14,15

19° Giobbe 26,6

52° Isaia 28,15

20° Salmo 6,5

53° Isaia 28,18

21° Salmo 9,17

54° Isaia 38,10

22° Salmo 16,10

55° Isaia 38,18

23° Salmo 18,6

56° Isaia 57,9

24° Salmo 30,4

57° Ezechiele 31,15

25° Salmo 31,18

58° Ezechiele 31,16

26° Salmo 49,15

59° Ezechiele 31,17

27° Salmo 49,15 (ripetuto)

60° Ezechiele 32, 21

28° Salmo 49,16

61° Ezechiele 32,27

29° Salmo 55,16

62° Osea 13,14

30° Salmo 86,13

63° Osea 13,14 (ripetuto)

31° Salmo 88,4

64° Amos 9,2

32° Salmo 89,49

65° G I O N A 2,3

33° Salmo 116,3

66° Abacuc 2,5

 

I libri in cui compaiono i versetti sopra citati sono 17 e precisamente:

1° Genesi
2° Numeri
3° Deuteronomio
4° I Samuele
5° II Samuele
6° I Re
7° Giobbe
8° Salmi
9° Proverbi
10° Ecclesiaste
11° Cantico dei Cantici
12° Isaia
13° Ezechiele
14° Osea
15° Amos
16° Giona
17° Abacuc

Ritorna il 17, numero significativo, che abbiamo visto nel capitolo precedente, collegarsi all'idea di "fine", ma anche a ciò che è "buono". D'altra parte si noti che anche lo spirito stesso del nostro linguaggio testimonia che la fine è connessa con l'inizio: l'espressione "venire a capo", significa finire, concludere, terminare qualcosa e vien detta tramite un concetto di inizio: il "capo" designa appunto la parte iniziale del corpo umano.

Lo "sheol", cioè il regno dei morti ha certamente a che fare con la "fine" della vita, ma contemporaneamente, anche con qualcosa di "buono": il risorgivo ritorno, la ruota, ghilgal. E poichè tutta la tradizione della chiesa è legata al concetto di eternità, si potrebbe dire che ciò è testimoniato, non solo dal numero 17 espresso dall'insieme di quei libri, bensì, in altra maniera, da tutto il complesso dei libri canonici della Bibbia, il cui numero complessivo è, appunto, sessantasei, coincidenza a nostro parere alquanto sorprendente:

Scritture ebraico-aramaiche = 39 Libri:

 

1° Genesi

21° Qohelet

2° Esodo

22° Cantico dei cantici

3° Levitico

23° Isaia

4° Numeri

24° Geremia

5° Deuteronomio

25° Lamentazioni

6° Giosuè

26° Ezechiele

7° Giudici

27° Daniele

8° Ruth

28° Osea

9° I Samuele

29° Gioele

10° II Samuele

30° Amos

11° I Re

31° Abdia

12° II Re

32° Giona

13° I Cronache

33° Michea

14° II Cronache

34° Naum

15° Esdra

35° Abacuc

16° Neemia

36° Sofonia

17° Ester

37° Aggeo

18° Giobbe

38° Zaccaria

19° Salmi

39° Malachia

20° Proverbi

 

 

Scritture greche cristiane = 27 Libri:

 

1° Matteo

15° Iª Timoteo

2° Marco

16° IIª Timoteo

3° Luca

17° Tito

4° Giovanni

18° Filemone

5° Atti

19° Ebrei

6° Romani

20° Giacomo

7° Iª Corinti

21° Iª Pietro

8° IIª Corinti

22° IIª Pietro

9° Galati

23° Iª Giovanni

10° Efesini

24° IIª Giovanni

11° Filippesi

25° IIIª Giovanni

12° Colossesi

26° Giuda

13° Iª Tessalonicesi

27° Apocalisse o Rivelazione

14° IIª Tessalonicesi

 

 

Totale Libri 39 + 27 = 66

 

Se a questi 66 aggiungiamo i 7 libri "deuterocanonici" della Bibbia cattolica:

Tobia
Giuditta
Iª Maccabei
IIª Maccabei
Sapienza
Siracide
Baruc

abbiamo il numero 73, anch'esso straordinariamente importante e di cui tratteremo più avanti, negli ultimi capitoli.

Ed ora, a proposito del 66, accenniamo ancora al fatto che questo speciale numero è il Valore Segreto di 11 e che 11 è un numero altrettanto peculiare.

Era, per esempio, il numero dei teli(7) che formavano il velo che proteggeva il Santo dei Santi dell'antico tempio, presumibilmente un "santuario smontabile, adattato agli spostamenti" nel deserto(8). Il nome "qabalah", "tradizione", si scrive con le lettere QOF, BET, LAMED, HE, valori numerici 100-2-30-5, totale 137, sintesi 11. "Adonai", "Signore" si scrive con le lettere ALEF, DALET, NUN, IOD, in numeri, 1-4-50-10, totale 65, sintesi 11.

Il numero 11 e il suo Valore Segreto 66, rivelano allora, nel contesto di questo studio, un importante nesso con l'idea di eternità, anche se noi però non proponiamo una fede nell'eterno o altro, ma ci limitiamo solo ad osservare relazioni numeriche.

E ancora. A proposito di eterno o di cicli temporali strutturati in ininterrotte durate, il termine biblico "olam", che viene tradotto con "eternità" o "tempo

lontanissimo", è formato dalle lettere HAIN-VAV-LAMED-MEM, valori numerici 70-6-30-40, totale 146, sintesi 11. Il concetto di "tempo" è in ebraico "et", parola formata da HAIN e TAW, in numeri 70 e 400, totale 470, sintesi 11. "Eone" o "giorno biblico", si dice "jom", lettere, IOD-VAV-MEM, valori numerici, 10-6-40, totale 56, sintesi 11...

L'importanza dell'undici e del sessantasei può essere vista anche in relazione ad una testimonianza alquanto speciale, e cioè al fatto che il grande Dante strutturò la sua Divina Commedia in endecasillabi, cioè in versi di 11 sillabe e in strofe di 66 versi; recenti studi hanno rivelato la non arbitrarietà di detta struttura(9).

