Libertà: La lezione del Gattopardo. Tutto cambi affinché nulla cambi.

 

In una emozionante scena del film “Il Gattopardo” del 1963, che illustra il passaggio della Sicilia dai borboni ai sabaudi e della conciliazione tra due mondi affinché “tutto cambi perché nulla cambi”, alludendo alla mafia, Luchino Visconti fa dire ad un suo personaggio: “I siciliani non vorranno mai migliorare perché si considerano perfetti”.

 

Le cose non sono cambiate. Oggi sappiamo solo in più che la mafia non è solo sicula. L’odierna cronaca di una tragedia annunciata riguarda infatti tanto Messina quanto L’Aquila, e non finirà mai, a meno che l’individuo, osservatore di questi avvenimenti, prenda una buona volta coscienza del fatto che il detto “Piove, governo ladro!” ha ben poco di esagerato: protezionismo ed interventismo sono caratteristiche mafiose dello Stato, che lo rendono costosissimo e inefficiente. Non mi riferisco solo al nostro Paese, ma anche alla maggior parte degli Stati del pianeta, uniti nella gestione socialista dei soldi, vale a dire nel legame Stati - Banca Centrale, laddove la seconda è funzionale al parassitismo del primo: avere denaro senza dover lavorare per ottenerlo è infatti ciò che i governatori delle banche centrali forniscono ai vari governi. Questa follia monetaria è documentata nei particolari da Francesco Carbone, dottore in economia bancaria, finanziaria ed assicurativa, nel suo libro: “Prevedibile e inevitabile. La crisi dell’interventismo. Le cause del disastro e i rimedi possibili” (Lucca, 2009).

 

Tutto è collegato dunque: piogge, dissesto territoriale, ed amministrazione di Stato, la quale nella coscienza dell’individuo, per forza di cose, non potrà che incominciare essere pensata come un sistema di assicuratori privati, in modo inequivocabilmente revocatore del consenso e della cooperazione volontaria allo Stato, e promotore nell’opinione pubblica della delegittimazione dello Stato stesso, così da persuadere tutti a fare lo stesso. Se lo Stato non fosse erroneamente percepito e giudicato come giusto e necessario, e se venisse meno ogni cooperazione volontaria con esso da parte del pubblico, anche il governo apparentemente più potente imploderebbe e i suoi poteri svanirebbero. Così liberati, potremmo riconquistarci il diritto all’autodifesa e rivolgerci ad agenzie assicurative private, non regolamentate, per un’assistenza professionale efficiente in tutte le questioni di protezione e risoluzione di conflitti e di ogni tipo di previdenza ambientale, idrogeologica, ecc.

 

Perché più che ai mafiosi siciliani, la frase “i siciliani non vorranno mai migliorare perché si considerano perfetti” dovrebbe dunque essere applicata oggi più che ai mafiosi siciliani, ai banchieri centrali.

 

Mi conducono a questa conclusione il seguente scritto di Carbone del 31/08/02: “Ieri Greenspan ha ammesso implicitamente che la banca centrale non può essere in grado di capire e di prevenire le conseguenze della propria politica monetaria. Una dichiarazione pericolosissima secondo la quale l’economia sarebbe nelle mani di un incapace, o ancora peggio, di una istituzione il cui operato ha delle conseguenze imprevedibilì. Una istituzione a questo punto inutile” (“Prevedibile e inevitabile...”, op. cit.). Ad affermare tale inutilità fu dunque Greenspan stesso, cioè il banchiere centrale più pericoloso di tutti i tempi, che considerava evidentemente se stesso perfetto al punto di seguire la via della dimostrazione della sua presunta innocenza! Se però il compito delle banche centrali deve essere solo quello di stampare soldi e tenere ben aperti i rubinetti del credito (che poi in sostanza è debito pubblico), per alimentare fenomeni speculativi e illudere la gente di una ricchezza inesistente, è chiaro che il ruolo di tali banche è del tutto inutile oltre che molto pericoloso. “Ogni frase pronunciata da Greenspan”, continua Carbone, “è un segno inequivocabile di una stupidità che non ha precedenti”.

 

Ecco perché da anni ho inventato per i sostenitori dell’interventismo l’acrostico “DODI&C”, Compagnia Dove Ogni Deficiente Impera, come novello nome dello Stato-Mafia.

 

“É quasi un secolo che ogni fase speculativa, ogni bolla trova origine nell’eccesso di credito della banca centrale. Prima della nascita delle banche centrali quegli stessi fenomeni erano attribuibili agli eccessi di spesa dei governi” (ibid.). Ma Greenspan, mago nero alla Flamel (mistico che nel Medioevo aveva convinto tutti della sua capacità di trasformare il piombo in oro) non la pensava così. E quindi si era messo ad alimentare (2002!) “la bolla speculativa del settore immobiliare” (ibid), che esploderà poi nel 2008. “Ma tanto lui”, scriveva Carbone sette anni fa sempre in quell’articolo “non è in grado di capirlo e di fare alcunché per impedire che accada il peggio. Sostanzialmente, al di là delle sue frasi da propaganda pubblicitaria, ciò che ha detto è riconducibile a questo (ibid.). Greenspan, il banchiere più potente del mondo era infatti convinto che l’economia potesse essere deviata dai suoi naturali andamenti ciclici, dimostrandosi così il fallace "profeta dell’espansione continua, dove nessun rallentamento recessivo è necessario per assorbire gli eccessi e gli squilibri strutturali”.

 

L’immagine della bolla che scoppia è infatti simile a quella fisiologica di una respirazione in cui vi sia solo inspirazione e mai espirazione! Una insensatezza, dunque, simile a quella della favola della rana che beve tanto da esplodere per assomigliare in grandezza alla mucca! Quel “profeta” “è il simbolo della ricchezza impossibile per tutti e per sempre basata sulla perpetua illusione monetaria. Invece la storia ci insegna che la ricchezza non è il prodotto di una politica monetaria o di un’economia basata sulle transazioni di carta finanziaria. La carta finanziaria è strumentale all’economia. Non viceversa. Le frodi finanziarie, gli scandali aziendali, le depressioni economiche, sono conseguenze dell’avidità alimentata a sua volta dagli eccessi monetari attribuibili alla banca centrale. Non il contrario. La ricchezza resta sempre qualcosa che si produce col lavoro e si alimenta col risparmio e l’investimento”.

 

I banchieri centrali, Greenspan, Bernanke, ed ogni altro Flamel possibile, fingono di non saper niente di tutto ciò o davvero non ne sanno niente?

 

 “Solo la storia potrà narrare e poi giudicare l’epilogo della politica monetaria più disastrosa dei tempi moderni” (ibid.). Infatti la rapina perpetrata dai banchieri ai loro camerieri, cioè ai politici, induce poi questi ultimi, identici in parassitismo ed avidità, a rapinare la gente già impoverita tramite imposte ed ingerenze nel mercato attraverso appalti "costruttivi" in cui si impiega paglia in luogo di calce! È chiaro che poi tutto frani. Perciò occorrono poi i “sonniferi” delle varie reti televisive. Infatti dice Luchino Visconti: “Un lungo sonno è quello che i siciliani vogliono” (film "Il Gattopardo), ma sarebbe meglio dire oggi: non solo i siciliani ma tutti gli italiani che amano rifugiarsi da gente cosiddetta "per bene" nello Stato, pur sapendo che esso è Mafia, ed adducendo la scusa: “Siamo vecchi, stanchi, svuotati e spenti” (stesso film).