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Basta Stato!
Scuola Waldorf - Scuola Austriaca - Affrancamento dal marxismo
Come
la libera scuola Waldorf - realizzata dal fondatore dell'antroposofia Rudolf
Steiner e prevista come "vita spirituale" (nel senso di "vita immateriale")
nella
sua
concezione di triarticolazione dei poteri
sociali (vita economica, vita giuridica, e
vita spirituale) - non doveva sottostare alle direttive di Stato,
così la Scuola Austrica
di economia esige l'affrancamento dell'economia dalle direttive dello Stato,
cioè da ogni tipo di interventismo statale.
In Italia è la corrente libertaria di Leonardo Facco oggi ad accogliere l'esigenza della Scuola Austrica.
Lo straordinario è che tale esigenza non parte dalla visione di Steiner, ma dal coraggio di vedere la realtà dei fatti, che ognuno può avere in sé come sanità di mente.
Il non voler vedere, cioè la cecità volontaria, è invece il contrario della sanità mentale.
Racconto, a questo proposito, un
brevissimo ma significativo aneddoto
della mia vita di musicista. Negli anni ottanta la
società antroposofica milanese mi chiese se potevo offrirmi gratuitamente come
pianista per le rappresentazioni teatrali natalizie del gruppo medico, per
sostituire una pianista molto anziana. Non ebbi difficoltà a dire di sì. Dopo le
rappresentazioni teatrali mi fu proposto di insegnare ai bambini di quella
scuola. Appena risposi affermativamente, la scuola mi impose la sua condizione:
avrei dovuto riprendere gli studi di maturità magistrale, interrotti nel 1968.
Acconsentii. E in un anno
di studio molto serrato mi diplomai come privato all'Istituto Magistrale "VIRGILIO" di Milano
(anno 19851986). A 39 anni
ero diventato "maturo"! E
potevo presentarmi
allo Stato italiano col mio titolo di
"istruzione magistrale"!
Ebbi però l'audace idea di fare presente al
gruppo insegnanti in
riunione che la maturità statale
era ben lontana dalle istanze sociali dei tempi nuovi
che Steiner
aveva auspicato nei suoi libri e conferenze
per l'attuazione della triarticolazione dell'organismo
sociale.
Avevo infatti incominciato a studiare l'opera di Steiner nel 1972, quindi
conoscevo bene le idee della scuola elementare ideata da Steiner (vedi le pagine
a destra del libro di R. Steiner, "I punti essenziali della questione sociale",
che avevo citato in riunione).
Allora avvenne un fatto singolare che vissi come nel film "Il pianeta delle scimmie": dopo una settimana circa, il gruppo degli anziani della scuola steineriana milanese di via Vasto, per tutta risposta mi disse che non potevo più lavorare con loro, in quanto il gruppo mi aveva giudicato immaturo...
Ecco: ero di nuovo diventato "immaturo"...
E lo ero diventato tramite la consapevolezza che la maturità magistrale non
serve a nulla per l'insegnante se non si è mossi dall'amore per i
piccoli...
Perciò lasciai al loro destino gli "antroposofi dello statalismo", che nella canzone "Flamel, il banchiere centrale" (CD "Qualcuno è libertario", Ed. Facco) chiamo "antroposofi della mutua".
Perché ho raccontato questo fatto? L'ho raccontato per mostrare che per i parassiti la maturità non consiste nel conoscere la realtà della triarticolazione, ma nell'oscurarla.
Il terreno della realtà è per il parassita qualcosa da fuggire.
"La gente non sta sul terreno della realtà", diceva il filosofo della libertà Rudolf Steiner nel 1919, cioè all'indomani della prima guerra mondiale.
E diceva questo perché gli intellettualini di
allora premevano l'acceleratore sulla
iper-
congettura della prevista "Società
delle Nazioni", l'odierna ONU.