A questo proposito, vorremmo soffermarci a riflettere sul fatto che, nonostante queste conoscenze siano plurisecolari, sono tutt'oggi ancora quasi completamente sconosciute. Questo ci pare un sintomo di un oscurantismo tutt'ora vigente, nonostante si creda di vivere, evoluti, in un'epoca di progresso(10). Non mancano tuttavia le ..."eccezioni": fra gli scrittori biblici del Vecchio Testamento ve n'è uno, Isaia, che è stato definito "il Dante della letteratura ebraica"(11). Al di là degli intenti poetici, che queste parole sembrano evocare nella figura del profeta Isaia, noi crediamo giusta tale definizione: proprio perchè i capitoli di cui si compone il rotolo di Isaia sono, guarda caso, 66. Sono dunque i numeri a testimoniarlo.

Vedremo nel prossimo capitolo come dai numeri si possa risalire all'idea di movimento ciclico, anche senza l'aiuto del termine ebraico "ghilgal", espressivo di tale ciclicità.

Ciò si rende necessario in quanto dobbiamo cominciare a renderci conto - e mai espressione fu più appropriata - proprio attraverso i conti - che un'interpretazione cosmologica dei testi sacri diventa possibile e accessibile a tutti - cioè in modo universale - tramite la chiave numerologica. Moltissime altre cose si potrebbero dire a questo proposito. Qui ci basti accennare con un esempio che il far di conto è un'operazione dell'intelletto, un'azione dello spirito, che va al di là di ogni appartenenza confessionale: un particolare numero, forse il più importante per l'ebraismo (trattasi del 26 numero-somma del Nome di Dio) riveste infatti la medesima importanza anche in

un'altra antica cultura ma diversa da quella ebraica: la cultura italica. Questo per dire come nel nostro lavoro ci si è potuti basare essenzialmente sulla validità della logica numerica, non su una cultura di parte o sulla fede di una particolare confessione religiosa. Di numeri dunque qui si tratta, non di ebraismo, né di cattolicesimo, né di altro. Prova ne è che, volendo, potremmo anche noi italici vantare l'importanza del numero 26 per la struttura del nostro antico linguaggio: il numero delle lettere del nostro antico alfabeto etrusco era appunto 26... e vedremo più avanti (Capitolo VIII) le implicazioni divino-cosmologiche di questo numero e come esso sia veramente una fonte inesauribile di conoscenza...

 

Le 26 lettere dell'alfabeto etrusco

 

NOTE

(1) R. Steiner, "I profeti dell'io", Ed. Tilopa, p. 49.
(2) La parola "ghilgul" è formata da GHIMEL-LAMED-GHIMEL-VAV-LAMED, in numeri 3-30-3-6-30, totale 72. Nella lingua ebraica, "ghilgul" e "ghilgal" hanno, a nostro parere, il medesimo contenuto come, ad esempio nella nostra, lo hanno le parole "gioco" e "giuoco". E' interessante notare che in un passo del libro dei Giudici (Giudici 2,1) in cui si parla di "ghilgal", lettere GHIMEL-LAMED-GHIMEL-LAMED, in numeri 3-30-3-30, totale 66, vi è l'angelo di Yahwe che procede da "Ghilgal" ad un altro luogo: "Ora l'angelo di Yahwe salì da Ghilgal a Bochim ...". Bochim, è scritto con le lettere BET-CAF-IOD-MEM, valori numerici 2-20-10-40, totale 72. Considerando questi valori, si potrebbe dire che l'angelo di Yahwe, sale dal 66 al 72. E ciò potrebbe significare che questi due numeri e i concetti che esprimono hanno il medesimo contenuto.
(3) M. Jastrow, "Dictionary of the Talmud", Ed. Traditional, p. 244-245.
(4) "Bibbia di Gerusalemme", Ed. EDB, p. 413, nota di Giosuè 4,19.
(5) "I Celti", Ed. Bompiani, p. 36.
(6) "Convivium", Anno VI N. 22, p. 22, Ed. SeaR.
(7) F. Capone, "I nodi lunari", Ed. Capone, p. 20.
(8) L. Mariangeli, "Astrologia tibetana", Ed. Mediterranee, p. 68; D. Koechlin de Bizemont, "Astrologia karmica", Ed. Armenia, p. 213.
(9) Esodo 26,7 e ss.
(10) "La Bibbia di Gerusalemme", EDB, p. 179, n. 26,1.
(11) R. Guénon, "L'esoterismo di Dante", Ed. Atanor.
(12) Si noti che anche nel Medio Evo - nonostante il periodo oscurantista - nelle scuole dei conventi medioevali si operavano calcoli simili a quelli dell'arte cabalistica, infatti "il monaco Rabano Mauro (776-869 d.C.) scriveva: 'Le Sacre Scritture contengono molti segreti nascosti sotto forma di numeri, che devono restare misteriosi per coloro i quali ignorano il significato dei numeri. Per questo motivo è necessario che chi intende attingere a una conoscenza superiore sia anche valente nell'aritmetica'" (H. Biedermann, "Enciclopedia dei simboli", Ed. Garzanti, p. 334). Cfr. anche P. Vinassa De Regny, "Dante e il simbolismo pitagorico", Ed. Melita.
(13) L. Moraldi, "Il libro di Isaia", p. 5, Ed. Rizzoli.
(14) Karl Taube, Miti Aztzechi e Maya", Ed. Mondadori.

 

 

LA MATEMATICA NON È UN'OPINIONE

 

Nereo Villa, Cap. III di "NUMEROLOGIA BIBLICA, Considerazioni sulla Matematica Sacra", SeaR Edizioni, Reggio Emilia, aprile 1995.

 

Alla certezza degli antichi, di possedere la verità o di poter pervenire ad essa, oggi corrisponde sempre di più l'esperienza opposta, perciò ci si abitua a convivere con l'incertezza, l'insicurezza, dicendo: "ogni convinzione è, in fondo, un'opinione".

