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I maiali e gli struzzi della dodi&c
Vedi anche: 11 dicembre 2009 - Movimento Libertario: Maiali e struzzi della D.O.D.I.&C.
“Il mondo moderno è ridotto a qualcosa di grottesco” - scrive Francesco Carbone
della Usemlab in "Quelli
veramente ossessionati", art. del 5/12/09 - osservandolo come nella
favola “La fattoria degli animali” di Orwell del 1945, nella quale manca però,
nel paragone con l’oggi, un animale fondamentale: lo struzzo. Se è vero - come è
vero - che il mondo orwelliano viene guidato dai maiali che comandano, cioè
dalla dodi&c (acrostico da me
inventato per caratterizzare le odierne Corporazioni
Dove Ogni
Deficiente Impera),
è anche vero che esso ci viene descritto dagli struzzi con la testa nella sabbia
e il sedere per aria (gregari della dodi&c,
massimamente leccaculisti dello status quo bestialistico materialistico
pratico).
Il mondo attuale appare infatti a testa in giù, e là, dove dovrebbe esserci il pensare, vi è solo emotività, avversione e odio verso la verità.
La dodi&c lo giustifica e lo difende, spacciandolo per un mondo normale anche se normale non è. In tale contesto, continua Carbone, chi fallisce viene salvato, chi prospera viene attaccato, chi sbaglia viene premiato, e chi vede giusto viene detto cieco. Intanto il libero mercato muore.
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L'organismo sociale, una volta basato su vincoli contrattuali continua a cambiare faccia, e sempre più è costruito su vincoli egemonici. Così da un lato i maiali della dodi&c comandano, sempre indisturbati, mentre dall'altro gli struzzi della dodi&c scrivono fesserie per giustificare gli editti verrini. Sì, perché siamo ancora al tempo di Verre, detto dal popolo il "verro", cioè il maiale, in materia di monopolio territoriale della coercizione!
Infatti “quasi tutto è controllato, ingessato, |
monopolizzato dai privilegi statali garantiti di volta in volta da leggi, regolamenti, ordinanze” (Carbone, op. cit.) ed entrare nel mercato per correggere i disallineamenti e gli squilibri creati dai privilegi, di modo che l'organismo sociale ritrovi spazio per una cooperazione pacifica e volontaria, è difficile.
Ciò
è comunque propedeutico alla comprensione che occorre abbattere le barriere
imposte dall'alto. Ma come fare? Questo potrebbe farlo solo chi è già dentro.
“Ma chi sta dentro non ha convenienza a farlo. Gode di un privilegio che per ora
gli garantisce una ottima sopravvivenza con il minimo sforzo” (ibid.)!
In
un mondo dominato dai vincoli egemonici la creazione, la trasmissione e la
coordinazione di ogni funzione imprenditoriale è bloccata. Il "socio"
dell'organismo sociale è costretto a rimanere chiuso nel sistema così come esso
è stato definito dall'alto, “mentre il tessuto sociale che lo compone trova
impossibile realizzare qualunque opera di rinnovamento. Giorno dopo giorno
marcisce.
La decomposizione andrà avanti fino in fondo, finché l'edificio
sociale costruito dagli ingegneri crollerà per mancanza di basi di sostegno”
(ibid.). Se ne era già accorto Goethe che nella sua "Favola del serpente verde e
della bella Lilia" parlava di crollo di un certo "Re"!
In questo mondo malmondato la ricchezza non si produce grazie all'esercizio economico della funzione imprenditoriale, dato che ogni imprenditoria è soffocata e calpestata dall'alto. “La ricchezza si consuma, quel che rimane di essa si trasferisce e si consegue grazie ai mezzi politici” (ibid.).
Oggi si dedica sempre più tempo, ingegno, e sforzi, NON a capire e a soddisfare necessità universali attraverso dinamiche di libera volontà, ma ad influire sul processo di decisione politica per a conseguire aiuti e sovvenzioni, magari attraverso manifestazioni e scioperi. Ognuno cerca di risolvere i propri problemi utilizzando i mezzi "politici" della violenza.
Se dunque la dodi&c, godendo dei privilegi, difende il sistema così com'è, significa che i massimi suoi impegni e risorse intellettuali saranno finalizzati a difendere lo status quo. La Corporation dove Ogni Deficiente Impera (dodi&c) sembra infatti vittima di un'ossessione rapace, violenta, virulenta.
Sta impazzendo!
E tra gli economisti che hanno preso granchi su granchi da quasi un secolo è un'ossessione, questa, che accomuna tutti quanti, maiali e struzzi nominalisti.
Sono soprattutto ossessionati dal metallo aureo. Vale la pena di approfondire questa ossessionante diatriba, già notata nel 1922 da Rudolf Steiner.
