Sulla triarticolazione dei poteri sociali

secondo plasticità di pensiero e coerenza

- Triarticolazione sociale di Steiner e Scuola Austriaca -


In ogni fenomeno sociale vi sono sempre tre componenti, ognuno in rapporto a tre sistemi: quello culturale, quello giuridico-politico e quello economico. L’insieme di questa triade forma l’organismo sociale, per comprendere il quale non lo si deve pensare separato in caste, perché in tal modo si perderebbe di vista la totalità dell’umano.

 

Le tre funzioni dell’organismo sociale sono presenti ovunque a livelli diversi e non si può parlare dell’una senza coglierne anche i rapporti con le altre due. Nell’idea della triarticolazione dei poteri sociali di Rudolf Steiner, autore de “La filosofia della libertà”, una scuola è per esempio un organo collegato al sistema funzionale della libera vita culturale, ma va considerata anche come un’impresa di produzione, inserita nella vita economica associativa, e come luogo di lavoro in cui si realizzano rapporti umani, radicati nel sistema funzionale della vita giuridica democratica.

 

Queste tre funzioni sono, sì, distinte e separabili, ma affinché esista e funzioni la realtà della scuola è necessario che esse coesistano in un medesimo luogo armonizzandosi a vicenda.

 

La conoscenza della triarticolazione (che attiene al pensare) e l’azione sociale (che attiene all'agire) sono però essenzialmente diverse. Il che implica una certa "lotta" (non di classe ma di pensiero) finalizzata alla reciproca attuazione soddisfacente dei tre poteri di autonomia.

 

In cosa consiste il cambiamento che dovrebbe esserci in base all’idea della triarticolazione divenuta consapevolezza? All’inizio ed alla fine non ci sarebbe niente di diverso: una fabbrica di scarpe continuerebbe a fabbricare scarpe con le stesse tecniche, la stessa divisione dei compiti, con lo stesso personale e le stesse macchine. Ciò che invece sarebbe diverso è il rapporto di ciascuno con l’insieme dell’impresa, con la sua politica, le sue forme e le sue condizioni. Infatti la divisione del lavoro e la consapevolezza di appartenere ad uno stesso organo del corpo sociale porterebbe alla formazione di tre istanze in seno all’impresa: nella prima si definirebbero le grandi linee-guida in materia di ricerca, di innovazione, di macchinari, di idee, cioè tutto quanto concerne la direzione e l’organizzazione, nonché la gestione del capitale; nella seconda istanza, complementare alla prima, si realizzerebbero tutti i contatti e gli scambi necessari alla commercializzazione, alla vendita, ai rapporti tra produzione e consumo; la terza, costituirebbe il polo sociale propriamente detto, cioè la definizione delle condizioni di lavoro e di rendita, la designazione dei responsabili, e la messa a punto di tutti i dispositivi atti a favorire la circolazione, la comunicazione, la mediazione tra tutti i settori dell’impresa.

 

In queste tre istanze sono riconoscibili le tre funzioni sociali culturale, economica e giuridica. Se le prime due necessitano di competenze specifiche e della delega del potere, dell’iniziativa, e delle responsabilità, la terza si rivolge a tutte le persone coinvolte nell’impresa, senza discriminazione di potere e di competenze.

 

Le leggi funzionali della libertà d’iniziativa, della fraternità nella complementarità dei compiti, e dell’uguaglianza dei diritti, si applicano rispettivamente alla sfera culturale, alla sfera economica e alla sfera giuridico-sociale. Sarebbe però  idiota dedurne che la libera iniziativa riguarda solo il settore della direzione, o che la fraternità si applica solo alla produzione. È invece necessario che questi impulsi trovino la loro collocazione in ogni luogo di lavoro, che l’operaio abbia la possibilità di sviluppare il germe della libertà, e che il dirigente guidi la propria azione sulla base della fraternità. Si può aggiungere che né gli uomini né l’impresa - considerata nel suo insieme come un organo o cellula del corpo sociale - devono specializzarsi in una soltanto delle tre funzioni. In entrambi i casi c’è una combinazione vivente, organica, delle tre funzioni.

 

L’unità dell’impresa consegue alla molteplicità delle funzioni, così come l’unità di ciascuna delle tre funzioni consegue alla molteplicità dei compiti e degli uomini. La triarticolazione non è dunque né un dato di partenza né un punto di arrivo. Può solo intervenire nella dinamica del processo sociale come consapevolezza.