Anche la matematica a volte viene fatta rientrare nel campo delle opinioni in quanto, si dice, numeri, geometria o algebra, non esistono in natura. Chi potrebbe dire di aver visto un triangolo o un punto? A guardar bene, una figura geometrica alla lavagna non è infatti altro che un aggregato di particelle di gesso.

 

Figure geometriche, punti, numeri, ecc., appartengono allora ad un mondo diverso da quello che di solito è davanti a noi.

Ma anche ciò che appare intorno a noi, sarebbe solo un aggregato di percezioni, che resterebbe sconnesso se non ci fosse un ordine logico interiore capace di mostrarne i rapporti.

 

I rapporti numerici appartengono a quell'ordine logico che abbiamo dentro, non fuori, ma fra il mondo interno e quello esterno vi è un ponte.

 

Esso è il linguaggio.

 

La lingua parlata è un po' materiale, (sonorità) e un po' spirituale (concetto, idea) e questo vale anche per la lingua ebraica.

In ebraico, linguaggio si dice "safàh". "Safàh" significa anche "riva, sponda". Ciò che ci fa approdare da quell'altra parte, in quell'altro mondo è, appunto, il linguaggio, mediante il quale si può arrivare di là, nel mondo dei numeri o dei concetti o dello spirito.

 

La funzione della parola è allora, per ogni possibile linguaggio, una funzione di trascendenza, in quanto ogni parola non è altro che un simbolo, capace di evocare un'immagine.

 

Quando però l'essenzialità di un linguaggio consiste nella sua peculiarità numerologica, come nel caso della lingua ebraica, il solo tradurre in un'altra lingua i suoi contenuti, che sono in essenza contenuti numerici, significa farne qualche cosa d'altro, snaturarla: i suoi contenuti di immagini e di numeri vengono ridotti a sole immagini.

 

Sulla concezione quantitativa della lingua ebraica, è stato osservato che il solo tradurla, va contro le indicazioni della Bibbia. Non appena infatti "la parola non è niente di più che una descrizione di un'immagine o di un sentimento, essa perde la sua connessione con l'elemento quantitativo, tramite il quale fu portata fino al confine del mondo spazio-temporale con il mondo dell'essenza. Se dunque si vuol vedere una parola biblica solo come una descrizione di immagine, così ad esempio [...] la parola "casa" solamente come immagine di una casa, oppure se nella descrizione di un sentimento, ad es. "vendetta", si bada soltanto a ciò che si sente quando si immagina "vendetta", allora in questi casi si è tolto alla parola biblica il suo significato più profondo. Della parola si sono fatte immagini. Ma come ciascuno sa, la Bibbia non vuole che si facciano immagini"(1).

 

A questo punto, è interessante notare che in sanscrito, "parola" si dice "vac". E' molto probabile che la vacca sacra, in sanscrito "vaca", sia adorata dagli indiani non solo per una questione di vegetarianismo, ma per il fatto che la parola è espressione del mondo spirituale come dice anche lo scrittore del Vangelo di Giovanni: "all'inizio era la parola"(2).

 

Nella mucca, fra l'altro, vi è un importante rapporto numerico, cioè 1:8 fra il latte prodotto e il cibo ruminato. Del rapporto 1-8 abbiamo accennato a proposito del nome di Dio e della circoncisione.

 

Ora, dopo quanto detto, si dovrebbe stabilire se tutti questi rapporti formano un contesto opinabile.

 

Noi crediamo di no.

 

In ogni caso, chi opina su tutto dovrebbe ammettere, se è coerente con se stesso, che anche l'opinabilità è... un'opinione: "Se fossimo conseguenti e coerenti con la nostra esperienza dovremmo dire: tutto è talmente opinabile da coinvolgere la stessa affermazione dell'opinabilità. Dovremmo convincerci, cioè, che l'idea che tutto è relativo non è necessariamente più sicura di quella che la contraddice affermando l'assoluto, dovremmo convincerci che l'oggi non ha necessariamente ragione nei confronti dell'ieri, che il domani potrebbe negare entrambi, e non uno meno dell'altro, in un modo che adesso non possiamo nemmeno immaginare. Ma questo non viene pensato, perché lascerebbe nello sconcerto totale, toglierebbe ogni terra da sotto i piedi. Di fatto, non è pensabile se non dal punto di vista della fede"(3).

 

Noi qui però non proponiamo una fede nell'eterno o altro, ci limitiamo solo ad osservare relazioni numeriche.

 

Per esempio, a proposito di eterno, il termine biblico "olam", che viene tradotto con "eternità" o "tempo lontanissimo", è formato dalle lettere HAIN-VAV-LAMED-MEM, valori numerici 70-6-30-40, totale 146, sintesi 11. Il concetto di "tempo" è in ebraico "et". Questa parola è formata da HAIN e TAW, in numeri 70 e 400, totale 470, sintesi 11. L'"eone" o "giorno biblico", si dice "jom", lettere: IOD-VAV-MEM, valori numerici, 10-6-40, totale 56, sintesi 11.

 

Il concetto di eternità è legato alla tradizione della chiesa. I libri canonici su cui essa si basa sono sessantasei(4).

 

La tradizione ebraica è invece la "qabalah", che significa appunto "tradizione". Questo nome si scrive con le lettere QOF, BET, LAMED, HE, valori numerici 100, 2, 30, 5, totale 137, sintesi 11, che, come abbiamo visto, è espressione del valore segreto 66.

Nei libri ebraici la parola "sheol" significa "ade", cioè il luogo dei morti. Questa parola, "sheol", viene ripetuta, in tutta la Bibbia, precisamente 66 volte(5).

 

Il numero 11 e il suo Valore Segreto 66, diventano allora, nel contesto di questo studio, un esempio di qualcosa di tanto importante quanto poco opinabile. Dante Alighieri strutturò la sua Divina Commedia in endecasillabi, cioè in versi di 11 sillabe e in strofe di 66 versi e recenti studi hanno rivelato la non arbitrarietà di detta struttura(6).

