Dodi&C e ruberia

 

Recentemente un appartenente alla dodi&c (acrostico da me inventato per caratterizzare la compagnia dove ogni deficiente impera), sostenitore "fino al midollo" della giustezza del "pensiero debole" mi ha scritto, come risposta alla pagina "Il paradosso principale della dodi&c", dicendomi che, sì, io avrei "perfettamente ragione" quando affermo che le tesi materialistiche di Feuerbach sono una schifezza, ma che sbaglio a chiamarle paradossali ed erronee (e qui entriamo già nell'infermità mentale di chi non tiene fermo nulla, ed afferma una cosa non in modo fermo, ma allo stesso tempo negandola, da cui l'alienante "in-fermità"...) dato che il loro legame con l'idealismo sarebbero la cosa più interessante di Marx, aggiungendo altresì che se Marx non fosse in tal senso idealista "non mi interesserebbe affatto. Per fortuna lo è fino al midollo".

Questa è appunto la tecnica dialettica della dodi&c per dire una cosa e immediatamente il suo contrario, e per poter affermare impunemente tutto quello che si vuole, come e quando si vuole: "io sono bianco ma-anche nero", cioè "io sono deficiente come Feuerbach, ma-anche idealista come Marx", ponendosi così in contrasto perfino con la stessa "tradizione filosofica" di "pensiero" che ci si ostina a continuare a tramandare "contro la stessa autocertificazione soggettiva dello

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

stesso Marx", e si noti bene che queste ultime parole sono addirittura dette da Costanzo Preve, anch'egli sostenitore di tutto l'"impianto" del pensiero debole, nonché redattore del quadrimestrale "Comunismo e Comunità", e "filosofo di riferimento del comunismo comunitario" (Wikipedia)!!!

Faccio notare che chi mi scrive la "debole" obiezione per la quale io avrei "perfettamente ragione ma torto", è la stessa persona che presenta poi il testo doppiogiochista citato (C. Preve "Una approssimazione al pensiero di K. Marx. Tra materialismo e idealismo")!!! Roba da matti!

 

A questo punto voglio allora presentare un altro testo di un altro doppiogiochista, che con la tecnica dialettico-formale riesce da anni ad essere qui e là nei vari salotti televisivi, mostrandosi a volte di sinistra e a volte (per esempio oggi  che i tempi stanno mutando in modo così travolgente e "transformista"!!!) contro il Pd. Si tratta di Giovanni Sartori. Ecco cosa scrive attualmente da vero idealista (uomo di sinistra pentito?) oggi (Corriere della Sera del 21/11/09). Scrivo fra parentesi quadre alcune mie note:

"Francesco Alberoni scriveva giorni fa (il 20 ottobre) che "Persi gli ideali a cosa si rivolge la spinta umana? Solo al potere e al denaro". Sì: ma è utile approfondire.
In primo luogo, non dobbiamo confondere ideali con ideologie. Sono cose diverse e anche nemiche. Intesi come obiettivi di valore gli ideali acquistano centralità nella politica con l'illuminismo, non prima. La parola "ideologia" viene poi coniata da Destutt de Tracy nel 1796, e dunque in sul finire dell'Illuminismo, per dire "scienza delle idee" [Rudolf Steiner la chiamò coerentemente poi "Scienza dello spirito", intendendola non misticamente ma empiristicamente, direi, come scienza dell'antimateria, o dell'immateriale, o dell'universalità del pensare]; un significato letterale che non ha attecchito [ed è stato un bene necessario all'individuo come liberazione dall'astratto che finora ha dominato surrettiziamente il concreto; un bene dunque utile alla nuova era di equilibrio fra pensare, sentire ed agire, che sta iniziando come era dell'Acquario, e che è astrologicamente prevista a partire dal 2012; ne parlerò al più presto] e che è stato stravolto dal marxismo, dal marxismo, per il quale l'ideologia diventa killeraggio [la dodi&c parla infatti di pena di morte per un nuovo ordine mondiale!!!], e cioè un pensiero che non-è-più-pensato, un ex pensiero dogmatico e fanatizzato, che appunto ammazza il pensiero e le idee [e queste sono le cose che vado ripetendo nel web dal 1999].
Una seconda precisazione verte sul rapporto tra ideali e democrazia. Che è un rapporto strettissimo ma soltanto moderno, recente. Aristotele distingueva tra governo dell'uno, dei pochi, e dei molti, e poi tra il governo nell'interesse proprio o nell'interesse comune. E per Aristotele la democrazia era il governo dei molti, o dei poveri, nel proprio interesse, e quindi un cattivo governo. Ma, attenzione, l'interesse comune che caratterizzava i buoni regimi non era, per lui, posto da ideali, e tantomeno dall'ideale della libertà individuale del cittadino. Hobbes lo precisava lapidariamente: "Ateniesi e Romani erano liberi, e cioè le loro città erano libere".
La grossa differenza è che il mondo antico su su fino al Rinascimento non si proiettava verso il futuro ma si poneva come un aumento, una crescita, delle origini. Alla stessa stregua non era "giovanilista": l'autorità, la "auctoritas" spettava alla saggezza degli anziani. Questa visione del mondo venne rovesciata dal Romanticismo "scoprendo la storia" come una dinamica innovativa che porterà man nano a configurare la democrazia liberale come l'ottimo governo sospinto e realizzato dai suoi ideali. Il retroterra di questo sviluppo era che per la prima volta nella storia gli "esclusi" dalla politica venivano effettivanente inclusi dal suffragio universale. Ma se questa inclusione "perde gli ideali", e con essa il senso del "dovere etico", allora il buon governo democratico va alla deriva.
Si è detto che la politica è la guerra con altri mezzi [anche questa affermazione, da me sintetizzata da anni come "hit parade della menzogna" è stata detta da Rudolf Steiner]. Oramai sarei più incline a dire che la politica è il ladrocinio, la pappatoria, con altri mezzi. "Omnia Romae cum pretio", tutto a Roma si può comprare, scriveva Giovenale. Invece oggi? [Oggi la dodi&c sostinene appunto che ogni uomo ha un prezzo e che è giusto così]. Ci stupiamo che anche la sinistra venga travolta in questa frana. Ma perché? Le sue credenziali intellettuali risalgono all'immediato dopoguerra, a quando il Pci ereditò il grosso della cultura idealistica (Crociana o Gentiliana che fosse) che allora dominava in Italia. Marx "rovesciò" la filosofia idealistica di Hegel. [Che significa "rovesciare" se non attuare il contrario, cioè il rovescio di ciò che era diritto? Non bisognerebbe forse pensarci un po', prima di parlare a vanvera?] Un secolo dopo i nostri idealisti rovesciarono [appunto!], a loro volta, Croce e Gentile, e si ritrovarono senza alcuno forzo marxisti. Ma il Pci del Migliore [alias Togliatti] era, di suo, spietato cinismo di potere nei vertici, e un partito di ideologia (non di ideale) nel suo apparato. E una volta usciti di scena gli idealisti marxisti, a loro sono subentrati, come nucleo dirigente del Pci, gli addestrati alle Frattocchie; addestrati, appunto, al killeraggio ideoloico [la dodi-scuola, appunto], e per ciò stesso largamente incapaci di ripensarsi e di pensare "ex novo". Il che lascia il Pd (oggi di Bersani) come un gruppo di potere - con nobili eccezioni, si intende - altrettanto cinico e baro dei gruppi di potere al potere".
 

 

Ecco dunque come stanno le cose (e non mi riferisco a questo video ma a quello della mia canzone sul signoraggio, per esempio). Viene il tempo - ed è già questo - in cui tutti parlano di signoraggio dicendo un mare di fandonie...

Se vi è un punto di vista veramente scientifico sul signoraggio bancario è senz'altro quello di Francesco Carbone, a cui rimando i lettori.

Perciò stiamo saldi, fermi, sani e gioiosi, o bestiacce... Perché chi non ride mai non è una persona seria!