I metallisti, a differenza dei nominalisti, credenti nell’“opinione che la moneta sia solo un'indicatrice, cioè che non abbia alcun valore la sostanza di cui è fatta, e che conti soltanto il numero che vi è scritto sopra” (Steiner, “Seminario di economia. Materiale di studio per le scienze sociali”, 5ª conversazione, Dornach, 4 agosto 1922) sostengono invece che “sia il valore della materia di cui è fatta che fa di qualcosa una moneta” (ibid.).
Francesco Carbone, Leonardo Facco, Giorgio Fidenato e tutti gli odierni
libertari, ai quali appartengo anch’io non per appartenenza di partito, o
ideologicamente, ma per concretezza, coerenza, e universalità di pensiero, siamo
in definitiva ancora dei metallisti, in quanto l’economia mondiale o europea è
per ora ancora solamente un’idea forzosa che in quanto tale, non può
realizzarsi. Perché “il male è l’idea che non si attua, e il bene l’idea che si
attua: il male è l’idea che si finge attuata; il male è il fatto che si scambia
per l’idea, ed il modo di pensare ed operare, di cui tale scambio ha bisogno:
l’attivismo, che sostituisce l’attività del pensiero” (cfr. Massimo Scaligero,
“Affinché un’associazione spirituale viva”). E, che lo si voglia o no, stiamo
ancora vivendo in una economia nazionale, nella quale la principale causa della
svalutazione dei soldi è e sarà sempre “il non collegamento […] fra la moneta
aurea e quella cartacea nel proprio Paese […] L'opinione che il divario fra
moneta aurea e moneta cartacea sia solo un aspetto esteriore, non è giusta
perché è semplicemente un fatto che prima della guerra la moneta cartacea era
coperta da quella aurea. È un fatto economico reale. Va appunto considerato che,
fino a quando in sostanza vi è una copertura aurea per la carta moneta, non vi è
posto per l'inflazione. Questi sono i fatti. Se non vi è più oro, interviene
l'inflazione. Si arriva così a un'inflazione insensata, possibile solo perché
non si avverte la necessità, vigendo la moneta aurea, di rendere il denaro più a
buon mercato possibile. Poiché dunque abbiamo la moneta aurea attraverso la
potenza dell'Inghilterra, in sostanza una delle cause che agiscono e
che poi annullano il credito è il balzo in alto dell'oro, perché non ve ne è
più. Quando poi il fenomeno si ripercuote sulla moneta creditizia, comincia a
essere determinante la bilancia dei pagamenti. Tutto deve essere in movimento.
La causa della svalutazione risale già a prima della guerra. Forse qualcuno
ricorderà che durante la guerra si ripeteva sempre che la Germania sarebbe
fallita a causa della sua mancanza di denaro. Non avvenne durante la guerra, ma
dopo la sua fine: quando economicamente le frontiere furono un poco aperte, si
manifestò quello che si era andato formando durante la guerra. Questo è il
motivo primo che ha messo in moto la frana. Aggiunsero poi il loro contributo
tutte le cause pensabili. Si doveva badare più alla bilancia dei pagamenti,
quando le singole voci furono definite. Sin tanto che esse rimangono solo voci
della bilancia, non ci si può basare su di esse. La bilancia dei pagamenti deve
corrispondere alla realtà, e non solo indicare delle differenze” (Steiner, op.
cit.).
In un sistema a base aurea - diceva infatti Murray N. Rothbard “le banche assumerebbero la forma di magazzini di deposito dell’oro (o di qualsiasi metallo) utilizzato come moneta, in cambio del quale rilascerebbero delle ricevute” (M. N. Rothbard, "Lo Stato falsario. Ecco cosa i governi hanno fatto ai nostri soldi", 1964), che Rothbard dunque non disdegnava affatto, dimostrandosi veggente: “Per motivi di sicurezza e di comodità, come è di fatto avvenuto nel corso della storia, tali certificati si affermerebbero come il mezzo di scambio fisico prevalente, ma sempre grazie al prestigio fornito loro dalla copertura aurea. La distruzione del “sistema aureo” e la progressiva appropriazione della politica monetaria da parte degli Stati hanno condotto il mondo ad un’instabilità monetaria le cui manifestazioni - inflazione, erosione continua del potere d’acquisto delle valute - hanno avuto gravi ripercussioni anche nel settore “reale” (ciclicità, depressioni, cattiva allocazione delle risorse)” (ibid.).
Non diceva forse Rothbard nel 1964 le stesse verità affermate da Steiner nel 1922 a questo proposito?