 

Come nell’organismo umano l’occhio, per esempio, appartiene al sistema nervoso e sensoriale pur essendo attraversato da processi che lo collegano anche al processo circolatorio ed a quello metabolico e motorio, così ogni membro di un gruppo di lavoro partecipa dei tre campi funzionali dell’organismo sociale.

 

L’essenziale è che ci sia movimento tra le tre funzioni, e che esse si affrontino a vicenda. Ogni impresa o istituzione deve anche divenire un luogo di formazione dell’essere umano per sé e con gli altri, una sorta di università in cui le qualità funzionali sociali divengano per ciascun individuo forza interiore, attività interiore, colorazione interiore; è necessario che chi è libero coltivi con gli altri l’uguaglianza e la fraternità; che chi non ha nient’altro che l’uguaglianza riceva la fraternità per potersi anche affermare come essere libero.

 

L’organismo sociale è formato da tessuti complessi, tanto che neanche la triarticolazione sarebbe impotente nel micro-sociale (famiglia) se non si attuasse anche a livello macro-sociale. Così come una cellula dell’organismo può essere più particolarmente specializzata nella digestione, e ciò non impedisce che sia collegata anche a funzioni neuro-sensoriali e circolatorie-respiratorie mediante i circuiti nervosi e sanguigni che l’attraversano, allo stesso modo un’impresa economica è collegata in modo triplice al resto dell’organismo sociale. Un’impresa è infatti allo stesso tempo consumatrice nei confronti dei suoi fornitori (macchine, energia, materie prime e prodotti trasformati) e produttrice in rapporto ai suoi clienti. In questo risiede l’essenziale del suo rapporto economico con il resto dell’organismo sociale: nell’essere attraversata da una corrente di merci. Ma, se non vuole rischiare il soffocamento, deve essere anche percorsa dal circuito della vita culturale.

 

Si prenda, ad es., l’alto livello di evoluzione tecnologica richiesto dall’industria moderna. Questo non si crea per magia. Le invenzioni, i processi rivoluzionari, le innovazioni, le scoperte sono possibili solo perché tutte queste idee sono segni dei tempi, dello spirito del tempo, sono nell’aria insomma, grazie allo sviluppo di una cultura scientifica e di un pensiero universale. La ricerca ha bisogno di équipes internazionali e multidisciplinari, di laboratori e di mezzi che superano di gran lunga le possibilità di una sola impresa.

 

Lo stesso accade con le nuove forme d’arte, con la creatività, con lo spirito di iniziativa, con la libertà: tutto questo è espressione di individui o di piccoli gruppi nella loro dimensione più originale, ed è necessario che creatività, spirito di iniziativa e libertà circolino, così come circolano le idee, che esista la possibilità che essi intervengano sia dall’esterno che dall’interno dell’impresa.

 

Quanto al polo giuridico-sociale, la definizione collettiva delle condizioni di lavoro e di rendita suppone anche una comunicazione con le istituzioni a livello macro-sociale che permetta di farsi un’idea di ciò che è ragionevolmente possibile.

 

Una precisa idea dell’interazione in una impresa del micro-sociale col macro-sociale la si può avere considerando i processi concreti della vita dell’impresa stessa. Si prenda, ad es., il caso della designazione dei dirigenti. Si tratta di mettere al posto giusto persone in funzione delle loro capacità e attitudini. Queste qualità sono individuali, e derivano dalla combinazione di fattori ereditari (ed anche biografici) con l’educazione, gli studi, e la formazione. Insomma, la loro collocazione nell’organismo sociale riguarda la vita culturale in cui vigono la libertà e l’iniziativa. È proprio a questo carattere di iniziativa libera che si richiama l’economia liberale occidentale. Ma in realtà sappiamo che il massimo libero campo d’azione per gli imprenditori a cui si richiama questo sistema è poi trasformato dal corporativismo e dall’interventismo statali, e delle banche centrali di Stato volute dallo Stato, in qualcosa di totalmente altro, che assomiglia più ad una gara egoistica ed immorale per il denaro e il potere, o una lotta all’ultimo sangue per il successo, o l’applicazione arbitraria alla società del principio materialistico darwinista di selezione naturale. Col corporativismo e con l’interventismo, la libera impresa non è più libera impresa in quanto ai fattori di competenza individuale si mescolano quelli del potere (gruppi di influenza dei partiti) e del denaro (gruppi di influenza delle banche centrali), ignorando, di conseguenza, i valori di fiducia sociale, di partecipazione organica, di delega democratica del controllo e del potere, che possono e devono emanare da un polo giuridico-sociale sano.