E spiegava che secondo costoro "come prima i parlamenti degli Stati, così ora essa [Società delle Nazioni] dovrebbe venir formata come un parlamento che però raccolga tutto il complesso degli Stati [...] un super-parlamento, un super-Stato" (cfr. Rudolf Steiner, conf. di Stoccarda del 21/04/1919; "Risposte della scienza dello spirito a problemi sociali e pedagogici", Milano, 1974), ma che costoro dimostravano già allora di essere del tutto fuori di melone, in quanto "sarebbe più adatto ai tempi [siamo nel 1919] pensare a che cosa gli Stati debbano cessare di fare, anziché a quello che dovrebbero fare, affinché non si sviluppi ulteriormente ciò che ha condotto alla catastrofe mondiale". (ibid.).
Steiner notava insomma che la massa degli intelletualini
del suo tempo, per molti versi simile a
quella degli attuali neomarxisti sfigati di oggi, glorificatori dell'ONU e
del
super-parlamento europeo, non ne
voleva sapere di apprendere dal tempo che se
c'era una cosa che gli
Stati dovevano fare era di
imparare a
non fare alcunché: "che cosa gli Stati
debbano smettere di fare: innanzitutto
devono smettere di immischiarsi
nella vita culturale e nella vita economica!
Non bisogna pensare a costituire dei super-parlamenti e dei super-Stati, dopo che i sotto-parlamenti e i sotto-Stati hanno avuto così scarso successo" (ibid)!!!
Sangue e rovine erano ancora per le strade all'indomani del primo conflitto mondiale. E Steiner ripeteva sempre che non bisognava chiedersi "che cosa devono fare gli Stati", ma "che cosa devono tralasciare di fare" (ibid.).
Ma per pensarla così occorreva avere coraggio:
"Occorre però avere il coraggio, riguardo al pensare, di guardare con
franchezza nei problemi" (ibid.). Coraggio? 
Che strana parola oggi...
Quale coraggio comporta il pensiero debole, che è senza forza per definizione?
Cosa direbbe oggi Steiner di questi mollicci ragionamenti per cui si reputa una bella pensata conferire premi nobel per la pace a chi prospetta guerre?
Cosa direbbe della seconda guerra mondiale, o del
gioco al massacro, detto
O.N.U (F. Adessa,
"ONU, gioco al massacro", Brescia, 1996) e
del super-parlamento europeo, voluto in
base alla medesima cecità volontaria dei suoi tempi?
Direbbe che i veri figli della sua filosofia di libertà sono i
libertari, cioè coloro che non hanno
dimenticata la propria dignità di esseri umani, e che pertanto
sono
ancora in grado di osservare con coraggio le cose. Coscienti
della realtà non vogliono più lo Stato.
Ed io sono con loro: lo Stato seduttore non mi attira più!

Perché?
Perché in esso l'aberrazione politica è immediatamente tradotta dalla neolingua in normalizzazione tecnica (cfr. R. Debray, "Lo Stato seduttore"), perché in esso "il pathos regola il nomos" (ibid.), perché in esso "il politicume raggiunge appena l'artistume" (ibid.), soprattutto perché sono svezzato e cosciente mentre lo Stato vuole continuare ad allattarmi ed è incosciente.
"Incosciente, innanzi tutto (ma non solo), nel senso di inconscio. Lo Stato, babbo-mamma, pretende di dare forma alle mie rappresentazioni, vorrebbe pensare per me, pensare in me.
L'inconscio, in definitiva, è lo Stato, fonte di legalizzazione di illegittime istituzioni, e nello stesso tempo risultato di ogni legalità istituzionale.
Non
solo lo Stato dirige tutta la
vita sociale, di cui diventa garanzia
metafisica, ma addirittura informa di se stesso
l'immaginario individuale e collettivo!!!
Eppure né la psicanalisi, né la scienza politica si pongono interrogativi fondamentali sullo Stato.
Per la prima esso è insignificante quanto l'industria del mobile cui lo psicanalista deve il divano.
