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Reddito Di Base
Trascrizione del video n. 7
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Il film "Grundeinkommen" (Reddito di Base"): http://reteredditoumbria.noblogs.org/post/2009/06/18/grundeinkommen-il-film-in-italiano
| Quest'idea di finanziare una sorta di
RdB aumentando l'imposta sul reddito l'ebbe anche Milton Friedman. Immagino
un'imposta sul reddito da girare a famiglie disagiate. La definì una
"imposta sul reddito negativa". Il suo modello dominò fin negli anni '90. Il dibattito sul finanziamento del RdB venne sviluppato negli anni '60 e negli Stati Uniti mancò poco alla sua introduzione. Friedman sognava uno Stato sociale snello e liberale. 50 anni più tardi, il finanziamento attraverso un'imposta sul reddito poggerebbe su quanto scarseggia sempre più: il lavoro retribuito. Ecco la situazione dello Stato sociale: più disoccupati significa meno entrate dall'imposta sul reddito. E imposte sul reddito più alte graverebbero ancora di più sul lavoro salariato. Il gatto si morde la coda. L'aspetto paradossale dell'imposta sul reddito è che tassa il rendimento, tagliando per così dire il ramo su cui siede. Quali imposte potremmo quindi considerare? |
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Proviamo a vedere da vicino la situazione nelle imprese.
Come funziona questa dinamica delle tasse? Un caffè a Basilea. Oltre 1000
avventori al giorno. 40 tra collaboratrici e collaboratori. Giro d'affari: 3,5
milioni di franchi all'anno. E le tasse?
Daniel Han: per un'impresa le tasse sono semplici costi. E tutto ciò che è un
costo deve rientrare in cassa con le vendite. Altrimenti a breve non ci sarebbe
più alcuna impresa. Esistono sostanzialmente 3 tipi di tasse: 1) l'IVA (imposta
sul valore aggiunto) pagata direttamente dal consumatore; 2) i costi
extrasalariali; 3) l'imposta sul reddito.
L'IVA è riportata su ogni scontrino e ben riconoscibile per tutti. Non
rappresenta un costo per l'impresa e infatti non figura nel conto d'esercizio.
E come funziona per le spese extra salariali?
Daniel Han: in quel caso devo fingere che collaboratori e impresa paghino
ciascuno la metà di tali imposte. Nella busta paga del collaboratore lo scriverò
così - lo impone la legge, non posso fare diversamente - e ovviamente anche nei
libri contabili. In realtà entrambe le quote vengono pagate dall'impresa, e i
soldi provengono, come dicevamo, dagli avventori. Il denaro per l'imposta sul
reddito viene effettivamente pagato ai collaboratori, che lo verseranno al
fisco. Ovviamente anche le tasse sul reddito sono già comprese nel prezzo di
vendita.
Cosa pago quindi quando bevo un latte macchiato? Cioè un bicchiere di latte con
l'aggiunta di un espresso. Qui da noi costa 5,20 franchi. Un quarto del prezzo
copre le spese per l'infrastruttura (Infrastructur-kosten). Cioè i costi
relativi all'edificio, all'energia, l'arredamento, tazze, bicchieri... Un altro
quarto del prezzo comprende i costi delle merci (Waren-kosten). Ciè il latte, il
caffè e, per chi lo desidera, anche lo zucchero. La fetta più grossa è
costituita dagli stipendi (Löhne) di chi serve ai tavoli, ma anche di chi si
occupa delle pulizie, e di chi organizza il tutto. E in cima a tutto quanto va
sommata l'IVA (MWSt). In Svizzera è soltanto del 7,6%. Questa è la tassa
applicata solo quando si compra qualcosa. Cioè quando il sudato valore aggiunto
trova conferma. Se infatti al cameriere fosse caduto di mano il vassoio, addio
valore aggiunto! Nonostante tutto il lavoro investito - dal pascolo fin qui - in
questo latte macchiato. Un latte macchiato versato significa niente lattr
macchiato. Non gli si applica l'IVA. L'IVA si trova alla fine della creazione di
valore, ed è ben evidenziata. Nel prezzo però sono comprese anche tasse
invisibili, già riscosse durante il processo di creazione del valore aggiunto.
Negli stipendi queste sono le tasse sul reddito (Einkommenssteuer), i costi
extrasalariali e gli oneri sociali (Einkommenssteuer Lohnnebenkosten). Anche i
prezzi delle merci comprendono delle tasse, perché anche qui sono stati pagati
degli stipendi a loro volta tassati - e tutti questi costi sono confluiti nei
prezzi dei prodotti. la stessa cosa vale per i costi strutturali. È il
consumatore a pagarli. È il denaro che lui infine spende a pagare tutto quanto.