 

Tutto questo incominciò a vedersi all’Est ma è così anche all’Ovest per chi sa aprire gli occhi su ciò che da noi è ancora occultato: l’economia dirigista di Stato mescola continuamente interessi economici con interessi politici, finendo per trascurare del tutto la libera iniziativa individuale, e portando come conseguenza l’eliminazione della possibilità di un vero polo sociale. Se si continuerà in questa direzione ciò non potrà che portare ad altri crolli del muro di Berlino, cioè al crollo del muro di Maastricht ed a quelli degli Stati. Ma non sarà altro che l’attuarsi della triarticolazione sociale, purtroppo in senso karmico, cioè con immani batoste per tutti, guerre, terrorismo, ecc. C’è da sperare che non sia così, vale a dire che ci si svegli dal torpore della coscienza, per non essere svegliati dalle batoste, appunto.

 

Di fronte alla realtà che caratterizza l’inumana situazione sociale attuale, è della massima importanza che si sviluppi ovunque un polo giuridico-sociale realmente "mediano", non più come espressione diretta della volontà e della ragion di Stato, ma come espressione diretta di tutti coloro che fanno parte di un’istituzione o di un’impresa. In questo modo la designazione dei dirigenti è un affare che riguarda tutti coloro che lavorano nell’impresa. Spetta dunque a tutti i lavoratori dell’impresa darsi le proprie regole e i propri organi che permettano di procedere in modo democratico. Qualcosa del genere sta già incominciando nell’impresa di Giorgio Fidenato, anche se si tratta di una piccola impresa.

 

Nella consapevolezza della triarticolazione sociale sono in gioco due criteri: da un lato il criterio culturale del libero impegno di persone dotate delle competenze necessarie (principio di libera iniziativa della vita culturale); dall’altro il criterio sociale-giuridico dell’espressione della fiducia sociale (principio di uguaglianza democratica della vita giuridica). Si tratta di due principi necessariamente in contraddizione tra di loro. Si può uscire da questo dualismo solo considerando un terzo fattore: la necessità di collegare il micro-sociale al macro-sociale, che corrisponde a quanto caratterizzato sopra come secondo aspetto fondamentale della triarticolazione: la comprensione della società in quanto organismo sociale.

 

Da questo punto di vista la risurrezione di Cristo non è altro che quella delle forze viventi di conoscenza, possibile solo se l’io umano feconda il pensiero di coerenza, cioè di forze di volontà, le sole in grado di metamorfosarlo a partire da sé.

 

Questa nuova coscienza, anche se molto lentamente, si sta già sviluppando, proprio a partire da istanze associative che hanno raggruppano consumatori, produttori e distributori, e che percorrono consapevolmente ogni settore dell’organismo sociale. Un’economia di questo tipo non può che essere quella auspicata dalla scuola austriaca: non più a breve termine, in quanto liberata dal principio limitativo ed egoistico del corporativismo interventista (Keynes). L'anarcocapitalismo non è altro che questo. Ma esso non significa di certo il non tenere conto ovunque dell’integrazione organica del tutto e della parte, o il non considerare prioritario l’ambiente sociale, umano e naturale. Anzi! Le necessità di protezione della natura e dell’ambiente non deriveranno con l'anarcocapitalismo dal diritto, né dalla vita culturale. Deriveranno dalla vita economica stessa, fondata su basi proprie. Perché, da sé, saprà servire da supporto ad una coscienza universale dei rapporti tra il tutto e le parti, tra l’universale e il particolare.

 

Lo stesso accadrà per la soluzione dei gravi problemi odierni di disoccupazione e di inflazione, attraverso l’auto-regolazione associativa dei processi economici. Solo in questa comprensione l’economia può diventare realmente fraterna: nel senso della solidarietà tra il tutto e la parte!

 

E la questione banche? Le banche, che qui chiamerò tipografie (perché è questo che devono essere, e nulla di più) apparterranno a tutti i soci dell'organismo sociale, e l'attuale sistema antisociale sparirà completamente.