 

Il 66, valore segreto di 11, è in arabo il valore numerico totale delle lettere che compongono il nome di Allah, che significa "Dio".

Anche "Adonai", che in ebraico significa "Signore" è imparentato con l'11. Si scrive infatti con le lettere ALEF, DALET, NUN, IOD, in numeri, 1, 4, 50, 10, il cui totale è 65, che può essere sintetizzato in 6+5=11.

 

I numeri sembrano proprio una benedizione e a proposito: in ebraico "benedizione" si dice "beracah", in lettere BET, RESH, KAF e HE, in numeri, 2, 200, 20, 5, totale 227, sintesi 11.

 

NOTE

(1) F. Weinreb, "Der gottliche Bauplan der Welt", Ed. Origo, traduzione libera di E. Corona.
(2) Giovanni, 1,1.
(3) S. Quinzio, "Radici ebraiche del mondo moderno", Ed. Adelphi, pag. 153.
(4) Scritture ebraico-aramaiche: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Giosuè, Giudici, Rut, I° Samuele, II° Samuele, I° Re, II° Re, I° Cronache, II° Cronache, Esdra, Neemia, Ester, Giobbe, Salmi, Proverbi, Ecclesiaste, Il Cantico dei Cantici, Isaia, Geremia, Lamentazioni, Ezechiele, Daniele, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia, totale 39 libri.
Scritture greche cristiane: Matteo, Marco, Luca, Giovanni, Atti, Romani, Prima Corinti, Seconda Corinti, Galati, Efesini, Filippesi, Colossesi, Prima Tessalonicesi, Seconda Tessalonicesi, Prima Timoteo, Seconda Timoteo, Tito, Filemone, Ebrei, Giacomo, prima Pietro, Seconda Pietro, prima Giovanni, Seconda Giovanni, Terza Giovanni, Giuda, Apocalisse, totale 27 libri.
Totale complessivo 39+27=66.
Anche se la considerazione che segue può essere data dal caso, nondimeno è qualcosa di curioso. Così come nell'ieri sono poste le condizioni per l'oggi, il Vecchio Testamento può essere considerato condizione che rende possibile il Nuovo Testamento. Il valore numerico 39 e il valore numerico 27, valori che corrispondono rispettivamente, ai libri del Vecchio e del Nuovo Testamento, conseguentemente, comportano che nella conformazione del 39, cioè nel 3 e nel 9, vi sia la condizione che rende possibile il 27. Il 27 è infatti il prodotto di 3 x 9.
(5) Genesi, 37,35; 42,38; 44,39; 44,31; Numeri, 16,30; 16,33; Deuteronomio, 32,22; I° Samuele, 2,6; II° Samuele, 22,6; I° Re, 2,6; 2,9; Giobbe, 7,9; 11,8; 14,13; 17,13; 17,16; 21,13; 24,19; 26,6; Salmi, 6,5; 9,17; 16,10; 18,5; 30,3; 31,17; 49,14; 49,14 (seconda volta nello stesso versetto); 49,15; 55,15; 86,13; 88,3; 89,48; 116,3; 139,8; 141,7; Proverbi, 1,12; 5,5; 7,27; 9,18; 15,11; 15,24; 23,14; 27,20; 30,16; Ecclesiaste, 9,10; Cantico dei Cantici, 8,6; Isaia, 5,14; 7,11; 14,9; 14,11; 14,15; 28,15; 28,18; 38,10; 38,18; 59,9; Ezechiele, 31,15; 31,16; 31,17; 32,21; 32,27; Osea, 13,14; 13,14 (seconda volta nello stesso versetto); Amos, 9,2; Giona, 2,2; Abacuc, 2,5, in tutto 66 volte.
(6) R. Guénon, "L'esoterismo di Dante", Ed. Atanor.

 

Recente scoperta:

 

 

 

In base alla logica dei numeri connessa alla teoria vertebrale di Oken e di Goethe qui rappresentata attraverso disegni del pittore Tommaso De Angelis, da me trasformati in gif animata (GIF = Graphic Interface Format),

si può affermare con certezza numerologica che OGNUNO HA LA TESTA E LA FACCIA CHE SI MERITA DALLE AZIONI DELLA SUA PRECEDENTE VITA.

 

A questa consapevolezza si arriva attraverso la considerazione ingenua dello scheletro umano generalmente formato da 206 ossa.

 

Se si legge questo numero con gli occhi di un bambino, cioè in modo ingenuo (filosoficamente ingenuo) si può considerare lo zero (seconda cifra di 206) come circolo, o ciclo, vale a dire come ciclicità collocata fra la prima e la terza cifra.

 

Il base a questa veggenza del 26 la struttura ossea dell'essere umano può essere vista come un geroglifico dell'infinito. 

 

A questo punto, rimando il lettore interessato alla seguente lettura dell'ottavo capitolo del mio libro sull'arcobaleno, in cui la teoria di Oken e di Goethe è maggiormente  approfondita. 

 

IL GEROGLIFICO DELL'INFINITO

Nereo Villa, Cap. VIII de "IL SACRO SIMBOLO DELL'ARCOBALENO.
NUMEROLOGIA BIBLICA SULLA REINCARNAZIONE", SeaR Edizioni, Reggio Emilia, 1998.