Anche le tasse.
Come si potrebbe esemplificare questo fatto? Se in un prezzo le tasse fossero
chiaramente esposte così come si fa per l'IVA, e pagate solo alla fine, allora
anche il fisco morderebbe la mela matura, anziché rosicchiarla anzitempo. Allora
ognuno vedrebbe sullo scontrino con quanto denaro contribuisce al finanziamento
ed al governo dello Stato.
La democrazia ha luogo alla cassa. Alla cassa siamo tutti uguali.
Non ci sarebbe più lavoro nero se tutte le tasse fossero concentrate nell'IVA.
Perché non ci sarebbero più tasse sul lavoro. A fare gola sarebbero le vendite
in nero. Pagare al barbiere 20 franchi sottobanco, invece di 40 ufficiali? Una
bella differenza. E là, dove non vengono emessi scontrini, l'alta imposta finale
potrebbe anche essere evasa. Se però esistesse soltanto quest'unica tassa, anche
l'attività della Guardia di Finanza sarebbe agevolata, e più efficace. Si
risparmierebbe invece sui commercialisti. Avremmo meno spese per la burocrazia
nelle imprese e nell'amministrazione finanziaria.
Georg Vobrube: in un mondo senza confini lo Stato potrà riscuotere le tasse in
maniera effettiva e costante soltanto se troverà una fonte che non possa
scappare.
Questa tassa che non può sfuggirgli è l'IVA che viene riscossa quando il
consumatore spende il suo denaro. per cui la si può anche chiamare imposta sulla
spesa, e sul consumo. Questa tassa non la paga chi serve il latte macchiato,
bensì chi lo beve.
Mentre la tassa sul reddito vuole farmi credere che il frutto del mio lavoro
consista nel mio reddito, essendo ciò che io porto a casa.
"L'imposta sul reddito è l'imposta dell'autosostentamento". È la tassa dell'autosostentamento,
e crea problemi di sostentamento reciproco: più persone anziane, più
disoccupati. Con l'imposta sul consumo nessun problema per lo Stato. Perché il
consumo avviene sempre. E la produzione è più che sufficiente.
Ma proprio qui incontriamo un altro problema legato all'imposta sul reddito: è
una tassa che risparmia il lavoro delle macchine. Se oggi 2 prodotti hanno lo
stesso prezzo, ma uno di essi è stato realizzato prevalentemente con lavoro
umano, e l'altro con lavoro meccanico, nel prezzo del primo sono comprese molte
tasse, e nel prezzo dell'altro pochissime. Dato che le macchine non hanno un
reddito, il loro lavoro è quasi esente da tasse. Alla stregua del lavoro nero.
Da un lato abbiamo la situazione dal barbiere. Dall'altro il caso della
lavatrice. Giacché le tasse riguardano il lavoro umano, un prezzo comprende
molte più tasse dell'altro. Se invece in entrambi i casi prendiamo solo
l'effettivo valore aggiunto, senza alcuna tassa, ed applichiamo ad entrambi la
stessa aliquota di tassa sul consumo, fino a farli raggiungere il volume fiscale
delle tasse sul lavoro prima accennate, allora uno dei prodotti costerà meno di
oggi, e l'altro di più. Perché il lavoro delle macchine non verrebbe più
sovvenzionato fiscalmente. In termini fiscali, il lavoro di uomini e macchine
sarebbe equiparato, perché le tasse verrebbero pagate soltanto sul valore
aggiunto finale. Le macchine non prenderebbero in carico solo il lavoro, ma
anche il gettito fiscale. E se con questa imposta sul consumo un taglio di
capelli da uomo costasse quanto oggi, il gettito fiscale nel complesso sarebbe
aumentato di parecchio.
Se, come oggi avviene, le tasse in gran parte sono già comprese nei prezzi,
allora valicano pure le frontiere insieme al prodotto. Questo significa che
comprando un prodotto svizzero all'estero si contribuisce al finanziamento
dell'infrastruttura dello Stato sociale svizzero. Questa è una prima
ingiustizia. E l'altra?
I prodotti esteri che qui compriamo a prezzi stracciati, fra le altre cose
costano così poco perché quei paesi offrono meno prestazioni statali ai propri
cittadini, e i prezzi comprendono quindi meno contributi.
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