 

In tale nuovo contesto ogni impresa sarà associata ad una o più tipografie, collegate a loro volta ad altre imprese. Queste tipografie potranno farsi carico della compatibilità delle imprese ed assicurare la circolazione del denaro che dal consumo rifluisce verso la produzione. Tali tipografie saranno, appunto, il legame associativo tra numerose imprese e permetteranno il passaggio dal micro-sociale al macro-sociale. Di conseguenza non potranno che agevolare la circolazione dal polo dell’economia di scambio al polo della produzione. Queste tipografie associative, così come quelle di credito (emissione), e come le imprese stesse, costituiranno il polo economico produttivo. Il "collettivo di lavoro" di ciascuno di questi organi costituirà il polo giuridico nella sfera economica e ogni lavoratore ne sarà parte di diritto, quale che sia il suo ruolo e la sua importanza nella produzione.

 

Ogni "collettivo di lavoro" designerà democraticamente, sia direttamente sia attraverso commissioni di rappresentanti, i membri del consiglio di amministrazione dell’impresa, cioè il "polo culturale" della stessa ("consiglio" è inteso qui nel senso di essere in grado di dare consigli competenti). Questi "consigli di amministrazione" dovranno necessariamente includere responsabili che definiscano i compiti e gli orientamenti dell’impresa e dirigenti delle tipografie e delle imprese associate. Vi si aggiungeranno coloro che verranno designati democraticamente, cioè i rappresentanti di categorie professionali, di settori di impresa, esperti, ricercatori, rappresentanti dei consumatori, delle collettività locali, della vita culturale propriamente detta, e così via.

 

Ciascuna delle tre funzioni micro-sociali dell’impresa (capitale, lavoro, merce) si ricollega direttamente, nella triarticolazione sociale, ad un organo aperto verso l’esterno che ne costituisce un prolungamento sul piano macro-sociale.

 

Ovviamente, occorre però andare oltre questo mio prospetto schematico. Ed apportare ognuno le proprie idee costruttive e correttive a seconda dei propri talenti e della propria esperienza di vita. Perché la triarticolazione sociale è un'idea di tutti. E nessuno ne ha il monopolio. Si tratta solo di capire. 

 

Se si riuscirà ad avere una visione veramente organico-dinamica di queste forme sociali si riuscirà davvero a scongiurare il problema delle batoste sopra citato. All’occorrenza sarà il polo giuridico, cioè il "collettivo di lavoro" dell’impresa ad esercitare democraticamente la propria sovranità, designando il o i responsabili dell’impresa. Tuttavia una vera scelta presuppone la partecipazione anche degli altri due poli, quello economico e quello culturale.

 

Da un lato, una struttura economica del genere, ed il suo tessuto associativo, permetteranno a tutti di farsi più facilmente l’idea di organismo sociale, cioè dell’interazione tra il micro e il macro-sociale. Dall’altro, prima di decidere, il polo giuridico o "collettivo di lavoro" sarà tenuto ad ascoltare le proposte del "consiglio di amministrazione", in altre parole ad informarsi sui consigli dati dal polo culturale sulla base di criteri di libertà e di responsabilità.

 

Questa è, in senso organico e funzionale, l'attuazione dell'idea della triarticolazione di Rudolf Steiner, come l'ho immaginata dal 1972 ad oggi. Si tratta di un'idea che attuandosi non può che rispettare tre criteri contraddittori: il principio di individualità e libertà, quello di uguaglianza dei diritti, e quello di "associativismo" tra il tutto e la parte (fraternità sociale).

 

A mo’ di esercizio, ognuno può tentare di utilizzare queste forme per risolvere gli altri due problemi pratici che deve affrontare il polo giuridico dell’impresa, e cioè la definizione delle condizioni di remunerazione, e quella delle condizioni di lavoro.

 

Si constaterà allora che la pratica di questo pensiero immaginativo e dinamico, mette in moto la metamorfosi del pensiero in volontà (coerenza) e della volontà in pensiero. In altre parole, sarà dato il via ad un processo plastico dell'universalità del pensare che, da solo, consente di conciliare l’individuale col sociale, e di rendere i pensieri efficaci, portandoli incontro ai processi storici e cosmici reali.