 

Come dai numeri si possa risalire all'idea di movimento ciclico anche senza l'aiuto dell'espressione ebraica di tale ciclicità, "ghilgal", lo abbiamo verificato nel quinto capitolo. E' infatti il denario stesso ad avere nella propria struttura la ciclicità. Ed il cerchio è fra le figure geometriche quella che maggiormente simboleggia l'eternità, in quanto, costituita da un'unica linea curva, che ritorna in se stessa in modo che dal centro ogni linea irraggiata alla periferia sia uguale, non si distingue in essa il principio e la fine.
Se ora trovassimo, oltre che nel circolo, anche nel corpo umano un'indicazione per stabilire con certezza un rapporto fra la sfera della nostra visuale ordinaria e quella della "creazione" nascosta in noi, potremmo dire davvero che fra il Libro della Formazione dell'Universo, lo Sefer Yezirah, e la conformazione, appunto, del nostro corpo, vi è una certa consonanza.
A proposito delle madri, dei pianeti e delle costellazioni, lo Sefer Yezirah dice, nell'ultimo capitolo, che il contenuto della sua rivelazione è testimoniato da tre cose: il cosmo, la struttura del tempo e l'uomo:

 

"... una prova di ciò è nei testimoni fidati: il mondo, l'anno e l'uomo."(1)

 

Parleremo qui dell'uomo dal punto di vista fisiologico e cercheremo in esso quella "prova fidata", adducendo così alle considerazioni svolte fin qui, anche qualcosa di tangibile in noi, che ci farà concretamente consapevoli di essere noi stessi un vero e proprio geroglifico dell'infinito.
Il simbolo dell'infinito, l'8 orizzontale, presente tra l'altro anche nella morfologia e nei processi del corpo umano - per es.: doppia spirale del DNA, divisione cellulare (mitosi), muscoli orbicolari delle palpebre - trova nel medesimo asse cosmico due rappresentanti: il Capricorno e il Cancro.

 

 

Il primo è espresso dalla diciassettesima lettera ebraica PHE, valore numerico 80, il secondo dalla CHET, valore numerico 8.

 

 

Anche la forma animale del Cancro, il granchio, con il suo corpo arrotondato e le sue chele che si aprono quasi in simmetria al corpo, assomiglia a un rudimentale otto:

 

 

Nel fondo del mare, il "Cancro" - segno d'acqua - esprime il punto più "basso" dello zodiaco, cioè il nadir. Esso costituisce la base della terra emersa, il cui punto più "alto" o zenit è rappresentato dal Capricorno - segno di terra - al cui vertice si pensava fosse collocata una montagna posta al centro del mondo, il monte Meru, soggiorno degli dèi, polo (nord) che segna, nel solstizio d'inverno, il principio dell'anno.
Invece nell'Oceano delle Grandi Acque del Cancro, serbatoio della possibilità della manifestazione cosmica universale, il monte Meru viene a riflettersi e ad elevarsi.
Ma riprendendo l'osservazione del corpo umano si osservano altri palesamenti dell'otto o segno dell'infinito e guarda caso proprio nella zona astrologicamente corrispondente al Cancro, cioè nella gabbia toracica.
Qui, lo scheletro - astrologicamente governato dal Capricorno - avvolge posteriormente in un piccolo circolo la spina dorsale, mentre nella parte anteriore abbraccia in un arco molto più ampio, tramite le costole, la parte anteriore del torace e i visceri, descrivendo proprio la forma di un otto, cioè di un segno dell'infinito.

 

 

Si potrebbe obiettare che anche negli animali si può ritrovare questa forma.
In realtà vi è una fondamentale differenza: la stazione eretta della colonna vertebrale è assoluta prerogativa umana ed è questa caratteristica che permette la posizione orizzontale di questo otto, realizzandolo come segno dell'infinito.

 

 

Osservando la metamorfosi di questa figura nel senso degli studi fatti a suo tempo da Goethe e da Oken, si trova un'altra immagine.
Rapresentandoci la colonna vertebrale nella sua parte superiore in modo tale che il nodo posteriore della curva dell'otto o segno dell'infinito si allarghi, aumentando di conseguenza anche il proprio contenuto, cioè la spina dorsale, fino a condensarsi nella massa del cervello, abbiamo la formazione della scatola cranica sferica. Il sistema dell'ossatura del capo è infatti - per Goethe e Oken - plasmato secondo un simile principio sferico.

 



Nel cranio la forma del segno dell'infinito si fa sferica

 

In tale processo la parte anteriore del nodo dell'otto verrebbe a scomparire e ciò che sporge in avanti non sarebbe altro che la parte posteriore metamorfosata. Nel cranio la forma del segno dell'infinito diventa così sfericità.
Nella parte inferiore della colonna vertebrale assistiamo invece al processo inverso: la parte posteriore del nodo dell'otto, invece di divenire più ampia si fa sempre più sottile, tanto che il suo contenuto, la spina dorsale, tende a sparire.

 

 

Anche il processo dell'ossificazione, appare, nel sistema inferiore, opposto a quello del sistema del capo(2).
La diversità di funzioni fra cervello e cranio da una parte e midollo e colonna vertebrale dall'altra, è osservabile anche da altri punti di vista: la colonna vertebrale si protende all'interno del corpo umano mentre il cranio ne è posto fuori, quasi che la parte superiore della colonna vertebrale tenda ad esporsi verso l'esterno, mutando, cioè, dall'interno all'esterno, la propria collocazione.
All'interno di questi due "contenitori", la grande massa del cervello si distingue dall'altra parte che vi sta appesa come uno stelo: la brevità con cui il midollo spinale effettua, tramite i nervi che da esso si diramano, le sue operazioni, permette di compiere movimenti d'urgenza, atti istintivi di difesa contro stimoli nocivi o dolorosi, movimenti che non potrebbero attendere la riflessione pensante proveniente dal cervello. Mentre quest'ultimo presiede alla funzione coordinatrice generale, alla riflessione, alla consapevolezza, ecc., il midollo spinale ha una funzione che si potrebbe chiamare extra-corticale, in cui non vi è il tempo per riflettere ed agire, bensì solo per reagire istintivamente, senza averne piena coscienza.
Quanto nel midollo produce reazione, nel cervello si trasforma nella possibilità di azione mediata dalla riflessione.
D'altra parte, il compito del sistema simpatico, anche se diverso da quello del sistema nervoso centrale, è integrato e complementare ad esso. Mentre quest'ultimo deve sforzarsi di trasmettere nel modo migliore le impressioni esterne fino all'Io, l'opposta funzione del sistema simpatico consiste nel tenere lontane dalla consapevolezza dell'Io, per esempio, le attività metaboliche, cioè di trasformazione delle sostanze introdotte dall'esterno: riuscirebbe infatti di estremo disturbo il dover partecipare coscientemente alla distruzione e alla produzione dell'energia indispensabile per tutti gli eventi necessari, dalla sintesi delle proteine, degli zuccheri e dei liquidi, al battito di una ciglia, alla contrazione di un muscolo, al trasporto attivo di molecole attraverso la membrana cellulare. Questo divenir coscienti dei nostri processi nutritizi sarebbe una continua fonte di dolore.
Come nell'otto, simbolo dell'infinito, abbiamo evidenziato una metamorfosi delle sue due parti concludente in un'unica forma circolare, così, considerando da un lato il midollo spinale e dall'altro il cervello, è rilevabile, dal punto di vista delle loro funzioni, come quest'ultimo presenti i caratteri di un midollo trasformato. Nonostante quindi essi ci appaiano l'uno il prolungamento dell'altro ed ambedue siano costituiti di sostanza nervosa e facciano parte di un sistema nervoso unitario, l'uno è la metamorfosi dell'altro.
Questa è l'
osservazione di Oken e di Goethe, la famosa teoria vertebrale in cui si osserva che le ossa craniche presentano certe somiglianze morfologiche con le ossa vertebrali, tanto da giustificare la forma del cranio come metamorfosi di una vertebra.
Se ora alziamo lo sguardo verso le altezze celesti, tenendo presenti le fasi della Luna o scrutando i movimenti orbitali dei pianeti, ci accorgiamo che nei loro "giri" vengono descritti dei vortici che ricordano nel loro tracciato l'immagine di un sistema di vertebre, una specie d'immensa colonna vertebrale cosmica. Nel loro movimento infatti i corpi celesti esprimono sempre un giro a spirale.