Per la seconda lo Stato è
come Dio per la teologia: si può parlarne per migliaia di pagine senza mai metterne in dubbio la necessità" (René Lourau, "Lo Stato incosciente", Parigi, 1978).
Mi sembra dunque normale che i libertari non vogliano più lo Stato: se è vero - come è vero - che la salute dello Stato sono guerra, fratricidio e rapina, occorre dire "basta".
Romolo non ammazzò suo
fratello Remo quando incominciò ad esistere il civis romanus,
cioè il diritto romano? E non è forse vero
che i romani incominciarono a fecondare le donne sequestrate ai Sabini
(ratto delle sabine)?
Quand'è che la finiamo di fare come gli struzzi o
come le tre scimmiette?

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Eppure c'è chi odia la parola "libertario".
Come mai?
Credo che col nuovo anno parlerò molto di questo fatto, dato che dopo l'uscita del disco "Qualcuno è libertario", sono in molti a gettarmi addosso il loro odio verso questa parola.
Una parola, mi dicono, che fa schifo... Già questo la dice lunga sull'odio su cui tale dire si fonda...
Costoro "ragionano" per sentimenti non per ragione. Ragionano per sentito dire e per cieca fede negli schemi comunisti o fascisti del passato. Sono rimasti indietro al tempo di Marx e di Engels senza minimamente riflettere sul fatto che la concezione del mondo di Marx e di Engels era basata solo sulla vita economica. E ciò sarebbe illustrabile come una triarticolazione sociale avente una sola articolazione, dunque una triarticolazione deficiente (da qui il mio acrostico D.O.D.I.&C. per caratterizzare questa Compagnia Dove Ogni Deficiente Impera). Perciò per non precipitare in dittature o totalitarismi per deficienza mentale, è oggi necessario che la mente esiga una triarticolazione sociale completa, vale a dire che l'affrancamento dal marxismo e dal neomarxismo non sia solo enunciato ma che consista nel superamento della concezione unilaterale di Marx e di Engels. Il suo superamento si attua infatti mediante la creazione di una nuova vita spirituale ed una nuova strutturazione della vita giuridica.
Marx e Engels sentirono che solo la vita economica era vitale nell'organismo sociale. Perciò volevano una vita economica che non influenzasse più gli uomini come avveniva nella vita greca, che li dominava con le sue forze spirituali. Marx e Engels non volevano più una struttura sociale che influenzasse la vita sociale nel senso del diritto romano. vedevano il diritto romano come un corpo estraneo della moderna vita economica. Ed avevano ragione. Anzi non avevano "ragione". Avevano un giusto sentire. Perché tale
sentimento era giusto anche se unilaterale. Ecco perché conquistò il mondo: volevano fondare qualcosa nella vita economica che non predominasse assolutamente più sugli uomini e che non li signoreggiasse più. E volevano un diritto che amministrasse solo processi produttivi, circolazione economica di beni, ecc. Ma il compito della nuova era non è solo questo.
"Il compito dell'epoca moderna è di sapere che certamente la vita economica deve venir trasformata, che la vita economica deve avere la configurazione richiesta dalle aspirazioni umane, ma che non possiamo più cavarcela con una vita giuridica che più non si adatta alla nostra vita economica, e che non possiamo più cavarcela con una vita spirituale che si basa soltanto sul rinascimento" (R. Steiner, "Risposte della scienza dello spirito...", op. cit.).
Oggi non c'è bisogno solo di una adeguata articolazione della vita economica, ma anche di una nuova strutturazione della vita giuridica al posto del diritto romano, e di un completo rinnovamento della vita culturale o immateriale ("spirituale" direbbe Steiner).
In altre parole "non abbiamo bisogno di una rinascimento spirituale, ma di una nuova creazione spirituale. Anche il cristianesimo, iniziato al tempo dei greci e dei romani, non può più venir compreso da noi come era stato compreso attraverso le civiltà della Grecia e di Roma, ma deve venir compreso a nuovo da noi con una vita spirituale ricreata. Questo è il segreto del nostro tempo" (ibid.)!