Se la dodi&c comprendesse veramente (campa cavallo! Forse fra qualche secolo!) il lentissimo passaggio, iniziato nel 1870 circa, dalle economie parziali e regionali ad un’economia mondiale, e smettesse di sragionare con “modelli” di pensiero, vale a dire con le vecchie categorie economiche, comprenderebbe anche come potranno in futuro crearsi certe cose che prima non esistevano e che possono crearsi solo muovendo dal pensiero (ovviamente non dal pensiero debole o deficiente di realtà). Solo allora infatti si potrà avere chiaro che in merito alla funzione della moneta, la realtà darà ragione ai metallisti “nel settore in cui si ha più a che fare con l'agricoltura e con quanto vi è legato” (Steiner, op. cit.), mentre darà ragione ai nominalisti “nel campo dell'industria e della libera vita spirituale. In questi due campi la moneta ha la funzione che i nominalisti le attribuiscono. Abbiamo poi l'azione reciproca dei due aspetti. Dobbiamo capire questi fenomeni” (ibid.).
Oggi però occorre riassestare le economie nazionali. E questo può essere fatto NON in modo forzoso, ma attraverso l’oro.
Non vi è altra via!
Invece gli struzzi ossessionati dall'oro si ritrovano oggi il prezzo dell'oro ben sopra ai 1000 dollari l'oncia, e la loro faccia stupita davanti ai monitor assume la forma a punto interrogativo o di un giratubi, trasformandosi subito in ossessione, rabbia, livore. “Come è possibile” si chiede Carbone “che all'indomani dello scoppio della bolla internet non si siano resi conto di una cosa così stupida, semplice, banale, che era destinata a salire di prezzo, mentre la cartaccia finanziaria che sponsorizzano avrebbe continuato a oscillare su e giù senza andare da nessuna parte per ben una decade? Devono sentirsi dei minchioni totali” (Carbone, op. cit.), dato che hanno incominciato a parlare della “bolla dell’oro”! Ahahaha aha aha! Meriterebbero carbone da Babbo Natale, ANZI, meritano proprio le parole che Francesco Carbone riserva loro (ibid.)!
Questi “esperti” maiali e struzzi curatori dell'organismo sociale, non sono
forse simili a “terapeuti” che pretendono di curare organismi umani morenti
pompando in essi sangue - oltretutto marcio - dall’esterno? La volontà di cura
della dodi&c mi ricorda quella per
gli intrappolati nelle uova del film Alien!
La loro rabbia, il loro livore si sfoga contro i metallisti, invidiosi come sono della loro veggenza, e continuando a non capire nulla di economia, sono diabolicamente imperterriti nel perseverare nell'errore: ossessionati dalla "bolla dell'oro" (che non esiste se non nelle loro teste), e dai metallisti che comprarono il metallo aureo che ora vale così tanto, e che dimostrarono perciò “di avere capito che l’oro è in grado di ostacolare l’insidioso processo di confisca della ricchezza, e che l’oro si pone a protezione dei diritti di proprietà” (Carbone, o. cit.), i rabbiosi, blaterando di bolla aurea continuano a sponsorizzare le folli e insane politiche monetarie attuali.
La dodi&c dimostra di non avere assolutamente capito nulla della SCIENZA economica. I capisaldi di detta scienza sono sempre quelli evidenziati da Rudolf Steiner ed elaborate da Menger, Bohm Bawerk, Mises, Rothbard. Sono valide oggi come lo erano allora. La vera scienza economica è infatti fondata su leggi valide aprioristicamente, universalmente, ed apoditticamente.
Il problema della scienza economica è che è stata dimenticata. E al suo posto come droga ne è stata spacciata un'altra, all'apparenza in grado di risolvere tutti i problemi economici dell'essere umano. Una scienza che non è scientifica, ma solo pregiudizio basato su dati non probanti ma su congetture, che assolutizzano per esempio l'eccezionalità di un'accelerare in curva - simbolicamente: di indebitarsi - per non uscire di strada, detta keinesianesimo, senza considerare che tale accelerazione dura da quasi un secolo, e che si sta andando ugualmente fuori strada, proprio perché tale accelerazione è un non senso. Non si può spendere se non si lavora.
Perciò l'uomo è condannato alla schiavitù, ed alla non libertà, che genera crisi, non benessere, che realizza l'ideale socialista, non quello democratico.
Gli
inferni fiscali infatti non ammettono concorrenza: “il mondo
deve essere uguale per tutti, un unico inferno socialista, dove i maiali
comandano e gli struzzi scrivono stronzate” (Carbone, op. cit).
I fagni della dodi&c meritano davvero un premio per aver sopportato l'umiliazione di aver preso granchi anno dopo anno, decennio dopo decennio. E soprattutto per essere stati, agli occhi della comunità finanziaria che ama il valore del proprio capitale, dei minchioni totali.
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