 

 

Nella forma del cranio e della colonna vertebrale umana, con i nervi che si distribuiscono per tutto l'organismo si ravvisano pertanto le riproduzioni di certe correnti che gli astri inviano verso la Terra dalle loro successive posizioni.
In sostanza, scorgiamo nel midollo spinale dell'uomo, nei nervi spinali e nei gangli, ciò che lo congiunge con il cosmo ponendolo in una connessione viva con esso.
Dodici infatti sono le coppie di nervi cranici, che si dipartono dal cervello, trentuno, salvo eccezioni, quelle dei nervi spinali, che escono dalla spina dorsale e si tratta di quantità significative in rapporto alla struttura di cicli temporali. Dodici sono infatti i mesi dell'anno e trentuno i giorni della maggioranza dei mesi.
Se a queste coppie di nervi aggiungiamo le coppie di gangli della porzione assiale del simpatico, cioè tre cervicali, dodici dorsali, quattro lombari e quattro sacrali, altrettanti numeri che hanno rapporto con il tempo - i dodici mesi sono suddivisi in quattro stagioni, ognuna delle quali dura tre mesi - ritroviamo un rapporto con l'essenza stessa di "ciclo".

 

LE 12 PAIA DI NERVI CRANICI O ENCEFALICI

nervo del I° paio
nervo del II° paio
nervo del III° paio
nervo del IV° paio
nervo del V° paio
nervo del VI° paio
nervo del VII° paio
nervo del VIII° paio
nervo del IX° paio
nervo del X° paio
nervo del XI° paio
nervo del XII° paio

=
=
=
=
=
=
=
=
=
=
=
=

nervo olfattivo
nervo ottico
nervo oculomotore
nervo trocleare
nervo trigemino
nervo abducente
nervo facciale
nervo acustico
nervo glosso-faringeo
nervo vago
nervo accessorio
nervo ipoglosso

 

LE 31 PAIA DI NERVI SPINALI

Cervicali
Intercostali dorsali o toracici
Lombari
Sacrali
Coccige

=
=
=
=
=

8 paia
12 paia
5 paia
5 paia
1 paio

 

LE 23 PAIA DI GANGLI

Cervicali
Dorsali
Lombari
Sacrali
 

=
=
=
=
 

3 paia
12 paia
4 paia
4 paia
 

 

Le dodici coppie di nervi cranici più le trentuno dei nervi spinali e le ventitré(3) dei gangli del simpatico, formano con il cervello il complesso dell'intero sistema nervoso, per un totale di 66 coppie di elementi di sostanza nervosa. Il 66, come abbiamo visto, rivela il "segreto" dell'undici, e a questi due numeri pare dunque essere legato il ciclo delle ripetute vite terrene: a partire dall'undicesimo giorno della vita uterina, prima ancora di venire alla luce, i battiti del cuore si susseguono nella vita del feto(4). Con l'undici comincia quindi quella nuova vita, che si manifesta come ritmo e come ripetizione dell'"ottava", in un "ritornello" cosmico.
Abbiamo così ritrovato nell'uomo il 66, un numero che, per le considerazioni svolte a proposito della "ruota" (ghilgal) delle ripetute vite terrene, ci pone di fronte ad un altro sorprendente rapporto, rilevabile nello studio dell'embriologia, fra l'aspetto del capo umano rispetto al resto del corpo: intorno alla quinta settimana dalla fecondazione la forma della testa è la prima ad emergere dal corpo embrionale, mentre gli arti appaiono come il profilo di ciò che sta per divenire mandibola.

 

 

Vi è inoltre una stupefacente somiglianza fra la forma del feto nell'utero prima della nascita e quella del cervello umano.