L'attività dell'attuale movimento libertario italiano è in tal senso attività spirituale e non politica. È la nuova cultura che si affermerà a partire dal 2012 come dicono i catastrofisti come fine del mondo. Ma ben al di là di essere una catastrofe, sarà semplicemente l'inizio del comprendere "a nuovo" le cose del mondo secondo individualismo etico. Dunque sarà la fine reale della catastrofe.
Certo coloro a cui fa schifo il termine "libertario" ci saranno sempre, come ci saranno sempre i malati di mente.
Costoro non sono solo coloro che bevono candeggina, o i coprofagi, o le coprofaghe, o coloro che fanno indigestione di sperma, sono anche coloro che mediante mere astrazioni accademiche, cioè mediante lo stile universitario privo di universalità del pensare, sono usi a bollare questo o quello a seconda del proprio arbitrio. L'arbitrio in luogo della libertà è già una potenziale infermità. Occorre saperlo scoprire. Anche questo è un segreto da sapere.
Coloro che dicono "Tu sei un hegeliano e quindi...", o "tu sei uno schellinghiano e quindi..." o "tu sei un fichtiano e quindi" ragionano in modo schematico perché non pensano in modo autonomo.
Io non sono hegeliano, né shellinghiano, e né fichtiano. Dico solo che Fichte, Shelling ed Hegel presero l'anima (attività interiore dell'autocoscienza) per quello che è. Feuerbach invece no, perché ne fece ciò di cui egli aveva bisogno per la sua concezione del mondo. E questo fare di una cosa ciò che si vuole pur di dimostrare ciò che si vuole dimostrare, cos'altro è se non ingiustificato arbitrio (oltretutto basato su forti sentimenti anziché sulla forza del pensare)? Infatti Feuerbach aveva utilizzato (l'ultilitarismo, altra categoria dei malati di mente) l'idea wolffiana delle "formazioni nuove" per creare un modo di conoscere - per es., lo spirito - in grado di reggersi anche non occupandosi per nulla di spirito. Un vero volpino! Fare arbitrariamente dell'ontologia è, appunto, fare questo tipo di retorica di infimo livello. E questo modo di procedere non è diverso da quello di coloro che si fregiano della corrente del pensiero debole (come se l'ignoranza fosse davvero la forza di cui parlava Orwell, o come se la pace fosse davvero la guerra, o come se la verità fosse davvero la menzogna, ecc.) che resta impotente di fronte al più forte impulso della vita moderna: l'interiore attività dell'io umano.
Il compito delle scuole Waldorf era di formare uomini capaci di pensiero autonomo. Ma Steiner non riuscì in questa impresa perché non ebbe il tempo materiale per perseguirla almeno per una generazione. Così abbiamo delle scuole steineriane che sono da un lato un successo dal punto di vista pedagogico ed economico, in quanto sostenute da insegnanti tanto idealisti quanto sottopagati, e dall'altro un totale insuccesso, dato che gli uomini capaci di pensiero autonomo oggi in realtà non esistono, e quei pochi che esistono - come per esempio i libertari, che stanno (stiamo) realizzando in Italia un movimento destinato a soddisfare tutte le esigenze sociali dei tempi nuovi - danno fastidio al parassitismo della D.O.D.I.&C. Per cui vengono sistematicamente dipinti di "schifo": la parola "libertario" mi fa schifo! "La parola "libertario" proprio non la sopporto e mi fa alzare la pressione arteriosa. Chiunque si riconosce in essa è agli antipodi della mia visione della vita. Se ti riconosci in essa il nostro carteggio finisce qui: non voglio avere nessuna relazione con un libertario". Questo è solo un esempio di mails che ricevo ogni giorno dopo la pubblicazione del disco "Qualcuno è libertario" di Leonardo Facco.
Buon anno a tutti!
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