 

 

"La testa corrisponde al polo frontale del cervello, il dorso al lobo parietale, le natiche al lobo occipitale, le ginocchia ai lobi temporali, i piedi al cervelletto, e il cordone ombelicale alla corda spinale. E' solo alla nascita che questa forma simile al cervello evolve ancora una volta nella forma umana. Non soltanto noi nasciamo normalmente prima con la testa, ma nasciamo dalla forma della testa."(5)
Vi è dunque nell'uomo un circolo - evidente al primo sguardo - che consiste nella forma del capo, ma vi è anche un circolo nascosto che corrisponde al resto del corpo. Si tratta della "sfera" del nostro inconscio. Come nella parte "alta" il contenuto del cranio ci offre la possibilità della consapevolezza, così la parte "bassa" del nostro organismo esprime con il metabolismo e il sistema simpatico anche ciò che ha a che fare con il nostro inconscio. Nella misura in cui l'uomo lavora per conoscerlo, lavora per la propria salute e questo è il anche il senso dell'autocoscienza.
Nelle sue conferenze sulla teoria vertebrale di Oken e di Goethe, Rudolf Steiner, ricercatore scientifico-spirituale, a proposito della reincarnazione "descrive una metamorfosi dalla forma del corpo alla forma della testa, metamorfosi che si compie da una incarnazione alla successiva. Ciò che era corpo nel passato, diventa testa nel futuro. E' come se con la morte ci liberassimo della forma della testa, metamorfosando la forma del corpo nella futura forma della testa"(6), in modo che alla nascita noi ci incarniamo con una forma della testa proveniente dal corpo del passato o per meglio dire dalle azioni che abbiamo compiuto in quel corpo, e da essa - primo elemento di formazione nel feto - sviluppiamo la nuova forma del nostro corpo.
Che l'uomo sia veramente un geroglifico dell'infinito ritorno sta scritto - si potrebbe dire - nella sua spina dorsale. E ciò non soltanto nel senso metaforico del nostro esserne degni, bensì anche secondo il seguente resoconto: la nostra colonna vertebrale è formata generalmente da trentadue, trentatré o trentaquattro vertebre; di esse solo le prime ventiquattro (cioè le sette vertebre cervicali, le dodici dorsali e le cinque lombari) sono dette "vertebre vere", le altre, variabili nel numero, sono dette "false" o "spurie" in quanto costituiscono due ossificazioni di vertebre saldate assieme. Nel suo complesso, la colonna vertebrale, elemento che conferisce all'individualità la stazione eretta, è formata da 26 ossa: le ventiquattro vertebre vere più le due conformazioni ossee delle false o spurie, corrispondenti all'osso sacro e al coccige, con cui termina la colonna vertebrale.
L'uomo è dunque un geroglifico capace di esprimere il 66 e il 26. Ma che significato ha per noi il ventisei?
Il peso medio di un neonato è circa due chili e sei etti, dunque 26 etti; 26 miliardi di cellule costituiscono anche il suo piccolo organismo pienamente sviluppato. Lo scheletro di un piede è formato da 26 ossa ed è noto che la riflessologia studia il piede umano come sintesi di tutto il corpo. Lo scheletro umano è formato da 206 ossa e anche qui compaiono il 2 e il 6 e si può dire quindi che questi numeri interessano in vari modi il corpo umano e la vita stessa(7).
Ma 26 è anche la somma dei valori numerici delle
lettere di un importante nome, quello di Dio: Yahwe.

 

 

Le lettere che formano tale nome sono IOD, HE, VAV, HE, in valori numerici 10-5-6-5, somma totale 26.
Tale numero, oltre che con il corpo umano, è in relazione con l'universo stesso: entro 24 ore abbiamo approssimativamente 25.920 respiri e questo è anche il numero degli anni che il punto di primavera percorre per attraversare un intero cerchio
zodiacale(8); 25.920 anni costituiscono l'anno platonico (detto anche "anno cosmico" o "anno del punto equinoziale" oppure ancora "anno del punto di primavera") e l'astronomia arriva vicino a questo numero e lo conferma arrotondando a 26.000 anni. Ritorna il 26.
Un'altra importante connessione la ritroviamo poi nella storia biblica.
I patriarchi di cui parla la Bibbia, sono: Adam, Set, Enos, Kenan, Mahaleel, Jared, Henoch, Methusalach, Lamech, Noè, Sem, Arpachsad, Salah, Eber, Peleg, Regu, Serug, Nahor, Tharah, Abraham, Jizchak, Jacob, Levi, Kahat, Amram e Moshè. In tutto proprio 26.
Questo numero si nasconde anche nel pronome personale "Sé",
in ebraico "atsmo", che si scrive con le lettere HAIN-TZADE-MEM-VAV, valori numerici 70-90-40-6.

 


"
atsmo"

 

Sommando ognuna delle cifre che formano questi valori abbiamo proprio 26:

 

(7+0) + (9+0) + (4+0) + 6 = 26

 

Abbiamo visto nell'Introduzione che l'impiego di questo pronome personale nella psicologia è necessario per distinguere l'Io da ciò che gli conferisce consapevolezza di permanenza e di continuità' rispetto al tempo che pur lo metamorfosa, rendendo altresì significative tali esperienze di transitorietà.
I segreti contenuti nelle Scritture sono davvero straordinari, e quando si riesce a scoprirne la chiave di lettura, la sorpresa è sempre garantita. Ora proviamo ad usare questa chiave. Se applichiamo la formula del Valore Segreto al numero 26, otteniamo un altro segreto:

 

 

26 (26 + 1)

 

 

----------------

= 351

 

2

 

 

A prima vista questo risultato, trecentocinquantuno, ci lascia un pò perplessi, in quanto anche se la sua sintesi è 9, e dell'importanza del 9 abbiamo già parlato nei primi capitoli, pare che con questa conclusione l'autorevolezza del numero cosmico 26 non sia raggiunta del tutto. Se però liberamente ci affidiamo alla semplice logica dei numeri, immediatamente scopriamo che il numero 351, Valore Segreto di 26, non è altro che il numero 153, letto alla maniera ebraica cioè da destra a sinistra. Questa stupefacente rivelazione ricollega quindi il 26 ai famosi "pescati" nella rete, cioè a noi, nella misura in cui ci lasciamo "pescare" dal Divino Pescatore. Quando poi colleghiamo il fatto che il 26 è anche 8 (2+6) e il 17, il cui Valore segreto è appunto 153, è anch'esso un 8 (1+7), simbolo dell'infinito, possiamo secondo questa logica sapere - più che credere - che la nostra "fine" è matematicamente un nuovo inizio, quello che si compie nel 9 e in un nuovo utero. Questo è il senso occulto del 26 nel Nuovo Testamento.
Il 26 dunque appare come una misura che va oltre la terra, il tempo e lo spazio. Questo andare oltre, questo camminare sulle acque del tempo, ci ricorda simbolicamente Gesù. In realtà la "geometria" del suo nome esprime proprio il 26.
Come abbiamo visto, Gesù si dice in ebraico "Joshua", IOD-HE-VAV-SCIN-HAIN:

 

valori geometrici 18-8-9-180-45, totale 260.

 

Nel 260 il 26, valore complessivo del nome divino, è posto ad un livello superiore, quello delle decine.
Mosé, 26° patriarca biblico, si legò indissolubilmente al 260. Egli infatti sposò Sephora, il cui nome, formato dalle lettere TZADE, PHE, RESH, HE, valori geometrici 72-60-120-8, da' come somma proprio 260.
Il 260 è poi oltremodo significativo anche per un'altra ragione: è il numero della struttura, cioè dell'insieme dei capitoli di tutto il Nuovo Testamento: 260 sono infatti i capitoli che costituiscono tutti i documenti del
Nuovo Testamento(9). Si può quindi dire che il nome di Gesù coincide con la storia della sua discesa tra gli uomini, una discesa ciclica, in quanto doveva avvenire quando il punto di primavera fosse stato nel segno dell'Ariete o, secondo la terminologia dell'astrologia ebraica, dell'Agnello.
Vorremmo perciò aggiungere ora alle varie denominazioni di Gesù: "nave", "pesce", "colomba", "figlio dell'uomo" e "Signore del karma", anche il richiamo numerico del 26.

 

NOTE

(1) Sefer Yezirah, cap. VI, sez. 1, Ed. Carucci, p. 93.
(2) G. Wachsmuth, "Le forze plasmatrici eteriche", Ed. Atanor, p. 282.
(3) "La porzione assiale del simpatico è rappresentata da due cordoni che, posti a lato della colonna vertebrale, collegano ventitré coppie di gangli: 3 cervicali, 12 dorsali, 4 lombari, 4 sacrali." (cfr. "Enciclopedia della medicina", Ed. De Agostini, p. 850). Cfr. anche L. Cattaneo, "Anatomia del sistema nervoso", Ed. Monduzzi, p. 285.
(4) E. Leonardi, "La crisi della medicina" - 1938, p. 216 (cit. di A. Reghini, "Dei numeri pitagorici", Ed Ignis, p. 72.
(5) T. J. Wheis, "Embriogenesi", Ed. Filadelfia, p. 130.
(6) ibid., p. 131.
(7) Nel caso di nascita prematura, prima della 26ª settimana, le probabilità che un feto possa sopravvivere al di fuori dell'ambiente uterino (anche con adeguata assistenza) sono minime. Non così per i feti che nascono dopo la 26ª settimana (Cfr. "Enciclopedia della medicina", Ed. Garzanti, p. 731).
(8) Si noti - a proposito di questa grande orbita celeste e di quanto è stato espresso nel quarto capitolo a proposito dell'importanza del numero 26 anche in idiomi diversi da quello ebraico - che la parola greca apokatastasiV, "apokatàstasis", oltre al significato principale di "riportare a un livello precedente", "restaurazione", "miglioramento", "reincarnazione", ecc. ha anche quello di "ricomposizione del ciclo cosmico degli astri" (cfr. p.1555 "Dizionario dei Concetti Biblici del Nuovo Testamento", EDB). Questa parola è formata dalle lettere "alfa", "pi", "omicron", "kappa", "alfa", "theta", "alfa", "sigma", "tau", "alfa", "sigma", "iota", "stigma", e dunque rispettivamente dai valori numerici 1, 80, 70, 20, 1, 9, 1, 200, 300, 1, 200, 10, 6, la cui somma totale è 899 e la cui sintesi è 26:

8 + 9 + 9 = 26

 

Le lettere greche infatti, come quelle ebraiche, hanno anch'esse valori numerici precisi:

 

alfa
beta
gamma
delta
epsilon
stigma
zeta
eta
theta

a
b
g
d
e
V
z
h
J

= 1
= 2
= 3
= 4
= 5
= 6
= 7
= 8
= 9

iota
kappa
lambda
mi
ni
csi
omicron
pi
koppa

i
k
l

m
n
x
o
p

= 10
= 20
= 30
= 40
= 50
= 60
= 70
= 80
= 90

rho
sigma
tau
upsilon
fi
chi
psi
omega
sampi

r
s
t

u
j
c
y
w
'

= 100
= 200
= 300
= 400
= 500
= 600
= 700
= 800
= 900

 

A proposito del numero 899 cfr. anche i concetti ebraici di "Via", "Verità" e "Vita" (N. Villa "Numerologia Biblica", Ed. SEAR, pag. 77).
(9) Matteo, capitoli 28; Marco, 16; Luca, 24; Giovanni, 21; Atti, 28; Romani, 16; Iª Corinzi, 16; IIª Corinzi 13; Galati, 6; Efesini, 6; Filippesi, 4; Colossesi, 4; Iª Tessalonicesi, 5; IIª Tessalonicesi, 3; Iª Timoteo, 6; IIª Timoteo, 4; Tito, 3; Filemone, 1; Ebrei, 13; Giacomo, 5; Iª Pietro, 5; IIª Pietro, 3; Iª Giovanni, 5; IIª Giovanni, 1; IIIª Giovanni, 1; Giuda, 1; Apocalisse, 22. Numero totale dei capitoli = 260.

 

Tutte queste cose si svolgono nel cielo ed in ciò che è celato dalla visione ordinaria delle cose o della kultura di Stato.

 

Aggiungo qui un'ultima considerazione a proposito di una cultura diversa Quanto segue è l'inizio del primo libro della Bibbia. I numeri in rosso corrispondono al conteggio delle lettere ebraiche da destra a sinistra fino alla 137ª lettera